CASSANDRA CLARE.

CITT DEL FUOCO CELESTE.

Ciclo SHADOWHUNTERS 6.

Parte 2.

Titolo originale: The Mortal Instruments. City of Heavenly Fire. 2014.
Traduzione di Raffaella Belletti e Manuela Carozzi.
A. Mondadori Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo 9.
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LE ARMI CHE PORTI.
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Clary si risvegli con l'immagine sfocata di una runa davanti alle palpebre chiuse, una runa con
la forma di due ali unite da una barra. Le faceva male tutto il corpo, e per un momento rest immobile,
spaventata al pensiero del dolore che le avrebbe provocato il minimo movimento. I ricordi riaffiorarono
lentamente: la pianura di lava ghiacciata davanti alla Citt di Diamante, Amatis che rideva e la sfidava
a colpirla, Jace che si faceva largo in mezzo agli Shadowhunters oscuri; e ancora Jace a terra che
grondava fuoco, Fratello Zaccaria sbalzato all'indietro dalla vampata.
Gli occhi le si aprirono. Si era quasi aspettata di risvegliarsi in un luogo del tutto sconosciuto,
invece era sdraiata sul letto di legno nella camera degli ospiti di Amatis. Timidi raggi di sole facevano
capolino attraverso le tende di pizzo, creando dei motivi geometrici sul soffitto.
Si mise faticosamente a sedere. Accanto a lei, qualcuno stava cantando piano: era sua madre.
Quando la vide sveglia, s'interruppe all'istante e si chin su di lei. Aveva l'aspetto di chi ha passato
una notte insonne. Indossava una vecchia maglietta e i jeans, i capelli raccolti in uno chignon fissato
con una matita. Clary si sent pervadere da un'ondata di familiarit e di sollievo, prontamente seguiti
dal panico.
- Mamma - disse quando Jocelyn le premette il dorso della mano sulla fronte come a volerle
provare la febbre.
- Jace
- Jace sta bene - le disse lei, togliendo la mano. Di fronte allo sguardo sospettoso della figlia,
scosse piano la testa. - Sta bene davvero. Ora si trova nella Basiliade, insieme a Fratello Zaccaria. Si
sta riprendendo.
Clary continu a fissare la madre con occhi severi.
- Clary, so che in passato hai avuto ragione a non credermi, ma stavolta fidati, ti prego. Jace
sta perfettamente bene. So che non me lo perdoneresti mai se non ti dicessi la verit su di lui.
- Quando potr vederlo?
- Domani. - Quando Jocelyn si rimise sulla sedia accanto al letto, rivel dietro di s la
presenza di Luke, appoggiato alla parete. Lui rivolse a Clary un sorriso. Un sorriso triste, amorevole,
protettivo.
- Luke! - lo chiam lei, sollevata di vederlo. - Di' alla mamma che sto bene. Posso andare
alla Basiliade
Luke fece segno di no con la testa. - Mi dispiace, Clary, ma in questo momento Jace non pu
ricevere visite. E poi anche tu hai bisogno di riposare. Abbiamo saputo cos'hai fatto con quell'iratze
alla Citt di Diamante.
- O, almeno, sappiamo quello che gli altri ti hanno visto fare. Non sono sicura che lo capir
mai esattamente. - Le linee agli angoli della bocca divennero pi profonde. - Ti sei quasi uccisa per
guarire Jace. D'ora in poi dovrai stare attenta, le tue riserve di energia non sono infinite
- Stava morendo! - la interruppe lei. - Gli uscivano le fiamme dal corpo. Dovevo salvarlo.
- Non dovevi farlo tu, invece! - Jocelyn si allontan una ciocca ribelle di capelli rossi dagli
occhi. - Che ci facevi in battaglia?
- Non stavano mandando abbastanza gente - si giustific Clary in tono sottomesso. - E tutti
stavano parlando di come, una volta sul posto, avrebbero salvato gli Ottenebrati, li avrebbero riportati
indietro, curati Ma io al Burren ci sono stata. E anche tu, mamma. Tu lo sai che non c' modo di
salvare i Nephilim che Sebastian si  preso con la Coppa Infernale.
- Hai visto mia sorella? - chiese Luke in tono gentile.
Clary deglut e fece un cenno con la testa. - Mi dispiace. ȅ  diventata luogotenente di
Sebastian. Non  pi la stessa, per niente.
- Ti ha fatto del male? - La voce di Luke era ancora calma, ma un muscolo gli guizz sulla
guancia.
Clary scosse il capo. Faticava a esprimersi a parole, a mentire, ma non poteva nemmeno
raccontargli la verit.
- Non ti preoccupare - le disse lui, fraintendendo il suo disagio. - L'Amatis al servizio di
Sebastian non  mia sorella pi di quanto il Jace al servizio di Sebastian fosse il ragazzo che amavi.
Non  mia sorella pi di quanto Sebastian sia il figlio che tua madre avrebbe dovuto avere.
Jocelyn tese il braccio, prese la mano di Luke e gli depose un tenero bacio sul dorso. Clary
distolse lo sguardo. Un secondo dopo, la madre si rivolse ancora a lei. - Dio, il Conclave Se
soltanto stessero ad ascoltare! - Si lasci sfuggire un sospiro sconsolato. - Clary, noi capiamo
perch hai fatto quello che hai fatto, la scorsa notte, ma pensavamo fossi al sicuro. Poi invece Helen si
 presentata qui a dirci che eri rimasta ferita in battaglia. A me per poco non veniva un infarto, quando
ti abbiamo vista in piazza. Avevi labbra e dita blu, come fossi annegata. Se non fosse stato per
Magnus
- Mi ha guarita Magnus? E che cosa ci fa lui qui, ad Alicante?
- Non stiamo parlando di Magnus, ma di te - ribatt Jocelyn, severa. - Jia impazziva al
pensiero di averti lasciato varcare il Portale, con il rischio di farti ammazzare. La chiamata era per gli
Shadowhunters esperti, non per i ragazzini
- Si trattava di Sebastian. Loro non capiscono.
- Sebastian non  responsabilit tua. Anzi, a proposito - Jocelyn infil una mano sotto il
letto. Quando la ritrasse, aveva con s Eosforos. -  tua, questa? Era nella tua cintura delle armi,
quando ti hanno riportata a casa.
- S! - esult Clary, battendo le mani. - Pensavo di averla persa!
-  una spada dei Morgenstern, Clary - le disse sua madre, tenendo l'arma come fosse una
foglia di lattuga marcia. - L'ho venduta io anni fa. Dove l'hai trovata?
- Nello stesso negozio dove l'hai venduta tu. La signora che lo gestisce ora ha detto che non
l'avrebbe comprata nessuno. - Clary strapp Eosforos dalla mano della madre. - Senti, io sono una
Morgenstern. Non possiamo fare finta che in me non scorra il sangue di Valentine. Devo trovare il
modo di essere in parte Morgenstern, devo poterlo accettare, non fingere di essere qualcun altro.
Qualcuno con un nome inventato che non significa niente.
Jocelyn rimase leggermente turbata da quell'affermazione. - Ti riferisci a "Fray"?
- Non  esattamente un cognome Shadowhunter, giusto?
- No, non proprio, ma non  vero che non significa niente.
- Pensavo lo avessi scelto a caso
Jocelyn scosse la testa. - Hai presente la cerimonia a cui devono essere sottoposti i Nephilim
alla nascita? Quella che conferisce la protezione che Jace aveva perso quando era tornato in vita,
motivo per cui Lilith poteva raggiungerlo? Di solito viene eseguita da una Sorella di Ferro e da un
Fratello Silente, ma nel tuo caso, visto che ci stavamo nascondendo, non potevo fare una cosa ufficiale.
Ci pensarono Fratello Zaccaria e uno stregone femmina al posto della Sorella di Ferro. Il tuo
cognome deriva da lei.
- Fray? Era il suo cognome?
- L'ho adottato d'impulso - disse Jocelyn, senza davvero rispondere alla domanda della
figlia. - Lei mi piaceva, ecco. Aveva conosciuto il dolore della perdita, la sofferenza, eppure era
forte, come voglio che sia forte tu.  tutto ci che ho sempre desiderato per te, Clary: essere forte, al
sicuro, e non dover patire quello che ho patito io ? il terrore, il male, il pericolo.
- Fratello Zaccaria - Clary raddrizz la schiena di scatto. - L'altra sera c'era anche lui. Ha
tentato di guarire Jace, ma il fuoco celeste lo ha bruciato. Sta bene? Non  morto, vero?
- Non lo so. - Jocelyn parve un po' scossa dalla veemenza di Clary. - So che lo hanno
portato alla Basiliade, quello s. I Fratelli Silenti sono stati molto riservati sulle condizioni di salute di
tutti, figuriamoci su quelle di uno dei loro.
- Diceva che i Fratelli dovevano molto agli Herondale, per via di antichi legami. Se muore,
sar
- Non sar colpa di nessuno - la anticip Jocelyn. - Ricordo quando ti fece l'incantesimo di
protezione. Gli dissi che non volevo tu avessi mai a che fare con gli Shadowhunters. Lui mi rispose che
forse non spettava a me decidere, che il loro richiamo  come la risacca Aveva ragione. Pensavo ci
fossimo liberate da tutto questo, invece eccoci qui, ad Alicante, di nuovo in guerra, ed ecco mia figlia
con il viso sporco di sangue e la spada dei Morgenstern fra le mani
La sua voce trad una sfumatura cupa e inquieta che mand la scossa ai nervi di Clary. -
Mamma, per caso  successo qualcos'altro? C' qualcosa che non mi hai detto?
Jocelyn scambi uno sguardo con Luke, che prese la parola. - Sai gi che, ieri mattina, prima
della battaglia, Sebastian aveva cercato di attaccare l'Istituto di Londra.
- Ma nessuno  morto. Robert ha detto
- E cos Sebastian ha rivolto l'attenzione altrove - prosegu lui, deciso. - Ha lasciato
Londra insieme al suo esercito e ha attaccato il Praetor Lupus a Long Island. Quasi tutti i presenti,
Praetor Scott compreso, sono stati massacrati. Jordan Kyle - La voce gli si ruppe in gola. - Anche
lui  rimasto ucciso.
Clary non si rese conto di essersi mossa, eppure a un tratto non era pi sotto le coperte. Aveva
buttato le gambe gi dal letto e si era chinata per prendere il fodero di Eosforos sul comodino.
- Clary - le disse sua madre, chiudendole le dita affusolate intorno al polso per tentare di
fermarla. - Clary,  finita. Non c' pi niente che tu possa fare.
Clary sentiva le lacrime, calde e salate, bruciarle in fondo alla gola; sotto di loro, pi aspro e
sgradevole, il sapore del panico. - E Maia? Lei sta bene? E Simon? Jordan era il suo guardiano!
Mamma, ti prego, Simon sta bene?
- S, sto bene. Non ti preoccupare - disse la voce di Simon. La porta della camera da letto si
era aperta e Clary rimase scioccata nel veder entrare il suo amico con un'aria sorprendentemente
timida. Fece cadere il fodero di Eosforos sul copriletto e balz in piedi, buttandoglisi al collo con tanto
slancio da picchiare la fronte contro le sporgenze delle sue clavicole. Non ci fece nemmeno caso: era
troppo occupata a stringere Simon come se fossero precipitati insieme da un elicottero e stessero per
schiantarsi a terra. Gli stava afferrando il maglione verde, gi consumato, cos forte da rischiare di
romperlo, e nel frattempo gli strofinava il viso contro la spalla per resistere alla voglia di piangere.
Lui la abbracciava e le dava delle goffe pacche sulle spalle e sulla schiena, di quelle che si
usano fra ragazzi. Quando lei si decise a lasciarlo andare e indietreggi di un passo, si accorse che il
maglione e i jeans di lui erano entrambi di una taglia troppo grande. Dal collo gli pendeva una catena di
metallo.
- E tu che ci fai qui? - gli chiese. - Di chi sono questi vestiti?
-  una lunga storia. E i vestiti sono per lo pi di Alec. - Aveva parlato come se niente fosse,
eppure aveva la faccia stravolta. - Avresti dovuto vedere che cosa avevo addosso prima. Bel pigiama,
comunque.
Clary si guard. Aveva un pigiama di flanella troppo corto sulle gambe e stretto sul petto, con
tanti camion dei pompieri disegnati sopra.
Luke inarc un sopracciglio. - Credo che fosse mio quando ero piccolo.
- Non mi direte che non avevate niente di meglio?!
- Se insisti a mettercela tutta per essere uccisa, io insisto a essere quella che sceglie cosa ti
metti quando ti riprendi - le disse Jocelyn con un sorrisetto debole.
- Il pigiama della vendetta - borbott Clary. Raccolse i jeans e una maglietta dal pavimento,
poi guard Simon. - Ora mi cambio. E quando torno, preparati a dirmi qualcosa su come sei finito qui
che non sia solo " una lunga storia".
Lui bofonchi qualcosa che suonava come "dispotica", ma lei era gi fuori dalla porta. Si fece
la doccia a tempo di record, godendosi la sensazione dell'acqua che faceva scivolare via lo sporco della
battaglia. Era ancora preoccupata per Jace, malgrado le rassicurazioni di sua madre, per rivedere
Simon l'aveva tirata su di morale. Forse non aveva senso, ma era pi contenta di poterlo tenere
sott'occhio l piuttosto che saperlo a New York. Soprattutto dopo quello che era successo a Jordan.
Quando torn in camera, con i capelli umidi raccolti in una coda di cavallo, Simon era
appollaiato sul comodino, assorto in una conversazione con sua madre e Luke; stava raccontando
quello che gli era successo a New York, il rapimento da parte di Maureen, l'intervento di Raphael e il
viaggio ad Alicante insieme a lui.
- Allora spero che Raphael voglia partecipare alla cena organizzata per stasera dai
rappresentanti della Corte Seelie - stava dicendo Luke. - L'invitato era Anselm Nightshade, ma se il
rappresentante in Consiglio sar Raphael, allora deve andarci lui. Specialmente dopo quello che 
successo con il Praetor, la solidariet fra Nascosti e Shadowhunters  pi importante che mai.
- Hai avuto notizie da Maia? - chiese Simon. - Non sopporto di pensare che sia sola ora
che Jordan  morto. - Ebbe un attimo di incertezza, come se pronunciare quell'ultima frase gli facesse
un male fisico.
- No, non lo . Il branco si sta prendendo cura di lei. Bat  rimasto in contatto con me, dice
che fisicamente sta bene. Quanto al morale Be', non so.  a lei che Sebastian ha affidato il suo
messaggio dopo l'uccisione di Jordan. Non dev'essere stato facile.
- Allora il branco si trover alle prese con Maureen - avvert Simon. -  felicissima che gli
Shadowhunters se ne siano andati da New York. Se potr fare di testa sua, trasformer l'intera citt nel
suo personale parco giochi di sangue.
- Se sta uccidendo dei mondani, il Conclave deve mandare qualcuno ad affrontarla - disse
Jocelyn. - Anche se ci significa lasciare Idris. Se infrange gli Accordi
- Jia non dovrebbe essere messa al corrente di questa storia? - fece Clary. - Potremmo
andare a parlarle. Lei non  come l'ultimo Console. Ti ascolterebbe, Simon.
Lui annu. - Ho promesso a Raphael che avrei parlato con l'Inquisitore e con il Console per
conto suo - S'interruppe all'improvviso e fece una smorfia.
Clary lo osserv con attenzione. Era seduto sotto un fascio di debole luce naturale, la pelle
candida come avorio. Sotto si vedevano le vene, marcate e nere come tracce d'inchiostro. Gli zigomi
sembravano appuntiti, le ombre poco pi in basso evidenti e incavate. - Simon, quant' che non
mangi?
Lui fu colto di sorpresa: odiava quando lei gli ricordava che aveva bisogno di sangue. - Tre
giorni - rispose a voce bassa.
- Cibo - disse, guardando prima sua madre e poi Luke. - Dobbiamo procurargli del cibo.
- Ma sto bene - si difese lui in tono poco convincente. - Sul serio.
- Il posto dove sarebbe pi ragionevole trovare del sangue qui potrebbe essere la casa del
rappresentante dei vampiri. Devono pur fornirlo al Figlio della Notte che siede in Consiglio. Ci andrei
io, ma  difficile che lo diano a un lupo mannaro. Potremmo inviare un messaggio
- Niente messaggi. Troppo lenti. Andiamoci subito - Clary spalanc l'armadio e agguant la
giacca. - Simon, ci sai arrivare?
- Non  molto lontano - disse in tono mogio. - Poche porte dopo la casa dell'Inquisitore.
- Ma Raphael star dormendo,  pieno giorno - osserv Luke.
- Vorr dire che lo sveglieremo. - Clary si infil la giacca e chiuse la cerniera. -
Rappresentare i vampiri  suo dovere, perci dovr per forza aiutare anche Simon.
Il diretto interessato fece una smorfia. - Non ci sono cose che Raphael pensi di dover fare per
forza.
- Non m'interessa - concluse lei infilando Eosforos nel fodero.
- Clary, non sono sicura che tu ti sia gi ripresa abbastanza da uscire cos. Secondo me -
tent di dire Jocelyn, ma la figlia la interruppe subito.
- Sto bene. Mai stata meglio.
La donna scosse la testa, e la luce del sole le accese il rosso dei capelli. - Il che significa che
non posso fare niente per fermarti.
- Esatto - le conferm Clary, infilandosi Eosforos dentro la cintura. - Niente di niente.
- La cena per i membri del Consiglio  fissata per questa sera - disse Luke, appoggiato
contro il muro. - Clary, noi dovremo andarcene prima del tuo ritorno. Faremo venire un guardiano per
assicurarci che rincaserai prima che faccia buio
- State scherzando.
- Affatto. Vogliamo la casa ben chiusa, con te dentro. Se non torni prima del tramonto, verr
avvertita la Guardia.
- Ma  uno stato di polizia! - brontol Clary. - Vieni, Simon, andiamocene.
Maia era seduta sulla spiaggia di Rockaway a osservare la distesa d'acqua davanti a s. Aveva i
brividi.
Rockaway era una localit molto affollata in estate, ma deserta e sferzata dal vento in un mese
come dicembre. La superficie dell'Atlantico si perdeva all'orizzonte, grigio scuro, color del ferro, sotto
un cielo altrettanto plumbeo.
I corpi dei lupi mannari uccisi da Sebastian, compreso quello di Jordan, erano stati cremati fra
le rovine del Praetor Lupus. Un lupo del branco si avvicin all'acqua e vi rovesci un'urna cineraria.
Maia rimase a osservare mentre la superficie dell'oceano si tingeva di nero per i resti dei morti.
- Mi dispiace. - Era Bat, seduto accanto a lei sulla sabbia. Rimasero a guardare Rufus che si
avvicinava all'acqua e svuotava un'altra urna. - Per Jordan.
Maia si tir indietro i capelli. All'orizzonte si stavano addensando delle nubi grigie. Si chiese
quando sarebbe iniziato a piovere. - Stavo per lasciarlo.
- Come?! - Bat sembrava scioccato.
- Stavo per lasciarlo, il giorno in cui Sebastian lo ha ucciso.
- Pensavo che fra voi due le cose andassero alla grande. Pensavo foste felici.
- Davvero? - Maia affond le dita nella sabbia umida. - Lui non ti piaceva.
- Ti aveva fatto soffrire. Era passato tanto tempo e so che aveva cercato di rimediare, ma -
Bat scroll le spalle - forse non sono tanto bravo a perdonare.
Maia sospir. - Forse nemmeno io. La citt in cui sono cresciuta, con tutte quelle ragazze
bianche ricche e viziate Mi facevano sentire uno schifo perch non ero come loro. Quando avevo sei
anni, la mamma prov a organizzarmi una festa in stile Barbie. Peccato che facciano la Barbie nera,
quella s, ma non tutti gli accessori da party: piatti, bicchieri, statuine da mettere sopra la torta e roba
del genere. E cos venne fuori una festa per me, in cui il tema era una bambola bionda, come tutte le
invitate. Quanto risero di me alle mie spalle! - L'aria della spiaggia le soffiava fredda dentro ai
polmoni. - E cos, quando ho conosciuto Jordan e lui mi ha detto che ero bella be', come potevo
resistergli? Mi sono innamorata perdutamente in circa cinque minuti.
- Ma tu bella lo sei - le disse Bat. Un paguro si stava facendo strada sulla sabbia, e lui lo
stuzzic con le dita.
- Eravamo felici - riprese Maia. - Ma poi  successo tutto il resto, lui mi ha trasformata e io
l'ho odiato. Sono venuta a New York odiandolo, poi lui si  rifatto vivo e voleva solo che lo
perdonassi. Ci teneva da morire, era cos dispiaciuto Io lo sapevo che, quando vieni morso, a volte
fai delle cose pazzesche, ho sentito persino di gente che ha ucciso la propria famiglia.
- Ecco perch abbiamo il Praetor. O meglio, lo avevamo.
- E mi sono chiesta: per quanto tempo puoi ritenere una persona responsabile di quello che ha
fatto, se in fondo non era in grado di controllarsi? Pensavo di doverlo perdonare, lui lo voleva
disperatamente. Avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di rimediare. Credevo che potessimo tornare alla
normalit, tornare a come eravamo prima.
- A volte non si pu tornare indietro - disse Bat. Si tocc la cicatrice che aveva sulla guancia,
pensieroso. Maia non gli aveva mai chiesto come se la fosse procurata. - A volte sono cambiate
troppe cose.
- Noi non potevamo tornare indietro. Per lo meno, non potevo io. Lui voleva cos tanto che lo
perdonassi da darmi l'impressione che, quando mi guardava, vedesse solo misericordia. Riscatto. Non
me. - Scosse la testa. - Non sono la redenzione di nessuno, io. Sono Maia e basta.
- Ma tu gli volevi bene - sussurr Bat.
- Abbastanza da continuare a rimandare il momento in cui lo avrei lasciato. Pensavo che forse,
prima o poi, avrei provato qualcos'altro. E poi  cominciato tutto: Simon rapito, noi sulle sue tracce e
io che ancora dovevo parlare con Jordan. Lo avrei fatto appena arrivati al Praetor, invece una volta l
abbiamo trovato - deglut forte - una carneficina.
- Dicono che, quando ti hanno trovata, lo tenevi fra le braccia. Lui era gi morto e il suo
sangue si mescolava all'acqua, ma tu continuavi a stargli accanto.
- Tutti dovrebbero morire con qualcuno accanto - comment Maia riempiendosi una mano di
sabbia. -  che Mi sento tanto in colpa. Lui  morto pensando che lo amassi, che saremmo rimasti
insieme e che sarebbe andato tutto per il meglio.  morto nell'inganno. - Si lasci scorrere i granelli
di sabbia fra le dita. - Avrei dovuto dirgli la verit.
- Smettila di punirti da sola. - Bat si alz in piedi. Era alto e muscoloso dentro il giaccone
con la cerniera chiusa per met, il vento che gli muoveva a malapena i capelli corti. Le nuvole grigie in
avvicinamento gli facevano da sfondo. Maia riusciva a vedere il resto del branco raccolto intorno a
Rufus, che parlava gesticolando. - Se non fosse morto allora s, avresti dovuto dirgli la verit. Ma cos
se n' andato pensando di essere stato amato e perdonato. Ci sono cose molto peggiori che si possono
fare a una persona. Quello che Jordan ti aveva fatto era terribile, e lui se ne rendeva conto. Ma ci sono
poche persone completamente buone o completamente cattive. Vedilo come un dono che hai fatto al
buono che c'era in lui. Ovunque lui stia andando, e io credo che tutti andiamo da qualche parte, vedilo
come la luce che lo porter a casa.
Se stai lasciando la Basiliade, renditi conto che lo stai facendo contro il parere dei Fratelli.
- Okay - disse Jace infilandosi il secondo guanto di protezione e flettendo le dita. - Sei
stato abbastanza esplicito.
Stava stringendo i lacci degli stivali con lenta precisione, mentre Fratello Enoch incombeva
adirato su di lui. Jace era seduto sul bordo del lettino in infermeria, uno dei tanti che si susseguivano,
coperti di lenzuola bianche, lungo lo stanzone. Molti erano occupati da guerrieri Shadowhunters che si
stavano riprendendo dalla battaglia alla Citt di Diamante. I Fratelli Silenti si muovevano fra di loro
come infermiere fantasma; l'aria odorava di erbe e strani cataplasmi.
Dovresti prenderti almeno un'altra notte di riposo. Il tuo corpo  esausto, e il fuoco celeste
continua a bruciare dentro di te.
Terminata l'operazione con gli stivali, Jace alz lo sguardo. Il soffitto a volta era affrescato con
un intreccio di rune di Guarigione color argento e azzurro. Fosse stato per i Fratelli, sarebbe rimasto l
per settimane, altro che una notte. I Fratelli Silenti avevano tenuto lontani tutti i visitatori e lo avevano
accudito usando rune e impacchi. Gli avevano anche fatto degli esami, prelevato sangue, capelli,
persino ciglia, e premuto una serie di lame contro la pelle: oro, argento, acciaio, legno di sorbo. Ma lui
stava bene. E aveva la netta sensazione che volerlo tenere nella Basiliade fosse pi per studiare il fuoco
celeste che per curarlo.
- Voglio vedere Fratello Zaccaria - disse.
Sta bene. Non ti devi preoccupare per lui.
- Voglio vederlo - ribad. - Ho rischiato di ucciderlo, alla Cittadella
Quello non eri tu. Quello era il fuoco celeste. E ha fatto di tutto meno che nuocergli.
Di fronte a quella frase ambigua, Jace aggrott le sopracciglia. - Quando l'ho incontrato, mi
ha detto che agli Herondale deve essere saldato un debito di riconoscenza. Io sono un Herondale. Vorr
vedermi.
Quindi hai intenzione di lasciare la Basiliade?
Jace si alz. - Non ho niente che non vada. Non c' bisogno che resti in infermeria. Sono
sicuro che potreste sfruttare meglio le vostre risorse con chi  veramente ferito. - Prese la giacca da un
gancio accanto al letto. - Senti, puoi portarmi da Fratello Zaccaria oppure lasciarmi andare in giro a
urlare il suo nome finch non si fa vivo lui.
Sei una continua fonte di problemi, Jace Herondale.
- S, me l'hanno detto.
Tra i letti c'erano delle finestre ad arco che proiettavano larghe macchie di luce sul pavimento
di marmo. Il giorno cominciava a svanire: Jace si era svegliato nel primo pomeriggio, con un Fratello
Silente al suo capezzale. Era scattato a sedere chiedendo dove fosse Clary mentre i ricordi della notte
precedente gli si riversavano addosso: il dolore del momento in cui Sebastian lo aveva ferito, il fuoco
che divampava sulla lama, Zaccaria che bruciava. Le braccia di Clary intorno a lui, i capelli di lei che
ricadevano su entrambi, la fine del dolore con l'oscurit. Poi, pi niente.
Dopo che i Fratelli lo avevano tranquillizzato sulla salute di Clary, al sicuro in casa di Amatis,
lui aveva chiesto di Zaccaria per scoprire che danni gli avesse causato il fuoco, ma in cambio aveva
ricevuto solo risposte vaghe e irritanti.
Ora stava seguendo Enoch fuori dal corridoio dell'infermeria e lungo un altro corridoio pi
stretto, intonacato di bianco. Su entrambi i lati si aprivano delle porte. Passando, Jace intravide un
corpo che si dimenava legato a un letto; sent anche urla e imprecazioni. Un Fratello Silente era chino
sopra un uomo in preda agli spasmi e vestito con i resti di una tenuta da combattimento rossa. La parete
bianca dietro di loro era chiazzata di sangue.
Amalric Kriegsmesser, disse Fratello Enoch senza girare la testa. Uno degli Ottenebrati di
Sebastian. Come saprai, stiamo cercando di invertire l'incantesimo della Coppa Infernale.
Jace deglut. Non sapeva cosa dire. Lui aveva assistito al rituale con la Coppa Infernale e in
fondo al cuore dubitava che l'incantesimo potesse essere annullato, perch i cambiamenti che causava
erano troppo radicali. Per non si era nemmeno mai immaginato che un Fratello Silente potesse essere
tanto umano quanto gli era sempre sembrato Fratello Zaccaria. Era quello il motivo per cui voleva
vederlo a tutti i costi? Si ricord quello che Clary gli aveva detto di aver sentito una volta da Fratello
Zaccaria stesso, quando gli aveva chiesto se avesse mai amato qualcuno abbastanza da essere pronto a
sacrificare la vita.
Due persone. Esistono ricordi che il tempo non cancella, Clarissa. Chiedilo al tuo amico
Magnus Bane, se non mi credi. L'eternit non basta a dimenticare ci che si  perso, lo rende soltanto
sopportabile.
C'era stato qualcosa in quelle parole, qualcosa che parlava di dolore e di un tipo di ricordi che
Jace non aveva mai associato ai Fratelli. Loro erano una presenza costante nella sua vita da quando
aveva dieci anni: pallide statue silenziose che portavano guarigione, mantenevano segreti, non
amavano, non desideravano, non crescevano n morivano ma semplicemente erano. Invece Fratello
Zaccaria era diverso.
Eccoci. Fratello Enoch si era fermato di fronte a un'anonima porta bianca. Sollev una delle sue
grandi mani e buss. Dentro si sent un suono come di una sedia spostata all'indietro, e poi una voce
maschile.
- Avanti.
Fratello Enoch spalanc la porta e fece passare Jace. Le finestre della stanza si affacciavano a
ovest e l'ambiente era molto luminoso, con la luce del sole che dipingeva le pareti di un fuoco pallido.
C'era una sagoma alla finestra: una silhouette magra che non indossava le vesti dei Fratelli. Jace si gir
per guardare, sbalordito, Fratello Enoch, ma l'altro se n'era gi andato, chiudendosi la porta dietro le
spalle.
- Dov' Fratello Zaccaria?
- Sono qui. - Una voce calma, pacata, appena appena fuori tono come un piano inutilizzato
da anni. La figura alla finestra si era voltata e Jace si ritrov faccia a faccia con un ragazzo poco pi
grande di lui. Capelli scuri, viso delicato dai lineamenti sottili, occhi che parevano vecchi e giovani allo
stesso tempo. Le rune dei Fratelli gli segnavano gli zigomi alti, e poco prima Jace gli aveva visto il
tratto di una runa sbiadita sul lato del collo.
Un parabatai. Come lui. E Jace conosceva il significato di quel colore sbiadito: il compagno di
battaglia era morto. Prov immediata simpatia per Fratello Zaccaria, immaginandosi se stesso senza
Alec, con quella runa stinta come unica memoria del tempo in cui era stato legato a qualcuno che
conosceva tutte le parti migliori e peggiori della sua anima.
- Jace Herondale - disse il ragazzo. - Ancora una volta, un Herondale  l'artefice della mia
liberazione. Avrei dovuto aspettarmelo.
- Io non Non  - Jace era troppo sbalordito per formulare una cosa intelligente da dire.
- Non  possibile. Se sei un Fratello Silente, non puoi tornare indietro. Tu Non capisco.
Il ragazzo che diceva di essere Zaccaria, anche se non pi un Fratello, gli fece un sorriso. Era un
sorriso cos fragile da spezzare il cuore, giovane e gentile. - Nemmeno io sono sicuro di capire fino in
fondo, ma non sono mai stato un Fratello Silente come tutti gli altri. Sono stato portato nel loro mondo
per colpa di una magia nera. Non avevo altro modo per salvarmi. - Si guard le mani, quelle senza
rughe di un ragazzo, lisce come pochi Shadowhunters le avevano. Certo, i Fratelli potevano combattere
come guerrieri, ma lo facevano raramente. - Ho lasciato tutto ci che sapevo e tutto ci che amavo.
Forse non completamente, ma di sicuro ho eretto un muro di vetro tra me e la vita che avevo prima.
Cominciavo a dimenticare che cosa volesse dire essere un umano come tutti gli altri.
- Noi non siamo umani come tutti gli altri.
Zaccaria alz gli occhi al cielo. - Oh, questa  una cosa che diciamo a noi stessi. Io per, nel
corso dell'ultimo secolo, ho avuto modo di osservare da vicino gli Shadowhunters, e lascia che te lo
dica: siamo pi umani di molti esseri umani. Quando il nostro cuore si spezza, si creano dei frammenti
che non  facile rimettere insieme. A volte invidio ai mondani la loro capacit di recupero.
- Hai pi di un secolo? A me sembra che di capacit di recupero tu ne abbia eccome.
- Pensavo che sarei stato un Fratello Silente per sempre. Noi Loro non muoiono, sai;
scompaiono dopo molti anni. Smettono di parlare, di muoversi. Alla fine vengono sepolti vivi. Credevo
che sarebbe stato quello il mio destino. Invece, quando tu eri ferito e io ti ho toccato con la mia mano
coperta dalla runa, ho assorbito il fuoco celeste che scorreva nelle tue vene. Ha bruciato via le tenebre
nel mio sangue. Sono tornato a essere la persona che ero prima di prendere i voti. Anzi, la persona
prima ancora. Sono diventato quello che ho sempre voluto essere.
La voce di Jace era fioca. - Ti ha fatto male?
Zaccaria sembr stupito. - Scusa?
- Quando Clary mi ha colpito con Gloriosa,  stato straziante. Mi sono sentito come se le
ossa mi s'incenerissero nel corpo. Ci ho pensato appena mi sono risvegliato: ho pensato e ripensato al
dolore, e mi sono chiesto se, quando mi avevi toccato, anche tu ti fossi fatto male.
Zaccaria lo guardava sbalordito. - Hai pensato a me? Al fatto che magari stessi soffrendo?
- Certo. - Jace vedeva le loro sagome riflesse nella finestra dietro a Zaccaria. Lui era alto
uguale, ma pi magro; con i capelli scuri e l'incarnato pallido, sembrava il suo negativo fotografico.
- Gli Herondale. - La voce di Zaccaria era un soffio, mezza risata e mezzo gemito. - Me
n'ero quasi dimenticato. Nessun'altra famiglia fa tanto per amore, o prova un cos grande senso di
colpa. Non portarti sulle spalle il peso del mondo, Jace.  troppo anche per un Herondale.
- Non sono un santo - rispose lui. - Forse s che dovrei sostenerlo.
Zaccaria scosse la testa. - Suppongo che conoscerai la citazione biblica Mene mene tekel
upharsin.
- Sei stato pesato sulle bilance e sei stato trovato mancante. S, la conosco.  la Scritta sul
Muro.
- Gli Egizi credevano che, al confine con la morte, il cuore venisse posto su una bilancia: se
pesava pi di una piuma, il tuo sentiero era quello che conduceva all'Inferno. Il fuoco celeste ci pesa,
Jace Herondale, come le bilance degli Egizi. Se dentro di noi c' pi male che bene, ci distrugge. Io
sono sopravvissuto, tu pure. La differenza tra noi  che io sono stato soltanto sfiorato dal fuoco, mentre
tu ce l'hai sin dentro il cuore. Lo porti ancora dentro di te, un grande fardello e un grande dono.
- Ma io non ho fatto altro che cercare di sbarazzarmene
- Non puoi sbarazzarti di una cosa simile. - La voce di Zaccaria si era fatta molto seria. -
Non  una maledizione di cui liberarsi, ma un'arma che ti  stata affidata. Tu sei la spada del Paradiso.
Fai in modo di esserne degno.
- Mi sembra di sentire Alec - comment Jace. - Parla sempre di responsabilit e di virt.
- Alec. Il tuo parabatai. Il figlio dei Lightwood?
- Tu - Jace indic il collo di Zaccaria. - Anche tu avevi un parabatai, ma la tua runa 
sbiadita.
Zaccaria abbass lo sguardo. -  morto da tanto tempo. Io ero Quando lui  morto, io -
Scroll il capo, avvilito. - Per anni ho parlato solo con la mente, anche se voi sentivate i miei pensieri
sotto forma di parole. Adesso articolare le frasi nella solita maniera, trovare le parole, non  pi tanto
facile per me. - Alz la testa per guardare Jace. - Abbi cura del tuo parabatai:  un legame prezioso.
Tutto l'amore  prezioso.  la ragione per cui facciamo quello che facciamo. Perch combattiamo
contro i demoni? Perch loro non sono validi custodi di questo mondo? Cosa ci rende migliori?  il
fatto che loro non costruiscono, distruggono. Non amano, odiano. Siamo umani e fallibili, noi
Shadowhunters, ma se non avessimo la capacit di amare, non potremmo proteggere gli umani; per
prenderci cura di loro dobbiamo amarli. Il mio parabatai amava come pochi potrebbero mai fare, senza
risparmiarsi. Vedo che anche tu sei cos, e l'amore brucia pi forte in te del fuoco celeste.
Zaccaria stava fissando Jace con un'intensit tale da sembrare in grado di strappargli la carne
dalle ossa.
- Mi dispiace - disse Jace, sottovoce - che tu abbia perso il tuo parabatai.  rimasto
qualcuno da cui potresti tornare a casa?
La bocca del ragazzo s'incurv leggermente a un angolo. - C' una persona.  sempre stata lei
la mia casa. Ma non cos presto. Ora devo rimanere.
- Per combattere?
- E amare e piangere. Quando ero un Fratello Silente, i miei sentimenti di affetto e di perdita
erano smorzati, come quando si ascolta la musica a distanza, riconoscibile nella melodia ma ovattata.
Ora Ora mi  venuto addosso tutto in un istante. Sono curvo sotto il peso degli eventi. Devo
diventare pi forte prima di rivedere lei. - Aveva un sorriso malinconico. - Ti sei mai sentito come
se il tuo cuore fosse cos pieno da darti l'impressione di scoppiare in mille pezzi da un momento
all'altro?
Jace ripens ad Alec ferito sulle sue ginocchia, a Max bianco e immobile sul pavimento della
Sala degli Accordi; ripens a Valentine, alle sue braccia intorno a s mentre il sangue inzuppava la
sabbia ai loro piedi. E infine ripens a Clary: il grande coraggio che lo aveva salvato, l'intelligenza
ancora pi grande che lo aveva fatto rimanere sano di mente, la tenacia del suo amore.
- Le armi, quando vengono rotte e riaggiustate, possono essere pi resistenti nei punti di
giuntura. Forse con i cuori  lo stesso.
Quello che prima era Fratello Zaccaria, ma ormai un semplice ragazzo come Jace, gli rivolse un
sorriso un po' triste. - Spero che tu abbia ragione.
- Non riesco a credere che Jordan sia morto - disse Clary. - Ci eravamo appena visti. Era
seduto sul muro, all'Istituto, quando abbiamo attraversato il Portale.
Stava camminando accanto a Simon lungo uno dei canali, diretta verso il centro. Intorno a loro
si innalzavano le torri antidemoni, il cui splendore andava a riflettersi nelle acque dei canali.
Simon la guard di sottecchi. Continuava a ripensare a come l'aveva vista la sera prima, livida
ed esausta, incosciente, con gli indumenti laceri e insanguinati. Ora sembrava di nuovo se stessa, le
guance rosee e le mani in tasca, l'elsa della spada che spuntava dalla cintura. - Nemmeno io - le
disse.
Gli occhi di Clary erano distanti e lucidi; Simon si chiese cosa stesse ricordando  Jordan che
insegnava a Jace a controllare le emozioni, a Central Park? Jordan in casa di Magnus, che parlava con
un pentagramma? Jordan, la prima volta che lo avevano visto, quando si era abbassato per entrare nel
garage e fare un provino per il gruppo di Simon? Jordan seduto sul divano di casa che giocava con la
Xbox insieme a Jace? Jordan che diceva a Simon di essere votato a proteggerlo?
Simon si sent un buco nel cuore. Aveva trascorso la notte dormendo a scatti, svegliandosi da
incubi in cui Jordan lo guardava senza parlare, occhi nocciola che lo imploravano di aiutarlo, salvarlo,
mentre l'inchiostro sulle sue braccia scorreva come sangue.
- Povera Maia - disse Clary. - Vorrei che fosse qui. Vorrei poter parlare con lei. Era gi
dura per lei, e ora anche questo
- Lo so - rispose Simon, roco. Gi era doloroso pensare a Jordan. Se avesse pensato anche a
Maia sarebbe crollato.
Clary rispose al tono ruvido della sua voce prendendogli la mano. - Simon. Stai bene?
Lui la lasci fare, intrecciando mollemente le dita con le sue. La vide abbassare gli occhi
sull'anello d'oro delle fate che portava sempre.
- Mi sa di no - ammise.
- No, certo che no. Come potresti? Lui era il tuo
Amico? Coinquilino? Guardia del corpo?
- Era mia responsabilit - la anticip.
Lei sembr colta alla sprovvista. - No. Simon, tu eri la sua. Era il tuo guardiano.
- Oh, Clary, su! Cosa credi ci facesse al quartier generale del Praetor Lupus? Non ci andava
mai. Se si trovava l era solo per me, perch mi stava cercando. Se io non mi fossi lasciato rapire
- Lasciato rapire? - ribatt Clary. - Cos', ti sei offerto volontario a Maureen?
- Non  stata lei a rapirmi - disse a voce bassa.
Clary lo guard, confusa. - Pensavo ti tenesse in gabbia al Dumort. Mi sembrava avessi detto
che
- S, mi teneva prigioniero lei - replic Simon - ma l'unica ragione per cui ero all'aperto,
esposto al suo attacco,  stata l'aggressione da parte di un Ottenebrato. Non volevo dirlo a Luke e a tua
madre - aggiunse. - Avevo paura che dessero i numeri.
- Perch, se Sebastian ti ha mandato uno dei suoi alle calcagna, il motivo sono io - concluse
Clary. - Voleva rapirti o farti fuori?
- Diciamo che non ho avuto la possibilit di chiederglielo. - Si spinse le mani in fondo alle
tasche. - Jordan mi ha gridato di correre, e io ho corso finendo tra le braccia di alcuni vampiri di
Maureen. A quanto pare, lei stava tenendo la casa sotto controllo. Quello che  successo dopo  dipeso
dal fatto che io sia scappato, lasciando Jordan da solo. Se non lo avessi fatto, se non mi avessero preso,
lui non sarebbe mai andato al Praetor e a quest'ora non sarebbe morto.
- Piantala. - Simon alz gli occhi, meravigliato. Clary sembrava davvero arrabbiata. -
Piantala di incolpare te stesso. Jordan non ti  stato assegnato per caso. Lui ha voluto l'incarico per
poter stare vicino a Maia. Sapeva che avrebbe corso dei rischi a farti da guardia del corpo. Ha accettato
di correrli volontariamente, per scelta sua. Cercava il riscatto per quello che era successo fra lui e Maia,
per quello che le aveva fatto. Ecco cosa rappresentava per Jordan il Praetor: salvezza. Proteggere te, la
gente come te, lo avrebbe riscattato. Si era trasformato in un mostro, aveva fatto del male a Maia e
aveva trasformato in un mostro anche lei. Il suo gesto era imperdonabile. Se non avesse avuto il
Praetor, se non avesse avuto te di cui prendersi cura, il rimorso lo avrebbe divorato finch non si fosse
ucciso.
- Clary - Simon era scioccato dalla cupezza di quelle parole.
Lei rabbrivid come se si stesse scuotendo di dosso il tocco di una ragnatela. Avevano svoltato
su una lunga strada vicino a un canale, fiancheggiata da imponenti palazzi antichi. A Simon ricord i
quartieri ricchi di Amsterdam. - L c' la casa dei Lightwood. I membri pi importanti del Consiglio
abitano in questa via. Il Console, l'Inquisitore, i rappresentanti dei Nascosti. Dobbiamo soltanto capire
quale sia quella di Raphael
- Laggi - disse Simon indicando un palazzo affacciato sul canale, alto e stretto, con un
portone nero su cui risaltava una stella dipinta d'argento.
- Una stella per i Figli della Notte. Perch noi non vediamo la luce del sole. - Sorrise a Clary,
o almeno tent di farlo. La fame gli stava bruciando le vene; gli sembravano cavi elettrici sotto la pelle.
Sal i gradini d'ingresso. Il battente della porta era a forma di runa, e pesante. Il suono che fece
quando ricadde riverber all'interno della casa.
Simon sent Clary salire le scale dietro di lui proprio nell'istante in cui la porta si apr. Era
Raphael, attento a non esporsi alla luce che filtrava attraverso l'uscio. Nell'ombra, Simon riusciva a
distinguerlo solo confusamente: capelli ricci, lampo bianco dei denti quando li accolse. - Diurno.
Figlia di Valentine.
Clary fece un verso d'esasperazione. - Non chiami mai nessuno col suo nome?
- Soltanto gli amici - rispose lui.
- Ah, hai degli amici? - fece subito Simon.
Raphael gli rispose con un'occhiata torva. - Presumo tu sia qui per il sangue, giusto?
- S. - Era stata Clary a rispondere, Simon non aveva detto niente. Al suono della parola
"sangue" gli era girata un po' la testa. Sentiva lo stomaco contrarsi. Cominciava a impazzire dalla
fame.
Raphael lanci un altro sguardo a Simon. - Hai l'aria affamata. Forse avresti dovuto seguire il
mio consiglio, in piazza, l'altra sera.
Le sopracciglia di Clary salirono verso l'alto, ma Simon fece un'espressione minacciosa. - Se
vuoi che parli all'Inquisitore per conto tuo, dovrai darmi del sangue. Altrimenti sverr ai suoi piedi,
oppure me lo manger.
- Sospetto che la figlia non ne sarebbe entusiasta. Anche se gi non sembrava troppo contenta
di te, ieri sera. - Raphael scomparve nel buio della casa. Clary guard Simon.
- Devo dedurre che ieri hai visto Isabelle?
- Deducilo.
- E che non  andata bene?
La ricomparsa di Raphael esent Simon dal rispondere. Aveva con s una bottiglia tappata
piena di liquido rosso. Lui la prese con molto piacere.
Sentiva aleggiare il dolce profumo del sangue persino attraverso il vetro. Tolse con forza il
tappo e ingoi un lungo sorso, i canini che gli uscivano di scatto nonostante non ne stesse avendo
bisogno. I vampiri non erano fatti per bere dalle bottiglie. Quando si asciug la bocca con il dorso della
mano, i denti gli graffiarono la pelle.
Gli occhi castani di Raphael luccicarono. - Mi  dispiaciuto sapere del tuo amico mannaro.
Simon s'irrigid. Clary gli mise una mano sul braccio. - Non lo pensi davvero. Tu detestavi il
fatto che avessi un guardiano del Praetor.
Raphael mugol a bocca chiusa, pensoso. - Niente guardiano, niente Marchio di Caino
Tutte le protezioni strappate via. Deve essere strano, Diurno, sapere che potresti veramente morire.
Simon lo fiss. - Perch ce la metti tutta? - disse ingoiando un altro po' di liquido rosso.
Quel sorso fu amaro, un po' acidulo. - Per farti odiare? O solo perch tu odi me?
Segu un lungo silenzio. Simon si accorse che Raphael era a piedi nudi, a un passo dal confine
con il fascio di luce che illuminava il pavimento di legno. Pochi centimetri e il sole gli avrebbe
ustionato la pelle.
Deglut, percep in bocca il sapore del sangue e si sent un po' incerto sulle gambe. - Tu non
mi odi - cap guardando la cicatrice bianca sotto il collo di Raphael, dove talvolta compariva un
crocefisso. - Tu sei geloso.
Senza aggiungere una parola, Raphael gli sbatt la porta in faccia.
Clary tir un sospiro. - Wow! Che bomba.
Simon non disse nulla, si gir e scese dai gradini. Si ferm in fondo alla scala per finire la
bottiglia di sangue e poi, con grande sorpresa di Clary, la lanci via mandandola a sbattere contro un
lampione: il vetro and in frantumi e lasci una chiazza di sangue sul ferro.
- Simon? - Clary corse da lui. - Tutto bene?
Simon fece un gesto vago con la mano. - Non lo so. Jordan, Maia, Raphael,  troppo.
Troppo. Non so cosa devo fare.
- Ti riferisci al fatto di dover parlare all'Inquisitore per conto di Raphael? - Clary si affrett
per star dietro all'amico. Simon si era messo a camminare senza meta lungo la via. Si era alzato il
vento, che gli arruffava i capelli scuri.
- Mi riferisco a tutto. - Barcoll leggermente cercando di allontanarsi da lei. Clary lo osserv
con attenzione. Se non fosse stata certa del contrario, lo avrebbe detto ubriaco. - Io non faccio parte di
questo mondo - riprese lui. Si era fermato davanti alla casa dell'Inquisitore. Reclin la testa
all'indietro, alzando gli occhi sulle finestre. - Cosa stanno facendo l dentro, secondo te?
- Cenano? - fece Clary. Le strade iniziavano a illuminarsi di stregaluce. - Vivono la loro
vita? Eddai, Simon.  facile che anche loro conoscano gente morta nella battaglia di ieri. Se vuoi
vedere Isabelle, domani c' la riunione del Consiglio e
- Lei sa - la interruppe lui - che probabilmente i suoi si lasceranno. Che suo padre ha avuto
una relazione.
- Avuto cosa?! E quando? - gli chiese Clary, senza staccargli gli occhi di dosso.
- Tanto tempo fa. - Simon stava decisamente biascicando le parole. - Prima di Max. Lui
stava per andarsene, ma una volta scoperto che sua moglie aspettava un bambino aveva deciso di
restare. Anni fa Maryse lo ha detto a Isabelle. Ingiusto, scaricare un peso del genere su una ragazzina.
D'accordo che Izzy  forte, per Non sono cose da fare. Non a un figlio. Ognuno dovrebbe portarsi i
suoi fardelli.
- Simon. - Clary ripens alla madre di lui che lo cacciava di casa. Non sono cose da fare.
Non a un figlio. - Da quant' che lo sai? Di Robert e Maryse?
- Mesi. - Si mise davanti al cancello principale della casa. - Ho sempre cercato di aiutarla,
ma lei non ha mai voluto che dicessi niente, che facessi niente Comunque, lo sa anche tua madre. Ha
detto a Izzy chi  quella con cui Robert ha avuto la storia. Lei non la conosceva, non ne aveva mai
sentito parlare. Non so se questo renda tutto meglio o peggio.
- Che c'? Simon, stai barcollando. Simon!
Simon si schiant contro il cancello dell'Inquisitore, producendo un frastuono metallico. -
Isabelle! - grid, alzando la testa verso l'alto. - Isabeeelle!
- Oh, mer - Clary accalappi Simon per la manica. - Simon! - gli sibil. - Sei un
vampiro, nel centro di Idris. Forse non  il caso di schiamazzare cos per richiamare l'attenzione.
Simon la ignor. - Isabelle! Lascia pender la tua chioma corvina!
- Ossignore. Allora c'era qualcosa nel sangue che ti ha dato Raphael, vero? Io lo ammazzo.
-  gi morto - osserv Simon.
-  un morto vivente, quindi  ovvio che possa morire ancora. Lo ri-ammazzer. Dai, Simon,
andiamo. Torniamo indietro, tu ti sdrai un pochino, ti metti un po' di ghiaccio sulla fronte
- Isabeeelle! - grid ancora quell'altro.
Una delle finestre si apr e Isabelle si affacci. C'erano poche speranze che lasciasse pender la
chioma corvina perch sembrava furibonda.
- Taci, Simon!
- Invece no! - si ribell lui. - Perch voi siete la mia incantevole dama, e io conquister i
vostri favori.
Isabelle si prese la testa fra le mani. -  ubriaco? - chiese a Clary.
- Non lo so! - Clary si sentiva combattuta fra la lealt nei confronti di Simon e un impellente
bisogno di portarlo via da l. - Credo si sia bevuto del sangue andato a male o qualcosa del genere.
- Io ti amo, Isabelle Lightwood! - grid a un tratto lui, allertando tutti. Ogni finestra
dell'edificio si illumin, cos come quelle dei vicini. In fondo alla strada si sent un rumore, e un attimo
dopo comparvero Aline e Helen; avevano entrambe l'aria molto stanca, Helen ancora intenta a legarsi i
ricci biondi. - Ti amo, e non me ne andr da qui finch non mi dirai che mi ami anche tu!
- Diglielo, Isabelle! - esclam Helen. - Sta spaventando tutta la via. - Fece un cenno di
saluto a Clary. - Sono contenta di vederti.
- Anch'io. Mi dispiace molto per quello che  successo a Los Angeles, e se c' qualcosa che
posso fare per dare una mano, io
Dal cielo piovve qualcosa. Anzi, due cose: un paio di pantaloni di pelle e una camicia a sbuffo
da poeta. Atterrarono ai piedi di Simon.
- Riprenditi i tuoi vestiti e vattene via! - tuon la voce di Isabelle.
Sopra di lei si apr un'altra finestra, dalla quale si sporse Alec.
- Cosa sta succedendo?! - Il suo sguardo atterr su Clary e gli altri, le sopracciglia
ravvicinate per lo stupore. - Cosa state facendo, un concerto di Natale in anticipo?
- Io non faccio concerti di Natale. Sono ebreo, conosco solo le canzoni di Hanukkah.
- Sta bene, secondo te? - chiese Aline a Clary, preoccupata. - Capita che i vampiri
impazziscano?
- Non  impazzito,  ubriaco - diagnostic Helen. - Deve aver bevuto il sangue di qualcuno
che aveva consumato alcol. Succede che ai vampiri salga una specie di sbornia di riflesso.
- Io-odio-Raphael - bisbigli Clary.
- Isabelle! - sbrait ancora Simon. - Piantala di buttarmi addosso vestiti! Il fatto che tu sia
una Shadowhunter e io un vampiro non vuol dire che tra noi non possa funzionare. Il nostro amore 
proibito come quello fra uno squalo e un cacciatore di squali. Ma  proprio quello che lo rende
speciale.
- Ooh, certo - ribatt lei. - E chi di noi due  lo squalo, Simon? Chi di noi due  lo squalo?!
Il portone d'ingresso si spalanc di colpo. Era Robert Lightwood, e non sembrava felice.
Macin a passi decisi il vialetto che lo separava dal cancello, lo apr con un calcio e raggiunse Simon.
- Che cosa sta succedendo qui? - Spost lo sguardo su Clary. - Perch sbraitate davanti a casa
mia?
- Non si sente bene, ma ce ne stiamo andando - si scus lei, afferrando il suo amico per il
polso.
- No. No, io devo parlare con questo signore. Con l'Inquisitore.
Robert si infil una mano nella giacca e ne estrasse un crocifisso. Clary rimase a guardare
mentre lo teneva sollevato fra s e Simon. - Io parlo con il rappresentante in Consiglio dei Figli della
Notte, o con il capoclan di New York. Non con un vampiro qualunque che viene a bussare alla mia
porta, nemmeno se  amico dei miei figli. Tu non dovresti neppure essere ad Alicante, senza permesso.
Simon allung le dita e sfil la croce di mano a Robert. - Religione sbagliata.
Helen fece un fischio sottovoce.
- E io sono stato mandato in Consiglio dal rappresentante dei Figli della Notte. Raphael
Santiago mi ha portato qui per parlare con lei.
- Simon! - Isabelle corse in strada, andando a mettersi tra i due. - Si pu sapere che cosa
stai facendo? - Fulmin Clary con lo sguardo, e lei agguant di nuovo il polso di Simon.
- Dobbiamo proprio, proprio andare - bofonchi.
Lo sguardo di Robert pass da Simon a Isabelle, e cambi espressione. - C' qualcosa fra voi
due?  per quello che si sgolava?
Clary guard Isabelle, sorpresa. Ripens a quando Simon l'aveva consolata per la morte di
Max. A quanto loro due si fossero avvicinati negli ultimi mesi. E invece suo padre non ne sapeva
nulla.
-  un amico.  amico di tutti noi - rispose lei, incrociando le braccia davanti al petto. Clary
non avrebbe saputo dire se la ragazza fosse pi irritata dal padre o dallo stesso Simon. - Rispondo io
per lui, se significa che pu restare ad Alicante. - Lo guard in cagnesco. - Ma ora torna a casa da
Clary. Vero, Simon?
- Ho la testa rotonda - disse Simon, sconsolato. - Tanto rotonda.
Robert riabbass il braccio. - Cosa?!
- Ha bevuto del sangue adulterato, non  colpa sua - lo giustific Clary.
Robert pos il suo sguardo blu su Simon.
- Domani parler con te durante la seduta del Consiglio, ma solo se sarai rinsavito. Se Raphael
Santiago vuole che tu mi dica qualcosa, potrai farlo davanti al Conclave.
- Ma io non
Clary lo interruppe, frettolosa: - Bene. Domani lo porto con me in riunione. Simon, dobbiamo
essere a casa prima che faccia buio, lo sai.
Simon sembrava discretamente stordito. - Dobbiamo?
- Domani, in Consiglio - ribad Robert, conciso, prima di girare sui tacchi e tornare in casa.
Isabelle esit un istante. Indossava una maglietta nera larga e un paio di jeans, i piedi nudi sul viottolo
lastricato. Tremava.
- Ma dove ha preso quel sangue "speziato"? - chiese a Clary indicando Simon con un
gesto della mano.
- Raphael - spieg lei.
Isabelle strabuzz gli occhi. - Domani star di nuovo bene. Mettilo a letto. - Salut con la
mano Helen e Aline, appoggiate contro i pilastri del cancello a osservare la scena senza nascondere una
certa curiosit. - Ci vediamo in riunione.
- Isabelle - la chiam Simon sbracciandosi come un pazzo, ma, prima che potesse fare
altri danni, Clary lo prese per il dietro della giacca e lo trascin in strada.
Visto che Simon aveva pi volte imboccato viuzze a caso, insistendo oltretutto per tentare di
introdursi in un negozio di caramelle chiuso, lui e Clary raggiunsero casa di Amatis quando ormai stava
facendo buio. Clary si guard intorno in cerca del guardiano che Jocelyn aveva minacciato di
convocare, ma non ce n'era traccia. O si era nascosto straordinariamente bene, oppure, pi
probabilmente, era gi andato a fare rapporto sul ritardo.
Demoralizzata, Clary sal i gradini di casa, apr la porta chiusa a chiave e stratton Simon per
buttarlo dentro. Lui aveva smesso di protestare per iniziare a sbadigliare pi o meno all'altezza della
Piazza del Pozzo, e a quel punto gli crollavano le palpebre. - Io odio Raphael - disse.
- Stavo proprio pensando la stessa cosa - rispose lei, facendolo voltare. - Vieni, adesso ti
sdrai.
Lo trascin sul divano, dove lui collass contro i cuscini. Un fioco chiarore lunare filtrava
attraverso le tende di pizzo che coprivano le ampie finestre in facciata. Gli occhi di Simon erano color
quarzo affumicato mentre lottava per tenerli aperti.
- Dovresti dormire. Luke e la mamma dovrebbero tornare da un minuto all'altro. - Si gir
per andarsene.
- Clary - le disse lui, trattenendola per una manica. - Stai attenta.
Lei si liber delicatamente e sal le scale, portandosi la pietra runica di stregaluce per vedere
dove metteva i piedi. Le finestre lungo il corridoio del piano di sopra erano aperte, e lasciavano entrare
una brezza fresca, mista all'odore di pietra muraria e acqua di canale, che le sollevava i capelli dal viso.
Arriv in camera sua, spinse la porta per aprirla e rest di ghiaccio.
La pietra runica le pulsava nella mano, emanando intensi raggi di luce in tutta la stanza.
C'era qualcuno seduto sul suo letto.
Qualcuno seduto di lato, con i capelli chiarissimi, una spada sulle ginocchia e un braccialetto
d'argento che, investito dalla stregaluce, mandava scintille di fuoco.
Se non posso muovere i celesti, muover gli inferi.
- Salve, sorella mia - disse Sebastian.
capitolo 10
QUESTI VIOLENTI TRASPORTI
Clary sentiva il proprio respiro ruggirle nelle orecchie.
Ripens alla prima volta che Luke l'aveva portata a nuotare, nel lago alla fattoria, e lei era scesa
cos a fondo nell'acqua verde-azzurra che il mondo esterno era scomparso, lasciando soltanto il suono
del suo stesso battito cardiaco, echeggiante e distorto. Si era domandata se si fosse lasciata il mondo
dietro le spalle, se sarebbe rimasta in quello smarrimento per sempre, finch Luke l'aveva presa e
riportata in superficie, disorientata e sputacchiante, alla luce del sole.
Si sentiva cos anche adesso, come se fosse ruzzolata in un altro mondo distorto, asfissiante e
surreale. La stanza era la stessa, cos come l'arredo consumato, le pareti di legno e il tappeto
multicolore, smorzato nei toni dalla luce lunare, ma Sebastian era comparso al centro di tutto come un
esotico fiore velenoso spuntato su un letto di specie familiari.
In quella che le sembr una scena al rallentatore, Clary si volt per scappare dalla porta da cui
era appena entrata. Se la vide sbattere in faccia. Una forza invisibile la gherm facendola girare e
scaraventandola contro la parete, la testa che picchiava contro il rivestimento di legno. Chiuse le
palpebre sulle lacrime di dolore e cerc di muovere le gambe: non ci riusc. Era bloccata al muro,
paralizzata dalla vita in gi.
- Porgo le mie scuse per l'incantesimo di costrizione - disse Sebastian in tono sarcastico. Si
appoggi all'indietro sui cuscini e allung le braccia per toccare la testiera, formando con il corpo una
curva felina. La maglietta gli sal, scoprendo un addome piatto e bianco, segnato dalle linee delle rune.
C'era qualcosa, in quella sua posa, che voleva chiaramente risultare affascinante. Qualcosa che fece
contorcere a Clary le viscere per la nausea. - Ci ho messo un po' a organizzarmi, per sai com', non
si possono correre rischi.
- Sebastian. - Fu sorpresa di sentire che aveva parlato con voce ferma. Era altamente
consapevole di ogni centimetro della propria pelle: si sentiva esposta e vulnerabile come sotto una
pioggia di vetri rotti senza la tenuta da combattimento addosso. - Perch sei qui?
Il viso affilato di lui era pensieroso, inquisitorio. Un serpente al risveglio, dopo essersi
addormentato al sole, non ancora realmente pericoloso. - Perch mi sei mancata, sorellina. E io? Ti
sono mancato?
Pens di mettersi a urlare, ma Sebastian le avrebbe conficcato un pugnale in gola prima di
lasciarle emettere qualsiasi suono. Cerc di rallentare il batticuore: era gi sopravvissuta a lui. Poteva
farcela ancora.
- L'ultima volta che ti ho visto, mi puntavi una balestra contro la schiena. Quindi la risposta
sarebbe un no.
Con le dita lui tracci dei pigri ghirigori nell'aria. - Bugiarda.
- Come te - gli rispose. - Non sei venuto qui perch sentivi la mia mancanza. Sei venuto
perch vuoi qualcosa. E sarebbe?
In un attimo lui era gi in piedi  aggraziato, troppo rapido perch lei potesse cogliere il
movimento. I capelli candidi gli ricaddero negli occhi. Ricord quando era stata lungo la Senna con lui
e aveva notato la luce che si rifletteva sulla sua testa, su quella capigliatura cos fine e chiara da
ricordare i semi impalpabili di un soffione. Ricord di essersi chiesta se anche Valentine avesse avuto il
suo stesso aspetto, da giovane.
- Forse voglio giungere a una tregua.
- Il Conclave non vorr giungere a una tregua con te.
- Davvero? Dopo la scorsa notte? - Fece un passo verso di lei. Clary fu travolta dalla
consapevolezza di non potersi muovere: si morse un labbro per non gridare. - Stiamo su due fronti
diversi. Abbiamo eserciti contrapposti. Non  quello che fate? Contrattare per trovare un accordo?
Quello, oppure lottare finch uno di voi perde abbastanza gente da arrendersi? Forse, per, non sono
interessato a una tregua con loro. Forse mi importa solo di una tregua con te.
- Perch? Tu non perdoni, ti conosco. Quello che ho fatto No, non lo perdoneresti.
Lui si mosse ancora, uno scatto fulmineo, e all'improvviso era premuto contro di lei, le dita
avviluppate intorno al suo polso sinistro per immobilizzarglielo sopra la testa. - Fatto cosa? Aver
distrutto casa mia, la casa di nostro padre? Avermi tradito e mentito? Aver spezzato il mio legame con
Jace? - Vedeva la scintilla d'odio dentro ai suoi occhi, sentiva il suo cuore pulsare.
Lei non avrebbe desiderato altro che tirargli un calcio, ma aveva le gambe irrimediabilmente
paralizzate. Le trem la voce. - Tutto.
Le stava cos vicino che, quando rilass il corpo, lei se ne accorse. Era snello, forte e agile come
un levriero; sentiva gli spigoli del suo corpo premere contro il proprio. - Credo che potresti avermi
fatto un favore. Forse lo hai anche fatto apposta. - Vedeva se stessa riflessa in quegli occhi
inquietanti, con le iridi talmente nere che quasi non si distinguevano dalle pupille. - Dipendevo troppo
dall'eredit e dalla protezione di nostro padre. Da Jace. Invece dovevo imparare a camminare con le
mie gambe. A volte devi perdere tutto per riconquistarlo, e la riconquista  pi dolce del dolore della
perdita. Solo, ho unito gli Shadowhunters oscuri. Solo, ho forgiato alleanze. Solo, ho occupato gli
Istituti di Buenos Aires, Bangkok, Los Angeles
- Solo, hai assassinato persone e distrutto famiglie - disse Clary. - C'era un guardiano in
servizio davanti a questa casa. Era qui per proteggere me. Che cosa gli hai fatto?
- Gli ho ricordato che dovrebbe fare meglio il suo lavoro. Proteggere mia sorella. - Sollev
la mano che non le stava inchiodando il polso alla parete e le tocc un ricciolo, sfregandoselo tra le
dita. - Rosso - disse con voce sonnolenta. - Rosso come il tramonto, il sangue, il fuoco. Come il
fronte di una stella cadente che brucia quando incontra l'atmosfera. Noi siamo Morgenstern -
aggiunse con un'inflessione sinistra nella voce. - Le luminose stelle del mattino. I figli di Lucifero, il
pi bello fra tutti gli angeli di Dio. Siamo molto pi belli quando cadiamo. - Fece una pausa. -
Guardami, Clary. Guardami.
Lei lo guard, riluttante. Gli occhi neri di lui la puntavano, avidi e famelici; erano in stridente
contrasto con i capelli bianco sale, la pelle avorio, l'impercettibile sfumatura rosea sugli zigomi.
L'artista dentro Clary sapeva che Sebastian era bellissimo, bellissimo come possono esserlo le pantere,
o le boccette di veleno luccicanti, o ancora gli scheletri lucidati dei morti. Una volta Luke le aveva
detto che il suo talento consisteva nel saper trovare la bellezza e l'orrore nelle cose pi ordinarie.
Bench Sebastian fosse ben lontano dall'ordinario, in lui Clary riusciva a vedere entrambi.
- Lucifero, la "stella del mattino", era l'angelo pi bello del Paradiso, la creatura pi superba
di Dio. Ma giunse il giorno in cui rifiut di inchinarsi alle genti. Agli esseri umani. Perch li riteneva
inferiori. Cos venne precipitato nell'abisso insieme agli angeli che avevano preso le sue parti: Belial,
Azazel, Asmodeo, Leviatano. E Lilith. Mia madre.
- Lei non  tua madre.
- Hai ragione.  pi di una madre. Se fosse mia madre, sarei uno stregone. Invece mi sono
nutrito del suo sangue prima di nascere: sono una creatura molto diversa da uno stregone, migliore,
perch lei un tempo era un angelo.
- Cosa vorresti dire? I demoni sono solo angeli che fanno pessime scelte di vita?
- I Demoni Superiori non sono tanto diversi dagli angeli. Nemmeno noi siamo tanto diversi, tu
e io; te lo avevo gi detto.
- Me lo ricordo. Dentro di te hai un cuore di tenebra, figlia di Valentine.
- E non  cos? - chiese lui, mentre con la mano le accarezzava i capelli, arrivava alla spalla
e infine scendeva sul petto, fermandosi appena sopra il cuore. Clary sentiva il sangue pulsarle con
violenza nelle vene. Voleva spingere via Sebastian, ma costrinse il proprio braccio destro a restare
fermo lungo il fianco. Aveva le dita della mano sul bordo della giacca, e sotto la giacca c'era Eosforos.
Anche se non poteva uccidere Sebastian, forse poteva usare la spada per tenerlo a bada in attesa di
rinforzi. Forse avrebbero potuto persino intrappolarlo. - Nostra madre mi ha ingannato - le disse lui.
- Mi ha rinnegato, odiato. Io ero un bambino e lei mi odiava. Proprio come nostro padre.
- Valentine ti ha cresciuto
- Ma tutto il suo affetto era per Jace. Il problematico, il ribelle, il debole. Io ho fatto tutto
quello che mio padre mi chiedeva, e lui mi ha odiato per questo. Odiava anche te. - Gli occhi gli
brillavano, argento nel buio. - Ironia della sorte. Non trovi, Clarissa? Noi eravamo i figli naturali di
Valentine, e lui ci odiava. Tu, perch gli hai tolto nostra madre. E me, perch ero esattamente la
creatura che voleva io fossi.
Clary ripens a Jace, furibondo e insanguinato, che, con in pugno la spada dei Morgenstern
sulle sponde del Lago Lyn, gridava a Valentine: Perch l'hai fatto? Non avevi bisogno di un figlio: ne
avevi gi uno.
E Valentine, con voce roca: Non era di un figlio che avevo bisogno, ma di un soldato. Credevo
che Jonathan potesse essere quel soldato, ma la sua natura demoniaca era troppo forte. Lui era troppo
feroce, troppo impulsivo, la sua intelligenza non era abbastanza sottile. Gi allora, appena uscito dalla
prima infanzia, temevo che non avrebbe mai avuto la pazienza e la sensibilit per seguirmi, per
governare il Conclave seguendo i miei passi. Cos provai di nuovo con te. E con te ebbi il problema
opposto. Tu eri troppo delicato. Troppo empatico. Sentivi il dolore degli altri come se fosse tuo, non
riuscivi nemmeno a sopportare la morte dei tuoi animali domestici. Capiscimi, figliolo: io ti amavo per
questo.
Sent il respiro di Sebastian, aspro in quel silenzio. - Tu lo sai che sto dicendo la verit.
- Ma non so perch dovrebbe contare qualcosa.
- Perch noi siamo simili! - Sebastian aveva alzato la voce; trasalendo, Clary era riuscita a
far scivolare le dita qualche millimetro pi in basso, verso l'elsa di Eosforos. - Tu sei mia -
aggiunse, controllando la voce con evidente sforzo. - Tu sei sempre stata mia. Quando sei nata eri
mia, mia sorella, anche se non mi conoscevi. Ci sono legami che niente pu spezzare. Ed  per questo
che ti sto dando una seconda possibilit.
- Possibilit di fare cosa? - Fece avanzare la mano di un altro centimetro.
- Vincer io. Lo sai. Eri al Burren, eri alla Citt di Diamante. Hai visto il potere degli
Ottenebrati. Sei consapevole di quello che la Coppa Infernale  in grado di fare. Se volti le spalle ad
Alicante e vieni con me, giurandomi fedelt, io ti dar quello che non ho dato a nessun altro. Mai,
perch l'ho sempre tenuto in serbo per te.
Clary lasci ricadere la testa contro il muro. Le si stava rivoltando lo stomaco, ma le dita
cominciavano a sfiorare l'elsa della spada. Sebastian teneva gli occhi puntati sui suoi. - E cos' che
mi darai?
A quel punto lui sorrise ed esal un sospiro, come se quella domanda rappresentasse, in un certo
qual modo, un sollievo. Per un istante fu come vederlo ardere della sua stessa convinzione; guardarlo
era come guardare una citt in fiamme.
- Misericordia.
La cena fu sorprendentemente elegante. A Magnus era capitato poche volte in vita sua di sedersi
a tavola con le fate, e lo stile degli allestimenti era sempre stato ispirato alla natura: tavoli ricavati da
tronchi d'albero, posate fatte con rami intagliati in modo elaborato, piatti colmi di bacche e semi. Se
n'era sempre andato con la vaga sensazione che se fosse stato uno scoiattolo si sarebbe divertito molto
di pi.
Invece l a Idris, nella dimora assegnata al Popolo Fatato, il tavolo era ricoperto da tessuti
bianchi. Luke, Jocelyn, Raphael, Meliorn e Magnus stavano mangiando da piatti di mogano lucido; le
caraffe erano di cristallo e le posate  per rispetto sia verso Luke sia verso le fate presenti  non erano
d'argento o di ferro bens delicati ramoscelli. Cavalieri delle fate, muti e immobili, presidiavano tutte le
uscite. Al loro fianco, lunghe lance bianche riflettevano la luce fioca e diffondevano un morbido
bagliore in tutto l'ambiente.
Anche il cibo non era male. Magnus infilz un boccone di coq au vin e si mise a masticare con
fare pensoso. Non aveva un grande appetito, doveva ammetterlo. Era nervoso  condizione che
aborriva. Da qualche parte l fuori, oltre le pareti e quella cena irrinunciabile, c'era Alec. Nessuna
distanza geografica a separarli. Certo, anche a New York non erano stati molto lontani l'uno dall'altro,
ma lo spazio che li aveva separati non era stato tanto questione di chilometri quanto di esperienze di
vita.
Era strano, pens. Si era sempre considerato una persona coraggiosa. Serviva infatti coraggio
per vivere una vita immortale e non chiudere cuore e mente alle nuove esperienze o alle nuove
conoscenze. Perch ci che  nuovo  quasi sempre effimero. E ci che  effimero ti spezza il cuore.
- Magnus? - lo chiam Luke, sventolandogli una forchetta di legno quasi sotto il naso. - Ci
stai ascoltando?
- Eh? Certo che s! - esclam bevendo un sorso di vino. - Concordo. Al cento per cento.
- Davvero? - fece Jocelyn. - Quindi sei d'accordo sul fatto che i Nascosti debbano
dimenticare il problema di Sebastian e del suo esercito, lasciandolo interamente nelle mani degli
Shadowhunters, perch tanto  affar loro?
- Ve l'ho detto che non ci stava ascoltando - intervenne Raphael. Gli era stata servita una
fonduta di sangue che pareva gradire immensamente.
- Be',  sicuramente un problema degli Shadowhunters - cominci a dire lo stregone, ma poi
sospir e depose il bicchiere di vino. Era piuttosto forte e iniziava a farlo sentire un po' stordito. - E
va bene, va bene. Non stavo ascoltando. E comunque no, ovvio che non penso
- Cagnolini degli Shadowhunters - comment, acido, Meliorn. Aveva gli occhi verdi
socchiusi. I rapporti fra il Popolo Fatato e gli stregoni erano sempre stati piuttosto difficili. Nessuno dei
due amava particolarmente gli Shadowhunters, il che forniva un nemico comune, ma il Popolo Fatato
disprezzava gli stregoni per la loro disponibilit a compiere magie in cambio di denaro. A loro volta,
gli stregoni disprezzavano nelle fate l'incapacit di mentire, la mentalit ristretta, il gusto di infastidire i
mondani con sciocchi dispetti come cagliare il latte o rubare le mucche. - Esiste un motivo per cui
auspichi di preservare l'amicizia con gli Shadowhunters, oltre al fatto che uno di loro sia il tuo drudo?
Luke quasi si strozz con il vino, e Jocelyn gli diede una pacca sulla schiena. Raphael invece
sembrava divertito.
- Datti una svecchiata, Meliorn - ribatt Magnus. - Nessuno dice pi "drudo", di questi
tempi.
- E poi si sono lasciati - aggiunse Luke. Si sfreg gli occhi con il dorso della mano e fece un
sospiro. - Comunque, vi sembra questo il momento di fare pettegolezzi? Non capisco come le
relazioni sentimentali di chiunque possano c'entrare con questa situazione.
- Le relazioni sentimentali c'entrano sempre - comment Raphael intingendo nella sua
fonduta qualcosa di poco gradevole alla vista. - Perch voi Shadowhunters avete questo problema?
Perch Jonathan Morgenstern ha giurato vendetta contro di voi. Perch ha giurato vendetta? Perch
odia suo padre e sua madre. Senza offesa, eh - disse facendo un cenno a Jocelyn - ma sappiamo tutti
che  la verit.
- Nessuna offesa - disse lei, anche se in tono gelido. - Se non fosse stato per me e
Valentine, Sebastian non sarebbe esistito, in tutti i sensi. Me ne assumo la piena responsabilit.
Luke sembrava pronto a esplodere. - Ma  stato Valentine a trasformarlo in un mostro. E s,
lui era uno Shadowhunter, ma non  che il Consiglio stia appoggiando e sostenendo lui o suo figlio. Gli
ha dichiarato guerra aperta, e vuole il nostro aiuto. Tutte le razze, licantropi e vampiri, stregoni e s,
anche il Popolo Fatato, hanno il potenziale per fare del bene o del male. In parte lo scopo degli Accordi
 sancire che quelli di noi che fanno del bene, o sperano di farlo, siano uniti contro chi commette il
male. A prescindere dalle linee di discendenza.
Magnus punt la forchetta verso Luke. - Questo s che  stato un bel discorso. - Poi tacque.
Non c'era dubbio che avesse iniziato a biascicare. Come aveva fatto a ubriacarsi a quel modo con cos
poco vino? In genere stava molto pi attento. Corrug la fronte. - Ma che vino , questo?
Meliorn si appoggi all'indietro contro lo schienale e incroci le braccia al petto. - L'annata
non ti aggrada, stregone?
Jocelyn pos lentamente il bicchiere sul tavolo. - Quando le fate rispondono a una domanda
facendo altre domande non  mai un buon segno.
- Jocelyn - Luke fece per metterle la mano sul polso.
Lo manc.
Rimase per un attimo con lo sguardo fisso sulla propria mano, poi lo abbass lentamente sul
tavolo. - Che cos'hai fatto, Meliorn? - disse, scandendo ogni singola parola.
Il cavaliere delle fate scoppi a ridere, un suono che arriv alle orecchie di Magnus come un
miscuglio di note. Lo stregone tent di posare il bicchiere, ma si rese conto di averlo gi fatto. Il vino si
era riversato sulla tovaglia come una scia di sangue. Alz gli occhi per guardare Raphael, e lo vide a
faccia in gi sulla tovaglia, immobile e silenzioso. Magnus cerc di chiamarlo con le labbra intorpidite,
per non produsse alcun suono.
Riusc in qualche modo a tirarsi su. La stanza gli girava tutto intorno. Vide Luke ricadere
all'indietro contro lo schienale e Jocelyn alzarsi in piedi solo per poi accasciarsi a terra, con lo stilo che
le rotolava via dalla mano. Magnus raggiunse barcollando la porta, allung una mano per aprirla
Dall'altra parte c'erano gli Ottenebrati, tutti vestiti di rosso. Avevano volti inespressivi, braccia
e gola ricoperte di rune. Magnus non era in grado di riconoscerne neppure una: non erano le rune
dell'Angelo. Quei segni parlavano di dissonanza, di regni demoniaci e di poteri oscuri, feroci.
Magnus diede loro le spalle e le gambe gli cedettero sotto il peso del corpo. Cadde in ginocchio.
Qualcosa di bianco gli comparve davanti. Era Meliorn, con l'armatura nivea, che si piegava su un
ginocchio per guardarlo in faccia. - Figlio di padre demone, pensavi davvero che avremmo mai potuto
allearci con i tuoi simili?
Lo stregone emise un sospiro. I contorni del mondo iniziavano a rabbuiarsi, come una fotografia
che brucia e si accartoccia ai lati. - Il Popolo Fatato non mente - trov la forza di dire.
- Che fanciullo - gli disse Meliorn, quasi con simpatia. - Non sai ancora, dopo tutti questi
anni, che l'inganno pu nascondersi in piena vista? Oh, ma tu sei un innocente, in fin dei conti.
Magnus cerc di alzare la voce per ribattere che lui era tutto tranne che innocente, ma le parole
non venivano. Le tenebre s, invece, e lo travolsero portandoselo via.
Clary sent il cuore torcersi nel petto. Cerc ancora di muovere i piedi, di scalciare, ma le
gambe restavano paralizzate. - Credi che io non sappia cosa intendi tu per misericordia? - gli
sussurr. - Userai la Coppa Infernale anche con me. Mi trasformerai in uno dei tuoi Ottenebrati, come
Amatis
- No - disse lui con una strana urgenza nella voce. - Non ti trasformer, se non lo vorrai. Ti
perdoner, e perdoner anche Jace. Potrete stare insieme.
- Insieme con te - ribatt lei, lasciando trasparire solo un vago accenno di ironia.
Lui sembr non accorgersene. - Insieme, con me. Se giurerete fedelt, nel nome dell'Angelo,
io vi creder. Quando tutto il resto cambier, voi soltanto conserver.
Clary abbass la mano di un altro centimetro, e a quel punto stava toccando l'elsa di Eosforos.
Le mancava solo di impugnarla stretta - E se non lo faccio?
L'espressione di lui si indur. - Se mi rifiuti ora, io trasformer tutti quelli che ami in
Ottenebrati, e poi far lo stesso anche con te, per ultima, cos sarai costretta a vederli cambiare mentre
ancora potrai soffrire.
Clary deglut, la gola secca. -  questa la tua misericordia?
- La misericordia  subordinata al tuo s.
- Un s che non pronuncer.
Le ciglia abbassate di Sebastian lasciavano baluginare lo sguardo; il suo sorriso era la promessa
di cose terribili. - Che differenza fa, Clarissa? Tu combatterai comunque per me. O conservi la tua
libert e stai al mio fianco, oppure la perdi e stai al mio fianco. Perch non stare con me?
- L'Angelo - disse lei. - Come si chiamava?
Colto alla sprovvista, Sebastian esit un istante prima di ripetere: - L'Angelo?
- Quello a cui hai tagliato le ali e che hai mandato all'Istituto. Quello che hai ammazzato.
- Non capisco. Che differenza fa?
- No, tu non capisci - disse lei, piano. - Le cose che hai fatto sono troppo orrende per poter
essere perdonate, e tu non te ne rendi nemmeno conto!  questo il motivo per cui dico no.  per questo
che dico mai. Io non ti perdoner mai. Non ti amer mai. Mai.
Clary vide ogni parola colpirlo come uno schiaffo. Mentre Sebastian prendeva fiato per
rispondere, lei sguain contro di lui Eosforos, mirando al cuore.
Sebastian per fu pi veloce, e il fatto di avere le gambe inchiodate al muro da un incantesimo
limitava molto il raggio d'azione di Clary. Lui scatt all'indietro; lei cerc di allungarsi per tirarlo a s,
ma Sebastian scost il braccio senza alcun problema. Clary sent un tintinnio e si rese vagamente conto
di avergli strappato via il braccialetto d'argento, che cadde a terra. Tent un altro affondo con la spada,
lui indietreggi ed Eosforos gli apr uno squarcio netto nella camicia. Vide il labbro di Sebastian
corrugarsi per il dolore e la rabbia. La afferr per il braccio e le sollev la mano in modo da
sbattergliela contro la porta, paralizzandole di riflesso la spalla. Le dita di Clary lasciarono la presa su
Eosforos e l'arma fin sul pavimento.
Sebastian guard la spada a terra e poi, respirando affannosamente, di nuovo Clary. C'era del
sangue sul tessuto, nel punto in cui lei gli aveva lacerato la camicia, ma non abbastanza da rallentarlo.
La frustrazione la assal, pi pungente del dolore al polso. Il corpo di lui la premette contro la porta;
sentiva la tensione in ogni suo centimetro. Aveva la voce tagliente come un coltello. - Quella spada 
Eosforos, portatrice dell'aurora. Dove l'hai trovata?
- In un negozio di armi - rispose lei, a corto di fiato. La spalla cominciava a riprendere vita,
il dolore era intenso. - La proprietaria me l'ha regalata. Ha detto che nessuno, mai nessuno avrebbe
voluto una spada dei Morgenstern. Il nostro sangue  corrotto.
- Ma  sempre il nostro sangue - rispose lui, scandendo ogni singola parola. - E tu l'hai
presa. La volevi. - Clary percepiva il calore emanato dal corpo di Sebastian; sembrava che gli
splendesse intorno come la luce di una stella morente. Lui chin la testa fino a sfiorarle il collo con le
labbra, poi le parl contro la pelle, articolando le parole a ritmo con il pulsare del suo sangue. Lei
chiuse gli occhi e rabbrivid quando sent le mani di lui scorrerle sul corpo. - Menti quando dici che
non mi amerai mai. Quando dici che siamo diversi. Menti, proprio come me
- Smettila. Toglimi le mani di dosso!
- Ma tu sei mia. Voglio che tu Ho bisogno che tu - Trasse un respiro ansante. Aveva le
pupille completamente dilatate, e in quello c'era qualcosa che la terrorizzava pi di qualsiasi altro gesto
lui avesse mai compiuto. Sebastian nel pieno controllo di s era spaventoso; Sebastian senza freni era
qualcosa di troppo tremendo da contemplare.
- Lasciala andare - ordin una voce nitida, perentoria, dall'altra parte della stanza. -
Lasciala andare e smettila di toccarla, altrimenti ti riduco in cenere.
Jace.
Da sopra la spalla di Sebastian lo vide dove, fino a una frazione di secondo prima, non c'era
stato nessuno. Era davanti alla finestra, le tende che svolazzavano dietro di lui alla brezza del canale, e
aveva gli occhi duri come l'agata. Era in tenuta da combattimento, spada alla mano, l'ombra dei lividi
in via di guarigione su collo e mandibola. Mentre guardava Sebastian la sua espressione era di totale
disprezzo.
Clary sent l'intero corpo di Sebastian irrigidirsi contro il suo; un istante dopo, si allontan di
scatto da lei e pest il piede sulla spada a terra, la mano che gli volava alla cintura. Il suo sorriso era un
taglio di rasoio, ma lo sguardo circospetto. - Su, provaci - sfid Jace. - Alla Citt di Diamante hai
avuto fortuna. Non mi aspettavo che bruciassi a quel modo, quando ti ho ferito. Errore mio. E io non
ripeto i miei errori.
Lo sguardo di Jace guizz una volta verso Clary, interrogativo; lei annu per fargli capire che
stava bene.
- Quindi lo ammetti - rispose Jace, avvicinandosi con cautela. I suoi stivali si posavano
leggeri sul pavimento di legno. - Il fuoco celeste ti ha sorpreso. Ti ha messo fuori gioco. Ecco perch
sei scappato: hai perso la battaglia alla Citt di Diamante, e a te non piace perdere.
Il sorriso di Sebastian si fece appena pi forzato, appena pi nervoso. - Non ho ottenuto ci
per cui ero venuto, ma ho imparato diverse cose.
- Non hai fatto irruzione nelle mura della Cittadella, non ti sei introdotto nell'armeria, non hai
trasformato le Sorelle.
- Non ero andato laggi per armi e armature - disse Sebastian con un ghigno. - Quelle me
le procuro facilmente. Ero andato per voi, per entrambi.
Clary lanci uno sguardo obliquo a Jace. Lui era in piedi, impassibile e immobile, il viso come
pietra.
- Non potevi sapere che ci avresti incontrati. Tu menti - intervenne lei.
- Invece no. - Sebastian stava praticamente irradiando energia come una torcia accesa. - Io
riesco a vederti, sorellina. Io riesco a vedere tutto ci che accade ad Alicante. Di giorno e di notte, al
buio e con la luce, io ti vedo.
- Piantala - lo mise in guardia Jace. - Non  vero.
- Oh, sul serio? E allora come facevo a sapere che Clary era qui? Da sola, stasera?
Jace si avvicinava, furtivo, come un gatto a caccia. - E allora come mai non sapevi che ci sarei
stato anche io?
Sebastian fece una smorfia. - Non  facile osservare due soggetti alla volta. Cos tanta carne al
fuoco
- E se volevi Clary, perch non te la sei presa e basta? - gli chiese Jace. - Perch perdere
tutto questo tempo in chiacchiere? - La voce gli grondava disprezzo. - Tu vuoi che lei voglia
seguirti. Nessuno, in vita tua, ha fatto altro che disprezzarti. Tua madre. Tuo padre. E ora tua sorella,
ma Clary non  nata con l'odio nel cuore. Sei stato tu a fare in modo che ti odiasse. Per non era quello
che volevi. Dimentichi che siamo stati legati, io e te. Dimentichi che ho visto i tuoi sogni. Da qualche
parte, dentro a quella testa, c' un mondo di fiamme, con te che lo osservi dall'alto di una sala del
trono, anzi, dei troni. Chi occupa il secondo? Chi siede accanto a te, nei tuoi sogni?
Sebastian fece una risata ansimante. Aveva delle chiazze rosse sulle guance, come fosse
febbricitante. - Stai commettendo un errore a parlarmi cos, angioletto.
- Nei tuoi sogni non sei solo - lo incalz Jace, e ora la sua voce era quella di cui Clary si era
innamorata la prima volta, la voce di un ragazzo che le aveva raccontato la storia di un bambino, di un
falco e delle lezioni imparate. - Ma chi potevi trovare che ti capisse? Tu non capisci l'amore, nostro
padre ti ha fatto il lavaggio del cervello. Per capisci il sangue. E Clary  il tuo sangue. Se tu potessi
averla al tuo fianco, per guardare insieme a lei il mondo che va in fumo, avresti tutta l'approvazione di
cui hai mai avuto bisogno.
- Io non sono mai andato in cerca di approvazione - ribatt Sebastian a denti stretti. - N
della tua, n della sua, n di nessun altro.
- Davvero? - Jace sorrise quando sent la voce di Sebastian alzarsi di tono. - E allora perch
ci hai concesso cos tante seconde possibilit? - Aveva smesso di avvicinarsi e ora stava di fronte a lui
e a Clary, gli occhi d'oro pallido che luccicavano alla luce fioca. - Lo hai detto tu stesso. Mi hai
pugnalato. Mi hai colpito alla spalla, quando avresti potuto mirare al cuore. Ti sei trattenuto. Perch?
Per me? O perch, in qualche remota parte del tuo cervello, sai che Clary non ti perdonerebbe mai se tu
mi uccidessi?
- Clary, vuoi esprimerti da sola su questo argomento - la interpell Sebastian, senza per
togliere un secondo gli occhi dall'arma nelle mani di Jace - oppure preferisci che sia lui a parlare
anche per te?
Jace fece saettare lo sguardo verso Clary, e Sebastian anche. Per un attimo lei sent il peso di
due sguardi, uno nero e l'altro dorato.
- Io non vorr mai venire con te, Sebastian. Jace ha ragione. Se la scelta fosse tra passare il
resto della vita con te oppure morire, preferirei morire.
Lo sguardo di Sebastian si rabbui. - Cambierai idea. Salirai su quel trono accanto al mio di
tua volont, quando alla fine arriver la fine. Ora ti ho concesso la possibilit di seguirmi
volontariamente. Ho pagato con il sangue e la fatica la possibilit di averti con me per tua scelta, per
posso anche prenderti con la forza, per me  lo stesso.
- No! - grid Clary proprio mentre al piano di sotto ci fu un intenso fragore. All'improvviso
la casa si era riempita di voci.
- Oh, cielo! - esclam Jace, sarcastico. - Temo di aver inviato un messaggio di fuoco al
Conclave quando ho visto il corpo del guardiano che hai ucciso e buttato sotto quel ponte Sciocco,
da parte tua, non essertene sbarazzato a dovere, Sebastian.
L'espressione dell'altro si indur per un istante cos fugace che, Clary pens, pochi avrebbero
potuto accorgersene. La afferr e mosse le labbra per articolare delle parole  un incantesimo per
liberarla dalla forza che la stava tenendo incollata alla parete. Lei lo respinse, si divincol, e Jace salt
verso di loro con la spada pronta a colpire
Sebastian si allontan con un mezzo giro, ma la lama di Jace non aveva mancato del tutto il
bersaglio: il braccio era rigato da una striscia di sangue. Con un grido barcoll all'indietro e poi si
ferm. Sorrise mentre Jace lo fissava, bianco in volto.
- Il fuoco celeste - disse. - Ancora non sai come controllarlo. A volte funziona e altre no,
vero, fratellino?
Gli occhi di Jace divamparono d'oro. - Vedremo - disse assalendo l'avversario e fendendo il
buio con la luce della spada.
Ma Sebastian era troppo veloce. Si fece avanti e sfil la spada di mano a Jace. Clary tent di
muoversi, ma la magia di suo fratello la teneva ancora ferma sul posto; prima che Jace potesse
compiere un gesto, Sebastian fece roteare la spada che gli aveva sottratto e se la conficc dentro al
petto.
La punta affond, lacerandogli prima la camicia, poi la pelle. Sebastian grond rosso sangue
umano, scuro come il rubino. Si vedeva che stava soffrendo: i denti si scoprirono in preda a un rictus, il
respiro si fece irregolare, eppure la spada continu il suo percorso, spinta da una mano salda. Il dorso
della camicia si gonfi e si lacer quando la punta dell'arma lo raggiunse, perforandolo in un fiotto di
sangue.
Il tempo sembr allungarsi come un elastico. L'elsa cozz contro la gabbia toracica di
Sebastian, la lama che gli sporgeva da dietro faceva colare un liquido scarlatto. Jace era in piedi,
scioccato e immobile, quando Sebastian gli tese le mani insanguinate e se lo tir vicino. Sopra al suono
dei piedi che rimbombavano sulle scale, Sebastian parl.
- Sento il fuoco celeste delle tue vene, angioletto, sento che ti brucia sotto la pelle. La forza
pura della distruzione della bont suprema. Riesco ancora a sentire le tue grida al vento quando Clary ti
ha trafitto. Bruciavi e bruciavi? - La sua voce senza fiato era resa cupa da una velenosa intensit. -
Ora pensi di avere un'arma da poter usare contro di me, vero? Forse fra cinquant'anni, fra cento,
potresti imparare a padroneggiare il fuoco Potresti, ma il tempo  esattamente ci che non hai. Il
fuoco imperversa, incontrollato, dentro il tuo corpo, con molte pi probabilit di ardere te che di
bruciare mai me.
Sebastian alz una mano e la racchiuse a coppa intorno alla nuca di Jace, tirandoselo vicino,
cos vicino che quasi si toccarono con la fronte.
- Io e Clary siamo simili. E tu tu sei il mio specchio. Un giorno lei sceglier me al posto
tuo, te lo prometto. E sarai qui a vederlo. - Con un gesto repentino diede a Jace un bacio sulla
guancia, rapido e duro. Quando si ritrasse, gli aveva lasciato una sbavatura di sangue. - Ave, maestro
Herondale - disse Sebastian girando l'anello d'argento che portava al dito. Un luccichio, e poi svan.
Jace rest un istante muto e immobile nel punto in cui c'era Sebastian, poi corse da Clary;
finalmente liberata dalla scomparsa del fratello, era caduta sul pavimento in ginocchio e si era messa
subito a cercare Eosforos. Quando le dita si chiusero intorno all'arma lei se la tir vicina, cullandola
stretta come un bambino bisognoso di protezione.
- Clary Clary - Jace era l, in ginocchio accanto a lei, e la stava prendendo fra le sue
braccia. Lei si abbandon dentro il loro cerchio, premendogli la fronte contro la spalla. Vide che sulla
maglietta di lui, e ora anche sulla sua pelle, c'era il sangue di Sebastian. In quell'istante, la porta si
spalanc e le guardie del Conclave si riversarono nella stanza.
- Ecco, tieni - disse Leila Haryana, una degli ultimi arrivati nel branco, porgendo a Maia una
pila di indumenti piegati.
Lei li accett con piacere. - Grazie. Non sai cosa significhi avere dei vestiti puliti da indossare
- disse sbirciando la pila: canottiera, jeans, una giacca di lana. Lei e Leila portavano all'incirca la
stessa taglia e, anche se quei vestiti non le fossero andati a pennello, sarebbe sempre stato meglio che
tornare a casa di Jordan. Era passato un po' di tempo da quando Maia aveva vissuto al quartier
generale, e ormai tutte le sue cose erano da Jordan e Simon, ma il pensiero di dover affrontare
l'appartamento senza nessuno dei due inquilini all'interno era troppo triste. Almeno l era circondata da
altri lupi mannari, dal brusio costante delle voci, dall'odore del cibo cinese e malese d'asporto, dal
suono della gente ai fornelli in cucina. E poi c'era anche Bat. Non invadeva il suo spazio, ma c'era
sempre se lei aveva bisogno di parlare o di stare seduta in silenzio con qualcuno, guardando il traffico
su Baxter Street.
Ovviamente, c'erano anche alcuni svantaggi. Rufus Hastings, stazza enorme, coperto di
cicatrici e minaccioso con i suoi vestiti di pelle nera da motociclista, sembrava essere ovunque nello
stesso istante, la voce ruvida udibile in cucina mentre borbottava, pranzando, di come Luke Garroway
non fosse un leader affidabile: stava per sposare una ex Shadowhunter, le sue alleanze erano discutibili,
il branco aveva bisogno di qualcuno che mettesse gli interessi dei lupi mannari al primo posto
- Non c' problema. - Leila giocherellava con la spilla d'oro che aveva fra i capelli scuri,
l'aria imbarazzata. - Maia, a buon intenditor, poche parole. Forse  meglio se ridimensioni la storia
della "fedelt a Luke".
L'altra rest di sasso. - Pensavo fossimo tutti fedeli a Luke - disse in tono cauto. - E a Bat.
- Se Luke fosse qui, forse. Ma da quando  partito per Idris abbiamo a malapena ricevuto sue
notizie. Il Praetor non  un branco, per Sebastian ci ha lanciato il guanto. Vuole che scegliamo fra gli
Shadowhunters, cio andare in guerra per loro, oppure
- Ci sar sempre una guerra - le rispose Maia in tono basso, furente. - La mia non  cieca
fedelt nei confronti di Luke. Io conosco gli Shadowhunters. E ho conosciuto anche Sebastian. Lui ci
odia. Cercare di ammansirlo non servir
Leila alz le mani. - Okay, okay. Come dicevo, era solo un consiglio. Spero che la roba ti
vada bene - tagli corto prima di allontanarsi lungo il corridoio.
Maia si dimen per entrare nei jeans  aderenti, come aveva immaginato  poi si mise la
canottiera e sopra la giacca di lana. Prese il portafogli dal tavolo, infil i piedi dentro agli stivali e
percorse tutto il corridoio per bussare alla porta di Bat.
Lui le apr a torso nudo, cosa che lei non si sarebbe aspettata. Oltre alla cicatrice sulla guancia
destra ne aveva un'altra sul braccio dello stesso lato, nel punto in cui era stato colpito da una pallottola
non d'argento. Quello sfregio aveva l'aspetto di un cratere lunare, bianco contro la pelle scura. Alz un
sopracciglio. - Maia?
- Senti, io sto per andare da Rufus a dirgliene quattro. Sta riempiendo a tutti la testa di
stupidaggini, e io mi sono stancata.
- Alt - Bat alz una mano. - Non credo sia una buona idea.
- Non si fermer finch qualcuno non gli dir di farlo - protest lei. - Ricordo di essermi
imbattuta in lui per caso, al Praetor, quando ero l con Jordan. Praetor Scott ci aveva detto che Rufus
aveva spezzato la gamba a un altro lupo mannaro cos, senza motivo. Alcuni vedono un vuoto di potere
e vogliono riempirlo. Se ne fregano di chi calpestano.
Maia gir sui tacchi e si diresse al piano inferiore, sentendo che, dietro di lei, Bat stava
imprecando sottovoce. Un secondo dopo la raggiunse sui gradini, infilandosi di corsa una maglietta.
- Maia, io non
- Eccolo l - gli disse. Aveva raggiunto il salone d'ingresso, dove Rufus se ne stava
appoggiato contro quello che un tempo era stato il bancone dell'agente di servizio all'ingresso. Un
gruppo di altri dieci lupi mannari circa, Leila compresa, gli faceva capannello intorno.
- dobbiamo dimostrare di essere pi forti - stava dicendo Rufus - e fedeli solo a noi
stessi. La forza del branco  il lupo, e la forza del lupo  il branco. - Aveva la voce roca come Maia
ricordava. Forse, un tempo, qualcuno doveva averlo ferito alla gola. I profondi segni che aveva sul viso
erano lividi sulla pelle chiara. Quando vide Maia, sorrise. - Ciao. Credo che noi due ci siamo gi
incontrati. Mi  dispiaciuto sapere del tuo ragazzo.
Ne dubito.
- La forza  lealt e unit, non dividere la gente con le bugie - lo folgor lei.
- Ci siamo appena riuniti, e gi mi stai dando del bugiardo? - fece Rufus. Aveva parlato
ancora con disinvoltura, ma sotto quel tono baluginava la tensione, come un gatto che si prepari a
sfoderare gli artigli.
- Se stai dicendo alla gente che dovrebbe tenersi fuori dalla guerra degli Shadowhunters,
allora un bugiardo lo sei. Sebastian non si fermer ai Nephilim. Se distrugge loro, i prossimi saremo
noi.
- A lui non importa dei Nascosti.
- Ma se ha appena massacrato tutto il Praetor Lupus! - grid lei. - A lui importa la
distruzione. Ci uccider tutti.
- No, se noi non ci alleiamo con gli Shadowhunters!
- Questa  una bugia - disse Maia. Vide Bat che si passava una mano sugli occhi, poi
qualcosa la colp forte alla spalla, spingendola all'indietro. Era stata colta abbastanza alla sprovvista da
barcollare, e dovette reggersi al bordo del bancone.
- Rufus! - rugg Bat, e Maia si rese conto che era stato Rufus a colpirla. Serr la mandibola,
concentrandosi per non dargli la soddisfazione di leggerle la sofferenza sul viso.
Rufus ridacchiava in mezzo al gruppo di lupi mannari ammutolitosi all'improvviso. Un
mormorio si lev nel momento in cui Bat si fece avanti. Rufus era enorme, troneggiava persino sopra a
Bat, e aveva spalle spesse e larghe quanto una grossa panca di legno. - Rufus - gli disse Bat. -
Sono io il capo qui, in assenza di Garroway. Ti abbiamo ospitato, ma non appartieni al nostro branco. 
ora che tu te ne vada.
Rufus lo fiss socchiudendo gli occhi. - Mi stai buttando fuori? Sapendo che non ho altro
posto dove andare?
- Sono sicuro che troverai qualcosa - lo liquid Bat, accennando a voltargli la schiena.
- Ti sfido - disse Rufus. - Bat Velasquez, io ti sfido per ottenere il comando del branco di
New York.
- No! - esclam Maia, sgomenta, ma Bat stava gi drizzando le spalle. Il suo sguardo
incontr quello di Rufus; la tensione fra i due era palpabile, vera corrente elettrica.
- Accetto la sfida. Domani sera, a Prospect Park. Ci vediamo l.
Si gir e usc dalla stazione di polizia. Dopo un momento di gelo, Maia lo segu di corsa.
L'aria fredda la colp nell'istante in cui raggiunse i gradini d'ingresso. Su Baxter Street soffiava
un vento pungente che le attraversava la giacca. Scese affannosamente le scale, con la spalla che le
faceva ancora male.
Quando riusc a raggiungerlo, Bat era quasi arrivato all'angolo della strada. Gli afferr il
braccio e lo fece girare per guardarlo negli occhi.
Era consapevole del fatto che, in strada, ci fossero altre persone che li guardavano, e per un
istante desider avere una runa degli Shadowhunters con cui nascondersi. Bat la fiss. Fra i suoi occhi
c'era una linea di rabbia, e la cicatrice risaltava pi evidente sulla guancia. - Sei impazzito? Come hai
potuto accettare la sfida di Rufus? Quel tipo  gigantesco!
- Conosci le regole, Maia. Le sfide vanno accettate.
- Solo se a lanciartele  qualcuno del tuo branco! Avresti dovuto rifiutare.
- E perdere tutto il rispetto del branco? Non sarebbero mai pi stati disposti a seguire i miei
ordini.
- Ti uccider - disse Maia, e si chiese se lui riuscisse a sentire quello che lei gli stava dicendo
fra le righe: aveva appena visto la morte, e dubitava che sarebbe riuscita a sopportare un altro colpo del
genere.
- Forse no. - Bat si tolse di tasca qualcosa che produsse un tintinnio metallico, e glielo
premette in mano. Un istante dopo, lei cap di cosa si trattava. Erano le chiavi di Jordan. - Il suo
furgone  parcheggiato all'angolo. Prendilo e vai via. Resta lontana dalla stazione finch non sar tutto
sistemato. Non sono tranquillo quando Rufus ti gira intorno.
- Vieni con me - lo supplic Maia. - A te non  mai importato niente di essere il
capobranco. Potremmo starcene via finch Luke non torna e risolve la questione
- Maia. - Bat le mise la mano sul polso, circondandolo delicatamente con le dita. -
Aspettare il ritorno di Luke  esattamente quello che vuole vederci fare Rufus. Se ce ne andassimo,
sarebbe come lasciare il branco nelle sue mani, e tu sai che cosa sceglier di fare, o di non fare. Lascer
che Sebastian massacri gli Shadowhunters senza alzare un dito, e quando quello decider di tornare a
farci fuori uno per uno come gli ultimi pezzi rimasti su una scacchiera, sar troppo tardi per chiunque.
Maia gli guard le dita, delicate sulla propria pelle.
- Ricordo ancora, sai, quando mi avevi detto che ti serviva pi spazio. Che non eri pronta per
avere una vera storia. Ti ho preso in parola e ti ho lasciato spazio. Mi sono persino messo a frequentare
quella ragazza, la strega, com' che si chiamava
- Eve - gli ricord Maia.
- Esatto, Eve. - Bat sembr stupito di scoprire che lei se la ricordava. - Ma non ha
funzionato. Comunque,  probabile che di spazio te ne abbia lasciato troppo. Forse avrei dovuto dirti
quello che provavo. Forse ora dovrei
Maia lo guard, sorpresa, e subito gli vide cambiare espressione. In fondo agli occhi di lui fu
come se scendessero delle saracinesche, uno schermo contro un momento di vulnerabilit.
- Lascia stare. Non  giusto buttarti addosso cose del genere in un momento come questo. -
Lui mise fine al loro contatto e fece un passo indietro. - Prendi il furgone - le disse, inabissandosi tra
la folla verso Canal Street. - Lascia la citt. E stai attenta, Maia. Fallo per me.
Jace appoggi lo stilo sul bracciolo del divano e pass un dito sopra l'iratze tracciato sulla pelle
di Clary. Una striscia d'argento gli luccicava al polso. A un certo punto ? Clary non ricordava
esattamente quando ? Jace aveva raccolto da terra il braccialetto caduto a Sebastian e lo aveva
indossato. Lei non se l'era sentita di chiedergli il motivo di quel gesto.
- Come va?
- Meglio, grazie. - Lei aveva i jeans arrotolati sopra al ginocchio; rimase a guardare mentre i
lividi sulle gambe cominciavano a svanire lentamente. Si trovavano in una stanza della Guardia, una
sorta di sala riunioni, dedusse. C'erano diversi tavoli e un lungo divano in pelle messo ad angolo
davanti a un fuoco a fiamma bassa. Una parete era tappezzata di libri. La luce del caminetto rischiarava
tutto l'ambiente, e le finestre senza tende si affacciavano su Alicante e sulle luminose torri antidemoni.
- Ehi. - Gli occhi dorati di Jace le scrutarono il viso. - Tutto bene?
S, avrebbe voluto dire, ma la risposta le rimaneva bloccata in gola. Fisicamente stava bene, s.
Le rune le avevano guarito i lividi. Lei stava bene, Jace stava bene. Simon, messo fuori gioco dal
sangue adulterato, aveva dormito beato tutto il tempo e, in quel momento, stava ancora sonnecchiando
in un'altra stanza della Guardia.
A Luke e Jocelyn era stato inviato un messaggio. Jia aveva spiegato che la cena a cui stavano
partecipando era blindata, per ragioni di sicurezza, ma che lo avrebbero ricevuto al momento di
andarsene. Clary era impaziente di rivederli. Si sentiva mancare la terra sotto ai piedi. Sebastian era
sparito, almeno per il momento, ma lei continuava a sentirsi a pezzi, amareggiata, furibonda, piena di
rancore e tanto, tanto triste.
Le guardie le avevano lasciato il tempo di preparare una borsa con le sue cose prima di lasciare
la casa di Amatis  un cambio d'abiti, tenuta da combattimento, stilo, blocco da disegno e armi. Una
parte di lei voleva indossare qualcosa di pulito il prima possibile, sbarazzarsi del contatto di Sebastian
con i tessuti, ma un'altra parte, prevalente, preferiva non lasciare quella stanza, non rimanere sola con i
ricordi e i pensieri.
- Tutto bene. - Srotol i jeans e si alz in piedi, accostandosi al caminetto. Sentiva che Jace,
dal divano, la stava guardando. Allung una mano come per scaldarla davanti al fuoco, anche se non
aveva freddo. Anzi, ogni volta che il pensiero di suo fratello le passava per la mente, sentiva un'ondata
di rabbia salirle come un fuoco liquido che le percorreva il corpo. Le tremavano le mani; le guard con
strano distacco, come se fossero quelle di un'estranea.
- Sebastian ha paura di te - gli disse. - Cercava di non darlo a vedere, specialmente alla
fine, ma io me ne sono accorta.
- Ha paura del fuoco celeste - la corresse Jace. - Non credo sia proprio sicuro di cosa possa
fare, non pi di quanto lo sappiamo noi. Ma su una cosa non ho dubbi: toccarmi e basta non gli fa male.
- No - conferm lei, senza girarsi per guardarlo in faccia. - Perch ti ha dato un bacio? -
Non era quello che avrebbe voluto dire, ma continuava a ritrovarsi davanti agli occhi, incessantemente,
la scena di Sebastian con la sua mano insanguinata intorno alla nuca di Jace e poi quello strano,
sconvolgente bacio sulla guancia.
Sent il divano scricchiolare sotto il peso in movimento di Jace. -  stata una specie di
citazione biblica, del momento in cui Giuda bacia Ges nel giardino del Getsemani.  un segno del suo
tradimento. Lo bacia e gli dice: Ave, Maestro! come segnale per far capire ai romani chi arrestare e
crocifiggere.
- Ecco perch ti ha salutato in quella maniera cos strana, allora - dedusse Clary.
- Era il suo modo per dire che voleva essere lo strumento della mia distruzione. Clary, io -
Sentendolo interrompersi, lei si volt per guardarlo. Era seduto sul bordo del divano, e si stava
passando una mano fra i capelli arruffati tenendo gli occhi fissi sul pavimento. - Quando sono entrato
in quella stanza e ti ho vista con lui, mi  venuta voglia di ucciderlo. Avrei voluto attaccarlo
immediatamente, ma avevo paura che mi avesse teso una trappola. Che se mi fossi mosso verso di te,
verso chiunque di voi due, Sebastian avrebbe trovato il modo di ucciderti o ferirti. Ha sempre capovolto
tutto quello che facevo.  intelligente. Pi intelligente di Valentine. E io non ho mai avuto
Lei rimase in attesa. L'unico suono della stanza era il crepitio della legna umida nel camino.
- Non ho mai avuto cos paura di nessuno - concluse lui, quasi mordendo a una a una le
parole mentre le pronunciava.
Clary sapeva quanto gli costasse ammettere una cosa del genere, quanta parte della vita di Jace
fosse stata dedicata a una sapiente dissimulazione della paura, del dolore e di qualsiasi vulnerabilit
percepita. Voleva rispondergli qualcosa, dirgli che non avrebbe dovuto avere paura, ma non ci riusciva.
Anche lei era spaventata, e tutti e due sapevano di averne ogni ragione. Non c'era nessuno, a Idris, che
avesse pi motivo di loro di essere terrorizzato.
- Ha rischiato molto a venire qui - riprese Jace. - Ha fatto sapere al Conclave che  in grado
di penetrare le sue difese. Cercheranno di rinforzarle di nuovo. Magari funzioner, magari no, ma
probabilmente gli render la vita pi difficile. Moriva dalla voglia di vederti. Una voglia cos disperata
da valere il rischio.
- Pensa ancora di potermi convincere.
- Clary. - Jace si alz in piedi e le and vicino, una mano tesa. - Tu
Lei trasal, allontanandosi dal suo tocco. Negli occhi d'ambra di lui brill una luce allarmata.
- Cosa? - Jace si guard le mani; attraverso la pelle era visibile la debole luminescenza del
fuoco. - Il fuoco celeste?
- Non  quello
- E allora co
- Sebastian - lo interruppe lei. - Avrei dovuto dirtelo prima, ma Non ce l'ho fatta.
Jace non si mosse, la guard e basta. - Clary, tu a me puoi dire tutto, e lo sai.
La ragazza fece un respiro profondo e si mise a fissare il fuoco nel camino, con le sue fiamme
oro, verde e zaffiro che si rincorrevano a vicenda. - A novembre, prima del Burren e dopo che tu hai
lasciato l'appartamento, lui si  accorto che lo spiavo. Mi ha distrutto l'anello, e poi mi ha picchiata,
scaraventandomi contro un tavolo di vetro. Mi ha buttata a terra. L'ho quasi ucciso, gli ho quasi
conficcato un pezzo di vetro in gola, ma poi ho pensato che, se lo avessi fatto davvero, avrei ucciso
anche te, perci ho rinunciato. Lui si  esaltato. Ha riso e mi ha tenuto schiacciata sotto di s. Mi
strattonava i vestiti e intanto recitava passi del Cantico dei cantici per dirmi che c'era stato un tempo in
cui fratelli e sorelle si sposavano fra loro per preservare la purezza della stirpe, per dirmi che io gli
appartenevo. Come se fossi una valigia con le sue iniziali stampate addosso
Jace era scioccato come lei raramente lo aveva visto; riusciva a distinguere i vari livelli della
sua espressione: dolore, paura, apprensione. - Ti Ti ha?
- Violentata? - disse, e quella parola produsse un suono orribile, disgustoso, nel silenzio
della stanza. - No. Non l'ha fatto. Si  fermato. - La voce le si ridusse a un sussurro.
Jace era bianco come uno straccio. Apr la bocca per dirle qualcosa, ma lei sent soltanto l'eco
distorto della sua voce, come se fosse di nuovo sott'acqua. Tremava dalla testa ai piedi, con forza,
anche se nella stanza faceva caldo.
- Questa sera - riusc finalmente a dire. - Non potevo muovermi, e lui mi ha spinta contro il
muro, e io non potevo liberarmi, e ho
- Io lo uccido - disse Jace. Sul viso gli era tornato un tocco di colore, e ora la pelle aveva una
tonalit di grigio. - Lo far a pezzi. Gli taglier le mani per avertele messe addosso.
- Jace - lo interruppe lei, sentendosi all'improvviso esausta. - Abbiamo un milione di
motivi per volerlo morto. E poi - aggiunse con una risata triste - Isabelle gli aveva gi tagliato una
mano, ma non  servito un granch.
Lui strinse le dita in un pugno, se lo spinse contro lo stomaco e lo affond dentro al plesso
solare come se potesse togliersi da solo il respiro. - Per tutto il tempo che sono stato legato a lui,
pensavo di conoscere la sua mente, i suoi desideri, quello che voleva. Ma a quello non ci sono arrivato,
non lo sapevo! E tu non me lo hai mai detto.
- Non riguarda te, Jace
- Lo so. Lo so fin troppo bene. - Il pugno era chiuso con cos tanta forza da risultare bianco,
le vene che emergevano in una netta topografia sul dorso. - Lo so, e non ti incolpo per non avermelo
detto. Che cosa avrei potuto fare? Come faccio a non essere completamente inutile? Ero a un metro e
mezzo da lui, ho un fuoco nelle vene che dovrebbe essere in grado di ucciderlo, ci ho provato e non ha
funzionato. Non sono stato capace di farlo funzionare.
- Jace
- Scusami.  che lo sai come sono fatto. Ho soltanto due tipi di reazioni alle cattive notizie:
furia incontrollabile e poi brusca svolta a sinistra in un cocente odio verso me stesso.
Lei rimase in silenzio. Pi di ogni altra cosa si sentiva stanca, stanchissima. Raccontargli quello
che Sebastian le aveva fatto era stato come sollevare un peso insopportabile, e ora non desiderava altro
che chiudere gli occhi e scivolare nel buio. Era rimasta troppo arrabbiata per troppo tempo  rabbia,
sempre rabbia, sotto la superficie di ogni cosa. Che stesse facendo shopping per comprare regali
insieme a Simon, che fosse seduta al parco o da sola in casa, a cercare di disegnare, la rabbia era
sempre stata con lei.
Adesso vedeva che Jace era combattuto; non stava tentando di nasconderle niente, almeno, e
Clary riusciva a individuare il rapido guizzo delle emozioni dietro ai suoi occhi: rabbia, frustrazione,
senso di impotenza, senso di colpa e, infine, tristezza. La sua era una tristezza sorprendentemente
serena, per lui, come la sua voce quando riprese a parlare, lo sguardo di nuovo fisso al pavimento. -
Vorrei soltanto poter dire la cosa giusta, fare la cosa giusta, renderti tutto pi facile. Qualsiasi cosa tu
desideri da me, io la voglio fare. Voglio esserci per te in qualunque modo pensi sia quello giusto, Clary.
- Questo - gli sussurr.
Lui alz gli occhi. - Cosa?
- Quello che hai appena detto.  stato perfetto.
Jace sbatt le palpebre. - Be', allora sono contento, perch non sono sicuro di poter fare il bis.
Quale parte di preciso  stata perfetta?
Clary sent il labbro che le tremava leggermente vicino all'angolo della bocca. C'era qualcosa,
nella reazione di Jace, di tipicamente suo, quel bizzarro miscuglio di arroganza e fragilit, di resistenza
e di amarezza e di devozione. - Voglio soltanto sapere che non la pensi neanche un po' diversamente
da me. Neanche un minimo.
- No, no! - la rassicur lui, sconcertato. - Sei intelligente e coraggiosa, sei perfetta e io ti
amo. Ti amo e basta, ti ho sempre amata. Le azioni di un pazzo qualunque non cambieranno le cose.
- Siediti - gli disse, e lui si mise sul divano di pelle scricchiolante, la testa reclinata
all'indietro, lo sguardo su di lei. La luce riflessa del fuoco gli muoveva scintille fra i capelli. Clary fece
un respiro profondo e gli si avvicin, sedendosi con cautela sulle sue ginocchia. - Potresti
abbracciarmi?
Lui la prese fra le braccia, se la tenne stretta. Sentiva la forza dei suoi muscoli, della sua schiena
mentre le posava le mani sul corpo con delicatezza, una delicatezza infinita. Quelle erano mani fatte per
combattere, eppure lui riusciva a essere cos dolce con lei, con il pianoforte, con tutte le cose a cui
teneva.
Clary si abbandon contro di lui, lateralmente, mettendo i piedi sul divano e appoggiandogli la
testa sulla spalla. Riusciva a sentire il rapido battito del suo cuore. - E adesso - gli disse - baciami,
anche.
Lui esit. - Sei sicura?
- S. S, sono sicura. Dio solo sa come, nell'ultimo periodo, non siamo riusciti a fare granch,
ma ogni volta che ti bacio, ogni volta che tu mi tocchi, per me  una vittoria. Sebastian ha fatto quello
che ha fatto perch perch lui non capisce la differenza fra amare e avere. Fra donare se stessi e
prendere. E ha pensato che, se fosse riuscito a costringermi a donare me stessa, allora mi avrebbe
avuto, sarei stata sua, e per lui quello sarebbe stato amore, dato che non conosce altro. Quando per io
tocco te, lo faccio perch voglio farlo, ed  tutta qui la differenza. Lui non pu ottenere la stessa cosa
n portarmela via. Non pu - disse sporgendosi per baciarlo, un lieve volo di labbra su labbra,
tenendosi con la mano allo schienale del divano.
Lo sent inspirare per la lieve scintilla che scocc fra le loro epidermidi. Sfreg la guancia
contro la sua, le ciocche di capelli che si mescolavano, rosso e oro.
Gli si appoggi di nuovo contro. Il fuoco guizzava dietro al parafiamma, e parte del suo calore
la raggiunse sin dentro le ossa. Era china contro la spalla di Jace segnata dalla stella bianca degli
uomini Herondale, e ripens a tutti i suoi predecessori che, con il loro sangue, la loro carne e la loro
vita, lo avevano reso ci che era.
- A cosa stai pensando? - le chiese. Le stava facendo scorrere la mano fra i capelli, lasciando
che i riccioli morbidi gli scivolassero fra le dita.
- Al fatto che sono contenta di avertelo detto - gli rispose. - E tu? A cosa stai pensando?
Lui rimase in silenzio a lungo, mentre le fiamme salivano e si placavano di nuovo. Poi disse: -
Stavo pensando a quello che hai detto sul fatto che Sebastian fosse solo. Stavo cercando di ricordare
com'era stare in quell'appartamento insieme a lui. Mi ha preso per un sacco di motivi, certo, ma per
met c'entravano con il desiderio di compagnia. La compagnia di qualcuno che secondo lui potesse
capirlo, perch siamo stati cresciuti allo stesso modo. Stavo cercando di ricordare se, in effetti, lui mi
fosse mai piaciuto, se a me piacesse passare il tempo con lui.
- Io penso di no. Quando ero l, con te, non mi sei mai sembrato a tuo agio, non proprio. Eri
tu, ma al tempo stesso non lo eri  difficile da spiegare.
Jace guard il focolare. - Non tanto, se ci pensi. Credo che in noi esista una parte indipendente
persino dalla nostra volont o dalla nostra mente. Ed era quella parte che lui non poteva toccare. Con
lui non sono mai stato realmente me stesso, e lui lo sapeva. Sebastian vuole essere apprezzato, o meglio
amato, per quello che  veramente. Per non crede di dover cambiare per essere degno di ricevere
affetto; anzi, vuole cambiare il mondo, il genere umano, per trasformarlo in qualcosa che lo ami. -
S'interruppe. - Scusa per questa psicologia un po' da salotto. Nel vero senso della parola, visto che ce
ne stiamo davvero su un divano!
Clary per era troppo assorta nei suoi pensieri per far caso alla battuta di Jace. - Quando, in
casa, ho rovistato fra le sue cose, ho trovato una lettera scritta da lui. Non era finita, ma iniziava con
Mia bellissima. Ricordo di aver pensato che fosse strano. Perch scrivere una lettera d'amore?
Voglio dire, lui sa cosa siano il sesso, pi o meno, e il desiderio, ma l'amore romantico? No, a
giudicare da quello che ho visto.
Jace se la tir contro, sistemandola meglio dentro la curva del fianco. Clary non era sicura di chi
stesse tranquillizzando chi, ma anche solo il cuore di lui che le batteva regolare contro la pelle, e
quell'odore di sapone misto a sudore e metallo, le risultavano familiari e rassicuranti. Si calm contro
di lui, rapita dalla spossatezza che le pesava sulle palpebre. Erano state una lunghissima giornata e
un'altrettanto lunga serata, cos come era stato interminabile il giorno precedente. - Se mentre dormo
vengono mia madre e Luke, tu svegliami - gli disse.
- Oh, certo che verrai svegliata - le assicur lui, a sua volta con aria sonnolenta. - Tua
madre penser che voglia approfittarmi di te e mi rincorrer per tutta la casa brandendo un attizzatoio!
Clary alz una mano per sfiorargli la guancia. - Ti protegger io.
Lui non rispose. Si era gi addormentato, e respirava con regolarit contro di lei, i battiti dei
loro cuori che rallentavano per rintoccare all'unisono. Clary rimase sveglia ancora un po' mentre lui
dormiva, guardando pensierosa tra le fiamme guizzanti, mentre le parole "mia bellissima" le
risuonavano nelle orecchie come il ricordo di qualcosa udito in sogno.
capitolo 11
IL MEGLIO  PERDUTO
- Clary, Jace, svegliatevi. Clary sollev la testa e quasi lanciun urlo quando il collo,
irrigidito, le provoc una fitta di dolore. Si era addormentata rannicchiata contro la spalla di Jace; lui
dormiva ancora, incastrato nell'angolo del divano con la giacca appallottolata dietro la testa a mo' di
cuscino. Quando emise un mugugno e si stiracchi per raddrizzarsi, l'elsa della sua spada le pungol
fastidiosamente il fianco.
In piedi davanti a loro, con l'abbigliamento formale da Consiglio indosso, c'era il Console. Non
sorrideva. Jace si mise subito sull'attenti. - Console - disse con la voce pi seria che gli riusc,
considerato che aveva i vestiti tutti spiegazzati e i capelli sparati in ogni direzione possibile.
- Ci siamo quasi dimenticati che voi due eravate qui dentro - disse Jia. - La seduta del
Consiglio  iniziata.
Clary si alz in piedi pi lentamente, cercando di sciogliere le contratture di collo e schiena.
Aveva la bocca impastata come se avesse masticato gesso, e il corpo le faceva male per via della
tensione e della stanchezza. - Dov' mia madre? E Luke?
- Vi aspetto all'ingresso - disse Jia, senza muoversi.
Jace stava infilando le braccia nelle maniche della giacca. - Facciamo in un attimo, Console.
C'era qualcosa, nella voce di Jia, che spinse Clary a guardarla meglio. Era bella, come la figlia
Aline, ma in quel momento agli angoli della bocca e degli occhi le erano comparse delle profonde
rughe di preoccupazione. Non era la prima volta che la vedeva cos.
- Che cosa c'? - le chiese. -  successo qualcosa, vero? Dov' mia madre? Dov' Luke?
- Non lo sappiamo di preciso - ammise in tono calmo la donna. - Non hanno risposto al
messaggio che abbiamo inviato ieri sera.
Troppi traumi, inflitti troppo in fretta, avevano lasciato Clary stordita. Non rest senza fiato,
non grid, ma sent solo un'ondata di freddo correrle nelle vene. Afferr Eosforos dal tavolo su cui era
appoggiata e se la infil nella cintura. Senza aggiungere una parola oltrepass Jia, urtandola, e usc in
corridoio.
Simon la stava aspettando. Aveva l'aria esausta, scombussolata, era pallido persino per gli
standard di un vampiro. Clary gli afferr la mano e gliela strinse, le dita che racchiudevano l'anello con
la foglia d'oro intorno al dito di lui.
- Simon partecipa alla riunione del Consiglio - dichiar Clary, guardando Jia come per
sfidarla a obiettare.
Il Console si limit ad annuire. Aveva l'aria di essere troppo stanca per avere ancora voglia di
discutere. - Pu essere lui il delegato dei Figli della Notte.
- Ma il delegato doveva essere Raphael! - protest, inquieto, il diretto interessato. - Io non
sono pronto
- Non siamo stati in grado di raggiungere nessuno dei rappresentanti dei Nascosti, Raphael
compreso. - Detto ci, Jia si incammin lungo il corridoio. Le pareti erano di legno, il colore chiaro e
l'odore pungente dei tronchi appena tagliati. Quella doveva essere la parte della Guardia ricostruita
dopo la Guerra Mortale, deduzione che la sera prima Clary era stata troppo stanca per fare. Sui muri, a
intervalli regolari, erano incise delle rune del Potere Angelico. Ognuna brillava di luce intensa,
illuminando il corridoio senza finestre.
- In che senso non siete riusciti a contattarli? - indag Clary, correndo dietro a Jia. Simon e
Jace la seguirono. Il corridoio faceva una curva che portava ancora pi nel cuore della Guardia. Clary
sent un rombo sordo, simile al suono dell'oceano, provenire da davanti, poco lontano rispetto a dove si
trovavano.
- N Luke n tua madre sono tornati dall'appuntamento nella casa del Popolo Fatato. - Il
Console si arrest in un'ampia anticamera. La forte luce naturale si riversava dalle finestre a riquadri
alternati di vetro trasparente e colorato. Davanti a loro sorgeva un portone doppio con il trittico
dell'Angelo e degli Strumenti Mortali come stemma.
- Io non capisco - disse Clary alzando la voce. - Quindi sono ancora l?! Da Meliorn?
Jia scosse il capo. - La casa  vuota.
- Ma Meliorn? Dov' finito? E Magnus, poi?
- Non si sa ancora niente di certo. In casa non c' nessuno, e nessuno dei rappresentanti
risponde ai messaggi. Ora Patrick sta perlustrando la citt insieme a un gruppo di guardie.
- Hanno trovato tracce di sangue? Segni di colluttazione, qualcosa? - volle sapere Jace.
Jia scosse la testa. - Il cibo era ancora in tavola. Era come se tutti fossero svaniti nel nulla.
- C' dell'altro, vero? Ve lo leggo in faccia - la incalz Clary.
Jia per non rispose, e spinse in silenzio il portone della Sala del Consiglio. Nell'anticamera si
rivers una marea di voci concitate: ecco che cosa era quel rombo che Clary aveva associato allo
sciabordare delle onde. Super il Console per entrare, ma subito si ferm sulla soglia, sconcertata.
La Sala del Consiglio, ordinatissima fino a pochi giorni prima, era una bolgia di Shadowhunters
che sbraitavano. Tutti in piedi, alcuni raccolti in gruppi e altri da soli, stavano litigando. Clary non
riusciva a distinguere le parole, ma riconosceva la rabbia dai gesti. Scrut la folla in cerca di volti
familiari: niente Luke, niente Jocelyn, ma ecco i Lightwood. C'era Robert, con la veste da Inquisitore,
accanto a Maryse, e poi c'erano anche Aline e Helen, oltre alla nidiata dei giovani Blackthorn.
E l, al centro dell'anfiteatro, comparivano i quattro seggi di legno intagliato destinati ai
Nascosti, disposti a semicerchio attorno ai leggii. Erano vuoti, e sulle assi di legno antistanti c'era
un'unica parola, scribacchiata con una grafia sbilenca in quella che pareva una viscosa vernice d'oro.
VENI.
Jace oltrepass Clary ed entr nella sala. Le spalle gli si irrigidirono quando pos gli occhi sullo
sgorbio a terra. - Questo  icore. Sangue d'angelo.
Clary ebbe un flash: la biblioteca dell'Istituto, il pavimento sporco di sangue e di piume, le ossa
cave dell'angelo.
Erchomai.
Sto arrivando.
E adesso quell'unica parola: Veni.
Sono arrivato.
Un secondo messaggio. Oh, Sebastian si era dato da fare. Stupida, pens. Era stata una stupida a
pensare che fosse tornato solo per lei, che il suo gesto non fosse stato parte di un progetto pi grande,
che Sebastian non avesse voluto di pi: pi distruzione, pi terrore, pi caos. Pens al suo sorriso
quando lei gli aveva nominato la battaglia alla Citt di Diamante. Ovvio che fosse stata pi di un
attacco: era stata un diversivo. Un modo per distogliere gli sguardi dei Nephilim da Alicante,
spingendoli a perlustrare il mondo intero per dare la caccia a lui e al suo esercito, mandandoli nel
panico per i feriti e i caduti. Nel frattempo, lui era stato capace di insinuarsi nel cuore della Guardia per
scrivere sul pavimento con il sangue.
Vicino al palco c'era un gruppo di Fratelli Silenti, le vesti color delle ossa e i visi nascosti dai
cappucci. Con la memoria che mandava scintille, Clary si rivolse a Jace. - Fratello Zaccaria. Non ho
ancora avuto l'occasione di chiederti se sta bene.
Jace stava fissando la scritta sul palco con un'espressione disgustata. - L'ho visto nella
Basiliade. Sta bene. ȅ diverso.
- Diverso in senso buono?
- Diverso in senso umano - disse, ma prima che lei potesse chiedergli che cosa intendesse
con quella frase sent qualcuno che la chiamava.
Al centro della stanza vide una mano alzarsi dalla folla e farle dei gesti concitati. Isabelle. Era
accanto ad Alec, a breve distanza dai loro genitori. Clary sent Jia che le diceva di fermarsi, ma ormai si
stava gi facendo strada tra i presenti, seguita a ruota da Jace e Simon. Avvertiva su di s degli sguardi
curiosi, ma d'altronde sapevano tutti chi fosse. Sapevano chi fosse ognuno di loro. La figlia di
Valentine, il figlio adottivo di Valentine, il vampiro Diurno.
- Clary! - la chiam ancora Isabelle mentre lei, Jace e Simon sgusciavano tra tutti quegli
sguardi indiscreti e per poco non finivano addosso ai fratelli Lightwood, che nel frattempo erano
riusciti a crearsi un piccolo spazio al centro della calca. Prima di abbracciare Jace e Clary, Isabelle
lanci a Simon uno sguardo assassino. Non appena Jace si stacc da Izzy, Alec lo tir per la manica e
vi rimase aggrappato, le nocche bianche attorno al tessuto. Lui parve sorpreso, ma non disse nulla.
-  vero? - chiese Isabelle a Clary. - Ieri sera Sebastian  stato a casa tua?
- Da Amatis, s. Come fai a saperlo?
- Nostro padre  l'Inquisitore, ovvio che lo sappiamo - intervenne Alec. - Tutti parlavano
solo e soltanto del fatto che Sebastian fosse stato in citt, prima che venisse aperta la Sala del Consiglio
e ci trovassimo di fronte a questo.
-  vero - conferm Simon. - Appena mi ha svegliato, il Console mi ha chiesto se sapevo
qualcosa. Figuriamoci, ho dormito tutto il tempo come un sasso.
- Il Console ti ha per caso detto qualcosa di questo? - gli chiese Alec indicando con un gesto
la triste scena sotto di loro. - E Sebastian?
- No. Non lo descriverei come un tipo a cui piaccia condividere i propri piani con gli altri -
rispose Clary.
- Non avrebbe dovuto essere in grado di raggiungere i rappresentanti del Mondo Invisibile.
Non solo Alicante  protetta, ma lo sono anche tutte le loro case - disse Alec. Dentro la gola, un
battito gli pulsava forte come un martello. La sua mano, ancora aggrappata alla manica di Jace, tremava
impercettibilmente. - Erano a cena. Avrebbero dovuto essere al sicuro! - Moll la presa e si infil le
mani in tasca. - E Magnus Magnus l non doveva nemmeno esserci. Catarina era in arrivo al posto
suo. - Guard Simon. - Ti ho visto con lui nella Piazza dell'Angelo, la sera della battaglia. Ti ha
detto come mai era ad Alicante?
L'altro scosse la testa. - Mi ha detto solo di non dargli fastidio. Stava curando Clary.
- Forse  un bluff. Forse Sebastian sta cercando di farci credere di aver fatto qualcosa ai
rappresentanti dei Nascosti per confonderci le idee.
- Non sappiamo se abbia davvero fatto qualcosa ai delegati. Per Per sono scomparsi -
disse Jace in tono fermo, e Alec distolse lo sguardo come se non riuscisse a sopportare di incrociare
quello degli altri.
- Veni - sussurr Isabelle, guardando il palco. - Perch?
- Ci sta dicendo che ha potere - spieg Clary. - Un potere che nessuno di noi nemmeno
immagina. - Pens a come lui le fosse apparso in camera per poi svanire nel nulla. Al modo in cui il
terreno gli si era aperto sotto i piedi vicino alla Citt di Diamante, come se la Terra in persona gli stesse
dando il benvenuto, nascondendolo dalla minaccia del mondo sopra di lui.
Un suono acuto riecheggi nella stanza, la campanella che richiamava il Consiglio all'ordine.
Jia aveva raggiunto il leggio, fiancheggiata su entrambi i lati da guardie del Conclave incappucciate.
- Shadowhunters - disse, e quella parola risuon chiara come se fosse stata detta al
microfono. - Vi invito al silenzio.
Il brusio si spense gradualmente, anche se, dalle facce ribelli di qualcuno, l'impressione era
quella di un silenzio poco collaborativo.
- Console Penhallow! - invoc Kadir. - Che risposte hai da darci? Qual  il senso di
questa di questa profanazione?
- Non ne siamo sicuri - rispose Jia. -  accaduto durante la notte, tra un turno di
sorveglianza e l'altro.
- Questa  una vendetta - comment uno Shadowhunter con i capelli scuri; Clary lo
riconobbe, era il capo dell'Istituto di Budapest. Lazlo Balogh doveva essere il suo nome. - Vendetta
per le nostre vittorie a Londra e alla Citt di Diamante.
- Quelle non sono state vittorie, Lazlo. L'Istituto di Londra  risultato protetto da una forza di
cui nemmeno noi eravamo al corrente, una forza che non possiamo riprodurre. Gli Shadowhunters sono
stati allertati e fatti fuggire. Anche cos, qualcuno  rimasto ferito, mentre nessuno dei seguaci di
Sebastian ha riportato danni. A voler essere ottimisti, potremmo definirla un'efficace ritirata.
- Ma l'attacco alla Cittadella? - protest Lazlo. - Lui non  riuscito a entrare nella
roccaforte. Non ha raggiunto l'armeria
- Ma nemmeno ha perso. Noi abbiamo inviato sessanta guerrieri, lui ne ha uccisi trenta e feriti
dieci. Loro erano in quaranta, e lui ne ha persi quindici a dir tanto. E se non fosse stato per quello che 
successo quando ha ferito Jace Lightwood, i suoi quaranta avrebbero annientato i nostri sessanta.
- Siamo Shadowhunters - disse Nasreen Choudhury. - Siamo abituati a difendere ci che
dobbiamo difendere sino all'ultimo respiro, fino all'ultima goccia di sangue.
- Idea nobile - osserv Josiane Pontmercy, del Conclave di Marsiglia - ma forse non molto
pratica.
- Ci siamo risparmiati troppo nel numero di guerrieri da mandare in missione alla Citt -
dichiar Robert Lightwood, la sua voce che tuonava nella sala. - Dopo gli attacchi abbiamo calcolato
che Sebastian ha dalla sua quattrocento Ottenebrati. Stando alle semplici cifre, ora un testa a testa fra le
sue forze e tutti noi Shadowhunters significherebbe per lui una sconfitta.
- Quindi quello che dobbiamo fare  combatterlo il prima possibile, ovvero prima che
trasformi altri Shadowhunters - disse Diana Wrayburn.
- Non puoi combattere ci che neanche trovi - le rispose il Console. - I nostri tentativi di
rintracciarlo continuano a non dare frutti. - Alz la voce. - Ora il piano migliore di Sebastian
Morgenstern  quello di adescarci a piccoli gruppi. Ha bisogno che inviamo delle squadre di
ricognizione a caccia di demoni, o a caccia di lui. Dobbiamo restare uniti, qui, a Idris, dove non pu
sfidarci. Se ci dividiamo, se lasciamo la nostra terra, allora siamo destinati a perdere.
- Aspetter che ce ne andiamo - disse una Shadowhunter bionda del Conclave di
Copenaghen.
- Dobbiamo credere che non ne abbia la pazienza - disse Jia. - Dobbiamo pensare che
attaccher e che, quando lo far, la nostra superiorit numerica lo sconfigger.
- C' ben pi della pazienza da tenere in considerazione - sottoline Lazlo Balogh. -
Abbiamo lasciato i nostri Istituti e siamo venuti qui nella convinzione che, dopo il Consiglio con i
rappresentanti del Mondo Invisibile, saremmo tornati a casa. Chi protegger il mondo, senza di noi?
Abbiamo un mandato, un mandato celeste, che ci impone di difendere il mondo dai demoni. E da Idris
non possiamo farlo.
- Tutte le difese sono al massimo - disse Robert. - L'Isola di Wrangel sta facendo gli
straordinari e, data la nostra nuova collaborazione con i Nascosti, dovremo contare su di loro per
rispettare gli Accordi. Questo era uno degli argomenti di cui avremmo dovuto discutere oggi in
Consiglio
- Allora ti auguro buona fortuna - intervenne Josiane Pontmercy - considerato che i
rappresentanti del Mondo Invisibile sono scomparsi.
Scomparsi. Quella parola cadde nel silenzio come un sasso nell'acqua, creando dei cerchi che si
propagarono per tutta la stanza. Clary si accorse che, accanto a lei, Alec si era irrigidito
impercettibilmente. Lei non si era nemmeno concessa di pensarci, non aveva osato credere che fossero
davvero tutti spariti per sempre. Doveva essere un trucco di Sebastian, continuava a ripetersi. Un trucco
crudele, ma niente di pi.
- Non lo sappiamo! - protest Jia. - Le guardie li stanno cercando in questo momento e
- Sebastian ha scritto sul pavimento proprio davanti ai loro posti! - grid un uomo con un
braccio fasciato. Era il capo dell'Istituto di Citt del Messico e aveva partecipato anche lui alla
battaglia della Citt di Diamante. Clary ricordava che di cognome faceva Rosales o qualcosa del
genere. - Veni. Sono arrivato. Proprio come prima ci aveva lasciato un messaggio con la morte
dell'angelo a New York, cos ora ci colpisce nel cuore della Guardia.
- Ma non ha colpito noi. Ha colpito i rappresentanti del Mondo Invisibile - osserv Diana.
- Prendersela con i nostri alleati significa prendersela con noi - afferm a gran voce Maryse.
- Loro sono membri del Consiglio a tutti gli effetti, con tutti i diritti che ne derivano.
- Non sappiamo nemmeno cosa sia successo! - protest qualcuno tra la folla. - Magari
stanno benissimo.
- E allora dove sono?! - grid Alec. Persino Jace rimase stupito dal sentirlo parlare in tono
cos acceso. Gli occhi azzurri di Alec erano cupi e minacciosi, tanto che a Clary torn subito in mente il
ragazzo arrabbiato che aveva incontrato all'Istituto quella che ormai le sembrava una vita prima. -
Qualcuno ha cercato di localizzarli?
- S, ma non ha funzionato. Non tutti possono essere localizzati. Lo stregone, per esempio, o il
morto - Jia s'interruppe, sussultando bruscamente. Senza preavviso, la guardia del Conclave alla
sua sinistra si era messa alle sue spalle e l'aveva afferrata per la veste. Un grido percorse l'assemblea
quando la guardia la stratton verso di s e le mise la lama di un lungo pugnale d'argento alla gola.
- Nephilim! - tuon la guardia, e il cappuccio le scivol via, rivelando occhi vacui e i
misteriosi, contorti Marchi degli Ottenebrati. Dalla folla si sollev un boato, ma fu subito zittito quando
l'uomo premette la lama contro la gola di Jia. Il metallo si circond di sangue, visibile persino in
lontananza.
- Nephilim! - ripet l'assalitore. Clary stava cercando di capire dove lo avesse gi visto
Quel viso le era in qualche modo familiare. Alto, capelli castani, probabilmente sulla quarantina. Aveva
le braccia molto muscolose, e le vene gli si gonfiavano come corde mentre cercava di contenere Jia. -
Fermi dove siete! Non avvicinatevi o il vostro Console morir!
Aline lanci un urlo. Helen la stava abbracciando, ed era chiaro che lo faceva per impedirle di
precipitarsi sul palco. Dietro di loro, i giovani Blackthorn si raccolsero attorno a Julian, che teneva il
fratellino pi piccolo tra le braccia; Drusilla gli premeva il viso contro il fianco. Emma era in piedi con
in mano Cortana per difendere gli altri.
- Quello  Matthias Gonzales - disse Alec, scioccato. - Era il capo dell'Istituto di Buenos
Aires.
- Zitti! - tuon Matthias, e sulla Sala del Consiglio scese un silenzio sinistro. La maggior
parte degli Shadowhunters era in piedi, come Jace e Alec, con le mani pronte a prendere le armi.
Isabelle stringeva l'impugnatura della frusta. - Ascoltatemi, Shadowhunters! - grid ancora
Matthias, gli occhi da invasato. - Statemi a sentire, perch ero uno di voi. Seguivo ciecamente le
regole del Conclave, convinto della mia incolumit dietro le difese di Idris, protetto dalla luce
dell'Angelo! Ma qui non c' sicurezza. - Indic con il mento la scritta a terra. - Nessuno  al sicuro,
nemmeno i messaggeri celesti. Cos grande  il potere della Coppa Infernale e di chi lo detiene.
Un mormorio serpeggi tra i presenti. Robert Lightwood si fece avanti guardando Jia, e la lama
alla sua gola, con un'espressione angosciata. - Cosa vuole il figlio di Valentine? Cosa vuole lui da
noi?
- Oh, tante cose - rispose lo Shadowhunter oscuro - ma per il momento si accontenter di
avere in dono sua sorella e il fratello adottivo. Dategli Clarissa Morgenstern e Jace Lightwood, ed
eviterete un disastro.
Clary not che Jace trattenne il respiro. Lo guard, terrorizzata. Si sentiva addosso gli sguardi
dell'intera sala, ed ebbe la sensazione di sciogliersi come sale nell'acqua.
- Noi siamo Nephilim - rispose Robert con freddezza. - Non trattiamo i nostri come merce
di scambio. E lui lo sa.
- Noi della Coppa Infernale abbiamo in nostro possesso cinque dei vostri alleati - fu la
replica dell'altro. - Meliorn del Popolo Fatato, Raphael Santiago dei Figli della Notte, Luke Garroway
dei Figli della Luna, Jocelyn Morgenstern dei Nephilim e Magnus Bane dei Figli di Lilith. Se non ci
date Clarissa e Jonathan, verranno messi a morte con il ferro e l'argento, il fuoco e il sorbo selvatico. E
quando i vostri alleati Nascosti verranno a sapere che avete sacrificato i loro rappresentanti per non
consegnare due dei vostri, vi si rivolteranno contro. Si alleeranno con noi, e voi vi ritroverete a
combattere non soltanto colui che possiede la Coppa Infernale, ma l'intero Mondo Invisibile.
Clary si sent travolgere da un senso di vertigine cos intenso da rasentare la nausea. Gi lo
sapeva  certo che lo sapeva, per via di quella consapevolezza strisciante che non era certezza e non
poteva scacciare  che sua madre, Luke e Magnus erano in pericolo, ma sentirselo dire era tutta un'altra
cosa. Cominci a tremare, mentre le parole di una preghiera sconclusionata le martellavano la testa:
Fa' che la mamma e Luke stiano bene, per favore, fa' che stiano bene. Fa' che stia bene anche
Magnus, per Alec. Per favore.
Dentro la testa sent anche la voce di Isabelle: diceva che Sebastian non poteva combattere loro
e tutto il Mondo Invisibile. Per aveva trovato un bel modo per ricattarli: se ai rappresentanti fosse
successo qualcosa, sarebbe sembrata colpa degli Shadowhunters.
Il volto di Jace aveva perso espressione, ma quando lui incontr il suo sguardo, lei vi lesse la
stessa convinzione che le stava perforando il cuore come un ago. Non potevano tirarsi indietro e
lasciare che gli eventi facessero il loro corso. Sarebbero andati da Sebastian. Non potevano fare altro.
Clary fece per avanzare e annunciarlo a gran voce, quando una mano la trattenne con forza per
la vita. Si gir, aspettandosi di vedere Simon, invece fu sorpresa di trovarsi di fronte a Isabelle.
- Non farlo - le disse.
- Sei un pazzo e uno schiavo! - fu l'accusa rabbiosa di Kadir contro Matthias. - Nessuno
dei Nascosti ci riterr responsabili per non aver sacrificato due dei nostri figli sulla pira di cadaveri
eretta da Jonathan Morgenstern.
- Oh, ma lui non li uccider - disse Matthias, perfido e trionfante. - Avete la sua parola,
sull'Angelo, che alla giovane Morgenstern e al giovane Lightwood non verr fatto alcun male. Loro
sono la sua famiglia, e lui desidera averli al suo fianco. Quindi non ci saranno sacrifici.
Clary sent qualcosa sfiorarle la guancia. Era Jace. Le aveva dato un bacio, rapido, e a lei torn
in mente il bacio di Giuda che gli aveva dato Sebastian. Si gir per afferrarlo, ma lui era gi lontano,
lontano da tutti loro, e percorreva con passo deciso il corridoio fra i posti a sedere. - Ci andr! -
esclam, e la sua voce risuon per tutta la sala. - Ci andr di mia spontanea volont. - Aveva la
spada in mano. La lasci cadere, facendola sbattere sui gradini. - Andr con Sebastian - aggiunse
nel silenzio che segu - ma lasciate fuori Clary da questa storia. Lasciatela qui. Prendete me soltanto.
- Jace, no! - intervenne Alec, per le sue parole furono soffocate dal clamore che invase la
Sala del Consiglio, una cacofonia di voci che salivano come fumo e si aggrovigliavano sotto il soffitto.
Jace, calmo, mostrava di essere disarmato mentre i capelli gli brillavano sotto la luce delle rune. Un
angelo sacrificale.
Matthias Gonzales scoppi a ridere. - Niente patto senza Clarissa - annunci. - Sebastian la
vuole, e io riferisco la sua volont.
- Pensi che siamo degli idioti - fece Jace - ma io non ci casco. Anzi, no, tu non pensi
affatto: tu sei il portavoce di un demone, nient'altro. Non ti importa pi di niente. N della famiglia, n
del sangue, n dell'onore. Tu non sei pi umano.
Matthias sogghign. - E perch mai si dovrebbe desiderare di essere umani?
- Perch il tuo patto  inutile. Noi ci offriamo volontari e Sebastian restituisce gli ostaggi.
Bene. E poi? Ti sei dato tanto da fare per dirci quanto lui sia meglio dei Nephilim, quanto sia pi forte,
pi intelligente. Hai spiegato che ci pu colpire qui, ad Alicante, e che tutte le nostre difese e le nostre
guardie non possono tenerlo alla larga. Ci distrugger tutti quanti. Se vuoi scendere a patti con
qualcuno, allora devi offrirgli anche la possibilit di guadagnarci qualcosa, di vincere. E se tu fossi
umano, lo sapresti.
Nel silenzio che segu, Clary pens che avrebbe potuto distinguere il rumore di una goccia di
sangue che cadeva sul pavimento. Matthias era immobile, il pugnale ancora al collo di Jia, le labbra che
articolavano delle parole come se stesse mormorando, oppure recitando qualcosa che aveva sentito.
O che stava ascoltando, cap Clary concentrandosi sulle parole che gli venivano sussurrate in
quel momento all'orecchio
- Non puoi vincere - disse infine Matthias, e Jace fece quella risata tagliente di cui Clary si
era innamorata la prima volta. Non un angelo sacrificale, pens, ma un angelo vendicatore, tutto oro e
sangue e fuoco, sicuro di s persino di fronte alla sconfitta.
- Hai capito cosa voglio dire. Perci che cosa importa morire adesso o morire dopo?
- Non puoi vincere, ma puoi sopravvivere. Chi di voi lo vorr, potr bere dalla Coppa
Infernale e diventare un soldato della Stella del Mattino, dominando il mondo sotto la guida di
Jonathan Morgenstern. Chi di voi decider invece di rimanere figlio di Raziel potr farlo, purch resti
per a Idris. I confini verranno sigillati, la citt esclusa dal resto del mondo  mondo che apparterr a
noi. Potrete tenerla, questa terra concessa a voi dall'Angelo, e rimanendo all'interno dei suoi margini
sarete al sicuro.  una promessa.
Jace lo fulmin con lo sguardo. - Le promesse di Sebastian non significano nulla.
- Le sue promesse sono tutto ci che avrete - fu la risposta di Matthias. - Conservate
l'alleanza con i Nascosti, rimanete dentro i confini di Idris e sopravviverete. Ma questa offerta vale solo
se vi offrirete spontaneamente al nostro signore. Tu e anche Clarissa. Niente negoziazioni.
Clary spost lentamente lo sguardo attorno a s. Alcuni Nephilim sembravano angosciati, altri
intimoriti, altri ancora pieni di rabbia. Qualcuno rifletteva. Ripens al giorno in cui, nella Sala degli
Accordi, davanti a quelle stesse persone, aveva mostrato la runa dell'Alleanza con cui vincere la
guerra. Allora, erano stati riconoscenti. Ma quello era anche lo stesso Consiglio che aveva votato per
interrompere le ricerche di Jace quando Sebastian lo aveva preso con s, perch tutto sommato la sua
vita non valeva le loro risorse.
Soprattutto se si considerava che il ragazzo era il figlio adottivo di Valentine.
Una volta lei pensava che esistessero persone buone e persone cattive, che ci fossero un lato di
luce e un lato di tenebra, ma ora non ci credeva pi. Aveva visto il male, in suo fratello e in suo padre,
il male delle buone intenzioni fallite e il male della pura brama di potere. Ma anche nella bont non
c'era sicurezza: la virt poteva tagliare come un coltello, e il fuoco celeste era accecante.
Si allontan da Alec e Isabelle, sent Simon che le prendeva il braccio, si gir per guardarlo e
gli fece segno di no con la testa. Devi lasciarmelo fare.
I suoi occhi neri la supplicavano. - No - le sussurr.
- Ha detto che ci vuole entrambi - gli rispose, anche lei sottovoce. - Se Jace va da Sebastian
senza di me, lui lo uccider.
- Vi uccider comunque, tutti e due. - Isabelle era sul punto di piangere dalla frustrazione. -
Non puoi andare, e non pu nemmeno Jace. Jace!
Lui si volt per guardarli. Clary gli vide cambiare espressione quando si rese conto che lei stava
per raggiungerlo. Scosse la testa, scandendo un "No".
- Dacci tempo - chiese Robert Lightwood al messaggero di Sebastian. - Dacci il tempo di
votare, almeno.
Matthias tolse il pugnale dalla gola di Jia e lo tenne sospeso in aria; l'altro braccio la
circondava, la mano ghermiva la parte anteriore dei vestiti. Sollev il coltello al cielo, e la lama eman
scintille di luce. - Tempo - ripet beffardo. - Perch Sebastian dovrebbe lasciarvi del tempo?
Un sibilo acuto squarci l'aria. Clary vide qualcosa saettarle accanto e avvert il suono di
metallo contro metallo quando una freccia si abbatt contro il pugnale che Matthias teneva alzato sopra
la testa di Jia, facendoglielo cadere di mano. Clary gir la testa di scatto e vide Alec, l'arco sollevato e
la corda che vibrava ancora.
Matthias emise un ruggito e barcoll all'indietro, con la mano insanguinata. Mentre si chinava
per recuperare la sua arma, Jia scapp. Clary sent Jace gridare - Nakir! - Si era sfilato una spada
angelica dalla cintura e adesso la sua luce illuminava tutta la sala. - Toglietevi di mezzo! - grid
cominciando a farsi largo a suon di spallate tra la folla per scendere i gradini verso il palco.
- No! - Alec, abbassando l'arco, si lanci sopra le file di panche e atterr sulla schiena di
Jace, buttandolo a terra proprio nell'istante in cui il palco and in fiamme come un fal annaffiato di
benzina. Jia url e salt dalla piattaforma in mezzo alla folla; Kadir la prese e la fece abbassare
delicatamente mentre tutti gli Shadowhunters si giravano per guardare le fiamme sempre pi alte.
- Cosa diavolo - sussurr Simon, le dita ancora strette attorno al braccio di Clary. Riusciva
a vedere Matthias, un'ombra nera al cuore dell'incendio. Le fiamme lo stavano risparmiando, anzi,
quella creatura rideva, facendo ondeggiare le braccia a destra e a sinistra come il direttore di
un'orchestra di fuoco. La sala era un concentrato di urla, sopra al crepitio del legno che bruciava
fumando. Aline era corsa piangendo da sua madre, che sanguinava ancora; Helen osservava impotente
la scena mentre, insieme a Julian, tentava di proteggere i giovani Blackthorn da quello che stava
succedendo poco pi in basso.
Nessuno, invece, stava facendo da scudo a Emma. In piedi, staccata dal resto del gruppo,
sbianc per lo sconcerto quando le grida di Matthias sovrastarono i gi orribili suoni che riempivano la
sala: - Due giorni, Nephilim! Avete due giorni per decidere il vostro destino! Poi brucerete tutti!
Brucerete nelle fiamme dell'Inferno, e le ceneri di Edom copriranno le vostre ossa!
La voce dell'Ottenebrato si alz fino a diventare uno strillo sovrumano, che cess
all'improvviso quando le fiamme scomparvero insieme a lui. Gli ultimi tizzoni giacevano sul
pavimento, con le estremit ardenti che lambivano appena il messaggio scritto con l'icore e ancora
visibile sul palco.
Veni.
Sono arrivato.
A Maia erano serviti due minuti di respirazione controllata davanti alla porta dell'appartamento
per trovare la forza di infilare la chiave nella toppa.
Nell'ingresso sembrava tutto normale, normale in modo inquietante. Le giacche di Jordan e
quelle di Simon appese agli attaccapanni di quello spazietto angusto; le pareti decorate con i cartelli
stradali comprati nei vari mercatini delle pulci.
Entr in salotto, e le sembr congelato nel tempo: televisore acceso, lo schermo completamente
nero, i due controller della Xbox ancora sul divano. Si erano dimenticati di spegnere la caffettiera. Fece
scattare l'interruttore mettendocela tutta per ignorare le fotografie di lei e Jordan appese sul frigorifero:
loro due sul ponte di Brooklyn; in una tavola calda di Waverly Place; lui che rideva e sfoggiava le
unghie che lei gli aveva dipinto di azzurro, verde e rosso. Non si era mai resa conto di quante fotografie
di loro due avesse scattato Jordan, quasi a voler registrare ogni secondo dei loro incontri nel timore che
potessero scorrergli via dalla mente come acqua.
Dovette farsi forza ancora una volta per poter entrare in camera. Il letto era rimasto
completamente sfatto  Jordan non era mai stato particolarmente ordinato  e i vestiti erano sparpagliati
in tutta la stanza. Raggiunse il cassettone dove teneva le sue cose e si tolse gli abiti di Leila.
Con un certo sollievo si mise in fretta i suoi jeans e una maglietta. Stava per prendere anche una
giacca quando sent suonare alla porta.
Jordan teneva le armi fornitegli dal Praetor in un baule ai piedi del letto. Lo apr di scatto e ne
estrasse un pesante flacone di ferro con una croce incisa sul davanti.
Indoss la giacca al volo e corse in salotto, flacone in tasca e ben stretto tra le dita. Mise la
mano sulla maniglia e apr la porta.
La ragazza sulla soglia aveva i capelli neri che le ricadevano a piombo fino alle spalle. Per
contrasto, la pelle era di un bianco cadaverico e le labbra rosso scuro. Indossava un completo nero dal
taglio severo: una moderna Biancaneve di sangue, carbone e ghiaccio. - Mi hai chiamata - disse. -
Sei la fidanzata di Jordan Kyle, giusto?
Lily  una dei pi intelligenti, l dentro. Sa tutto. Lei e Rapahel sono sempre stati molto
legati aveva detto Simon.
- Non fare finta di non saperlo, Lily - ribatt Maia. - Sei gi stata qui. Sono quasi sicura
che abbia stanato tu Simon da questo appartamento per portarlo a Maureen.
- E quindi? - Lily incroci le braccia al petto, facendo crepitare l'abito costoso. - Hai
intenzione di farmi entrare, oppure no?
- No. Parliamo qui, all'ingresso.
- Assurdo. - Lily si appoggi alla parete con l'intonaco scrostato e fece una smorfia. -
Perch mi hai convocata qui, lupo mannaro?
- Maureen  pazza - disse Maia. - Raphael e Simon sono via. Sebastian Morgenstern sta
ammazzando i Nascosti per mandare un messaggio ai Nephilim. Forse  arrivato il momento che i
vampiri e i licantropi inizino a dialogare. Magari ad allearsi.
- Ma guardati, quanto sei carina! - disse Lily raddrizzando la schiena. - Senti, Maureen sar
anche pazza, ma  pur sempre il capoclan. E lascia che ti dica una cosa: non s'intratterr a colloquio
con un insolente membro qualsiasi del branco che ha perso la testa perch le  morto il fidanzato.
Maia strinse la presa sulla boccetta che teneva in mano. Aveva cos voglia di buttarla in faccia a
Lily da far paura quasi a se stessa.
- Chiamami quando sarai diventata la capobranco. - Negli occhi della vampira c'era una luce
oscura, come se stesse cercando di dirle qualcosa senza pronunciarlo ad alta voce. - A quel punto
parleremo.
Poi si gir e fece risuonare i tacchi alti sul pavimento del corridoio. Gradualmente, Maia allent
la presa, dentro la tasca, sulla boccetta di acqua santa.
- Bel colpo - disse Jace.
- Non c' bisogno che mi prendi in giro. - Alec e Jace si trovavano in una delle numerose
stanze nella labirintica Guardia. Non era la stessa dove, poco prima, Jace si era addormentato con
Clary. Questa era pi austera, e si trovava in una parte dell'edificio pi antica. I muri erano di pietra e
sulla parete occidentale correva una lunga panca. Jace vi si era inginocchiato sopra, la giacca buttata da
una parte, la manica destra della camicia arrotolata.
- Non lo sto facendo - protest quando Alec gli appoggi la punta dello stilo sulla pelle nuda
del braccio. Mentre le linee scure cominciavano a spuntare a spirale da sotto l'adamas, Jace non pot
fare a meno di ricordare un altro giorno, ad Alicante, in cui Alec gli aveva bendato la mano dicendogli
con rabbia: Puoi guarire da mondano: in modo lento e orribile. Ma quella volta aveva tirato un pugno
alla finestra, e si meritava tutti i rimproveri.
Alec sospir lentamente; stava sempre molto attento con le sue rune, specialmente con gli
iratze. Era come se percepisse in prima persona quel leggero bruciore, la puntura contro la pelle che
sentiva Jace, anche se a quest'ultimo non era mai importato molto del dolore. La mappa di cicatrici
bianche che gli ricopriva i bicipiti e correva gi fino agli avambracci ne era la prova.
C'era qualcosa di speciale nella runa fatta dal proprio parabatai: questo era il motivo per cui li
avevano mandati via mentre il resto della famiglia Lightwood si riuniva negli uffici del Console. Cos
facendo, Alec avrebbe avuto la possibilit di curare Jace con il massimo della rapidit e dell'efficienza
possibile. Jace se ne era un po' stupito; in fondo si sarebbe aspettato di essere costretto ad assistere
all'intera riunione con il polso gonfio e bluastro.
- Non lo sto facendo - disse ancora una volta mentre Alec si allontanava per esaminare la
propria opera. Jace gi sentiva l'intorpidimento che l'iratze gli diffondeva nelle vene, placando il
dolore al braccio e chiudendo il labbro tagliato. - Hai centrato il pugnale di Matthias da met
anfiteatro. Un tiro pulito, non hai nemmeno sfiorato Jia. E lui si stava anche muovendo.
- Ero motivato. - Alec si rimise lo stilo dentro la cintura. I capelli neri gli ricadevano
spettinati sugli occhi; da quando lui e Magnus si erano lasciati, non se li era pi fatti tagliare in maniera
decente.
Magnus. Jace chiuse gli occhi. - Alec, io ci vado. Tu lo sai che ci vado.
- Lo dici come se pensassi di tranquillizzarmi. Secondo te io voglio vedere che ti consegni a
Sebastian? Sei impazzito?!
- Credo sia l'unico modo per riprenderci Magnus - ammise Jace dal buio delle palpebre
abbassate.
- E sei disposto a mettere sul piatto anche la vita di Clary? - Il tono di Alec era aspro. Jace
riapr gli occhi, e vide che l'altro lo stava guardando fisso, ma senza espressione.
- No - gli disse, sentendo la sconfitta nella sua stessa voce. - Non potrei farlo.
- E io non lo chiederei.  questo,  proprio questo che Sebastian sta cercando di fare. Creare
dei dissapori fra noi tutti usando le persone alle quali vogliamo bene come esche per allontanarci. Non
dobbiamo lasciarglielo fare.
- Da quand' che sei diventato cos saggio?
Alec rise, una risata breve e nervosa. - Il giorno in cui io sar saggio, tu sarai prudente.
- Forse tu, invece, saggio lo sei sempre stato. Mi ricordo quando ti ho domandato se volevi
che fossimo parabatai e tu hai detto che ti serviva un giorno per pensarci. Poi sei tornato e hai risposto
di s. Quando io ti ho chiesto perch avessi accettato, hai detto che avevo bisogno di qualcuno che si
prendesse cura di me. Avevi ragione. Non ci ho pi ripensato perch non ne ho mai avuto motivo.
Avevo te, e tu ti sei sempre preso cura di me. Sempre.
I lineamenti del viso di Alec si irrigidirono. Jace riusciva quasi a vedere fisicamente la tensione
che martellava nelle vene del suo parabatai. - Non farlo - gli disse. - Non parlare cos.
- Perch no?
- Perch  cos che parla la gente quando pensa di stare per morire.
- Se Clary e Jace verranno consegnati a Sebastian, sar come condannarli a morte - disse
Maryse.
Erano nell'ufficio del Console, probabilmente la stanza con l'arredo pi lussuoso di tutta la
Guardia. Sul pavimento era disteso un tappeto grande e spesso; le pareti erano ricoperte di arazzi e
un'enorme scrivania occupava diagonalmente parte dello spazio. A un lato sedeva Jia Penhallow, il
taglio sulla gola in via di guarigione grazie agli iratze che iniziavano a fare effetto. Dietro la sua sedia,
in piedi, c'era suo marito Patrick, che le teneva una mano sulla spalla.
Di fronte a loro sedevano Maryse e Robert Lightwood; con grande sorpresa di Clary, anche a
lei, Isabelle e Simon era stato concesso di rimanere nella stanza. Supponeva che fosse perch stavano
discutendo del suo destino e di quello di Jace, ma in fondo il Conclave aveva fino a quel momento
dimostrato di non farsi mai troppi problemi quando si trattava di decidere la sorte di qualcuno senza il
suo benestare.
- Sebastian dice che non far loro del male - rifer Jia.
- Le sue parole non valgono nulla - scatt Isabelle. - Mente. E non conta nemmeno se giura
sull'Angelo, perch a lui dell'Angelo non importa niente. Se c' qualcuno di cui  servitore, quel
qualcuno  Lilith.
Si sent un lieve cigolio, e la porta si apr per far entrare Alec e Jace. Quei due erano rotolati gi
per diversi gradini, e Jace aveva riportato i danni maggiori, con un labbro tagliato e una distorsione al
polso, se non persino una frattura, eppure ora sembrava quasi guarito; entrando, cerc di rivolgere a
Clary un sorriso, ma il suo sguardo era tormentato.
- Dovete capire come vedr la questione il Conclave - disse Jia. - Voi avete combattuto
contro Sebastian al Burren. Loro ne avevano sentito parlare, ma non avevano visto prima della Citt di
Diamante la differenza fra Ottenebrati e autentici Shadowhunters. Non  mai esistita una razza di
guerrieri pi potenti dei Nephilim. Ora, invece, c'.
- Il motivo per cui Sebastian ha attaccato la Citt di Diamante  che voleva raccogliere
informazioni - disse Jace. - Voleva testare di cosa fossero capaci i Nephilim: non soltanto il gruppo
che siamo riusciti a mettere insieme al Burren, ma anche i guerrieri mandati in battaglia dal Conclave.
Voleva vedere come avrebbero tenuto testa alle sue milizie.
- Ci stava soppesando - disse Clary. - Ci stava mettendo sulla bilancia
Jia la guard. - Mene mene tekel upharsin - disse piano.
- Avevi ragione quando hai detto che Sebastian non voleva combattere una grande guerra -
riflett Jace. - A lui interessa ingaggiare tante piccole battaglie, in cui trasformare via via un certo
numero di Nephilim. Aggiungerli al suo esercito. E avrebbe potuto funzionare, il fatto di rimanere a
Idris. Fargli portare lo scontro qui, infrangere l'ondata dei suoi guerrieri contro le rocce di Alicante.
Solo che, se adesso si  preso i rappresentanti dei Nascosti, rimanere qui non funzioner. Senza la
nostra vigilanza, con il Mondo Invisibile che ci si rivolta contro, gli Accordi andranno a pezzi. Il
mondo intero lo far!
Lo sguardo di Jia si spost su Simon. - Cosa ne dici, Nascosto? Matthias aveva ragione? Se ci
rifiutiamo di consegnare gli ostaggi di Sebastian, sar guerra con il Mondo Invisibile?
Simon parve sorpreso di essere interpellato in maniera cos ufficiale. Consciamente o no, la
mano gli era salita a toccare la medaglietta di Jordan che portava al collo; mentre parl, la tenne fra le
dita. - Credo - esord con riluttanza - che per quanto alcuni Nascosti si dimostrerebbero
ragionevoli, i vampiri non lo farebbero. Gi adesso sono convinti che i Nephilim considerino poco o
niente la loro vita. Gli stregoni - Scosse la testa. - In realt non li capisco. E le fate Be', sembra
che la Regina della Corte Seelie pensi solo a se stessa. Ha aiutato Sebastian con questi. - Sollev la
mano su cui gli brillava l'anello.
- Sembra probabile che lo abbia fatto non tanto per aiutare Sebastian quanto per placare il suo
insaziabile desiderio di sapere tutto - comment Robert. -  vero, ti ha spiato, ma allora non
sapevamo che Sebastian fosse il nostro nemico.  pi importante sottolineare che Meliorn ha giurato e
stragiurato che il Popolo Fatato  fedele a noi e che Sebastian  loro nemico. Le fate non possono
mentire.
Simon fece spallucce. - Comunque, quello che voglio dire  che non capisco il loro modo di
pensare. Ma i lupi mannari vogliono bene a Luke. Sicuramente non vedono l'ora di riaverlo con loro.
- Una volta era uno Shadowhunter - inizi Robert.
- Ancora peggio - lo interruppe subito Simon, e a parlare non era stato semplicemente il pi
caro amico di Clary, quanto una persona ben al corrente delle politiche nel Mondo Invisibile. - Per
loro, il modo in cui i Nephilim trattano i Nascosti che un tempo erano come loro  la prova del fatto che
gli Shadowhunters ritengano il nostro sangue corrotto. Una volta Magnus mi ha raccontato di una cena
a cui era stato invitato in un Istituto, una cena per Nascosti e Shadowhunters. A fine serata, gli
Shadowhunters avevano buttato via tutti i piatti solo perch i Nascosti li avevano toccati.
- Non tutti i Nephilim sono cos - comment Maryse.
Simon scroll le spalle. - La prima volta che sono venuto alla Guardia,  stato perch mi ci ha
portato Alec. Ero sicuro che il Console volesse soltanto parlarmi, invece sono stato sbattuto in prigione,
e ho patito la fame. Lo stesso parabatai di Luke gli aveva detto di uccidersi, dopo la sua
trasformazione. Il Praetor Lupus  stato ridotto in cenere per mano di qualcuno che, per quanto nemico
di Idris, resta pur sempre uno Shadowhunter.
- Stai dicendo che s, ci sar una guerra? - domand Jia.
-  gi una guerra, no? Non ti hanno appena ferita in battaglia? Io sto solo dicendo
Insomma, Sebastian sta facendo leva sulle falle nelle vostre alleanze per distruggervi, e lo sta facendo
alla grande. Forse non capisce gli umani, ma il male, il tradimento e l'egoismo s, li capisce eccome, e
sono cose che valgono per qualunque cosa abbia una mente e un cuore. - Chiuse la bocca di scatto,
quasi timoroso di aver detto troppo.
- Quindi pensi che dovremmo fare quello che chiede lui? Mandargli Jace e Clary? - chiese
Patrick.
- No. Io penso che lui menta sempre, e mandargli loro non servir a niente. Anche se giura, lui
mente, come ha gi detto Isabelle. - Guard Jace, poi si rivolse a Clary. - Tu tu lo conosci meglio
di chiunque altro; sai che non intende mai quello che dice. Spiegalo anche agli altri.
Clary scosse la testa in silenzio. Fu Isabelle a rispondere per lei. - Loro non possono dirlo.
Sembrerebbe un modo per salvarsi la vita, e n lei n Jace lo faranno.
- Io mi sono gi offerto volontario - intervenne Jace. - Ho detto che sono disposto ad
andare. Voi sapete perch vuole me. - Allarg le braccia. Clary non fu sorpresa di vedere che il fuoco
celeste era visibile sotto la pelle dei suoi avambracci, sotto forma di linee dorate. - Il fuoco celeste
l'ha ferito, quando ci siamo scontrati. Gli fa paura, e gli faccio paura anch'io. Gliel'ho letto in faccia, in
camera di Clary.
Segu un lungo silenzio.
Jia si abbandon sullo schienale. - Hai ragione, avete tutti ragione, ma non posso controllare il
Conclave: fra loro ci saranno alcuni che sceglieranno quello che considerano la salvezza, altri che gi
non tollerano l'idea dell'alleanza con i Nascosti e quindi accoglieranno volentieri ogni pretesto per
rifiutarla. Se Sebastian voleva dividere il Conclave in fazioni, sono sicura che ci sia riuscito. Ha trovato
un buon modo per farlo. - Guard i Lightwood, Jace e Clary, soffermandosi con occhi seri e decisi su
ognuno di loro. - Gradirei ricevere suggerimenti - aggiunse, un po' acida.
- Potremmo nasconderci - disse Isabelle immediatamente. - Sparire in un posto dove
Sebastian non riuscirebbe mai a trovarci; voi potreste dire che Jace e Clary sono scappati nonostante i
tentativi di trattenerli. Lui non potrebbe farvene una colpa.
- Una persona ragionevole, no, ma Sebastian  tutto tranne quello - comment Jace.
- E poi non c' nessun posto dove potremmo nasconderci da lui! Mi ha trovata in casa di
Amatis. Potrebbe trovarmi ovunque. Forse avrebbe potuto aiutarci Magnus, ma
- Ci sono altri stregoni - sugger Patrick, e Clary intravide per un secondo il viso di Alec.
Sembrava scavato nella roccia.
- Non puoi contare sul fatto che ci aiuteranno, cifre a parte, proprio adesso - protest. - 
questo il senso del rapimento. Non verranno in aiuto del Conclave finch non vedranno che prima
siamo noi a dare una mano a loro.
Si sent bussare alla porta. Entrarono due Fratelli Silenti, le vesti che riflettevano la stregaluce.
- Fratello Enoch - salut Patrick. - E
- Fratello Zaccaria - disse l'altro, abbassando il cappuccio.
Nonostante l'accenno di Jace nella Sala del Consiglio, vedere Zaccaria con sembianze umane fu
scioccante. A stento riconoscibile, solo le rune scure sulla curva degli zigomi facevano ricordare quello
che era stato. Era snello, quasi esile, e alto, con il viso caratterizzato da un'eleganza raffinata, molto
umana, e i capelli scuri. Dimostrava circa vent'anni.
- Quello sarebbe Fratello Zaccaria? - sussurr Isabelle, meravigliata. - E da quando 
diventato un figo?
- Isabelle! - bisbigli Clary, ma l'interessato non l'aveva sentita, oppure disponeva di un
ottimo autocontrollo. Stava guardando Jia e, sorprendendo Clary, le disse qualcosa in una lingua che lei
non conosceva.
Le labbra del Console tremarono per un istante, poi si assottigliarono in una linea dura. Si
rivolse agli altri. - Amalric Kriegsmesser  morto - annunci.
A Clary, stordita da circa una dozzina di notizie sconvolgenti in altrettante ore, ci vollero
svariati secondi per ricordare di chi si trattasse: l'Ottenebrato catturato a Berlino e portato alla
Basiliade perch i Fratelli cercassero una cura.
- Nessuno dei tentativi che abbiamo fatto su di lui ha funzionato - spieg Fratello Zaccaria.
La sua voce era musicale. Clary pens che avesse un accento britannico; prima di allora aveva sentito i
suoi messaggi soltanto dentro la testa e, a quanto pareva, la comunicazione telepatica eliminava
qualsiasi tipo di cadenza. - Incantesimi, pozioni, niente di niente. Alla fine l'abbiamo fatto bere dalla
Coppa Mortale.
L'ha distrutto, intervenne Enoch. La morte  stata istantanea.
- Il corpo di Amalric deve essere inviato, tramite Portale, agli stregoni del Labirinto a Spirale
- disse Jia. - Forse, se facciamo abbastanza in fretta, lei riuscir riusciranno a capire qualcosa
dalla sua morte. Trovare indizi che portino a una cura.
- La sua povera famiglia - disse Maryse. - Non lo vedranno nemmeno cremato e sepolto
nella Citt Silente!
- Non  pi un Nephilim. Se dovessimo seppellirlo, sarebbe all'incrocio fuori dalla Foresta di
Brocelind - le fece notare Patrick.
- Come nel caso di mia madre - disse Jace - perch si era uccisa. Criminali, suicidi e mostri
vengono sepolti nel punto in cui si incrociano tutte le strade, giusto?
Aveva parlato con la sua classica voce pimpante, quella che, Clary lo sapeva, usava per coprire
la rabbia o il dolore; aveva voglia di andargli pi vicino, ma con loro c'erano troppe persone.
- Non sempre - disse Zaccaria con voce pacata. - Uno dei giovani Longford era alla
battaglia della Citt di Diamante. Si  trovato costretto a uccidere il suo stesso parabatai, trasformato
da Sebastian. Dopo ha rivolto la spada contro se stesso e si  tagliato i polsi. Verr sepolto oggi insieme
agli altri morti, con tutti gli onori che gli spettano.
A Clary torn in mente il ragazzo che aveva visto in battaglia, di fronte al corpo di un
Ottenebrato morto, in lacrime, mentre intorno a lui tutti combattevano. Si era chiesta se fosse il caso di
fermarsi e andargli a parlare, se ci fosse la possibilit di aiutarlo, di fare qualcosa per lui.
Jace sembrava sul punto di vomitare. - Ecco perch dovete lasciarmi andare da Sebastian. Non
possono continuare a ripetersi cose come questa. Battaglie, combattimenti con gli Shadowhunters
oscuri ed escogiter anche di peggio. Ci riesce sempre. Essere trasformato  peggio che morire.
- Jace - disse bruscamente Clary, ma lui le lanci uno sguardo a met fra la disperazione e la
supplica. Uno sguardo che la implorava di non dubitare di lui. Si chin in avanti, le mani appoggiate
sulla scrivania del Console.
- Mandatemi da lui e io cercher di ucciderlo. Ho il fuoco celeste.  la nostra migliore
opportunit.
- Non  questione di "mandarti" da qualche parte, non potremmo nemmeno farlo perch non
sappiamo dove sia. Semmai  questione di lasciare che ti prenda.
- Fatelo.
- Assolutamente no. - Zaccaria aveva l'aria molto seria, e Clary ripens a quello che lui le
aveva detto tempo prima: Se avr la possibilit di salvare l'ultimo discendente della dinastia
Herondale, lo considerer pi importante rispetto alla fedelt che devo al Conclave. - Jace
Herondale, il Conclave pu scegliere di obbedire a Sebastian o di sfidarlo, ma in un caso o nell'altro tu
non verrai consegnato a lui nel modo in cui si aspetterebbe. Dobbiamo sorprenderlo. Altrimenti gli
lasciamo l'unica arma che di sicuro lui teme.
- Hai altri suggerimenti? - lo incalz Jia. - Lo staniamo? Usiamo Jace e Clary per
catturarlo?
- Non potete usarli come esche! - si oppose Isabelle.
Intervenne anche Maryse. - Magari cercare di separarlo dal suo esercito?
- Non potete ingannare Sebastian - afferm Clary, esausta. - Non sente n ragioni n scuse.
Ci sono soltanto lui e quello che vuole: se vi metterete di mezzo, vi distrugger.
Jia si sporse sul tavolo. - Forse possiamo convincerlo di volere altro. Non c' niente che
potremmo offrirgli come moneta di scambio?
- No - sussurr Clary. - Niente. Sebastian  - Come si faceva a spiegare suo fratello?
Come spiegare ci che si prova guardando il cuore oscuro di un buco nero? Immagina di essere
l'ultimo Shadowhunter sulla faccia della Terra, immagina che tutta la tua famiglia e i tuoi amici siano
morti, immagina che non ci sia nemmeno pi nessuno che creda a ci che eri. Immagina di trovarti
sulla Terra fra un miliardo di miliardi di anni, dopo che il sole avr riarso ogni forma di vita, e di
gridare che almeno una creatura vivente possa respirarti accanto, invece non c' niente, tranne fiumi
di fuoco e cenere. Immagina di essere cos totalmente solo, e poi immagina di poter pensare a un unico
modo per rimediare alla tua solitudine. A quel punto, immagina cosa faresti per metterlo in pratica. -
No, non cambier idea. Mai e poi mai.
Esplose un caos di voci e Jia batt le mani per richiamare i presenti al silenzio. - Basta cos.
Non facciamo che ritrovarci al punto di partenza. Adesso  ora che a discutere della situazione siano il
Conclave e il Consiglio.
- Se posso permettermi di dire una cosa - aggiunse Zaccaria perlustrando con lo sguardo la
stanza, meditabondo, prima di soffermarsi su Jia. - I riti funebri per i morti in battaglia stanno per
cominciare. Ci si aspetta la presenza del Console, cos come quella dell'Inquisitore. Suggerirei che
Clary e Jace restino in casa di quest'ultimo, considerato l'interesse che li circonda, e che il Consiglio si
riunisca a riti conclusi.
- Abbiamo il diritto di partecipare alla riunione - disse Clary. - Questa decisione ci
riguarda.  su di noi!
- Verrete convocati - rispose Jia, senza guardare lei e Jace negli occhi ma andando oltre,
osservando Robert e Maryse, Fratello Enoch e Zaccaria. - Fino a quel momento, riposatevi. Avrete
bisogno di tutte le vostre energie: potrebbe essere una lunga notte.
capitolo 12
L'INCUBO FORMALE
Icorpi bruciavano su file ordinate di pire disposte lungo la strada che portava alla Foresta di
Brocelind. Il sole iniziava a tramontare dietro un cielo bianco di nuvole e, ogni volta che una pira si
incendiava, crepitava di scintille arancioni. L'effetto aveva una sua bizzarra magnificenza, sebbene Jia
Penhallow dubitasse che chiunque fra i presenti in lutto, riunitisi sulla pianura, lo notasse.
Per qualche strano motivo, in testa le risuonava una filastrocca che aveva imparato da bambina:
Il nero per cacciare quando il sole muore,
bianco  il colore per il lutto e il dolore.
Oro per l'abito che la sposa ha indosso
e, per invocare l'incantesimo, il rosso.
Candida seta per i nostri caduti,
blu le bandiere quando tornano i perduti.
Fiamma appena i Nephilim son nati
e per lavar via i peccati!
Grigio per ci che non si pu dire,
osso per chi non vedi invecchiare.
Gialla la fiaccola che la vittoria ha annunciato,
il verde ripara ogni cuore spezzato.
Per le torri antidemoni  l'argento,
bronzo per evocare maligni poteri a cento.
Osso per chi non vedi invecchiare. Fratello Enoch, con le sue vesti bianco scheletro,
camminava avanti e indietro lungo la fila di roghi. Gli Shadowhunters assistevano in piedi, in
ginocchio, oppure gettavano nelle fiamme arancioni manciate dei delicati fiori bianchi di Alicante che
crescevano persino d'inverno.
- Console. - La voce alle sue spalle era lieve. Si volt e vide dietro di s Fratello Zaccaria, o
meglio il ragazzo che un tempo era stato Fratello Zaccaria. - Fratello Enoch dice che volevi parlarmi.
- Fratello Zaccaria - gli disse lei, per poi interrompersi. - C' un altro nome con cui vuoi
essere chiamato? Magari il nome che avevi prima di diventare un Fratello Silente?
- Per il momento Zaccaria andr benissimo. Non sono ancora pronto per reclamare il mio
vecchio nome.
- Ho sentito - disse Jia, ma poi tacque un istante, perch la parte successiva era un po'
particolare - che uno stregone del Labirinto a Spirale, Theresa Gray,  una persona che conoscevi e
alla quale hai voluto bene durante la tua vita mortale. Per uno che  stato un Fratello Silente a lungo
come te, dev'essere una cosa rara.
- Lei  tutto ci che mi resta di quel periodo - fu la risposta. - Lei, e Magnus. Avrei
desiderato parlare con lui, se ne avessi avuto la possibilit, prima che
- Vorresti raggiungere il Labirinto a Spirale? - lo interruppe Jia.
Zaccaria la guard con occhi allarmati.
Jia calcol che sembrava giovane come sua figlia. Ciglia incredibilmente lunghe, occhi giovani
e vecchi allo stesso tempo.
- Mi stai lasciando andare via da Alicante? Ma non servono tutti i guerrieri?
- Hai servito il Conclave per pi di centotrent'anni. Non possiamo chiederti altro.
Zaccaria si gir verso le pire e il fumo nero che invadeva l'aria. - Quanto pu sapere il
Labirinto a Spirale degli attacchi agli Istituti, della Citt di Diamante, dei rappresentanti?
- Studiano le tradizioni - rispose Jia - non sono guerrieri n politici. Sanno che cosa 
successo sul Burren. Abbiamo discusso della magia di Sebastian, di possibili cure per gli Ottenebrati,
dei modi per rafforzare le difese. Non chiedono altro.
- E tu altro non dici - fece Zaccaria. - Quindi non sanno della battaglia, dei rappresentanti?
Jia contrasse la mandibola. - Presumo mi dirai che dovrei informarli.
- No. - Teneva le mani in tasca, e il suo respiro era visibile nell'aria fredda e trasparente. -
Non lo dir.
Se ne stavano in piedi l'uno accanto all'altra, nella neve e nel silenzio, finch, con sorpresa di
Jia, Zaccaria riprese a parlare: - Non andr nel Labirinto a Spirale. Rester a Idris.
- Ma non vuoi vederla?
- Voglio vedere Tessa pi di qualsiasi altra cosa al mondo. Ma se venisse a sapere altre cose
su quello che  successo qui, vorrebbe raggiungerci e combattere al nostro fianco, e io mi rendo conto
di non volerlo. - I capelli scuri gli ricaddero in avanti mentre scuoteva la testa. - Mi rendo conto che,
uscendo dalla mia condizione di Fratello Silente, sono in grado di desiderare che non lo faccia. Forse 
egoismo, non so, per sono sicuro che gli stregoni del Labirinto a Spirale siano al sicuro. Tessa  al
sicuro. Se andassi da lei, lo sarei anch'io, ma significherebbe nascondersi. Io non sono uno stregone,
non posso essere d'aiuto laggi. Per posso esserlo qui.
- Potresti andare e tornare. Sarebbe complesso, ma potrei chiedere che
- No - fece piano lui. - Non posso guardare Tessa in faccia senza dirle la verit su quello
che sta accadendo qui. Soprattutto non posso andare da lei e presentarmi come un essere mortale, uno
Shadowhunter, senza rivelarle che i sentimenti che provavo nei suoi confronti quando ero -
S'interruppe. - Che i miei sentimenti sono rimasti gli stessi. Non posso fare una cosa simile e poi
tornare in un luogo dove potrei essere ucciso.  meglio se lei continua a credere che per noi non ci sia
mai stata una possibilit.
- Allora  meglio che lo pensi anche tu - gli disse Jia, guardandolo in volto e riconoscendovi
una speranza e un desiderio che sarebbero stati evidenti a chiunque. Spost gli occhi su Robert e
Maryse Lightwood, distanti l'uno dall'altra sulla neve. Poco lontano c'era sua figlia Aline, la testa
appoggiata a quella bionda e riccia di Helen Blackthorn. - Noi Shadowhunters ci mettiamo nei guai a
ogni ora di ogni giorno. Credo che a volte verso il nostro cuore siamo incoscienti come lo siamo verso
la nostra stessa vita. Quando lo doniamo a qualcuno, lo facciamo senza riserve. E se non riceviamo ci
di cui abbiamo disperatamente bisogno, come viviamo?
- Tu pensi che lei potrebbe non amarmi pi - disse Zaccaria - dopo tutto questo tempo.
Jia tacque. In fondo, era esattamente ci che pensava.
-  sensato chiederselo. Forse no, non mi ama. Ma a patto che lei sia viva, stia bene e sia
felice in questo mondo, anch'io trover il modo di essere altrettanto felice, pur senza starle accanto. -
Zaccaria guard verso i roghi, le ombre dei morti che si allungavano. - Qual  il corpo del giovane
Longford? Quello che ha ucciso il suo parabatai?
- Quello laggi - gli indic Jia. - Perch vuoi saperlo?
-  la cosa peggiore che potrei mai immaginare di dover fare. Io non sarei stato tanto
coraggioso, e visto che qualcun altro invece ci  riuscito, vorrei porgergli i miei omaggi - concluse
Zaccaria prima di incamminarsi sul terreno innevato, verso le pire.
- Il funerale  finito - annunci Isabelle. - O per lo meno il fumo non sale pi. - Era
accovacciata sul davanzale della finestra in camera sua, nella casa dell'Inquisitore. Era una stanza
piccola, con le pareti dipinte di bianco e le tende a fiori. Non proprio lo stile di Isabelle, pens Clary,
anche se sarebbe stata dura riprodurre in quattro e quattr'otto l'atmosfera tutta glitter e cosmetici di
New York.
- L'altro giorno stavo leggendo il mio Codice. - Clary fin di abbottonarsi il cardigan azzurro
di lana che si era appena messa. Non avrebbe sopportato un secondo di pi il maglione che aveva
indossato tutto il giorno prima, con il quale aveva persino dormito e che Sebastian aveva toccato. - E
stavo pensando I mondani si uccidono continuamente a vicenda. Noi, anzi loro, fanno la guerra, ogni
genere di guerra, e si massacrano l'un l'altro, ma questa  la prima volta che i Nephilim si trovano a
dover uccidere altri Shadowhunters. Quando io e Jace stavamo cercando di convincere Robert a
lasciarci varcare il Portale, non capivo perch lui si ostinasse tanto a dirci di no. Ora, invece, forse ho
capito: riteneva impossibile che degli Shadowhunters rappresentassero una minaccia per altri
Shadowhunters, a prescindere da quello che avevamo raccontato noi del Burren.
Isabelle fece una risata asciutta. - Comprensivo, da parte tua. - Si strinse le gambe contro il
petto. - Sai, tua madre mi aveva portato con s alla Citt di Diamante. Dicevano che sarei stata una
brava Sorella di Ferro.
- Le ho viste in battaglia - disse Clary. - Le Sorelle. Erano bellissime. E spaventose. Come
guardare un incendio.
- Per non possono sposarsi. Non possono stare con nessuno. Vivono per sempre, ma non
non hanno una vita. - Appoggi il mento sulle ginocchia.
- Ci sono tanti modi di vivere. E poi guarda Zaccaria
Isabelle alz lo sguardo. - Oggi ho sentito i miei genitori che parlavano di lui, mentre
andavamo al Consiglio. Dicevano che quello che gli  successo  un miracolo. Io non ho mai sentito
parlare di nessuno che avesse smesso di essere un Fratello Silente. Cio, loro possono morire, okay, ma
rovesciare gli incantesimi non dovrebbe essere possibile.
- Tante cose non dovrebbero esserlo - riflett Clary passandosi le dita aperte fra i capelli.
Aveva voglia di farsi una doccia, ma non sopportava il pensiero di starsene sotto l'acqua, da sola.
Pensando a sua madre. A Luke. L'idea di perdere uno solo di loro due, figuriamoci entrambi, era
terrificante quanto quella di essere abbandonati in mare aperto: un minuscolo granello di umanit
circondato da chilometri d'acqua sotto e attorno, cielo vuoto sopra. Niente ad ancorarla a terra.
Meccanicamente, cominci a suddividersi i capelli in due trecce. Un secondo dopo, dentro lo
specchio vide Isabelle, comparsa alle sue spalle.
- Faccio io - le disse in tono burbero afferrando le ciocche e mettendosi a districare i ricci
con perizia.
Clary chiuse le palpebre e si abbandon per un momento alla sensazione che qualcuno si stesse
prendendo cura di lei. Da bambina, sua madre le intrecciava i capelli ogni mattina prima che Simon
passasse a chiamarla per andare a scuola. Le torn in mente il vizio che aveva lui di scioglierle fermagli
e fiocchetti mentre disegnava, nascondendoglieli in vari posti  le tasche, lo zaino  finch lei non se ne
accorgeva e gli tirava addosso una matita.
Era impossibile, a volte, credere che la sua vita fosse stata cos normale.
- Ehi - fece Isabelle, dandole un colpetto. - Tutto bene?
- S, sto bene. Va tutto bene.
- Clary. - Sent sulla propria mano quella di Isabelle che, lentamente, le apriva le dita. Si
accorse di avere il palmo umidiccio, e solo in quel momento cap di aver stretto una delle forcine per
capelli di Izzy con tanta forza da essersi conficcata le punte nella carne. Il sangue le colava verso il
polso.
- Non Non ricordo nemmeno di averla presa in mano - ammise, confusa.
Isabelle se ne impossess. - Dalla a me. Tu non stai bene.
- Ma devo stare bene. Devo! Non posso permettermi di crollare. Per la mamma e per Luke.
Isabelle sospir, evasiva. Clary era consapevole che lo stilo dell'altra ragazza le stava scorrendo
sul dorso della mano, e che il rivolo di sangue si stava gi asciugando, ma continuava a non provare
dolore. C'era soltanto il buio ai margini del suo campo visivo, l'oscurit incombente ogni volta in cui
ripensava ai suoi genitori. Si sentiva come se stesse annegando, e tirava calci a ci che restava della sua
stessa lucidit per mantenersi vigile e sopra al livello dell'acqua.
A un tratto, Isabelle trasal e fece un balzo all'indietro.
- Cosa c'?!
- Ho visto una faccia, una faccia alla finestra!
Clary tolse immediatamente Eosforos dalla cintura e si alz per attraversare la stanza. Isabelle
fu subito dietro di lei, la frusta d'oro e argento che le si srotolava gi dalla mano. La scagli in avanti, e
la punta si avvilupp attorno alla maniglia della finestra, spalancandola di colpo. Ci fu uno strillo, e una
figura scura e minuta cadde in avanti sul tappeto, atterrando su mani e ginocchia.
La frusta di Isabelle guizz di nuovo nella mano della sua padrona mentre lei fissava, con un
raro stupore sul viso, lo sprazzo di un visino pallido e un groviglio di lunghi capelli biondi che
sfuggivano da una treccia scomposta.
- Emma?! - esclam Clary.
Di notte la parte sud-ovest di Long Meadow, a Prospect Park, era deserta. La luna, visibile per
met, rischiarava il panorama lontano delle case in mattoni rossi di Brooklyn, il profilo degli alberi
spogli, la radura che era stata creata sull'erba invernale dal branco.
Era a forma di cerchio, con un diametro di circa sei metri, e i lupi mannari la circondavano
completamente. C'era l'intero branco di New York: trenta o quaranta lupi, giovani e vecchi.
Leila, i capelli scuri raccolti in una coda di cavallo, si piazz al centro del cerchio e batt le
mani una volta per richiamare l'attenzione. - Membri del branco - annunci. - Una sfida  stata
lanciata. Rufus Hastings ha sfidato Bartholomew Velasquez per la superiorit di grado e il comando del
branco di New York. - Un brusio percorse la folla; Leila dovette alzare la voce. -  una questione di
leadership temporanea in assenza di Luke Garroway. Questa volta non si metter in discussione la
possibilit di sostituirlo. - Batt le mani dietro la schiena. - Bartholomew, Rufus, siete pregati di fare
un passo avanti.
Bat avanz dentro al cerchio, e un attimo pi tardi Rufus lo segu. Entrambi avevano un
abbigliamento che mal si addiceva alla stagione: jeans, maglietta e stivali, le braccia nude a dispetto del
vento freddo.
- Queste sono le regole della sfida - annunci Leila. - Lupo contro lupo, senza armi,
eccezion fatta per denti e artigli.  una sfida per il comando, perci sar mortale, non al primo sangue.
Chi sopravviver diventer il capo, e tutti gli altri lupi gli giureranno fedelt questa sera stessa. Intesi?
Bat annu. Sembrava teso, aveva la mandibola contratta; Rufus invece sorrideva compiaciuto, le
braccia a penzoloni lungo i fianchi. Liquid con un gesto le raccomandazioni di Leila. - Sappiamo
tutti come funziona, ragazzina.
Lei ridusse le labbra a una linea sottile. - Allora potete cominciare - disse, ma arretrando
verso gli altri, ai margini del cerchio, sussurr: - Buona fortuna, Bat - a voce abbastanza alta perch
tutti potessero sentirla.
Rufus sembr infischiarsene. Sorrideva ancora, e non appena Leila fu accanto agli altri si lanci
sull'avversario.
Bat lo scans di lato. Rufus era grande e grosso, Bat leggero e un po' pi scattante. Rote
schivando per un soffio gli artigli dell'altro e rispose con un montante che fece scattare la testa di Rufus
all'indietro. Sfrutt subito il vantaggio assestando una pioggia di colpi che costrinsero il gigante a
barcollare; i suoi piedi strisciavano sul pavimento mentre un ululato cavernoso gli saliva dal profondo
della gola.
Rufus teneva le mani lungo i fianchi, le dita rabbiosamente serrate. Bat part di nuovo
all'attacco, piazzandogli un pugno sulla spalla nel preciso istante in cui l'altro si girava slanciando la
mano sinistra. Aveva gli artigli completamente esposti, grossi e lucenti al chiarore della luna. Si capiva
che, in qualche modo, li aveva affilati: erano come tanti rasoi che insieme percorsero il petto di Bat
squarciandogli la maglietta e, con essa, la pelle. Fiotti scarlatti gli fiorirono sulla gabbia toracica.
- Primo sangue - grid Leila, e i lupi cominciarono a battere, a ritmo lento e regolare, il
piede sinistro a terra, facendola vibrare come un tamburo.
Rufus sogghign e avanz verso Bat. Lui si gir e lo colp, tirandogli un altro pugno sulla
mandibola che gli fece salire il sangue in bocca: Rufus volt la testa e sput rosso sull'erba, ma non si
ferm. Bat indietreggi; aveva sfoderato anche lui gli artigli, lo sguardo era freddo e giallo. Ringhi e
fece per tirare un calcio, ma Rufus gli blocc la gamba e gliela gir, facendolo cadere a terra, poi gli si
butt addosso con tutto il peso, ma l'altro lupo mannaro era gi rotolato via, cos atterr al suolo in
posizione accovacciata.
Bat si rimise in piedi, ma si vedeva che stava perdendo sangue. Gli era colato gi sul petto, gli
inzuppava la cintura dei jeans e le mani. Sferr un colpo con gli artigli, ma Rufus si volt e par con la
spalla, ricevendo solo quattro graffi superficiali. Ringhiando, afferr Bat per il polso e glielo torse. Il
suono dell'osso che si spezzava fu potente, e Bat indietreggi con un singulto.
Rufus si scagli in avanti. Il suo peso butt Bat a terra, facendogli picchiare la testa contro la
radice di un albero. Bat si afflosci.
Gli altri lupi mannari continuavano a battere i piedi a terra. Alcuni di loro piangevano
apertamente, ma nessuno si mosse quando Rufus si sedette sopra a Bat, una mano che lo premeva forte
contro l'erba e l'altra sollevata in aria, i rasoi sulle sue dita luccicanti. Si prepar al colpo mortale
- Fermo. - La voce di Maia riecheggi nel parco. Gli altri lupi alzarono lo sguardo, scioccati.
Rufus sogghignava ancora.
- Ehi, ragazzina.
Lei non si mosse. Era al centro del cerchio. Chiss come, era riuscita a oltrepassare la schiera di
lupi mannari senza che la notassero. Indossava pantaloni di velluto a coste e un giubbetto di jeans, si
era ben legata i capelli all'indietro e aveva l'espressione severa, quasi impassibile.
- Voglio lanciare una sfida - disse.
- Maia, conosci la legge! Colui che fa battaglia con un lupo del branco, ha da farlo solo e
lungi, per tema che altri prendan parte alla disputa e il branco venga ridotto da una guerra. Non puoi
interrompere il duello.
- Rufus sta per sferrare il colpo mortale - disse Maia con freddezza. - Siete davvero
convinti che io debba aspettare quei cinque secondi prima di lanciare la mia sfida? Lo far, se Rufus ha
troppa paura di combattere con me mentre Bat respira ancora
Rufus si sollev dal corpo floscio di Bat con un ruggito, e punt dritto contro di lei. Il tono di
voce di Leila s'impenn per il panico: - Maia, vai via di qui! Quando  stato versato il primo sangue,
non  pi possibile interrompere il combattimento.
Rufus attacc. I suoi artigli strapparono l'orlo della giacca di Maia; lei cadde e rotol, poi si
rialz in ginocchio, gli artigli sguainati. Il cuore le martellava contro la gabbia toracica, pompandole
nelle vene un'ondata dopo l'altra di sangue cos gelido da sembrare bollente. Sentiva il bruciore del
taglio sulla spalla. Primo sangue.
I lupi mannari ricominciarono a battere i piedi, anche se stavolta non rimasero in silenzio. Fra i
ranghi serpeggiavano commenti e versi di stupore. Maia fece del suo meglio per isolarsi, per ignorarli.
Vide Rufus farsi sotto. Era un'ombra contornata dal chiaro di luna, e in quel momento vedeva soltanto
Rufus, ma anche Sebastian, troneggiante sopra di lei sulla spiaggia, un principe freddo scavato nel
ghiaccio e nel sangue.
Il tuo ragazzo  morto.
Strinse il pugno sul terreno. Quando Rufus prese lo slancio contro di lei, gli artigli avanti, si
sollev e gli butt in faccia una manciata di terra ed erba.
L'energumeno barcoll all'indietro tossendo, accecato. Maia fece un passo in avanti e gli pest
un piede con tutta la forza che aveva: sent scricchiolare le ossa delle dita, Rufus urlare di dolore. In
quel momento, approfittando dell'attimo di distrazione, gli piant gli artigli negli occhi.
Dalla gola di Rufus esplose un grido, ma cess all'istante. Il lupo mannaro scivol all'indietro,
collassando al suolo con uno schianto che ricord a Maia quello di un albero abbattuto. Lei si guard la
mano. Era ricoperta di sangue e tracce di liquido vischioso: materia cerebrale e umor vitreo.
Si accasci sulle ginocchia e vomit. Dopo che gli artigli si furono ritratti, si pul le mani con
l'erba una, due, tre volte, mentre lo stomaco veniva sopraffatto dagli spasmi. Poi si sent toccare sulla
schiena e, quando alz gli occhi, vide che era Leila. - Maia - disse piano, ma la sua voce fu
sovrastata dal coro del branco che invocava il suo nuovo leader: - Maia, Maia, Maia.
Gli occhi di Leila erano offuscati da un velo di preoccupazione. Maia si alz, si pul la bocca
con la manica della giacca e corse da Bat. S'inginocchi accanto a lui e gli appoggi una mano sulla
guancia. - Bat?
Lui apr gli occhi a fatica. Aveva la bocca sporca di sangue, ma respirava regolarmente. Maia
pens che si stesse gi riprendendo dai colpi di Rufus. - Non sapevo che giocassi sporco - le disse
con un mezzo sorriso.
La mente di Maia torn a Sebastian, al suo sorriso smagliante e ai cadaveri sulla spiaggia. Alle
parole di Lily. Agli Shadowhunters dietro le difese, e alla fragilit degli Accordi cos come del
Consiglio. Sar una sporca guerra, concluse fra s, ma non fu ci che disse ad alta voce.
- Non sapevo che ti chiamassi Bartholomew. - Gli prese la mano e la tenne nella sua, ancora
insanguinata.
Tutto attorno a loro, il branco non smetteva di gridare: - Maia, Maia, Maia.
Bat chiuse gli occhi. - Abbiamo tutti i nostri segreti.
- Alla fine non  che faccia molta differenza - disse Jace, rannicchiato sulla seduta sotto la
finestra nella camera mansardata che condivideva con Alec. - Questa sembra proprio una prigione.
- Secondo te,  un effetto collaterale del fatto che tutt'intorno alla casa c' un plotone di
guardie armate? - sugger Simon. - Dicevo cos, per dire.
Jace gli lanci uno sguardo irritato. - Ma perch i mondani hanno sempre questa voglia
irrefrenabile di constatare l'ovvio? - Si sporse in avanti, guardando fuori dai vetri. Forse Simon aveva
esagerato un tantino, ma solo un tantino veramente. Le sagome nere disposte in corrispondenza dei
punti cardinali attorno alla casa dell'Inquisitore sarebbero potute sfuggire a un occhio inesperto, ma
non a quello di Jace.
- Io non sono un mondano - disse Simon, un filo alterato. - E tu invece cosa mi dici di
quella voglia irrefrenabile che hanno gli Shadowhunters di far uccidere se stessi e tutte le persone a cui
vogliono bene?!
- Piantala di far polemica. - Alec se ne stava appoggiato alla parete nella classica posa
riflessiva, con una mano sotto al mento. - Le guardie sono qui per proteggerci, non per tenerci
prigionieri. Siate ragionevoli.
- Alec, sono sette anni che mi conosci - disse Jace. - Quand' che lo sono stato?
Alec lo fulmin con lo sguardo.
- Sei ancora arrabbiato perch ti ho rotto il cellulare? Be', tu mi hai rotto il polso, quindi direi
che siamo pari.
- Era slogato - puntualizz Alec. - Non rotto, ma solo slo-ga-to.
- Adesso chi  che fa polemica? - intervenne Simon.
- Tu non parlare. - Alec fece il gesto di scacciarlo con la mano, un'espressione di vago
disgusto sul viso. - Ogni volta che ti guardo, mi torna in mente la scena di te, sul letto, completamente
avvinghiato a mia sorella.
Jace scatt sull'attenti. - Oh, io questa non la sapevo!
- Eddai, ragazzi
- Stai arrossendo - gli fece subito notare Jace. - E sei un vampiro, e i vampiri non
arrossiscono quasi mai, quindi farai meglio a raccontare qualcosa di veramente gustoso. Di strano,
magari. Erano coinvolte in qualche maniera perversa anche delle biciclette? Degli aspirapolvere?
Ombrelli?
- Ombrelli grossi, o quelli piccoli piccoli che ti mettono nei cocktail? - chiese Alec.
- Ma conta se - fece per dire Jace, per s'interruppe non appena in camera entrarono Clary
con Isabelle, che teneva per mano una ragazzina. Dopo un attimo di silenzio sbalordito, Jace la
riconobbe: era Emma, la piccola che Clary si era precipitata a consolare durante la riunione del
Consiglio. Quella che lo aveva guardato senza nascondere troppo la stessa adorazione che si poteva
provare per un eroe. Non che a lui dispiacesse quel tipo di attenzioni, per era un po' strano ritrovarsi
di fronte a una bambina nel bel mezzo di una conversazione che stava prendendo una piega un po'
singolare.
- Clary - disse. - Hai rapito Emma Carstairs?
Lei gli fece uno sguardo finto arrabbiato. - No,  venuta qui da sola.
- Sono passata da una delle finestre - disse la piccola, dando manforte alla ragazza. - Come
in Peter Pan.
Alec apr la bocca per protestare, ma Clary alz una mano per fargli segno di smetterla, e tenne
l'altra appoggiata sulla spalla di Emma. - Potete stare zitti un secondo, per favore? Lei non dovrebbe
essere qui,  vero, ma c' un motivo se  venuta. Ha delle informazioni.
- Proprio cos - conferm Emma con la sua vocina determinata. In realt era solo di una testa
pi bassa rispetto a Clary, la quale per era davvero minuta. Con ogni probabilit, un giorno Emma
sarebbe diventata alta. Jace cerc di ricordare suo padre, John Carstairs: era certo di averlo incontrato
durante le riunioni del Consiglio, e gli sembr di rivedere un uomo alto, con i capelli biondi. O forse
scuri? Aveva ben presente i Blackthorn, ovviamente, ma i Carstairs gli erano scomparsi dalla memoria.
Clary rispose al suo sguardo con un altro che lo invitava a fare il bravo. Lui chiuse la bocca.
Non aveva mai passato troppo tempo a chiedersi se gli piacessero o no i bambini, anche se gli aveva
sempre fatto molto piacere giocare con Max. Per essere cos piccolo, lui si era dimostrato
sorprendentemente portato per la logica, perci si divertiva a porgli degli indovinelli. Il fatto poi che il
piccolo baciasse la terra dove camminava non aveva guastato.
Jace ripens al soldatino di legno che gli aveva regalato e dovette chiudere gli occhi per il
dolore improvviso. Quando li riapr, vide che Emma lo stava guardando. Non come aveva fatto quando
l'aveva incontrato insieme a Clary alla Guardia, quel genere di espressione mezza adorante e mezza
spaventata della serie "Tu sei Jace Lightwooood!" bens con una punta di preoccupazione. In effetti,
tutto l'atteggiamento di quella ragazzina era un misto di sicurezza, molto probabilmente forzata, e
paura. I suoi genitori erano morti solo da pochi giorni, pens. E gli torn in mente quella volta, sette
anni prima, in cui lui stesso aveva affrontato i Lightwood portando nel cuore la consapevolezza che suo
padre era scomparso e nelle orecchie l'eco amaro della parola "orfano".
- Emma - disse con tutto il tatto di cui era capace - come hai fatto a entrare dalla finestra?
- Mi sono arrampicata sui tetti - rispose lei, indicando i vetri. - Non  stato cos difficile.
Gli abbaini sono quasi sempre camere da letto, perci ho provato con la prima e era quella di Clary.
- Fece spallucce, come se quello che aveva fatto non fosse stato n pericoloso n notevole.
- Era la mia, in realt - specific Isabelle, che nel frattempo osservava Emma come fosse una
creatura straordinaria. Si sedette sul baule ai piedi del letto di Alec e allung le gambe sinuose. -
Clary vive da Luke.
Emma parve confusa. - Non so dove sia casa sua. Tutti dicevano che stavate qui, ed  qui che
sono venuta.
Alec abbass gli occhi su Emma con la faccia mezza intenerita e mezza preoccupata di un
fratello molto pi grande. - Non avere paura
- Ma io non ho paura! - ribatt subito lei. - Sono venuta qui perch vi serve aiuto.
Jace sent un angolo della bocca sollevarsi involontariamente. - Che tipo di aiuto?
- Ho riconosciuto quell'uomo, oggi. Quello che ha minacciato il Console. Era venuto insieme
a Sebastian per attaccare l'Istituto. - Deglut forte. - Quel posto dove ha detto che bruceremo tutti,
Edom
-  un altro modo per dire "Inferno", non un posto reale. Non devi preoccuparti - le disse
Alec.
- Non  preoccupata, Alec - fece Clary. - Lasciala parlare.
- S che  un posto reale. Quando hanno attaccato l'Istituto, li ho sentiti. Ho sentito una di loro
dire che potevano portare Mark a Edom, e sacrificarlo l. Quando poi noi siamo scappati attraverso il
Portale, l'ho sentita gridare che saremmo bruciati a Edom, che non potevamo salvarci. - Le trem la
voce. - Da come parlavano di Edom, sono sicura che sia un posto vero, o almeno che lo sia per loro.
- Edom - ripet Clary, pensosa. - Valentine aveva chiamato Lilith con un nome del genere.
Aveva detto mia Signora di Edom.
Gli occhi di Alec incontrarono quelli di Jace, poi annu e usc in silenzio dalla stanza. Jace sent
le spalle decontrarsi leggermente; in mezzo a tutto quel caos, era bello avere un parabatai che sapeva a
cosa stavi pensando senza che nemmeno ci fosse bisogno di dirlo. - Ne hai parlato con qualcun altro?
Emma esit, poi scosse la testa.
- Perch no? - intervenne Simon, rimasto fino a quel momento in silenzio. Emma lo guard
incuriosita; Jace pens che la ragazzina dovesse avere dodici anni al massimo, e forse era una delle
prime volte che incontrava un Nascosto cos da vicino. - Perch non dirlo al Conclave?
- Perch io del Conclave non mi fido - rispose lei a voce bassa. - Di voi, s.
Clary sospir. - Emma
- Quando siamo venuti qui, il Conclave ci ha interrogati tutti, soprattutto Jules, e hanno usato
la Spada Mortale per essere sicuri che non dicessimo bugie. Fa male, ma a loro non importava. L'hanno
usata con Ty e Livvy. L'hanno usata con Dru! - Emma era indignata. - Probabilmente l'avrebbero
fatto anche con Tavvy, se fosse stato capace di parlare. Ripeto, fa male. La Spada Mortale fa tanto
male.
- Lo so - disse piano Clary.
- Noi stiamo dai Penhallow - riprese Emma. - Per Aline ed Helen, e anche perch il
Conclave vuole tenerci d'occhio. Per via di quello che abbiamo visto. Ero al piano di sotto quando sono
tornati dal funerale, li ho sentiti parlare e cos mi sono nascosta. C'era un bel gruppo, non soltanto
Patrick e Jia, ma tanti altri capi di Istituti. Discutevano di cosa dovrebbero fare loro, di cosa dovrebbe
fare il Conclave, se Jace e Clary dovrebbero essere consegnati o no a Sebastian e cos via Come se
fosse una scelta loro. La loro decisione. Io invece ho pensato che  la vostra. Alcuni dicevano
addirittura che non importava se voi due ci volevate andare oppure no!
Simon era in piedi. - Ma Jace e Clary si sono offerti volontari, hanno praticamente supplicato
di poter andare
- Avremmo detto la verit. - Emma si spost bruscamente il groviglio di capelli dal viso.
Aveva gli occhi enormi, castani con delle pagliuzze d'oro e ambra. - Non avrebbero dovuto usare la
Spada Mortale con noi, avremmo detto comunque la verit, invece l'hanno fatto. L'hanno usata con
Jules finch le sue mani finch le sue mani sono rimaste ustionate. - Le trem la voce. - Cos ho
pensato che voi doveste sapere quello che stavano dicendo. Non vogliono farvi pensare che
forzerebbero la vostra scelta, perch sanno che Clary  capace di aprire i Portali. Sanno che se ne pu
andare da qui, e se lei scappa sono convinti di non avere altri modi per trattare con Sebastian.
La porta si apr e Alec torn in camera portando con s un libro rilegato in pelle marrone. Lo
teneva in modo da coprire il titolo; incroci lo sguardo con Jace e gli fece un cenno, dopodich
adocchi Emma. Il battito cardiaco di Jace acceler: Alec aveva scoperto qualcosa. Qualcosa che non
gli piaceva, a giudicare dall'espressione seria che aveva, ma pur sempre qualcosa.
- I membri del Conclave che hai spiato ti hanno dato l'impressione di sapere quand' che
avrebbero deciso cosa fare? - chiese Jace a Emma, anche per distrarla mentre Alec si sedeva sul letto
infilandosi il libro dietro la schiena.
La ragazzina scosse la testa. - Quando me ne sono andata, discutevano ancora. Sono sgusciata
fuori dalla finestra dell'ultimo piano. Jules mi aveva detto di non farlo perch mi sarei ammazzata, ma
io sapevo che non sarebbe successo! Sono una brava scalatrice - disse con una punta d'orgoglio. - E
lui si preoccupa troppo.
-  bello avere qualcuno che si preoccupa per te. Significa che ti vuole bene.  cos che scopri
se hai dei buoni amici.
Lo sguardo di Emma si spost, incuriosito, da Alec a Jace. - Tu ti preoccupi per lui? - chiese
ad Alec, suscitando nel ragazzo una risata inaspettata.
- Continuamente! - le rispose. - Jace potrebbe farsi uccidere anche solo infilandosi le
mutande la mattina. Essere il suo parabatai  un lavoro a tempo pieno.
- Anche a me piacerebbe avere un parabatai.  come avere qualcuno che fa parte della tua
famiglia, ma perch vuole, non perch deve. - Arross, sentendosi all'improvviso in imbarazzo. - A
parte questo, credo che nessuno dovrebbe essere punito per aver salvato delle persone.
-  per questo che ti fidi di noi? - le chiese Clary, commossa. - Perch pensi che salviamo
le persone?
Emma colp il tappeto con la punta del piede, poi alz gli occhi. - Sapevo di te - disse a Jace,
arrossendo. - Voglio dire, tutti sanno di te. Che eri il figlio di Valentine, ma che poi non lo eri, eri
Jonathan Herondale. E non penso che per la maggior parte delle persone questo abbia fatto molta
differenza, tanti ti chiamano comunque Jace Lightwood. Per mio padre, invece, s. L'ho sentito dire a
mia madre che pensava che gli Herondale fossero tutti scomparsi, che la famiglia si fosse estinta,
invece tu eri il loro ultimo discendente e lui ha votato in Consiglio per chiedere al Conclave di
continuare a cercarti perch, parole sue, i Carstairs hanno un debito con gli Herondale.
- Come? - chiese Alec. - Che genere di debito?
- Non lo so. Ma io sono venuta perch il mio pap avrebbe voluto cos, anche se era
pericoloso.
Jace soffoc l'accenno di una risata. - Qualcosa mi dice che non ti importa molto dei pericoli.
- Si accovacci, portando lo sguardo all'altezza di quello di Emma. - C' altro che ci puoi dire?
Qualcosa che hanno detto loro?
Lei scosse la testa. - Non sanno dove sia Sebastian. Non sanno di Edom: ne ho parlato quando
tenevo la Spada Mortale, ma anche loro hanno pensato che fosse soltanto un altro modo per dire
"Inferno". Non mi hanno mai chiesto se, secondo me, fosse un luogo reale, cos io non ho detto niente.
- Grazie per averci avvisati.  un aiuto. Un grosso aiuto. Ora per dovresti andare - le
consigli, il pi gentilmente possibile, Jace - prima che si accorgano della tua scomparsa. Da adesso,
per, gli Herondale sono in debito con i Carstairs. D'accordo? Non dimenticarlo.
Jace si alz mentre Emma si girava verso Clary, la quale annu e la accompagn verso la
finestra sotto cui sedeva prima Jace. Si chin per abbracciare la ragazzina, poi le apr i vetri. Emma
sgattaiol fuori con l'agilit di una scimmietta. Si iss verso l'alto finch di lei furono visibili solo i
piedi a penzoloni dentro agli stivali, e un attimo dopo sparirono anche quelli. Jace sent un lieve rumore
di scarpe che grattavano, Emma che filava via sulle tegole del tetto, poi silenzio.
- Mi piace - decret Isabelle. - Mi ricorda un po' Jace quando era piccolo, e testardo, e si
comportava come se fosse immortale.
- Due su tre valgono ancora oggi - disse Clary richiudendo la finestra. Si mise sulla seduta.
- Credo che adesso il punto sia: raccontiamo o no a Jia e a tutti gli altri del Consiglio quello che ci ha
detto Emma?
- Dipende - rispose Jace. - Jia deve rispettare la volont del Consiglio, l'ha detto lei stessa.
Se decidono che vogliono chiuderci dentro una gabbia finch Sebastian non viene a prenderci Be',
qualsiasi vantaggio che potrebbe derivare da questa informazione andrebbe un tantino sprecato.
- Quindi bisogna vedere se  un'informazione davvero utile oppure no - osserv Simon.
- Giusto - fece Jace. - Alec, che cos'hai scoperto?
Alec estrasse il libro che teneva dietro la schiena. Era un'encyclopedia daemonica, il genere di
volume da consultazione presente in qualsiasi biblioteca Shadowhunter. - Pensavo che Edom potesse
essere il nome di uno dei regni demoniaci
- Be', tutti teorizzano che Sebastian potrebbe trovarsi in un'altra dimensione, essendo
sostanzialmente impossibile da individuare - disse Isabelle. - Ma le dimensioni demoniache Ne
esistono milioni, e un umano non ci pu andare cos facilmente!
- Alcune sono pi conosciute di altre - spieg Alec. - La Bibbia e i testi di Enoch ne citano
diverse, ovviamente dissimulate e inserite in miti e racconti. Di Edom si parla come di un deserto -
Lesse ad alta voce, il tono declamatorio: - I torrenti di quel paese si cambieranno in pece, la sua
polvere in zolfo, la sua terra diventer pece ardente. Non si spegner n di giorno n di notte, sempre
salir il suo fumo; per tutte le generazioni rester deserta, mai pi alcuno vi passer. - Fece un
sospiro. - E ovviamente ci sono le leggende su Lilith e Edom, secondo le quali lei sarebbe stata
esiliata in quel luogo per poi diventarne regina insieme al demone Asmodeo. Ecco perch,
probabilmente, gli Ottenebrati parlavano di sacrificare Mark Blackthorn a Lilith nel regno di Edom.
- Lilith protegge Sebastian - disse Clary. - Se lui dovesse raggiungere uno dei regni
demoniaci, sceglierebbe il suo.
- Per tutte le generazioni rester deserta, mai pi alcuno vi passer non mi sembra una frase
molto incoraggiante - disse Jace. - Inoltre, non esiste un modo per raggiungere i regni demoniaci.
Viaggiare da un posto all'altro, in questo mondo,  un conto, ma
- Be', invece credo che un sistema ci sia - intervenne Alec. - Un sentiero che i Nephilim
non possono chiudere perch  fuori dalla giurisdizione delle nostre Leggi.  antico, pi antico degli
Shadowhunters Magia antica, selvaggia. - Sospir. - Si trova nella Corte Seelie, ed  protetto dal
Popolo Fatato. Sono pi di cento anni che un essere umano non lo calpesta.
capitolo 13
LASTRICATO
DI BUONE INTENZIONI
Jace si aggirava per la stanza silenzioso come un gatto. Gli altri lo guardavano, Simon con un
sopracciglio alzato. - Non ci sono altri modi per arrivarci? Non possiamo tentare con un Portale?
- Noi non siamo demoni, possiamo usare i Portali solo in una dimensione - gli fece notare
Alec.
- Lo so, ma se Clary tentasse qualche esperimento con le apposite rune
- Io non lo faccio - si oppose lei appoggiando, con fare protettivo, una mano sulla tasca che
conteneva il suo stilo. - Non vi metter tutti quanti in pericolo. Ho trasportato me stessa e Luke a Idris
e per poco non ci ammazzavamo. Non voglio correre di nuovo questo rischio.
Jace camminava su e gi incessantemente. Era l'atteggiamento tipico di quando stava
riflettendo; Clary lo sapeva, ma lo guardava comunque con preoccupazione. Lui apriva e richiudeva le
mani, mormorando sottovoce. Finalmente, a un certo punto, si ferm. - Clary, puoi aprire un Portale
verso la Corte Seelie, giusto?
- S - rispose lei. - Quello posso farlo. Ci sono stata, me la ricordo. Ma sarebbe sicuro? Non
siamo stati invitati, e il Popolo Fatato non ama le incursioni nei suoi territori. Se noi
- Non c' nessun noi. Nessuno di voi verr. Andr da solo.
Alec scatt in piedi. - Lo sapevo, anzi lo strasapevo, porca merda! Assolutamente no. 
escluso.
Jace inarc un sopracciglio; era apparentemente calmo, ma Clary riconosceva la tensione nella
postura delle sue spalle e nel modo in cui lui oscillava leggermente in avanti, sollevandosi sulla parte
anteriore della pianta del piede. - E tu da quando dici "merda" con tanta disinvoltura?
- Da quando questa merda di situazione lo richiede. - Alec incroci le braccia sul petto. -
Ma non dovevamo discutere sul fatto di dirlo o meno al Conclave?
- Non possiamo. Non se dobbiamo raggiungere i regni demoniaci passando per la Corte
Seelie. Non  che possa presentarsi met Conclave, sembrerebbe una dichiarazione di guerra contro il
Popolo Fatato! - esclam Jace.
- Ah, se invece siamo solo in cinque possiamo convincerli con le buone a lasciarci passare
- Isabelle era ironica.
- Siamo gi stati a colloquio con la Regina - fece Jace. - Siete andati da lei quando io
Quando Sebastian aveva il controllo su di me.
- E lei ci ha ingannati con gli anelli walkie-talkie per poterci spiare. Non so se credere pi a lei
o agli elefanti che volano.
- Io non ho detto di crederle, tanto lei far comunque quello che pi le conviene al momento.
Io dico che dobbiamo rendere un suo interesse il fatto di poter accedere al sentiero per Edom.
- Siamo ancora Shadowhunters - disse Alec - cos come siamo ancora rappresentanti del
Conclave. Qualsiasi cosa faremo laggi, ne risponderanno loro.
- Allora useremo tatto e astuzia. Sentite, mi piacerebbe molto far trattare il Conclave con la
Regina per noi, ma non ne abbiamo il tempo. Luke, Jocelyn, Magnus e Raphael non ne hanno il tempo!
Sebastian accelera i suoi piani, nutre la sua sete di sangue. Voi non sapete come diventa, io s. Io lo so.
- Dopo il breve discorso, Jace trattenne il fiato. Aveva il viso lievemente imperlato di sudore. - Ed 
per questo che voglio agire da solo. Fratello Zaccaria me l'ha detto: io sono il fuoco celeste. Non
possiamo procurarci un'altra Gloriosa. E nemmeno evocare un altro Angelo; ci siamo gi giocati anche
quella carta.
- D'accordo - disse Clary - ma anche se sei tu l'unica fonte di fuoco celeste, non significa
che devi agire da solo.
- Clary ha ragione - le fece eco Alec. - Sappiamo che il fuoco celeste pu danneggiare
Sebastian, ma non sappiamo se sia davvero l'unica cosa capace di riuscirci.
- E di certo non significa che sei l'unico in grado di uccidere i chiss quanti Ottenebrati di cui
Sebastian si sar circondato - sottoline Clary. - N che ti puoi avventurare nella Corte Seelie per
conto tuo e poi proseguire in qualche sperduto regno demoniaco dove dovrai metterti a scovare
Sebastian
- Non possiamo localizzarlo perch noi non siamo nella sua stessa dimensione - disse Jace.
Teneva alzato il polso sul quale splendeva il bracciale d'argento di Sebastian. - Quando sar nel suo
mondo, invece, ci riuscir. L'ho gi fatto.
- Ci riusciremo - insistette Clary. - Jace, non si tratta solo di localizzarlo. Qui c' in ballo
qualcosa di enorme, pi grande di qualsiasi altra cosa abbiamo mai fatto. Non si tratta nemmeno di
ucciderlo e basta: ci sono dei prigionieri.  una missione di salvataggio. In gioco ci sono tanto le nostre
vite quanto le loro. - Le si incrin la voce.
Jace aveva smesso di girare e rigirare in tondo. Guard a uno a uno tutti i suoi amici, quasi
supplicandoli. -  che non voglio vi succeda qualcosa.
- S, be', anche noi non vogliamo che ci succeda qualcosa - precis subito Simon. - Ma
guarda avanti: cosa succede se tu vai e noi restiamo? Sebastian vuole Clary, vuole lei pi di quanto
voglia te, e pu trovarla qui ad Alicante. Niente gli impedisce di tornare se non la promessa che
aspetter due giorni, e cosa valgono le sue promesse?! Potrebbe venire a prendersi uno di noi in
qualsiasi momento: l'ha gi dimostrato con i rappresentanti del Mondo Invisibile. Qui siamo bersagli
facili. Meglio andare dove non si aspetta di trovarci o dove non ci cerca.
- Io non resto qui ad Alicante mentre Magnus  in pericolo - annunci Alec con voce
sorprendentemente fredda e adulta. - Vai senza di me, Jace, e mancherai di rispetto ai nostri
giuramenti parabatai, a me in quanto Shadowhunter, e al fatto che questa sia anche la mia battaglia.
Jace parve scioccato. - Alec, io non mancherei mai di rispetto ai nostri giuramenti. Tu sei uno
dei migliori Shadowhunters che io conosca
- Ed  proprio questa la ragione per cui noi verremo con te - dichiar Isabelle. - Tu hai
bisogno di noi. Tu hai bisogno di me e di Alec per spalleggiarti come abbiamo sempre fatto. Tu hai
bisogno del potere delle rune di Clary e della forza da vampiro di Simon. Non  soltanto la tua
battaglia. Se ci rispetti come Shadowhunters e come amici, allora verremo tutti con te. Semplice, no?
- Lo so - disse Jace, piano. - Lo so che ho bisogno di voi. - Guard Clary, e lei risent la
voce di Isabelle che diceva: Hai bisogno del potere delle rune di Clary. Le torn in mente quando
aveva visto Jace per la prima volta, affiancato da Alec e Isabelle, e aveva pensato che fosse un tipo
pericoloso.
Non le era mai venuto in mente di essere come lui, di essere a sua volta pericolosa.
- Grazie - disse Jace, poi si schiar la gola. - Okay. Mettetevi tutti in tenuta e fate i bagagli,
da riempire con il necessario per un viaggio via terra: acqua, tutto il cibo che riuscite a racimolare, stilo
di riserva, coperte. E tu - si era rivolto a Simon - tu magari non avrai bisogno di cibo, ma se hai del
sangue in bottiglia, portalo. Potrebbe non esserci niente da mangiare, strada facendo.
- Ci siete sempre voi quattro - replic l'altro con un sorriso appena accennato; Clary sapeva
che era dovuto al fatto di essere stato incluso, senza un attimo di esitazione, nel loro gruppo.
Finalmente Jace aveva accettato che, ovunque andassero, Simon, Shadowhunter o no, li avrebbe
seguiti.
- Perfetto - disse Alec. - Tutti qui fra dieci minuti. Clary, preparati ad aprire un Portale.
E Jace?
- S?
- Farai meglio ad avere un piano per quello che dovremo fare una volta arrivati alla Corte.
Perch ne avremo bisogno.
Il vortice dentro al Portale fu quasi un sollievo. Clary varc la soglia brillante per ultima, dopo
gli altri quattro, e lasci che le fredde tenebre la prendessero come acqua che l'avrebbe trascinata
sempre pi a fondo, rubandole l'aria dai polmoni, facendole dimenticare tutto tranne il clamore e la
caduta.
La morsa del Portale la moll troppo in fretta, facendola cadere goffamente, con lo zaino sotto il
corpo, sul pavimento in terra battuta di una galleria. Riprese fiato e si gir, sfruttando una lunga radice
per mettersi dritta. Alec, Isabelle, Jace e Simon si stavano radunando attorno a lei, spolverandosi i
vestiti. Non era terra, quella su cui erano caduti, bens un tappeto di muschio. Ce n'era dell'altro che
ricopriva le pareti lisce e brune della galleria, solo che brillava di luce fosforescente. Piccoli fiori
luminosi, simili a margherite elettriche, crescevano in mezzo al muschio, costellando il verde di bianco.
Radici serpeggianti penzolavano dal soffitto, e Clary si domandava cosa di preciso ci stesse crescendo
sopra. Dalla galleria principale si aprivano diversi cunicoli pi piccoli, alcuni troppo angusti per
ospitare una forma umana.
Isabelle si tolse un pezzo di muschio dai capelli e fece una smorfia. - Dove siamo,
esattamente?
- Ho puntato ad arrivare proprio davanti alla sala del trono - le rispose Clary. - Siamo gi
stati qui, solo che ogni volta sembra diverso.
Jace si era gi addentrato lungo il corridoio principale. Anche senza la runa del Silenzio, si
muoveva come un gatto sul muschio soffice. Gli altri lo seguirono, Clary con la mano sull'elsa della
spada. Era un po' sorpresa di quanto in fretta si fosse abituata a portare una spada al fianco e pens che
se, cercando di prenderla, per caso non l'avesse pi trovata al suo posto, sarebbe andata in panico.
- Di qui - bisbigli Jace, facendo segno al gruppo di tacere. Erano in un corridoio con il
soffitto a volta, e una tenda li separava da una stanza pi ampia. L'ultima volta che Clary era stata in
quel luogo, quella stessa tenda era composta da farfalle vive e frusciava per i tentativi degli animaletti
di liberarsi.
Quel giorno era fatta di rovi come quelli che circondavano il castello della Bella Addormentata,
intrecciati tra loro a formare un pannello sospeso. Clary riusciva solo a intravedere la stanza dietro la
tenda, uno scintillio di bianco e d'argento, ma tutti sentivano il suono delle risate provenienti dai
corridoi attorno a loro.
Gli incantesimi non funzionavano con il Popolo Fatato, con loro non c'era modo di nascondersi
o camuffarsi. Jace era in allerta, l'intero corpo in tensione. Sollev con cautela un pugnale e scost la
tenda cercando di fare meno rumore possibile. Tutti si sporsero in avanti, aprendo bene gli occhi.
La stanza che si apriva davanti a loro era un paesaggio da fiaba invernale, di quelli che Clary
aveva visto solo nelle visite alla fattoria di Luke. Le pareti erano lastre di cristallo bianco, e la Regina
giaceva su un divano dello stesso materiale, ma percorso da venature d'argento. Il pavimento era
ricoperto di neve e dal soffitto pendevano lunghe stalattiti avvinghiate da rovi oro e argento. In tutta la
stanza erano disseminati mazzi di rose bianche, sparse anche sotto il divano della Regina e intrecciate
fra i suoi capelli rossi a formare una corona. Anche il suo vestito era bianco e argento, diafano quanto
una lastra di ghiaccio; sotto si intravedevano le curve del suo corpo, sebbene non in maniera distinta.
Ghiaccio, rose, la Regina. L'effetto era accecante. Era distesa sulla schiena, con la testa sollevata, e
conversava con un cavaliere che indossava una pesante armatura marrone scuro, lo stesso colore di un
tronco d'albero. Lui aveva un occhio nero e uno azzurro chiaro, quasi bianco. Per un momento Clary
pens che sotto il possente braccio tenesse la testa di un cervo, ma guardando meglio si accorse che si
trattava di un elmo con le corna.
- E come va con la Caccia Selvaggia, Gwyn? - si stava informando la Regina. - I
Raccoglitori dei Morti? Presumo che l'altra notte, alla Citt di Diamante, tu abbia fatto un ottimo
bottino. Ho sentito che le urla dei Nephilim squarciavano il cielo, mentre morivano.
Clary si accorse che, attorno a s, gli altri si erano irrigiditi. Si ricord di quando, sdraiata
accanto a Jace su una barca a Venezia, aveva visto la Caccia Selvaggia passarle sopra la testa: un
vortice di urli e grida di battaglia, cavalli con gli zoccoli che luccicavano di rosso intenso e
scalpitavano nel cielo.
- Cos ho sentito anch'io, mia signora - disse Gwyn con una voce cos roca da risultare a
malapena comprensibile: ricordava lo sfregamento di una lama contro una corteccia ruvida. -  vero
che la Caccia Selvaggia accorre quando i corvi della battaglia invocano sangue e che noi reclutiamo i
nostri cavalieri fra i moribondi, ma non eravamo alla Citt di Diamante. I giochi di guerra fra Nephilim
e Ottenebrati sono eccessivi per noi. Il Popolo Fatato non si mescola bene con i demoni e gli angeli.
- Mi deludi, Gwyn - disse la Regina, mettendo il broncio. - Questo  un periodo di ascesa
per il Popolo Fatato: avanziamo, cresciamo, conquistiamo il mondo. Facciamo parte della scacchiera
del potere, proprio come i Nephilim. Avrei sperato in un tuo aiuto.
- Chiedo perdono, mia signora. Gli scacchi sono un gioco troppo raffinato per noi. Non sono
in grado di offrire un consiglio.
- Ma io vi avevo fatto un gran regalo - La Regina assunse un'espressione triste. - Il
giovane Blackthorn. Sangue di Shadowhunter e di fata: una rarit. Cavalcher dietro di voi, e i demoni
vi temeranno. Un regalo da parte mia e di Sebastian.
Sebastian. Lo aveva detto con disinvoltura, in tono familiare. C'era affetto nella sua voce, per
quanto affetto fosse in grado di provare la Regina delle Fate. Clary sentiva il respiro di Jace accanto a
s: rapido, concitato. Anche gli altri erano tesi, e sui loro visi leggeva il panico della comprensione per
ci che la Regina aveva appena detto.
Clary sent Eosforos raffreddarsi dentro la stretta della mano. Un sentiero verso i regni
demoniaci che passa attraverso i territori delle fate. La terra che si apre sotto i piedi di Sebastian. Lui
che si vanta di avere degli alleati.
La Regina e Sebastian che fanno il dono di un prigioniero Nephilim. Insieme.
- Ma i demoni gi mi temono, bellissima - disse Gwyn con un sorriso.
Mia bellissima. Il sangue nelle vene di Clary si era trasformato in un fiume di ghiaccio che le
sibilava gi fino al cuore. Quando abbass lo sguardo, vide che Simon aveva preso Isabelle per mano,
un rapido gesto di conforto; lei era sbiancata e sembrava sul punto di star male, come Alec e Jace.
Simon deglut; l'anello d'oro che aveva al dito luccic, e Clary sent la voce di Sebastian dentro la
testa: Credi davvero che ti avrebbe lasciato mettere le mani su qualcosa capace di comunicare coi tuoi
amichetti senza che lei potesse sentirvi? Da quando te l'ho preso, ho parlato con lei e lei con me. Sei
stata una stupida a fidarti, sorellina. Alla Regina della Corte Seelie piace stare dalla parte di chi vince.
E quella parte sar la nostra, Clary. La nostra.
- Allora mi devi un favore, Gwyn, in cambio del ragazzo - ribatt la Regina. - So che la
Caccia Selvaggia risponde alle sue leggi, ma io vorrei richiedere la tua presenza nella prossima
battaglia.
Gwyn corrug la fronte. - Non sono sicuro che un solo ragazzo valga una promessa cos
importante. Come ho detto, la Caccia non smania per essere coinvolta nelle faccende dei Nephilim.
- Non dovrete combattere - disse la Regina con voce di seta. - Chiederei soltanto la tua
assistenza per i corpi, in un secondo momento. E di corpi ce ne saranno. I Nephilim pagheranno per i
loro crimini, Gwyn. Tutti devono pagare.
Prima che Gwyn potesse ribattere, un'altra figura fece il suo ingresso nella stanza, attraverso la
galleria buia che formava una curva dietro al trono della Regina. Era Meliorn, con la sua armatura
bianca e i capelli neri raccolti in una treccia che gli ricadeva sulla schiena. Aveva gli stivali incrostati di
una sostanza che ricordava la pece. Quando vide Gwyn, s'incup. - Un Cacciatore non porta mai
buone notizie - comment.
- Tranquillo, Meliorn - fece la Regina. - Io e Gwyn stavamo soltanto discutendo uno
scambio di favori.
Meliorn chin il capo. - Porto notizie, mia signora, ma preferirei conferire in privato.
Lei si rivolse a Gwyn. - Siamo d'accordo?
L'altro esit, poi annu con fare solenne e, dopo aver lanciato uno sguardo di disprezzo a
Meliorn, scomparve nella stessa galleria dalla quale era spuntato lui.
La Regina si mosse verso il bordo del divano, le dita pallide come marmo sull'abito. - Molto
bene, Meliorn. Di cosa vorresti parlare? Notizie sui prigionieri del Mondo Invisibile?
I prigionieri del Mondo Invisibile. Clary sent, dietro di s, Alec che ansimava. Meliorn volt
di scatto la testa, riducendo gli occhi a due fessure. - Se non mi inganno, mia signora - disse,
appoggiando la mano sulla spada che portava al fianco - abbiamo degli ospiti
Jace stava gi facendo scorrere la mano accanto a s, sussurrando: - Gabriel. - La spada
angelica avvamp, e Isabelle scatt in piedi, scagli la frusta in avanti, fendette la tenda di rovi e la fece
crollare fragorosamente a terra.
Jace sfrecci oltre il cumulo di spine e avanz nella sala del trono, con Gabriel che gli brillava
in mano. Anche Clary sguain Eosforos.
Si precipitarono tutti nella camera della Regina, formando un semicerchio alle spalle di Jace:
Alec con l'arco gi puntato, Isabelle con la frusta sciolta e scintillante, Clary con la spada e Simon
Simon non aveva arma migliore di se stesso, ma mostr senza timore a Meliorn i denti luccicanti.
La Regina si raggomitol su se stessa lanciando un sibilo, subito soffocato. Era la prima volta
che Clary la vedeva turbata.
- Come osate entrare nella Corte senza essere stati invitati? - disse. - Questo  il peggiore
di tutti i crimini, una violazione della Legge dell'Alleanza
- Come osi tu parlare di violare la Legge dell'Alleanza! - grid Jace, e la spada angelica gli
brill nella mano. Clary pens che anche Jonathan Shadowhunter dovesse aver avuto quell'aspetto,
molti secoli prima, quando aveva scacciato i demoni e salvato dalla distruzione un mondo ignaro. -
Tu, che hai ucciso, e mentito, e reso prigionieri dei Nascosti del Consiglio. Ti sei alleata con forze
malefiche, e pagherai per questo.
- La Regina della Corte Seelie non paga - dichiar lei.
- Tutti pagano - rispose Jace, e in un attimo era gi in piedi sul divano, sopra la Regina, con
la punta della spada contro la sua gola. Lei tent di indietreggiare, ma era inchiodata sul posto, bloccata
dalle gambe di lui. - Come hai fatto? Meliorn aveva giurato che tu eri dalla parte dei Nephilim. Le
fate non possono mentire, solo per questo il Consiglio si  fidato di te
- Meliorn ha solo mezzo sangue di fata. Lui pu mentire - rivel la Regina lanciando uno
sguardo divertito a Isabelle, che parve scioccata. Clary pens che soltanto la Regina poteva sembrare
divertita con una lama alla gola. - A volte la risposta pi semplice  quella giusta, Shadowhunter.
-  per questo che hai voluto lui in Consiglio - intervenne Clary, ricordandosi del favore che
la Regina le aveva chiesto un tempo che ormai le sembrava lontano secoli. - Perch lui pu mentire.
- Un tradimento a lungo premeditato. - Jace respirava affannosamente. - Dovrei tagliarti la
gola in questo esatto istante.
- Non oseresti - disse la Regina, immobile, la pelle contro il metallo. - Se tocchi la Regina
della Corte Seelie, il Popolo Fatato ti sar nemico in eterno.
Jace aveva il fiato corto mentre parlava, e il viso luminoso. - E allora tu cosa sei, adesso? Ti
abbiamo sentito. Hai parlato di Sebastian come di un alleato. La Citt di Diamante sorge su delle linee
di energia, e le linee di energia sono dominio delle fate. Tu hai portato qui Sebastian, gli hai aperto la
strada, gli hai permesso di tenderci un'imboscata. Come potresti non essere gi nostra nemica?
Un'espressione truce attravers il viso di Meliorn. - Potrai anche averci sentiti parlare, piccolo
Nephilim, ma se vi uccidiamo prima che torniate dal Conclave a raccontare le vostre storie, nessuno
verr mai a sapere niente
Il cavaliere si fece avanti. Alec scagli una freccia, che gli affond nella gamba. Meliorn cadde
a terra, gemente, la neve attorno che si tingeva di rosso. Alec lo sovrast, pronto a colpire ancora. -
Dicci dove si trova Magnus. Dove sono tutti gli altri prigionieri - gli ordin. - Muoviti, altrimenti ti
trasformo in un puntaspilli.
Meliorn sput. Era come se la sua armatura bianca si stesse fondendo con la neve che lo
circondava. - Non vi dir nulla. Torturatemi, uccidetemi, ma io non tradir la mia Regina.
- Tanto non conta quello che dice - osserv Isabelle. - Pu mentire, ricordate?
Il viso di Alec divenne di pietra. - Vero. Allora muori, bugiardo. - E la freccia scocc.
And a piantarsi nel petto di Meliorn, e il cavaliere delle fate ricadde sulla neve, proiettato
all'indietro dall'impatto della freccia. Colp con la testa il muro della grotta, producendo uno schiocco
bagnato.
La Regina lanci un grido, e quel suono perfor le orecchie di Clary risvegliandola dallo shock.
Sentiva le fate urlare, piedi che correvano nei corridoi esterni. - Simon! - url, e lui si gir di scatto.
- Vieni qui!
Si infil di nuovo Eosforos nella cintura, afferr lo stilo e corse verso la porta principale, ora
spogliata dalla tenda di rovi. Simon la segu a ruota. - Sollevami - gli disse, concitata. Lui, senza
fare domande, le mise le mani attorno alla vita e la slanci verso l'alto, la sua forza di vampiro che per
poco non le faceva toccare il soffitto.
Con la mano libera, Clary si aggrapp saldamente all'arco che aveva sopra la testa e guard in
basso. Simon la stava osservando, chiaramente confuso, ma la sua stretta non mollava.
- Resisti - gli disse, cominciando a disegnare. Stava creando una runa opposta a quella
tracciata sulla nave di Valentine: per chiudere e bloccare, per lasciarsi alle spalle tutto, per nascondersi
e mettersi in salvo.
Linee nere si allargavano sotto la sua mano. Sent Simon che le diceva di sbrigarsi, perch
stavano arrivando, proprio nel momento in cui fin e alz la punta dello stilo.
Sentirono tremare la terra sotto i piedi. Caddero insieme, Clary sopra Simon  un atterraggio
davvero confortevole, considerato che lui era tutto gomiti e ginocchia aguzze  e rotolarono di fianco
mentre una parete di terra cominciava a scivolare lungo l'arcata come un sipario. C'erano delle ombre
che correvano verso la porta, ombre che iniziavano ad assumere la forma di fate in corsa, e Simon aiut
Clary a rialzarsi in piedi proprio nell'istante in cui il passaggio che si era aperto nel corridoio spariva
con un boato finale, bloccando le fate dall'altra parte.
- Per l'Angelo - esclam Isabelle in tono ammirato.
Clary si volt, lo stilo ancora in mano. Jace era in piedi, la Regina di fronte a s, la spada
puntata contro il suo cuore. Alec incombeva sopra il cadavere di Meliorn; era impassibile mentre
guardava prima Clary e poi il suo parabatai. Dietro di lui si apriva il passaggio attraverso il quale
Meliorn era entrato e Gwyn uscito.
- Hai intenzione di chiudere quel tunnel, l in fondo? - chiese Simon a Clary. Lei scosse la
testa. - Gli stivali di Meliorn erano sporchi di pece. I torrenti di Edom si cambieranno in pece
ricordi? Penso che venisse proprio dai regni dei demoni. Io dico che sono da quella parte.
- Jace - lo chiam Alec. - Di' alla Regina quello che vogliamo. Se lo fa, la lasceremo
vivere.
Lei rise, un suono stridulo. - Piccolo arciere Ti avevo sottovalutato. Acuminate sono le
frecce di un cuore infranto.
Il volto di Alec si irrigid. - Ci hai sottovalutati tutti quanti, lo avete sempre fatto. Tu, e la tua
arroganza. Il Popolo Fatato  un popolo antico, fatto di brava gente. Tu non sei adatta a governarlo.
Sotto di te, finiranno tutti cos - disse con un cenno al cadavere di Meliorn.
- Sei tu che l'hai ucciso - rispose la Regina. - Non io.
- Tutti pagano - scand Alec tenendo i suoi occhi azzurri e severi fissi su di lei.
- Noi vogliamo che gli ostaggi presi da Sebastian Morgenstern tornino a casa sani e salvi -
disse Jace.
La Regina apr le mani. - Non sono in questo mondo, n qui nel Regno delle Fate, n in altre
terre su cui io abbia giurisdizione. Non c' niente che possa fare per aiutarvi a recuperarli, niente di
niente.
- Benissimo - fece Jace, e Clary ebbe la sensazione che lui si fosse aspettato proprio una
risposta del genere. - Ma c' un'altra cosa che puoi fare, che ci puoi mostrare, se vuoi che ti risparmi.
La Regina tacque un attimo. - E quale sarebbe, Shadowhunter?
- Il sentiero che porta al reame demoniaco di Edom. Vogliamo attraversarlo incolumi. Lo
percorreremo e lasceremo il tuo reame.
Clary si stup di vedere la Regina rilassarsi. La tensione smise di irrigidire la sua postura e un
sorrisetto le fece capolino all'angolo della bocca, un sorrisetto che a Clary non piacque per nulla. -
Molto bene. Vi condurr alla strada che porta al regno dei demoni. - Detto ci, la Regina sollev
l'orlo del suo abito diafano in modo da poter scendere i gradini che circondavano il divano. Aveva i
piedi nudi, bianchi come la neve. Si mise a incedere per la stanza puntando al passaggio buio che si
apriva dietro al suo trono.
Alec la segu, dietro a Jace, e Isabelle dietro di loro. Clary e Simon chiudevano la strana
processione.
- Odio, odio e ancora odio doverlo dire - sussurr Simon mentre lasciavano la sala del trono
per affrontare le tenebre del cunicolo sotterraneo - ma mi  sembrato troppo semplice.
- Non lo  stato - gli rispose Clary, bisbigliando.
- Lo so, ma la Regina  furba. Se avesse voluto, avrebbe potuto trovare un modo per evitare
di accontentarci. Non  tenuta a lasciarci raggiungere i regni demoniaci.
- Ma vuole farlo. Pensa che moriremo laggi.
Simon la guard di sbieco. - E succeder?
- Non lo so - ammise lei, accelerando il passo per star dietro agli altri.
Il corridoio non era lungo come Clary avrebbe pensato. Il buio aveva fatto dilatare la distanza,
invece era passata soltanto una mezz'ora di cammino quando uscirono dalle ombre e misero piede in
uno spazio pi ampio e luminoso.
Avevano marciato in silenzio, Clary assorta nei suoi pensieri  ricordi della casa che aveva
condiviso con Sebastian e Jace, il frastuono della Caccia Selvaggia che attraversava il cielo, quel pezzo
di carta con le parole Mia bellissima scritte sopra. Non erano romanticismo, bens rispetto. La
Regina delle fate, la bellissima. Alla Regina della Corte Seelie piace stare dalla parte di chi vince. E
quella parte sar la nostra, Clary. La nostra le aveva detto una volta Sebastian. Anche quando aveva
riferito le sue parole al Conclave, le aveva interpretate come una delle sue smargiassate. Aveva creduto,
cos come il Consiglio, che la dichiarazione di lealt da parte del Popolo Fatato sarebbe stata
sufficiente, che la Regina avrebbe per lo meno atteso di vedere da quale parte avesse soffiato il vento,
prima di infrangere le alleanze. Pens al tono di Jace quando aveva pronunciato le parole un
tradimento a lungo premeditato. Forse nessuno di loro aveva preso in considerazione quella possibilit
perch era troppo difficile da sopportare: la Regina aveva avuto una tale certezza nella vittoria di
Sebastian da nasconderlo nel suo regno, dove sarebbe stato impossibile rintracciarlo. E lo aveva aiutato
in battaglia. Clary pens alla terra che si apriva, vicino alla Cittadella, accogliendo Sebastian e i suoi
seguaci. Dunque era stata una magia delle fate: dopotutto, le Corti si trovavano sottoterra. E per quale
altro motivo gli Shadowhunters oscuri che avevano attaccato l'istituto di Los Angeles avrebbero
dovuto prendere Mark Blackthorn? Tutti avevano immaginato che Sebastian temesse la vendetta del
Popolo Fatato, invece no. Era loro alleato. Aveva preso Mark perch lui aveva sangue di fata nelle
vene, e, proprio in virt di quel sangue, pensava che Mark appartenesse a loro.
In tutta la sua vita, Clary non aveva mai pensato cos a lungo al sangue e al suo significato come
aveva fatto negli ultimi sei mesi. Il sangue dei Nephilim si riproduceva fedele a se stesso, e lei era una
Shadowhunter. Il sangue angelico la rendeva ci che era, dotata del potere delle rune; rendeva anche
Jace ci che era, forte, veloce, eccezionale. Il sangue dei Morgenstern scorreva nelle sue vene, come in
quelle di Sebastian, ed era la ragione per cui a lui importava di lei. Le dava davvero un cuore di
tenebra, oppure no? Era il sangue di Sebastian  dei Morgenstern e di demone, mischiato  a rendere
suo fratello un mostro, oppure esisteva la possibilit di cambiarlo, guarirlo, migliorarlo, di educarlo
diversamente, come avevano fatto i Lightwood con Jace?
- Eccoci qui - annunci la Regina, e il suo tono di voce era divertito. - Sapreste indovinare
la strada giusta?
Si trovavano all'interno di una grotta enorme, il cui soffitto si perdeva nell'ombra. Le pareti
brillavano di un chiarore fosforescente, e dal punto in cui erano si diramavano quattro sentieri: quello
dietro le loro spalle, pi altri tre. Quello subito di fronte era luminoso, ampio e piano. Quello sulla
sinistra splendeva di foglie verdi e fiori vivaci, e Clary pens di intravedere anche un barlume di cielo
azzurro in lontananza. Il suo cuore aveva una gran voglia di andare da quella parte. L'ultima via, quella
pi buia, era un cunicolo stretto con l'entrata circondata da metallo acuminato e cespugli di spine lungo
le pareti. A Clary sembr di vedere, in fondo, oscurit e stelle.
Alec fece una risatina sarcastica.
- Siamo Shadowhunters. Conosciamo gli antichi racconti. Queste sono le Tre Strade. - Di
fronte all'espressione perplessa di Clary, aggiunse: - Alle fate non piace che i loro segreti vengano
diffusi, ma a volte i musicisti umani sono riusciti a racchiuderli in codice nelle antiche ballate. Quella
di "Tommaso il Rimatore" parla di un uomo rapito dalla Regina delle fate
- Rapito non direi - protest la Regina. - Venne piuttosto volentieri.
- Lei lo condusse in un punto dal quale si diramavano tre strade e gli disse che una portava al
Paradiso, una nella terra delle fate e una all'Inferno. Non vedi forse quella strada stretta, tra fitte spine
e densi rovi? Quello  il sentiero della rettitudine, quello cercato per da ben pochi. - Alec indic la
galleria angusta.
- Porta nel mondo dei mondani - disse la Regina con voce di zucchero. - Per voialtri  un
po' come il Paradiso
-  cos che Sebastian ha raggiunto la Citt di Diamante, affiancato dai guerrieri che il
Conclave non poteva vedere a distanza - disse Jace, disgustato. - Ha usato questo tunnel. Aveva dei
guerrieri in attesa nel Regno delle Fate, dove non erano localizzabili. Sono arrivati quando lui ne ha
avuto bisogno. - Lanci alla Regina uno sguardo truce. - Molti Nephilim sono morti a causa tua.
- I mortali muoiono.
Alec ignor il commento. - Quello - disse indicando la galleria frondosa - si addentra nel
Regno delle Fate. E quello - punt il dito davanti a s -  il sentiero per l'Inferno. Ecco dove stiamo
andando.
- Ho sempre sentito dire che  lastricato di buone intenzioni - disse Simon.
- Mettici sopra un piede per scoprire se  vero, Diurno - fece la Regina.
Jace le gir la punta della spada sulla schiena. - Cosa ti impedir, l'esatto istante in cui ti
libereremo, di dire a Sebastian che siamo venuti a prenderlo?
La Regina non emise gemiti di dolore; solo le labbra si assottigliarono. In quel momento
sembr vecchia, nonostante la giovinezza e la bellezza del suo viso. - La tua  una buona domanda. E
anche se tu mi uccidessi, a Corte ci sarebbe chi lo informerebbe di voi. E lui indovinerebbe le vostre
intenzioni, perch  furbo. Non potete evitare che venga avvertito, a meno che non uccidiate tutto il
Popolo Fatato della mia Corte.
Jace tacque. Teneva in mano la spada angelica, la punta premuta contro la schiena della Regina.
La luce gli si riverberava sul viso, cesellandone la bellezza in sporgenze e avvallamenti, dando
definizione agli zigomi e all'angolo della mascella; gli catturava le punte dei capelli e li lambiva con il
fuoco come se stesse indossando una corona di spine incandescenti.
Clary lo guard, e gli altri fecero lo stesso, in silenzio, dandogli la loro fiducia. Qualunque
decisione avesse preso, l'avrebbero appoggiata.
- Suvvia - fece la Regina - non avresti il fegato per un simile massacro. Sei sempre stato il
figlio pi gentile di Valentine. - Pos un istante gli occhi su Clary, divertita. Dentro di te hai un
cuore di tenebra, figlia di Valentine.
- Giuralo. So cosa significano le promesse per la tua gente. So che non puoi mentire. Giura
che non dirai niente di noi a Sebastian, n permetterai a chiunque, nella tua Corte, di farlo.
- Lo giuro - rispose la Regina. - Giuro che nessuno nella mia Corte gli dir, con le parole o
con le azioni, che siete stati qui.
Jace si allontan, abbassando la spada e portandosela lungo il fianco. - Sei convinta che ci stai
mandando incontro alla morte, lo so. Ma noi non moriremo tanto facilmente. Non perderemo questa
guerra. E quando ne usciremo vittoriosi, faremo sanguinare te e il tuo popolo per quello che hai fatto.
Il sorriso scomparve dal viso della Regina. Gli altri le diedero le spalle e si incamminarono, in
silenzio, lungo il sentiero per Edom. Senza fermarsi, Clary gir la testa e vide soltanto la sagoma della
Regina, immobile, che li guardava allontanarsi con occhi di fuoco.
Il passaggio si incurvava in lontananza, dando l'impressione di essere stato scavato nella roccia
dal fuoco. Man mano che i cinque procedevano, in silenzio assoluto, le pallide pareti di pietra che li
circondavano si scurivano, coprendosi qui e l di strisce nero carbone, come se la roccia stessa fosse
bruciata. Il pavimento liscio lasciava gradualmente il posto a un altro pi accidentato; sentivano la
ghiaia scricchiolare sotto gli stivali. La fosforescenza delle pareti si affievoliva a poco a poco, tanto che
Alec si tolse di tasca la stregaluce e la tenne alta sopra la testa.
Quando dalle sue dita cominciarono a irradiarsi fasci di luce, Clary si accorse che Simon,
accanto a s, pareva allerta.
- Che c'? - gli sussurr.
- Qualcosa che si muove. - Punt un dito contro le ombre davanti a loro. - Lass.
Clary aguzz la vista, ma non riusciva a distinguere nulla. Facendo pi piano che poteva, si
tolse Eosforos dalla cintura e avanz di qualche passo, restando nell'ombra ai lati della galleria. Jace e
Alec erano assorti in una conversazione. Clary allora tocc Izzy sulla spalla e le bisbigli: - C'
qualcuno l in fondo. O qualcosa
Lei non rispose, ma si gir verso suo fratello e gli fece un cenno, o meglio un complicato gesto
con le dita. Dallo sguardo di lui si cap che aveva afferrato il messaggio; allert immediatamente Jace.
Clary ripens alla prima volta che aveva visto quei tre al Pandemonium, e agli anni di pratica che li
avevano fusi in un'entit capace di pensare, muoversi, respirare e combattere all'unisono. Non poteva
fare a meno di chiedersi se, indipendentemente da quello che sarebbe successo, da quanto si sarebbe
impegnata per essere una Shadowhunter, si sarebbe sempre ritrovata ai margini
Alec abbass la mano all'improvviso, spegnendo la luce. Un baleno, una scintilla, e Isabelle
non era pi al fianco di Clary. Lei si gir, Eosforos in pugno, e avvert i rumori di un tafferuglio: un
tonfo, poi un guaito di dolore molto umano.
- Fermi! - grid Simon, e la luce esplose tutto attorno a loro.
Fu come il flash di una macchina fotografica, e ai loro occhi ci volle del tempo per adattarsi a
quella nuova luminosit.
La scena che si rivel comprendeva: Jace con in mano la stregaluce simile a un piccolo sole;
Alec, l'arco sollevato e in trazione; Isabelle, con l'impugnatura della frusta stretta in mano e la frusta
stessa avviluppata attorno alle caviglie di una figura esile, addossata alla parete; un ragazzo con i
capelli biondo chiaro arricciati sopra le orecchie leggermente appuntite
- Ossignore - sussurr Clary, rimettendo a posto l'arma e correndo in avanti. - Isabelle,
fermati.  tutto sotto controllo - disse, raggiungendo il ragazzo. Aveva i vestiti logori e sudici, i piedi
nudi e neri di sporcizia. Anche le braccia erano nude, e ricoperte da rune. Rune Shadowhunter.
- Per l'Angelo - La frusta di Izzy si ritrasse e le scatt in mano. L'arco di Alec si abbass
al fianco. Il ragazzo sollev la testa e aggrott le sopracciglia.
- Sei uno Shadowhunter? - gli chiese Jace in tono incredulo.
L'altro lanci un secondo sguardo torvo, stavolta pi minaccioso. C'era rabbia nei suoi occhi,
ma, ancora di pi, c'erano dolore e paura. Inutile chiedersi chi fosse: aveva gli stessi lineamenti sottili
di sua sorella, lo stesso mento affilato, e i capelli di grano sbiancato che si arricciavano sulle punte.
Aveva circa sedici anni, ricord Clary, ma sembrava pi piccolo.
- Lui  Mark Blackthorn - spieg. - Il fratello di Helen. Guardategli il viso. La mano, poi.
Per un istante, Mark parve confuso. Clary si tocc l'anulare, e gli occhi di lui si accesero di
comprensione. Tese la sua esile mano destra. Sul quarto dito brillava l'anello di famiglia dei
Blackthorn, con il disegno di spine intrecciate.
- Come ci sei finito, qui? - gli chiese Jace. - Come facevi a sapere come trovarci?
- Ero sottoterra con i Cacciatori - rispose lui a bassa voce. - Ho sentito Gwyn mentre
diceva a non so chi che vi eravate presentati nella stanza della Regina. Sono sgattaiolato via, non
stavano badando a me. Vi ho cercato e sono finito qui. - Indic la galleria che li circondava. -
Dovevo parlarvi. Dovevo avere notizie della mia famiglia. - Aveva il viso in ombra, ma Clary si
accorse comunque che era teso. - Le fate mi hanno detto che sono tutti morti.  vero?
Segu un silenzio scioccato, e Clary lesse il panico nell'espressione di Mark mentre lui faceva
scorrere gli occhi sullo sguardo rivolto verso il basso di Isabelle, sull'espressione attonita di Jace e sulla
postura rigida di Alec.
-  vero - disse allora il ragazzo. - Non  cos? La mia famiglia
- Tuo padre  stato trasformato, ma i tuoi fratelli e le tue sorelle sono vivi. Ora si trovano a
Idris. Sono riusciti a scappare, stanno bene - gli rispose Clary.
Se si era aspettata di leggere il sollievo sul viso di Mark, rimase delusa. Il ragazzo sbianc. -
Che cosa?
- Julian, Helen, gli altri. Sono tutti vivi. - Clary gli mise la mano sulla spalla. Lui la ritrasse
di colpo. - Sono vivi, e si preoccupano per te.
- Clary - disse Jace, con un tono di avvertimento nella voce.
Lei volt la testa e gli lanci un'occhiata. Non era forse la cosa pi importante dire a Mark che i
suoi fratelli e sorelle ce l'avevano fatta?
- Hai mangiato qualcosa, bevuto qualcosa da quando il Popolo Fatato ti ha preso? - gli
domand Jace, ma non prima che Clary lo sentisse inspirare bruscamente.
- Cosa c'? - chiese Isabelle.
- I suoi occhi - disse Jace sollevando la stregaluce e puntandola in faccia a Mark. Il ragazzo
fece una smorfia, ma permise all'altro di studiarlo.
Aveva occhi grandi e ciglia lunghe, come quelle di Helen. Diversamente da quelli della sorella,
per, i suoi erano di colori diversi: uno era azzurro Blackthorn, il colore dell'acqua. L'altro era oro
velato da ombre, una versione pi cupa di quelli di Jace.
- La Caccia Selvaggia. Adesso sei uno di loro - concluse Jace, esaminando il ragazzo come
fosse un libro da leggere. - Fammi vedere le mani - gli disse infine, e Mark obbed. Jace gliele prese
e le gir, guardandogli i polsi. Clary sent un nodo alla gola. Mark indossava soltanto una maglietta a
maniche corte, e gli avambracci nudi portavano i segni rossi delle frustate. Ecco perch, quando gli
aveva toccato la spalla, lui era scattato. Dio solo sapeva quali fossero le altre sue ferite, sotto i vestiti.
- Quando  successo?
Mark ritrasse le mani. Stavano tremando. -  stato Meliorn. Quando mi ha preso. Diceva che,
se avessi bevuto e mangiato il loro cibo, lui avrebbe smesso, e cos ho ubbidito. Pensavo non avesse
importanza, se tanto la mia famiglia era morta E poi pensavo che le fate non potessero mentire.
- Meliorn s - spieg Alec, lugubre. - O, per lo meno, poteva.
- Quando  successo tutto questo? - volle sapere Isabelle. - Le fate ti hanno preso meno di
una settimana fa
Mark scosse la testa. -  molto che sto con il Popolo Fatato. Non saprei dire quanto.
- Il tempo scorre in modo diverso, nel Regno delle Fate. A volte pi in fretta, altre pi
lentamente - spieg Alec.
- Gwyn mi ha detto che faccio parte della Caccia e che non me ne posso andare, se non me lo
permettono loro.  vero?
-  cos - conferm Jace.
Mark si accasci contro la parete della grotta. Gir la testa verso Clary. - Tu li hai visti. Tu hai
visto i miei fratelli e le mie sorelle. Ma Emma?
- Stanno tutti bene, Emma compresa - gli assicur lei, chiedendosi se le sue parole potessero
dargli un qualche conforto. Mark aveva giurato di rimanere con le fate perch convinto che i suoi
familiari fossero morti, e la promessa continuava a valere anche se era fondata su una bugia. Ora, 
meglio pensare di aver perso tutto, e ricominciare da capo, oppure sapere che i tuoi cari sono vivi, ma
tu non potrai pi rivederli?
Pens a sua madre, da qualche parte nel mondo oltre la fine del tunnel. Meglio sapere che sono
vive, pens. Meglio che sua madre e Luke fossero vivi e stessero bene, anche a condizione di non
poterli rivedere mai pi, piuttosto che saperli morti.
- Helen non pu prendersi cura di loro. Non da sola - disse Mark con una vena di
disperazione nella voce. - E Jules  troppo giovane. Non pu educare Ty, non capisce i suoi
bisogni. Non sa come parlargli - Fece un respiro tremolante. - Dovreste lasciarmi venire con voi.
- Sai che non puoi - gli ripose Jace, ma senza guardarlo negli occhi. Fissava il suolo. - Se
hai giurato lealt alla Caccia Selvaggia, sei uno di loro.
- Portatemi con voi! - ripet Mark. Aveva lo sguardo sbalordito e sconvolto di chi sia stato
ferito a morte, ma ancora non si sia reso conto della gravit della ferita. - Io non voglio essere uno di
loro. Voglio stare con la mia famiglia!
- Noi stiamo andando all'Inferno - disse Clary. - Non possiamo portarti con noi, non
potremmo nemmeno se tu potessi lasciare il Regno delle Fate
- E tu non puoi - concluse Alec. - Se cercassi di andartene, moriresti.
- Preferirei morire - fu la risposta di Mark, alla quale Jace alz subito la testa rivelando occhi
color oro intenso, quasi troppo intenso, come se ne stesse sgorgando il fuoco che aveva dentro.
- Ti hanno preso perch hai sangue di fata, ma anche perch hai sangue di Shadowhunter.
Vogliono punire i Nephilim - disse a Mark con fermezza. - Allora fai vedere a quelli di che pasta 
fatto uno Shadowhunter, fai vedere che non hai paura. Puoi sopravvivere.
Nella luce tremula della stregaluce, Mark guard Jace. Le lacrime avevano lasciato i segni del
loro passaggio sullo sporco che gli copriva il viso, ma ora gli occhi erano asciutti.
- Io non so cosa fare Cosa faccio?!
- Trova un modo per allertare i Nephilim. Stiamo andando all'Inferno, come ha detto Clary.
Potremmo non tornare mai pi. Qualcuno deve dire agli Shadowhunters che il Popolo Fatato non  pi
loro alleato.
- I Cacciatori mi prenderebbero, se tentassi di inviare un messaggio. - Gli occhi di Mark si
accesero di un bagliore. - Mi ucciderebbero.
- Non se tu sarai furbo e veloce. Ce la puoi fare, so che puoi.
- Jace - lo chiam Alec. - Jace, dobbiamo assolutamente farlo andare via prima che la
Caccia si accorga della sua scomparsa.
- Giusto - rispose Jace, ma poi esit. Clary lo vide prendere Mark per mano e mettergli la
stregaluce nel palmo; quella guizz, poi torn a brillare stabilmente. - Portala con te perch pu fare
molto buio nella terra sotto la collina, e gli anni possono durare molto a lungo.
Mark rest un attimo immobile, con la pietra runica in mano.
Sembrava cos magro nella luce vacillante che il cuore di Clary le tambureggi all'impazzata
dentro al petto per l'incredulit: dovevano aiutarlo, erano Nephilim, non voltavano le spalle ai loro
simili
Ma poi lui si gir e corse via, lontano da loro, su piedi nudi che non facevano rumore.
- Mark - sussurr lei, ma si zitt da sola. Lui ormai era sparito. Le ombre lo avevano
inghiottito, e solo la luce guizzante della pietra di stregaluce era ancora visibile, finch anche quella si
fuse con le tenebre. Allora alz gli occhi su Jace. - Che cosa volevi dire con la terra sotto la
collina? Perch gli hai detto cos?
Jace non le rispose, sembrava stordito. Clary si chiese se Mark, fragile, orfano e solo, gli
ricordasse in qualche modo se stesso.
- La terra sotto la collina  il Regno delle Fate. Un vecchio, vecchio nome per definirlo. Se la
caver - disse Alec a Jace. - Vedrai.
- Gli hai dato la tua stregaluce - fece Isabelle. - Hai sempre detto che quella
- 'fanculo la stregaluce - disse Jace con violenza, pestando la mano aperta contro la parete
della grotta. Ci fu una rapida fiammata di luce, e lui ritrasse il braccio. Sulla pietra era rimasta una
bruciatura con l'impronta della sua mano, e il palmo stesso continuava a brillargli come se il sangue
nelle dita fosse fosforo. Emise una risata bizzarra, soffocata. - Tanto non  che ne abbia proprio
bisogno.
- Jace - gli disse Clary mettendogli una mano sul braccio. Lui non si scost, ma nemmeno
reag. Lei abbass la voce. - Non puoi salvare tutti.
- Forse no - le rispose mentre la luce della mano si affievoliva - per sarebbe bello farcela
con qualcuno, tanto per cambiare.
- Ragazzi. - Era Simon. Clary si stup di sentirlo parlare, visto che era rimasto stranamente in
silenzio per tutta la durata dell'incontro con Mark. - Non so se riusciate a vederlo, ma c' qualcosa
qualcosa in fondo al tunnel.
- Una luce? - chiese Jace con la voce carica di sarcasmo.
- Tutt'altro. - Simon si mosse in avanti e dopo un momento di esitazione Clary tolse la mano
dal braccio di Jace e lo segu. La galleria proseguiva dritta e poi si piegava leggermente; arrivata alla
curva, lei vide quello che doveva aver visto Simon e rimase ferma immobile.
Tenebre.
Il tunnel terminava con un vortice rotante di tenebre. Qualcosa si muoveva al suo interno, dando
forma al buio come il vento alle nuvole. Riusciva anche a sentirlo, il rombo sordo di quell'oscurit, un
suono simile a quello dei motori a reazione.
Gli altri la raggiunsero. In fila, gli uni accanto agli altri, guardarono l'oscurit. La guardarono
muoversi. Una tenda d'ombra e, dietro, l'ignoto assoluto.
Fu Alec a parlare, fissando con sgomento e meraviglia quello spettacolo. L'aria che soffiava
lungo il corridoio era calda da far male, come pepe gettato nel cuore di un incendio. - Questa  la cosa
pi folle che io abbia mai fatto - disse.
- E se non potremo pi tornare indietro? - chiese Isabelle.
Il rubino che portava al collo pulsava, brillando come un segnale d'allarme che le illuminava il
viso.
- Almeno saremo insieme - rispose Clary, guardando i compagni accanto a s. Prese la mano
a Jace, da un lato, e a Simon, dall'altro, stringendole forte. - Passiamo insieme, e dall'altra parte
resteremo insieme. Giusto?
Nessuno di loro rispose, ma Isabelle prese l'altra mano di Simon e Alec quella di Jace. Per un
attimo rimasero tutti in piedi a guardare. Clary sent le dita di Jace stringersi attorno alle sue, una
pressione quasi impercettibile.
Fecero un passo in avanti, e le ombre li inghiottirono all'istante.
- Specchio, mio specchio - disse la Regina, poggiandovi sopra una mano. - Mostrami la
mia Stella del Mattino.
Lo specchio era appeso sulla parete nella camera da letto della Regina, circondato da ghirlande
di fiori: rose alle quali nessuno aveva tolto le spine.
La foschia al suo interno si condens, e comparve il volto spigoloso di Sebastian. - Mia
bellissima - le disse. Aveva la voce calma e composta, ma la pelle e i vestiti sporchi di sangue.
Impugnava la spada, e le stelle che ne punteggiavano la lama erano offuscate dallo scarlatto. - Sono
diciamo cos, occupato in questo momento.
- Pensavo potesse interessarti sapere che tua sorella e tuo fratello adottivo se ne sono appena
andati da qui - gli disse la Regina. - Hanno trovato il sentiero per Edom. Stanno venendo da te.
Un ghigno feroce gli distorse il viso. - E non ti hanno fatto promettere che non mi avresti detto
del loro arrivo alla tua Corte?
- Oh, s - rispose lei. - Ma non mi hanno fatto promettere nulla sul fatto di dire a te di
andartene.
Sebastian scoppi a ridere.
- Hanno ucciso uno dei miei cavalieri - riprese la Regina. - Versato sangue davanti al mio
trono. Ora sono fuori dal mio raggio d'azione. Tu sai che la mia gente non pu sopravvivere nelle terre
avvelenate. Sarai tu a vendicami.
La luce negli occhi di lui mut.
La Regina aveva sempre trovato piuttosto misterioso ci che Sebastian provava per sua sorella,
e anche per Jace, ma Sebastian stesso era di gran lunga il pi grande dei misteri.
Prima di vederlo arrivare con la sua proposta, non avrebbe mai preso in considerazione l'idea di
un'autentica alleanza con gli Shadowhunters.
Il loro peculiare senso dell'onore li rendeva inaffidabili. Ed era proprio l'assenza di onore in
Sebastian il motivo per cui si fidava di lui. La sottile arte del tradimento era insita nel Popolo Fatato, e
Sebastian era un artista della menzogna.
- Servir i tuoi interessi in tutti i modi possibili, mia Regina - le disse. - Tra poco la tua
gente e la mia terranno le redini del mondo e, quando accadr, tu potrai avere vendetta contro chiunque
ti abbia mai offesa.
Gli sorrise. Il sangue ancora macchiava la neve nella sala del trono, e lei stessa continuava a
sentire la lama di Jace contro la gola. Il suo sorriso non era autentico, ma lei aveva abbastanza
esperienza da lasciare che, a volte, la sua bellezza lavorasse al posto suo. - Ti adoro - gli disse.
- S - rispose Sebastian, e nei suoi occhi color nubi tempestose guizzarono dei lampi.
La Regina si chiese con indolenza se lui vedesse il loro rapporto come lo vedeva lei: due amanti
che, persino durante l'amplesso, puntavano un coltello l'uno alla schiena dell'altra, pronti a pugnalare e
a tradire.
- E a me piace veramente essere adorato. - Sogghign. - Sono felice che stiano arrivando.
Che vengano pure.
parte seconda
UN MONDO
ROVESCIATO
E tutta la terra sar zolfo, sale, arsura, non verr seminata e non germoglier, n vi crescer
erba alcuna.
(Deuteronomio 29:23)
capitolo 14
IL SONNO DELL A R AGIONE
Clary si trovava su un prato ombroso, digradante sul pendio ondulato di una collina. Il cielo
sopra di lei era di un azzurro intenso, punteggiato qua e l da nuvole bianche. Ai suoi piedi un vialetto
di ghiaia si snodava verso il portone di una grande casa di campagna costruita in pietra dorata.
Rovesci indietro la testa e alz lo sguardo al cielo. La casa era bella: le pietre, color burro alla
luce del sole primaverile, erano ricoperte di graticci su cui si arrampicavano rose rosse, oro e arancione.
Sulla facciata si aprivano dei balconi in ferro battuto bombato e due grandi porte ad arco in legno color
bronzo, sulla cui superficie era inciso un delicato disegno di ali. Ali per i Fairchild, disse una
sommessa voce rassicurante in fondo alla sua mente. Questa  la casa di campagna dei Fairchild. 
qui da quattro secoli e vi rimarr per altri quattro.
- Clary! - Sua madre apparve a uno dei balconi con indosso un elegante abito color
champagne; portava i capelli rossi sciolti ed era giovane e bella. Rune nere le ricoprivano le braccia
nude. - Che ne pensi? Non  magnifico?
Clary segu il suo sguardo verso il punto in cui il prato diventava pianeggiante. Alla fine di un
corridoio che correva tra file di panche di legno era collocato un arco di rose. Il corridoio era cosparso
di fiori bianchi: i fiori bianchi che crescevano solo a Idris. L'aria era impregnata del loro profumo
mielato.
Guard di nuovo la madre, che non era pi sola sul balcone. Dietro di lei c'era Luke, e la teneva
per la vita. Aveva dei pantaloni da cerimonia e le maniche della camicia arrotolate, come se si stesse
vestendo per una festa. Anche le sue braccia erano un intrico di rune: rune di Buona sorte, d'Intuito, di
Forza, d'Amore. - Sei pronta? - grid a Clary.
- Pronta per cosa? - fece lei, ma non sembrarono sentirla. Sorridendo, scomparvero di nuovo
nella casa. Clary fece qualche passo lungo il vialetto.
- Clary!
Si gir. Lui le veniva incontro attraverso il prato  snello, i capelli di un bianco brillante che
risplendevano alla luce del sole, in un vestito nero da cerimonia con il colletto e i polsi ornati da rune
dorate. Aveva una guancia sporca e sorrideva, tenendo una mano sollevata per ripararsi dal sole
abbagliante.
Sebastian.
Era completamente identico e al tempo stesso completamente diverso: era senz'altro lui, eppure
l'aspetto e la conformazione dei suoi lineamenti sembravano mutati, le ossa meno spigolose, la pelle
scurita dal sole piuttosto che pallida, e gli occhi
Gli occhi brillavano, verdi come erba primaverile.
Ha sempre avuto gli occhi verdi, disse la voce nella sua testa. Spesso la gente si meraviglia di
quanto vi assomigliate, lui, vostra madre e tu. Si chiama Jonathan ed  tuo fratello; ti ha sempre
protetta.
- Clary - ripet lui - non crederai
- Jonathan! - trill una vocina, e Clary distolse lo sguardo stupito per guardare una bambina
che correva sull'erba. Aveva i capelli rossi della sua stessa tonalit, che le sventolavano dietro le spalle
come una bandiera. Era a piedi nudi, con un vestito verde di pizzo con i polsini e l'orlo talmente ridotti
in brandelli da sembrare lattuga tagliuzzata. Avr avuto quattro o cinque anni, aveva il visetto sporco e
l'aria adorabile, e mentre si avvicinava alz le braccia e Jonathan si chin per afferrarla e farla roteare
in aria.
La bambina grid di piacere mentre lui la teneva sopra la testa. - Ahi, ahi basta, demonietto
- disse Jonathan sentendosi tirare i capelli. - Val, ho detto basta, o ti metto a testa in gi. Dico sul
serio.
Val? ripet Clary. Ma certo, si chiama Valentina, disse la voce che le sussurrava in fondo alla
testa. Valentine Morgenstern  stato un grande eroe della guerra;  morto combattendo contro Hodge
Starkweather, ma non prima di aver salvato la Coppa Mortale, e con essa il Conclave. Quando Luke
ha sposato tua madre, hanno onorato la sua memoria chiamando la figlia con il suo nome.
- Clary, digli di lasciarmi, digli oooohhh! - grid la bambina mentre Jonathan la metteva a
testa in gi e la faceva roteare in aria. Poi, quando la depose nuovamente sull'erba, lei si sciolse in
risatine e alz su Clary due occhi dello stesso azzurro di quelli di Luke. - Hai un bel vestito -
osserv in tono pratico.
- Grazie - disse Clary ancora mezzo stordita, quindi guard Jonathan, che sorrideva alla
sorellina.
-  sporcizia, quella che hai sul viso?
Jonathan si port la mano alla guancia. - Cioccolato - rispose. - Non indovinerai mai cosa
ho sorpreso Val a fare. Aveva tutti e due i pugni nella torta nuziale. Mi toccher aggiustarla. - Lanci
un'occhiata obliqua a Clary. - Okay, forse avrei dovuto tenere la bocca chiusa. Hai l'aria di stare per
svenire.
- Sto bene - disse Clary tirandosi nervosamente una ciocca di capelli.
Jonathan sollev le mani con i palmi in avanti. - Senti, far un'opera di alta chirurgia. Non si
potr mai dire che qualcuno ha mangiato met delle rose. - Assunse un'espressione pensosa. -
Oppure, potrei mangiare l'altra met, per uniformare il tutto.
- S! - esclam Val, che stava accucciata nell'erba davanti a lui. Era occupata a cogliere
soffioni, i cui pappi bianchi si disperdevano al vento.
- Inoltre - aggiunse Jonathan - odio farlo notare, ma forse sar il caso che prima del
matrimonio tu ti metta le scarpe.
Clary abbass lo sguardo. Aveva ragione, era a piedi nudi. A piedi nudi, e con un abito oro
pallido. L'orlo le svolazzava intorno alle caviglie come una nuvola color del tramonto. - Io Quale
matrimonio?
Gli occhi verdi di suo fratello si spalancarono. - Il tuo matrimonio? Sai, con Jace Herondale?
Un tipo alto, biondo, che fa impazzire tuuutte le ragazze - Si interruppe. - Hai fifa?  questo il
problema? - Si chin in avanti con aria cospiratoria. - Perch in tal caso non esiter a portarti di
nascosto oltre confine, in Francia. E non dir a nessuno dove sei andata. Neanche se mi infileranno dei
germogli di bamb sotto le unghie.
- Io non - Clary lo fiss. - Germogli di bamb?
Lui scroll le spalle con fare teatrale. - Per la mia unica sorella, senza contare la creatura
attualmente seduta ai miei piedi - e qui Val strill - lo farei. Anche se significherebbe perdermi
Isabelle Lightwood con un abito senza spalline.
- Isabelle? Ti piace Isabelle? - Clary ebbe l'impressione di correre una maratona e di non
riuscire a riprendere fiato.
Jonathan la guard di traverso. -  un problema?  una criminale ricercata o qualcosa di
simile? - Si fece pensieroso. - In effetti, sarebbe piuttosto eccitante.
- Okay, non ho bisogno di sapere che cosa ritieni eccitante - ribatt istintivamente Clary. -
Bleah.
Jonathan sorrise. Il suo era un sorriso spensierato, felice; il sorriso di qualcuno che nella vita si
era preoccupato al massimo delle ragazze carine e che una delle sorelle pi piccole non mangiasse la
torta nuziale dell'altra. In un angolino della sua mente Clary vide due occhi neri e dei segni di frusta,
ma non sapeva perch.  tuo fratello.  tuo fratello, e si  sempre preso cura di te. - Gi - disse lui.
- Come se non mi fossi dovuto sorbire anni di: Oooh, ma quant' bello Jace. Pensi che gli
piaaaccia?
- Io - fece Clary, ma subito s'interruppe, sentendosi un po' stordita. - Per non ricordo
che mi abbia chiesto di sposarlo.
Jonathan si inginocchi e tir i capelli a Val, che canticchiava piano facendo un mazzo di
margherite. Clary sbatt le palpebre: avrebbe giurato che si trattasse di soffioni. - Oh, non so neppure
se l'abbia mai fatto - disse Jonathan con aria indifferente. - Tanto eravamo tutti convinti che sareste
finiti insieme. Era inevitabile.
- Ma avrei dovuto poter scegliere - disse Clary quasi in un sussurro. - Avrei dovuto poter
dire di s.
- Be', l'avresti fatto, no? - disse lui guardando le margherite che volavano sull'erba. - A
proposito, credi che Isabelle uscirebbe con me, se glielo chiedessi?
Clary rimase senza fiato. - Ma e Simon?
Jonathan alz lo sguardo su di lei, il bagliore del sole negli occhi. - Chi  Simon?
Clary si sent mancare il terreno sotto i piedi. Allung un braccio come per afferrare il fratello,
ma la mano gli pass attraverso. Lui era inconsistente come l'aria. Il prato verde, la casa di campagna
dorata, il ragazzo e la bambina sull'erba volarono via, e lei inciamp, sbattendo forte a terra i gomiti
con un dolore che sent guizzare su per le braccia.
Rotol su un fianco, il respiro mozzo. Era stesa su una chiazza di terreno brullo. Frammenti di
ciottoli spuntavano da terra, scheletri bruciati di case in pietra incombevano su di lei. Il cielo era color
acciaio, solcato da nuvole nere come le vene di un vampiro. Era un mondo morto, un mondo da cui era
stato succhiato via tutto il colore, tutta la vita. Clary si raggomitol a terra: vedeva di fronte a s non lo
scheletro di una citt distrutta, ma gli occhi del fratello e della sorella che non avrebbe mai avuto.
Simon era alla finestra e contemplava la vista di Manhattan.
Era uno spettacolo impressionante. Dal piano attico del Caroline Building lo sguardo si
spingeva oltre Central Park, fino al Metropolitan Museum of Art e ai grattacieli del centro. Si stava
facendo sera, e le luci della citt cominciavano ad accendersi a una a una, come un letto di fiori
elettrici.
Fiori elettrici. Simon si guard intorno aggrottando la fronte. Era una bella espressione; magari
avrebbe dovuto annotarla. In quei giorni sembrava non trovare mai un minuto per lavorare ai testi delle
canzoni; il tempo veniva inghiottito da mille altre cose: promozioni, tour, CD da firmare, esibizioni. A
volte gli era difficile ricordare che il suo vero lavoro era fare musica.
Ma tutto sommato era un bel problema. Il cielo che si andava oscurando trasform la finestra in
uno specchio. Simon sorrise al proprio riflesso nel vetro. Capelli arruffati, jeans, maglietta vintage;
vedeva la stanza alle sue spalle, un'ampia distesa di parquet, acciaio scintillante e divani di pelle, un
unico quadro raffinato in una cornice dorata alla parete. Uno Chagall, il preferito di Clary, tutto rosa,
azzurri e verdi morbidi, che contrastava con la modernit dell'appartamento.
Sull'isola della cucina c'era un vaso di ortensie, un regalo di sua madre per congratularsi con lui
dopo l'esecuzione di Stepping Razor della settimana prima. TI VOGLIO BENE, diceva il biglietto che
lo accompagnava. SONO FIERA DI TE.
Le guard strizzando gli occhi. Ortensie che strano. Se c'erano dei fiori che lui preferiva
erano le rose, e sua madre lo sapeva. Si allontan dalla finestra e osserv pi attentamente il vaso. Ma
guarda, erano rose. Scosse la testa per schiarirsi le idee. Rose bianche. Lo erano sempre state. Bene.
Sent un rumore di chiavi e la porta si spalanc, lasciando entrare una ragazza minuta dai lunghi
capelli rossi e dal sorriso smagliante. - Oh, mio Dio - disse Clary mezzo ridendo, mezzo ansimando.
Si chiuse la porta alle spalle e ci si appoggi contro. - L'atrio  uno zoo. Giornalisti, fotografi; sar
pazzesco uscire questa sera.
Attravers la stanza e lasci cadere le chiavi sul tavolo. Aveva un vestito lungo, seta gialla
stampata a farfalle vivaci, e un fermaglio a forma di farfalla tra i capelli. Sembrava dolce ed espansiva.
Mentre gli si avvicinava sollev le braccia, e Simon le and incontro e la baci.
Proprio come faceva ogni giorno quando lei tornava a casa.
Sapeva di Clary ? profumo e gesso ? e aveva le dita macchiate di colore. Mentre si baciavano
gliele infil tra i capelli, tirandolo gi e ridendo contro la sua bocca quando per poco lui non perse
l'equilibrio.
- Ti toccher cominciare a metterti i tacchi, Fray - le disse, le labbra sulla sua guancia.
- Odio i tacchi. Dovrai rassegnarti o comprarmi una scala portatile - replic Clary
lasciandolo andare. - A meno che tu non voglia abbandonarmi per una groupie spilungona.
- Mai - disse lui mettendole una ciocca di capelli dietro l'orecchio. - Una groupie
spilungona conoscerebbe tutti i miei cibi preferiti? Ricorderebbe quando avevo un letto a forma di auto
da corsa? Saprebbe battermi senza piet a Scarabeo? Sarebbe disposta a sopportare Matt, Kirk e Eric?
- Una groupie farebbe ben pi che sopportare Matt, Kirk e Eric.
- Fai la brava - disse lui, e le sorrise dall'alto. - Ormai ti ho incastrata.
- Sopravviver - disse Clary togliendogli gli occhiali e posandoli sul tavolo. Quando li alz
su di lui, i suoi occhi erano scuri e grandi. Questa volta il bacio fu pi appassionato. Simon la circond
con le braccia, attirandola a s mentre lei sussurrava: - Ti amo; ti ho sempre amato.
- Anch'io ti amo - disse Simon. - Dio, ti amo, Isabelle.
La sent irrigidirsi tra le sue braccia, e poi il mondo intorno a lui sembr riempirsi di linee nere
come vetro crepato. Sent un lamento acuto nelle orecchie e barcoll indietro, inciamp e cadde senza
colpire il pavimento, ma continuando a roteare nelle tenebre.
- Non guardare, non guardare
Isabelle rise. - Non sto guardando.
Aveva due mani sugli occhi: le mani di Simon, sottili e morbide. Avanzavano strascicando i
piedi e ridendo, le braccia di lui contro il corpo di lei. L'aveva afferrata nel momento in cui Isabelle
aveva varcato la porta di casa e l'aveva stretta tra le braccia, facendole cadere le borse della spesa.
- Ho una sorpresa per te - le aveva detto sorridendo. - Chiudi gli occhi. Non guardare. No,
davvero. Non sto scherzando.
- Odio le sorprese - protestava ora Isabelle. - Lo sai.
Da sotto le mani di Simon vedeva soltanto l'orlo del tappeto. L'aveva scelto lei, ed era spesso,
peloso, di un rosa brillante. Il loro appartamento era piccolo e accogliente, un miscuglio di Isabelle e
Simon: chitarre e katana, manifesti vintage e copriletti rosa shocking. Quando erano andati a vivere
insieme, Simon aveva portato il suo gatto, Yossarian, cosa che aveva suscitato le proteste di Isabelle
ma in realt le aveva fatto piacere: dopo aver lasciato l'Istituto aveva sentito la mancanza di Church.
Il tappeto rosa spar, ora i tacchi di Isabelle ticchettavano sul pavimento piastrellato della
cucina. - Okay - fece Simon, e allontan le mani. - Sorpresa!
- Sorpresa! - La cucina era piena di gente: sua madre e suo padre, Jace, Alec e Max, Clary,
Jordan e Maia, Kirk, Matt e Eric. Magnus teneva in mano una stellina artificiale e strizzava gli occhi,
agitandola di qua e di l mentre le scintille volavano dappertutto, atterrando sui piani di pietra e sulla
maglietta di Jace, che cacci un urlo. Clary teneva un cartello scritto in maniera maldestra: BUON
COMPLEANNO, ISABELLE. Lo teneva sollevato e lo agitava.
Isabelle si gir verso Simon con aria accusatoria. - Sei stato tu a organizzare tutto questo!
- Certo - disse lui attirandola a s. - Gli Shadowhunters potranno anche non curarsi dei
compleanni, ma io s. - Le baci l'orecchio mormorando: - Meriteresti di avere tutto, Izzy - quindi
la lasci andare, e la sua famiglia le fu addosso.
Ci fu un turbinio di abbracci, di regali e di torta, preparata da Eric, che in effetti aveva talento
per i dolci, e decorata da Magnus con una glassa luminosa pi buona che bella. Robert teneva stretta
Maryse, che si appoggiava a lui e stava a guardare con aria fiera e soddisfatta mentre Magnus,
arruffando i capelli di Alec con una mano, cercava di convincere Max a mettersi un cappellino di carta.
Max, con tutto l'autocontrollo di un bambino, non voleva saperne. Allontan impaziente la mano dello
stregone e disse: - Izzy, ho fatto io il cartello. L'hai visto?
Izzy diede un'occhiata al cartello scritto a mano, ora generosamente macchiato di glassa, che si
trovava sul tavolo. Clary le fece l'occhiolino. -  fantastico, Max; grazie.
- Stavo per scriverci quanti anni compivi - aggiunse lui - ma Jace ha detto che basta
superare i venti per essere vecchi, perci ho lasciato perdere.
Jace si ferm con la forchetta a mezz'aria. - Io ho detto cos?
- Bel modo per farci sentire tutti decrepiti - disse Simon tirandosi indietro i capelli e
sorridendo a Isabelle. Izzy sent una piccola fitta di dolore al petto  lo amava cos tanto perch faceva
cose come questa per lei, perch pensava sempre a lei. Non riusciva a ricordare un tempo in cui non
l'avesse amato o non avesse avuto fiducia in lui, visto che lui non le aveva mai dato una ragione per
non fare una sola delle due cose.
Isabelle scivol gi dal tavolo su cui era seduta e si inginocchi davanti al fratellino. Vedeva il
loro riflesso nell'acciaio del frigorifero: i propri capelli scuri, ora tagliati all'altezza delle spalle 
ricordava vagamente che anni prima le arrivavano alla vita  e i riccioli castani e gli occhiali di Max.
- Sai quanti anni ho?
- Ventidue - rispose Max con il tono di chi si chiede perch mai gli facciano una domanda
cos sciocca.
Ventidue, pens lei. Aveva sempre avuto sette anni pi di Max, Max la sorpresa, Max il
fratellino che non si era aspettata.
Max, che ormai avrebbe dovuto avere quindici anni.
Si sent improvvisamente gelata. Intorno a lei tutti stavano ancora parlando e ridendo, ma le
risate sembravano lontane e rimbombanti, come se giungessero da una grande distanza. Vedeva Simon
appoggiato al piano della cucina, le braccia incrociate sul petto, gli occhi scuri che la guardavano
indecifrabili.
- E tu quanti anni hai? - chiese Isabelle.
- Nove - rispose Max. - Ho sempre avuto nove anni.
Isabelle sgran gli occhi. Intorno a lei la cucina ondeggiava. Tutto stava diventando trasparente,
come stampato su una tenda, mutevole come acqua.
- Piccolo mio - sussurr. - Max, fratellino, ti prego, ti prego, rimani.
- Avr sempre nove anni - ripet lui, e le tocc il viso. Le sue dita penetrarono nella sorella
come se stesse infilando la mano nel fumo. - Isabelle? - fece con una voce che si andava smorzando,
e scomparve.
Isabelle si sent cedere le ginocchia. Sprofond nel terreno. Non c'erano risate intorno a lei, e
neppure una graziosa cucina piastrellata, solo grigia cenere e rocce annerite. Sollev le mani per
fermare le lacrime.
La Sala degli Accordi era ornata di bandiere azzurre, su ognuna delle quali spiccava in oro lo
stemma a forma di fiamma della famiglia Lightwood. Quattro lunghi tavoli erano stati sistemati uno di
fronte all'altro. Al centro, su una pedana, si trovava un leggio da oratore decorato con un motivo di
spade e fiori.
Alec era seduto al tavolo pi lungo, sulla pi alta delle sedie. Alla sua sinistra c'era Magnus,
alla sua destra si susseguivano i membri della sua famiglia: Isabelle e Max, Robert e Maryse, Jace e
Clary. C'erano anche i cugini Lightwood, compresi quelli che lui non vedeva da quando era bambino;
erano tutti raggianti di orgoglio, ma nessun viso risplendeva quanto quello di suo padre.
- Mio figlio - continuava a dire a chiunque avesse orecchie per ascoltarlo. Adesso aveva
attaccato discorso con il Console, che stava passando accanto al loro tavolo con un bicchiere di vino in
mano. - Mio figlio ha vinto la battaglia;  mio figlio quello lass. Il sangue dei Lightwood non mente;
i membri della nostra famiglia sono sempre stati combattenti.
Il Console rise. - Tienilo da parte per il discorso, Robert - disse facendo l'occhiolino ad Alec
oltre il bordo del bicchiere.
- Oh, Dio, il discorso - fece Alec terrorizzato, nascondendosi il viso tra le mani.
Magnus gli pass delicatamente le nocche sulla schiena, come se facesse le coccole a un gatto.
Jace li guard e sollev le sopracciglia.
- Come se non fossimo mai stati in una stanza piena di gente che ci dice quanto siamo
meravigliosi - osserv, e quando Alec gli lanci un'occhiataccia di traverso, sorrise. - Be', parlo
solo per me, allora.
- Lascia in pace il mio ragazzo - disse Magnus. - Conosco incantesimi capaci di rovesciarti
le orecchie.
Jace si tocc preoccupato le orecchie mentre Robert si alzava allontanando rumorosamente la
sedia e tintinnava con la forchetta sul bicchiere. Il suono si propag nella stanza, e gli Shadowhunters
tacquero alzando lo sguardo verso il tavolo dei Lightwood, in attesa.
- Oggi siamo qui riuniti - disse Robert allargando la braccia in un ampio gesto - per
rendere onore a mio figlio, Alexander Gideon Lightwood, che da solo ha distrutto le forze degli
Ottenebrati e ha sconfitto in battaglia il figlio di Valentine Morgenstern. Alec ha salvato la vita al
nostro terzogenito, Max. Sono fiero di affermare che mio figlio, insieme al suo parabatai Jace
Herondale,  uno dei pi grandi guerrieri che abbia mai conosciuto. - Si gir per sorridere ad Alec e
Magnus. - Ci vuole pi di un braccio forte per fare un grande guerriero. Ci vogliono una grande
mente e un gran cuore, e mio figlio ha l'una e l'altro.  forte nel coraggio e saldo nell'amore. Ed  per
questo che volevo condividere con voi altre buone notizie. Ieri mio figlio e il suo compagno, Magnus
Bane, si sono scambiati la promessa di matrimonio
Esplose un coro di acclamazioni. Magnus le accolse agitando la forchetta con fare modesto.
Alec si fece piccolo piccolo sulla sedia, le guance in fiamme. Jace lo osservava con aria pensosa.
- Congratulazioni - disse. - Ho quasi l'impressione di essermi lasciato sfuggire
un'occasione.
- Co-cosa? - balbett Alec.
Jace fece spallucce. - Ho sempre saputo che avevi una cotta per me, e credo di averne avuta
anch'io una per te. Pensavo che dovessi saperlo.
- Cosa? - ripet Alec.
Clary si raddrizz sulla sedia e disse: - Senti, c' qualche possibilit che voi due -
Gesticol tra Jace e Alec. - Sarebbe piuttosto intrigante.
- No - fece Magnus. - Sono uno stregone molto geloso.
- Siamo parabatai - disse Alec ritrovando la voce. - Il Conclave non voglio dire 
illegale.
- Oh, andiamo - fece Jace. - Il Conclave ti darebbe carta bianca. Guarda, tutti ti vogliono
bene. - Fece un gesto a indicare la sala piena di Shadowhunters. Stavano tutti applaudendo mentre
Robert parlava, e alcuni si asciugavano le lacrime. Una ragazza seduta a uno dei tavoli pi piccoli
teneva sollevato un cartello con su scritto: ALEC LIGHTWOOD, TI AMIAMO.
- Penso che dovreste sposarvi in inverno - disse Isabelle, guardando con desiderio il
centrotavola di fiori bianchi. - Niente di eccessivo. Cinque o seicento persone.
- Isabelle - disse Alec con voce roca.
Lei scroll le spalle. - Hai un sacco di fan.
- Oh, per l'amor di Dio - disse Magnus, e schiocc le dita davanti al viso di Alec. Aveva i
capelli neri a porcospino, e gli occhi verde-oro avevano un'espressione infastidita. - Tutto ci non sta
accadendo.
- Cosa? - chiese Alec spalancando gli occhi.
-  un'allucinazione provocata dalla tua venuta nei regni demoniaci - spieg Magnus. -
Probabilmente opera di un demone che  appostato nei pressi dell'ingresso a questo mondo e si nutre
dei sogni dei viaggiatori. I desideri hanno un grande potere - aggiunse esaminando il proprio riflesso
nel cucchiaio. - Soprattutto quelli pi profondi dei nostri cuori.
Alec gir lo sguardo sulla sala. - E questo  il desiderio pi profondo del mio cuore?
- Certo - rispose Magnus. - Tuo padre orgoglioso di te. Tu eroe del giorno. Io che ti amo.
Tutti che ti approvano.
Alec osserv Jace. - Okay, e che dire della rivelazione di Jace?
Magnus scroll le spalle. - Non lo so. Quella  proprio una stranezza.
- Dunque devo svegliarmi. - Alec appoggi i palmi sul tavolo; l'anello dei Lightwood gli
brillava al dito. Sembrava tutto reale, dava l'impressione di essere reale eppure non riusciva a
ricordare di cosa stava parlando suo padre. Non riusciva a ricordare di avere sconfitto Sebastian, n di
avere vinto una guerra. Non riusciva a ricordare di avere salvato Max.
- Max - sussurr.
Gli occhi di Magnus si incupirono. - Mi dispiace. I desideri dei nostri cuori sono armi che
possono essere usate contro di noi. Reagisci, Alec. - Gli sfior il viso. - Non  ci che vuoi, questo
sogno. I demoni non comprendono i cuori umani, non abbastanza. Vedono le cose come attraverso uno
specchio deformante e ti mostrano ci che desideri, s, ma alterato, impreciso. Usa questa imprecisione
per fuggire dal sogno. La vita  perdita, Alexander, ma  meglio di questo.
- Dio - fece Alec, e chiuse gli occhi. Sentiva il mondo circostante incrinarsi, quasi stesse
picchiettando su un guscio per uscirne fuori. Le voci nella sala svanirono, insieme alla sensazione della
sedia sotto di lui, all'odore del cibo, al fragore degli applausi e, infine, al tocco della mano di Magnus
sul suo viso.
Le sue ginocchia colpirono il terreno. Con uno sbuffo spalanc gli occhi. Tutt'intorno si
stendeva un paesaggio grigio. Avvert un fetore d'immondizia e scatt istintivamente all'indietro
vedendo qualcosa torreggiare sopra di lui  una massa di fumo che si andava gonfiando, un grappolo di
scintillanti occhi gialli sospesi nelle tenebre. Lo guardavano torvi mentre lui cercava freneticamente
l'arco e tendeva la corda.
La cosa rugg e si scagli in avanti, sollevandosi verso di lui come un'onda. Alec scocc la
freccia coperta di rune, facendola guizzare in aria prima di trafiggere il demone di fumo. Con un urlo
stridulo e lacerante la creatura prese a pulsare intorno alla freccia conficcata in profondit,
sprigionando fili di fumo che cercavano di ghermire il cielo.
E all'improvviso il demone scomparve. Alec scatt in piedi e incocc nervosamente un'altra
freccia, quindi rote su se stesso scrutando il paesaggio. Gli ricord un'immagine della superficie
lunare, bucherellata e coperta di cenere, e sopra c'era un cielo riarso, grigio e giallo, senza nubi. Il sole
si librava in aria basso e arancione, una brace quasi estinta. Degli altri non c'era traccia.
Cercando di soffocare il panico, Alec corse su per il pendio dell'altura pi vicina e gi dall'altro
versante. Il sollievo lo colp come un'onda. Tra due montagnole di cenere e rocce c'era un
avvallamento, e al suo interno era accovacciata Isabelle, che si stava alzando a fatica. Alec discese il
ripido fianco dell'altura e la strinse a s con il braccio libero. - Iz.
Lei emise un suono che sembrava decisamente un singhiozzo e si allontan da lui. - Sto bene
- disse. Aveva il viso rigato di lacrime; Alec si chiese cosa avesse visto. I desideri dei nostri cuori
sono armi che possono essere usate contro di noi.
- Max? - le chiese.
Lei annu, gli occhi che luccicavano di lacrime non versate e di rabbia. Non c'era da stupirsi che
Isabelle fosse arrabbiata. Lei odiava piangere.
- Anch'io - disse Alec, che, nel sentire dei passi, si gir spingendo quasi la sorella dietro di
s.
Era Clary, seguita da Simon. Sembravano entrambi traumatizzati. - Voi due?
- Stiamo bene - rispose Simon. - Abbiamo visto delle cose. Strane cose. - Cercava di
evitare lo sguardo di Isabelle, e Alec si chiese cosa avesse immaginato. Quali erano i sogni e le fantasie
di Simon? Non ci aveva mai pensato su troppo.
-  stato un demone - spieg Alec. - Del tipo che si nutre di sogni e desideri. L'ho ucciso.
- Spost lo sguardo da loro a Isabelle. - Dov' Jace?
Clary impallid sotto la polvere che le copriva il viso. - Pensavamo che fosse con voi.
Alec scosse la testa e disse: - Sta bene. In caso contrario l'avrei saputo
Ma Clary aveva gi fatto dietrofront e ora stava quasi correndo da dov'era venuta; dopo un
momento Alec la segu, imitato dagli altri. Clary si arrampic sul pendio e poi su un altro. Alec si rese
conto che si stava dirigendo verso un terreno pi elevato, da dove la vista sarebbe stata migliore. La
sentiva tossire; aveva anche lei i polmoni pieni di cenere.
Morto, pens. Tutto in questo mondo  morto e incenerito. Ma che cosa  successo qui?
In cima alla collina c'era un tumulo di sassi  un cerchio di rocce lisce, simile a un muretto a
secco. Seduto sull'orlo c'era Jace, lo sguardo fisso a terra.
- Jace! - Clary gli si ferm davanti con una scivolata, si lasci cadere sulle ginocchia e lo
prese per le spalle, ma lui le rivolse uno sguardo assente. - Jace - ripet lei in tono concitato. -
Jace, riscuotiti. Non  reale.  un demone che ci fa vedere le cose che vogliamo. Alec l'ha ucciso.
Okay? Non  reale.
- Lo so. - Jace sollev lo sguardo, e Alec ne fu colpito. Il suo parabatai sembrava quasi
esangue, anche se era chiaramente illeso.
- Che cosa hai visto? - chiese Alec. - Max?
Jace scosse la testa. - Non ho visto niente.
- Va tutto bene, qualunque cosa ti sia apparsa, va tutto bene - disse Clary. Si pieg in avanti,
gli sfior il viso; ad Alec tornarono in mente con chiarezza le dita di Magnus sulla sua guancia nel
sogno. Magnus che diceva di amarlo. Magnus che magari era gi morto.
- Io ho visto Sebastian - disse Clary. - Ero a Idris. La dimora dei Fairchild era ancora in
piedi. Mia madre era con Luke. Io stava per essere celebrato un matrimonio. Avevo anche una
sorella pi piccola. Le avevano dato il nome di Valentine. Lui era un eroe. C'era Sebastian, ma era
gentile, normale. Mi voleva bene. Come un vero fratello.
-  tutto incasinato - comment Simon. Si accost a Isabelle e rimasero vicini, spalla a
spalla. Jace allung il braccio e tocc con delicatezza un ricciolo di Clary, avvolgendoselo intorno a un
dito. Alec ricord la prima volta in cui si era reso conto che Jace era innamorato di lei: osservava il suo
parabatai all'interno di una stanza, guardava i suoi occhi seguire i movimenti di Clary e ricord di aver
pensato: Non vede che lei.
- Tutti noi abbiamo dei sogni - disse Clary. - Non significa niente. Ricordi cosa ho detto
prima? Noi resteremo insieme.
Jace la baci sulla fronte e si alz, allungando una mano; dopo un istante Clary la prese e si alz
accanto a lui. - Io non ho visto niente - ripet Jace in tono gentile. - Okay?
Lei esit, chiaramente senza credergli; altrettanto chiaramente non volle insistere. - Okay.
- Detesto sollevare la questione - disse Isabelle - ma qualcuno ha per caso scorto una via di
ritorno?
Alec pens alla sua corsa precipitosa sulle alture deserte alla ricerca degli altri, gli occhi che
setacciavano l'orizzonte. Vide i compagni guardarsi intorno. - Io credo che non ci siano vie di ritorno.
Non da qui, non lungo il tunnel. Credo che si sia richiuso alle nostre spalle.
- Dunque  un viaggio di sola andata - osserv Clary con appena un tremito nella voce.
- Non necessariamente - disse Simon. - Dobbiamo cercare Sebastian, come abbiamo
sempre saputo, e una volta che lo avremo trovato, Jace potr provare a fare il suo numero con il fuoco
celeste, qualunque esso sia senza offesa
- Non c' problema - disse Jace alzando gli occhi al cielo.
- E una volta che avremo salvato i prigionieri - aggiunse Alec - Magnus potr aiutarci a
tornare. O magari scopriremo come fa Sebastian ad andare avanti e indietro; questa non pu essere
l'unica strada.
- Mi pare una visione ottimistica - osserv Isabelle. - E se non riuscissimo a liberare i
prigionieri o a uccidere Sebastian?
- Allora sar lui a uccidere noi - tagli corto Jace. - E il non sapere come tornare indietro
diventer irrilevante.
Clary raddrizz le spalle esili. - Dunque faremmo meglio a cominciare a cercarlo, no?
Jace tir fuori di tasca lo stilo e si sfil il braccialetto di Sebastian. Ci richiuse sopra le dita e si
serv dello stilo per disegnarsi una runa di Localizzazione sul dorso della mano. Trascorse un istante,
poi un altro; un'espressione di intensa concentrazione pass sul viso di Jace, come una nuvola. Infine
lui sollev la testa.
- Non  molto lontano. A uno, forse due giorni di cammino da qui. - Si infil di nuovo il
braccialetto al polso.
Alec guard ostentatamente prima il braccialetto, poi il suo parabatai. Se non posso muovere i
celesti, muover gli inferi.
- Portandolo non rischier di perderlo - disse Jace e, visto che Alec non replicava, fece
spallucce e fiss lo sguardo gi dalla collina. - Meglio muoverci - grid girando la testa di lato. -
Ci aspetta un lungo cammino.
capitolo 15
ZOLFO E SALE
- Cerca di non staccarmi la mano, per favore - disse Magnus. - Mi piace quella mano. Ho
bisogno di quella mano.
- Hmf - fece Raphael, che gli stava inginocchiato accanto, i pugni stretti sulla catena che
univa il ceppo fissato alla mano destra di Magnus all'anello di adamas profondamente conficcato nel
pavimento. - Sto solo cercando di rendermi utile. - Diede un forte strattone alla catena, e lo stregone
url di dolore prima di fulminarlo con lo sguardo. Le mani di Raphael erano sottili, da ragazzino, ma
traevano in inganno: in realt avevano una forza da vampiro, e al momento la stavano impiegando per
svellere le catene di Magnus.
Si trovavano in una cella circolare. Il pavimento era fatto di lastre di granito sovrapposte.
Panche di pietra correvano lungo le pareti. Non c'erano porte visibili, ma solo finestre strette  strette
come feritoie. Erano senza vetri, e dalla loro profondit si capiva che le mura erano spesse almeno
trenta centimetri.
Magnus si era svegliato in quella stanza, circondato da Ottenebrati in tenuta rossa che fissavano
le sue catene al pavimento. Prima che una porta sbattesse alle loro spalle, nel corridoio l fuori aveva
scorto Sebastian che gli sorrideva con un ghigno da teschio.
Ora Luke era a una delle finestrelle e guardava fuori. A nessuno di loro era stato fornito un
cambio di abiti, e lui indossava ancora i pantaloni del vestito e la camicia che aveva messo per la cena
ad Alicante. Il davanti della camicia era coperto di macchie color ruggine. Magnus doveva continuare a
ricordarsi che si trattava di vino. Luke sembrava sofferente, i capelli scompigliati, una lente degli
occhiali crepata.
- Vedi niente? - chiese Magnus mentre Raphael si spostava alla sua sinistra per controllare
se da quel lato non fosse pi facile rimuovere la catena. Lo stregone era l'unico a essere incatenato.
Quando aveva aperto gli occhi, Luke e Raphael erano gi svegli: il vampiro se ne stava appoggiato
contro una delle panche, Luke chiamava in continuazione Jocelyn, tanto che era diventato rauco.
- No - rispose brevemente il lupo mannaro. Raphael guard Magnus sollevando un
sopracciglio. Aveva un'aria arruffata e giovane, i denti che affondavano nel labbro inferiore mentre le
nocche sbiancavano intorno agli anelli di ferro. Le catene erano abbastanza lunghe da permettere a
Magnus di sedersi, ma non di stare in piedi. - Solo nebbia. Nebbia giallo-grigia. Forse qualche
montagna in lontananza. Difficile a dirsi.
- Pensi che ci troviamo ancora a Idris? - chiese Raphael.
- No - rispose seccamente Magnus. - Non siamo a Idris. Me lo sento nel sangue.
Luke lo guard. - E dove, allora?
Lo stregone si sentiva il fuoco nelle vene, l'inizio della febbre. Gli formicolava lungo i nervi,
seccandogli la bocca e facendogli bruciare la gola. - Siamo a Edom. Una dimensione demoniaca.
Raphael lasci cadere la catena e imprec in spagnolo. - Perch i servi di Sebastian hanno
incatenato solo te e nessuno di noi due?
- Perch a Magnus le mani servono per fare magie - disse Luke.
Raphael guard lo stregone, sorpreso. Magnus inarc le sopracciglia. - Non lo sapevi,
vampiro? Credevo che ormai l'avessi capito; sei al mondo da abbastanza tempo, ormai.
- Forse. - Raphael si sedette sui talloni. - Ma non ho mai avuto troppo a che fare con gli
stregoni.
Magnus gli lanci un'occhiata, un'occhiata che diceva: Sappiamo tutti e due che non  vero. Il
vampiro distolse lo sguardo.
- Peccato - comment Magnus. - Se Sebastian avesse compiuto qualche ricerca, avrebbe
scoperto che non posso fare magie in questo regno. Poteva risparmiarsi queste - e fece tintinnare le
catene come il fantasma di Marley nel Canto di Natale dickensiano.
- Cos  qui che si  nascosto Sebastian durante tutto questo tempo - osserv Luke. - Ecco
perch non potevamo localizzarlo. Questa  la sua base operativa.
- Oppure - disse Raphael -  solo un posto in cui ci ha abbandonati a morire e imputridire.
- Non si sarebbe preso tanta briga - disse Luke. - Se ci avesse voluto morti, saremmo gi
tutti e tre all'altro mondo. Lui deve avere un piano pi vasto, come sempre. Per non so perch -
s'interruppe, abbassando lo sguardo sulle proprie mani, e Magnus lo ricord all'improvviso pi
giovane, i capelli ribelli, l'espressione preoccupata e il cuore sulle labbra.
- Non le far del male - lo rassicur. - A Jocelyn, voglio dire.
- Potrebbe - disse Raphael. -  completamente pazzo.
- Perch non dovrebbe farle del male? - Sembrava che Luke cercasse di contenere una paura
che minacciava di esplodere. - Perch  sua madre? Non funziona cos. Sebastian non funziona cos.
- Non perch  sua madre - precis Magnus. - Perch  la madre di Clary. Qualcosa che gli
d potere su di lei. E non ci rinuncer tanto facilmente.
Ormai camminavano da quelle che sembravano ore, e Clary era esausta.
Il terreno irregolare rendeva pi difficile la marcia. Nessuna delle alture era molto elevata, ma
erano tutte senza sentieri, coperte di rocce scistose e frastagliate. A volte si imbattevano in pianure di
pece vischiosa simile a catrame, nella quale i piedi affondavano fin quasi alle caviglie, rallentando i
loro passi.
Si fermarono per tracciarsi delle rune Sicuro nel cammino e Forza, e per bere un po' d'acqua.
Erano in un luogo secco, tutto fumo e cenere, solcato di quando in quando da uno scintillante fiume di
rocce fuse, che serpeggiava viscoso attraverso la landa bruciata. I loro visi erano gi sporchi di terra e
cenere, le tenute ne erano completamente ricoperte.
- Razionate l'acqua - li ammon Alec tappando la sua bottiglia di plastica. Si erano fermati
all'ombra di una piccola montagna. La sua cima frastagliata si levava in un intrico di picchi e merlature
che la facevano assomigliare a una corona. - Non sappiamo quanto ci toccher camminare.
Jace tocc il braccialetto che portava al polso e poi la runa di Localizzazione. Aggrott la fronte
osservandosi il disegno sul dorso della mano. - I Marchi che ci siamo appena fatti Qualcuno me ne
mostri uno.
Isabelle fece un verso impaziente e allung il polso, sul quale in precedenza Alec aveva
tracciato con l'inchiostro una runa di Velocit. La guard sbattendo gli occhi. - Sta scomparendo -
annunci con un'improvvisa incertezza nella voce.
- Anche la mia runa di Localizzazione, e le altre - osserv Jace esaminandosi la pelle. -
Penso che qui le rune svaniscano pi in fretta. Dovremo essere cauti nell'usarle. Tenetele d'occhio per
controllare quando occorrer applicarle di nuovo.
- Le nostre rune di Velocit stanno svanendo - disse Isabelle in tono frustrato. - Potrebbe
fare la differenza tra due o tre giorni di cammino. E nel frattempo Sebastian potrebbe fare qualsiasi
cosa ai prigionieri.
Alec sussult.
- Non lo far - disse Jace. - Sono la sua assicurazione che il Conclave ci consegner a lui.
Non torcer loro un capello se pensa che tutto segua i suoi piani.
- Potremmo camminare tutta la notte - sugger Isabelle. - Potremmo usare le rune di Veglia
e rinfrescarle in continuazione.
Jace si guard intorno. Era sporco di terra sotto gli occhi, sulle guance e sulla fronte, dove si era
toccato con il palmo della mano. Il cielo era passato dal giallo a un arancione scuro screziato di nere
nuvole vorticose. Clary immagin che fosse indizio del crepuscolo imminente. Si chiese se in quel
luogo i giorni e le notti fossero uguali, o se le ore fossero differenti, le rotazioni del pianeta
leggermente disallineate.
- Quando le rune di Veglia svaniscono, si crolla - disse Jace. - In sostanza affronteremmo
Sebastian come in preda ai postumi di una sbronza Non  una buona idea.
Alec segu lo sguardo di Jace sul paesaggio desolato. - Allora dovremo trovare un posto per
riposare. Dormire. No?
Clary non sent la risposta di Jace, qualunque fosse. Aveva gi abbandonato la conversazione
per arrampicarsi sul fianco ripido di una cresta rocciosa. Lo sforzo la fece tossire; l'aria era sporca,
densa di fumo e cenere, ma lei non aveva voglia di stare a discutere. Era esausta, la testa che le
martellava, e continuava ad avere davanti agli occhi la madre. La madre e Luke insieme sul balcone,
mano nella mano, che la guardavano con amore.
Si trascin fino alla cima dell'altura e si ferm. Dall'altro lato scendeva ripida e terminava in un
altopiano di rocce grigie che si stendeva fino all'orizzonte, disseminato qua e l da cumuli di pietre e
argilla. Ora il sole era basso nel cielo, ma aveva ancora lo stesso colore arancione bruciato.
- Cosa stai guardando? - disse una voce al suo fianco; Clary trasal e si gir, trovandosi
accanto Simon. Non era affatto sporco come gli altri  a quanto pareva, la sporcizia non si attaccava ai
vampiri  ma aveva i capelli pieni di polvere.
Clary indic i buchi neri che butteravano il fianco della vicina collina come ferite da arma da
fuoco. - Quelle sono entrate di caverne, credo.
- Sembra una scena presa da World of Warcraft, non  vero? - disse lui mostrando con ampi
gesti il paesaggio devastato e il cielo pieno di cenere. - Solo che non basta semplicemente spegnere il
videogioco per uscirne.
- Io non sono riuscita a spegnerlo per un sacco di tempo. - Clary vedeva Jace e gli altri
Lightwood a una certa distanza, sempre impegnati a discutere.
- Stai bene? - le chiese Simon. - Non ho avuto occasione di parlarti dopo quello che 
successo a tua madre e a Luke
- No - disse Clary. - Non sto bene. Ma devo andare avanti. Se vado avanti, posso non
pensarci.
- Mi dispiace. - Simon si mise le mani in tasca, la testa bassa. I capelli castani gli
svolazzavano sulla fronte, nel punto in cui c'era stato il Marchio di Caino.
- Stai scherzando?  a me che dispiace. Per tutto. Per il fatto che sei stato trasformato in un
vampiro, per il Marchio di Caino
- Mi ha protetto - protest Simon. -  stato un miracolo. Era qualcosa che solo tu potevi
fare.
-  proprio di questo che ho paura - mormor lei.
- Di cosa?
- Di non essere pi capace di fare miracoli - rispose Clary, e serr le labbra mentre gli altri li
raggiungevano e Jace spostava curioso lo sguardo da lei a Simon, come chiedendosi di cosa avessero
parlato.
Isabelle contempl la pianura, l'infinita terra brulla davanti a loro, il paesaggio ammantato di
polvere. - Avete visto qualcosa?
- Che ne dite di quelle caverne? - chiese Simon indicando le buie aperture che si
addentravano nella montagna. - Potrebbero essere un rifugio.
- Buona idea - esclam Jace. - Siamo in una dimensione demoniaca, Dio solo sa chi la
popola, e tu vuoi strisciare in un buco nero e stretto
- Okay, okay - lo interruppe Simon. - Era solo un'idea, non c' bisogno che t'incavoli
L'altro, chiaramente di malumore, gli gett un'occhiata gelida. - Non ero incavolato,
vampiro
Uno scuro brandello di nuvola si stacc dal cielo e piomb gi di colpo, pi veloce del loro
sguardo. Clary scorse inorridita due ali, dei denti e decine di occhi rossi, e poi Jace si sollev in aria,
ghermito dalla morsa artigliata di un demone in volo.
Isabelle url. La mano di Clary saett alla cintura, ma il demone era gi schizzato di nuovo in
cielo in un turbinio di ali coriacee, lanciando un acuto grido di vittoria. Jace non emetteva alcun suono;
Clary vedeva i suoi stivali spenzolare immobili. Era morto?
Vide tutto bianco e si gir verso Alec, che aveva gi impugnato l'arco, la freccia incoccata e
pronta.
- Tira! - gli grid.
Alec piroett su se stesso come un danzatore, scrutando il cielo. - Non ci vedo bene;  troppo
buio potrei colpire Jace
La frusta si srotol dalla mano di Isabelle, un lucente filo metallico, e si alz in alto, sempre pi
in alto, incredibilmente in alto. La sua luce sfavillante illumin il cielo nuvoloso, e Clary sent il
demone levare un altro grido, questa volta un lacerante urlo di dolore. La creatura roteava in aria,
continuava a precipitare stringendo la sua preda. Aveva gli artigli conficcati nella sua schiena  o era
Jace che si aggrappava al mostro? A Clary parve di vedere il bagliore di una spada angelica, o forse era
soltanto il baluginio della frusta di Izzy che si sollevava, per poi ricadere a terra in un viluppo
scintillante.
Alec imprec e tir la freccia. Guizz in alto, trafiggendo il buio; un secondo pi tardi una scura
massa palpitante cadde al suolo e colp il terreno con un tump che sollev una nuvola di cenere
farinosa.
Sgranarono tutti gli occhi. Cos disteso, il demone era grande quasi quanto un cavallo, con un
corpo verde scuro come quello di una tartaruga, flosce ali coriacee, sei appendici artigliate simili a
quelle dei centopiedi e un lungo peduncolo che fungeva da collo e terminava in un cerchio di occhi e
denti irregolari, seghettati. L'asta della freccia gli sporgeva dal fianco.
Jace gli stava in ginocchio sulla schiena, una spada angelica in mano. Continuava ad affondarla
con cattiveria nella parte posteriore del collo, sollevando piccoli geyser di icore nero che gli
schizzavano i vestiti e il viso. Il demone emise un ultimo gorgoglio e si accasci, i numerosi occhi rossi
ormai vacui e spenti.
Jace gli scivol gi dalla schiena ansimando. La spada angelica aveva gi cominciato a
deformarsi e a contorcersi per l'icore; la gett via e guard tranquillamente il gruppetto dei suoi amici,
che lo fissavano tutti sbalorditi.
- Quello s che mi aveva fatto incavolare - disse.
Alec fece un verso a met tra un gemito e un'imprecazione, e abbass l'arco. Aveva i capelli
neri incollati alla fronte dal sudore.
- Non dovete avere quelle espressioni preoccupate - disse Jace. - Me la stavo cavando
bene.
Clary, la testa leggera per il sollievo, sbuff. - Bene? Se tutt'a un tratto la tua definizione di
"bene" comprende fare da spuntino per una micidiale tartaruga volante,  il caso che facciamo un
discorsetto, Jace Lightwood
- Non  scomparso - la interruppe Simon, l'aria sbalordita come gli altri. - Il demone. Non
 scomparso quando l'hai ucciso.
-  vero - conferm Isabelle. - E ci significa che questa  la sua dimensione. - Aveva la
testa rovesciata all'indietro e scrutava il cielo. Clary vedeva il bagliore della runa di Lunga Vista che si
era appena disegnata sul collo. - A quanto pare, questi demoni possono uscire alla luce. Forse perch
qui il sole  quasi estinto. Dobbiamo andarcene di qui.
Simon toss forte. - Cos' che dicevate prima? Che rifugiarsi in quelle caverne  una cattiva
idea?
- In realt  stato solo Jace a dirlo - osserv Alec. - A me sembra buona.
Jace li fulmin con lo sguardo e si pass una mano sul viso, finendo per spalmarsi l'icore nero
sulla guancia. - Controlliamo le caverne. Ne troveremo una piccola e la perlustreremo a fondo prima
di riposarci. Io far il primo turno di guardia.
Alec annu e si avvi verso l'entrata della grotta pi vicina, seguito dagli altri. Clary raggiunse
Jace, che stava in silenzio, perso nei suoi pensieri; sotto la pesante cortina di nuvole i suoi capelli
mandavano cupi bagliori dorati, e lei vedeva i grossi strappi sulla schiena della tenuta, nei punti in cui
era stato afferrato dagli artigli del demone. A un tratto Jace fece un mezzo sorriso.
- Che c'? - fece Clary. - Qualcosa di buffo?
- Micidiale tartaruga volante? Solo tu potevi dire una cosa del genere.
- Solo io? Ed  un bene o un male? - gli chiese mentre raggiungevano l'ingresso della
caverna, che incombeva su di loro come una scura bocca spalancata.
Perfino nell'ombra il sorriso di lui balen come un lampo argenteo. -  perfetto.
Riuscirono a fare solo pochi passi nella galleria prima di vedersi bloccare la strada da un
cancello di metallo. Alec imprec e gett un'occhiata alle sue spalle. L'ingresso della caverna era
proprio dietro di loro, e attraverso vi si poteva scorgere il cielo arancione e scure sagome roteanti.
- No non c' problema - disse Jace avvicinandosi al cancello. - Guardate. Rune.
Effettivamente, c'erano delle rune incise nel metallo ricurvo: alcune familiari, altre sconosciute
a Clary. Eppure, come un sussurro in fondo alla sua testa, le parlavano di protezione, di difesa dalle
forze demoniache. - Sono rune di Protezione - annunci. - Protezione contro i demoni.
- Bene - fece Simon, gettando a sua volta un'occhiata ansiosa sopra la spalla. - Perch i
demoni stanno arrivando e alla svelta.
Jace guard dietro di loro, quindi afferr il cancello e lo tir con forza. La serratura salt,
facendo piovere attorno scaglie di ruggine. Tir di nuovo, pi forte, e il cancello si spalanc; i suoi
palmi emanavano luce, e nei punti in cui lo aveva toccato il metallo sembrava annerito.
Si tuff nelle tenebre al di l del cancello, e gli altri lo seguirono. Isabelle tir fuori la sua
stregaluce e Alec richiuse con forza il cancello alle loro spalle. Clary aggiunse una runa di Chiusura,
giusto per sicurezza.
La stregaluce di Izzy divamp, rivelando che si trovavano in una galleria che serpeggiava nelle
tenebre. Le pareti erano di liscio gneiss marmorizzato ricoperto di un'infinit di rune di Protezione,
Santit e Difesa. Il pavimento era di pietra levigata, facile da percorrere. Via via che si spingevano
all'interno della montagna l'aria si faceva sempre pi pura, e a poco a poco il fetore della nebbia e dei
demoni diminu, finch Clary non si ritrov a respirare pi facilmente per la prima volta da quando
erano arrivati in quel regno.
Sbucarono infine in un ampio spazio circolare, chiaramente opera di mani umane. Sembrava la
cupola di una cattedrale: rotondo, con un soffitto massiccio che si curvava sopra le loro teste. Al centro
della sala sotterranea c'era il cerchio di pietre usato per un fuoco da bivacco estinto ormai da tempo. Il
soffitto era tempestato di grosse gemme bianche. Emanavano un debole scintillio, riempiendo la sala di
una luce fioca. Isabelle abbass la stregaluce, lasciando che le si spegnesse tremolando in mano.
- Penso che fosse un nascondiglio - disse Alec sottovoce. - Una specie di ultima barricata
dove chiunque un tempo vivesse qui sarebbe stato al sicuro dai demoni.
- Chiunque un tempo viveva qui conosceva la magia delle rune - annunci Clary. - Non le
riconosco tutte, ma posso percepirne il significato. Sono rune sante, come quelle di Raziel.
Jace si tolse lo zaino di spalla e lo lasci scivolare a terra. - Stanotte dormiremo qui.
Alec assunse un'espressione dubbiosa. - Sei certo che sia un posto sicuro?
- Perlustreremo le gallerie - disse Jace. - Clary, vieni con me. Isabelle, Simon, prendete il
corridoio est. - Aggrott la fronte. - Be', lo chiameremo corridoio est, sperando che questa funzioni
anche nei regni dei demoni. - Diede dei colpetti al Marchio Bussola tracciato sul suo avambraccio,
uno dei primi Marchi che quasi tutti gli Shadowhunters ricevevano.
Anche Isabelle lasci cadere il suo zaino, ne estrasse due spade angeliche e le infil nelle
custodie fissate alla schiena. - Bene.
- Vengo con voi - disse Alec, guardando la sorella e Simon con occhi sospettosi.
- Se proprio devi - comment Isabelle ostentando indifferenza. - Ma ti avverto che ne
approfitteremo per limonare al buio. Sar una limonata abbondante e appiccicosa.
Simon sembr sbalordito. - Noi - cominci, ma Isabelle gli pest il piede e lui ammutol.
- Limonare? - fece Clary. - Ma
Alec sembr in preda a un attacco di nausea. - Credo che tutto sommato rimarr qui.
Jace sorrise e gli gett uno stilo. - Accendi un fuoco. Preparaci una bella torta o qualcosa del
genere. Questa caccia ai demoni mette un certo appetito.
Alec pass lo stilo nella sabbia dentro il cerchio di pietre e cominci a disegnare una runa del
Fuoco. Stava borbottando qualcosa sul fatto che a Jace non sarebbe piaciuto svegliarsi la mattina dopo
con i capelli rasati a zero.
Jace rivolse un sorriso a Clary. Sotto l'icore e il sangue, quello era solo un fantasma del suo
vecchio sorriso malizioso, ma era comunque bello.
Clary sguain Eosforos.
Simon e Isabelle erano gi scomparsi nella galleria est; lei e Jace presero quella opposta,
leggermente in discesa. Mentre si avviavano insieme, Clary sent Alec gridare alle loro spalle: - E
anche le sopracciglia!
Jace fece una risatina secca.
Maia non ricordava bene come si fosse immaginata fare il capobranco, ma sicuramente non
cos.
Era appollaiata sul grande bancone nell'atrio del Secondo Distretto di Polizia, con Bat sulla
sedia girevole dietro di lei intento a spiegarle pazientemente i vari aspetti amministrativi del branco di
lupi: come comunicavano con gli altri membri del Praetor Lupus in Inghilterra, come i messaggi
venivano inviati e ricevuti da Idris, perfino come facevano le ordinazioni al ristorante Lupo di Giada.
Entrambi alzarono lo sguardo quando la porta si spalanc e una stregona dalla pelle blu con un camice
da infermiera avanz a grandi passi nella stanza, seguita da un uomo alto in un ampio vestito nero.
- Catarina Loss - disse Bat facendo le presentazioni. - La nostra nuova capobranco, Maia
Roberts
Catarina lo interruppe con un gesto. Era molto blu, quasi color zaffiro, e aveva i capelli bianchi
raccolti in uno chignon. Sul suo camice erano disegnati dei camion. - Questo  Malcolm Fade -
disse indicando l'uomo alto alle sue spalle. - Sommo Stregone di Los Angeles.
Malcolm Fade inclin la testa. Aveva i tratti spigolosi, i capelli color carta e gli occhi purpurei.
Davvero purpurei, un colore che gli occhi umani non avevano mai. Era attraente, pens Maia, se ti
piacevano quel genere di cose. - Magnus Bane  scomparso! - annunci, come se fosse il titolo di un
libro illustrato.
- E anche Luke - aggiunse Catarina in tono tetro.
- Scomparsi? - fece eco Maia. - Che cosa intendete, con scomparsi?
- Be', non proprio scomparsi. Rapiti - puntualizz Malcolm, e Maia lasci cadere la penna
che aveva in mano. - Chiss dove saranno! - Dal tono sembrava che lo stregone trovasse la cosa
piuttosto eccitante e che ritenesse triste non esservi coinvolto pi direttamente.
-  opera di Sebastian Morgenstern? - chiese Maia a Catarina.
- Sebastian ha catturato tutti i rappresentanti dei Nascosti. Meliorn, Magnus, Raphael e Luke.
E anche Jocelyn. Li terr prigionieri, dice, a meno che il Conclave non acconsenta a consegnargli Clary
e Jace.
- E in caso contrario? - chiese Leila. L'ingresso teatrale di Catarina aveva fatto accorrere il
branco, che ora stava entrando in fila indiana nella stanza, sparpagliandosi sulle scale e accalcandosi
davanti al bancone nella curiosa maniera dei licantropi.
- Uccider i rappresentanti - disse Maia. - Non  vero?
- Il Conclave deve sapere che se glielo lascer fare, i Nascosti si ribelleranno - osserv Bat.
- Sarebbe come dichiarare che le vite di quattro Nascosti valgono meno della sicurezza di due
Shadowhunters.
Non erano solo due Shadowhunters, pens Maia. Jace era difficile e irritabile, e Clary all'inizio
era stata chiusa, ma avevano combattuto per lei e con lei; le avevano salvato la vita e lei aveva salvato
la loro. - Consegnare Jace e Clary equivarrebbe a ucciderli. E senza nessuna reale garanzia di riavere
indietro Luke. Sebastian mente sempre.
Gli occhi di Catarina lampeggiarono. - Se il Conclave non fa almeno un tentativo per riavere
Magnus e gli altri, non perder solo i Nascosti del Consiglio. Perder gli Accordi.
Maia rimase in silenzio per un istante; era consapevole di avere tutti gli occhi puntati su di s.
Gli altri lupi erano in attesa della sua reazione. La reazione del loro capo.
Si raddrizz. - Che ne dicono gli stregoni? Che fanno? E il Popolo Fatato e i Figli della Notte?
- La maggior parte dei Nascosti non ne sa ancora nulla - rivel Malcolm. - Il caso vuole
che io abbia un informatore. Ho confidato la notizia a Catarina per via di Magnus: pensavo che dovesse
saperlo. Voglio dire, questo genere di cose non capita tutti i giorni. Rapimenti! Riscatti! Un amore
spezzato da una tragedia!
- Sta' zitto, Malcolm - scatt Catarina. -  per questo che nessuno ti prende mai sul serio.
- Quindi si rivolse a Maia. - Senti, la maggior parte dei Nascosti naturalmente sa che gli
Shadowhunters hanno piantato baracca e burattini e sono andati a Idris; ma non sa perch. Aspettano
notizie dai loro rappresentanti, notizie che naturalmente non sono arrivate.
-  una situazione che non pu reggere - consider Maia. - Il Mondo Invisibile scoprir
tutto.
- Oh, s che lo scoprir - ripet Malcolm con l'aria di fare del suo meglio per restare serio.
- Per sapete come sono fatti gli Shadowhunters; se ne stanno per conto loro. Tutti sanno di Sebastian
Morgenstern e degli Ottenebrati, si capisce, ma gli attacchi agli Istituti sono stati tenuti piuttosto sotto
silenzio.
- Hanno chiesto agli stregoni del Labirinto a Spirale di lavorare a un rimedio contro gli effetti
della Coppa Infernale, ma neanche loro sanno quanto sia urgente la situazione, o cosa sia successo a
Idris - disse Catarina. - Temo che gli Shadowhunters finiranno per autodistruggersi con il loro
riserbo. - Sembrava perfino pi blu di prima; il suo colore pareva cambiare a seconda dell'umore.
- Dunque perch siete venuti da noi, da me? - chiese Maia.
- Perch Sebastian vi ha gi recapitato il suo messaggio attraverso il suo attacco al Praetor -
rispose Catarina. - E sappiamo che sei vicina agli Shadowhunters, ai figli dell'Inquisitore e alla
sorella di Sebastian, per esempio. Su quanto sta succedendo ne sai quanto noi, se non di pi.
- Non so poi cos tanto - si scherm Maia. - Le difese intorno a Idris rendono difficile
l'invio di messaggi.
- Questo problema possiamo risolverlo - disse Catarina. - Non  vero, Malcolm?
- Hmm? - Lo stregone stava girando oziosamente per la stazione di polizia, fermandosi a
osservare cose che Maia considerava assolutamente normali ? le barre di una ringhiera, una mattonella
crepata nel muro, il vetro di una finestra ? come se fossero significative. Il branco lo guardava
perplesso.
Catarina sospir. - Non fargli caso - disse a Maia in un bisbiglio. -  piuttosto potente, ma
all'inizio del secolo scorso gli  successo qualcosa, e da allora non  pi stato lo stesso. Per  innocuo.
- Risolvere? Certo che possiamo risolvere il problema - disse Malcolm girandosi verso di
loro. - Dovete trasmettere un messaggio? Ci sono sempre i gattini viaggiatori.
- Vuoi dire i piccioni - disse Bat. - I piccioni viaggiatori.
Lo stregone scosse la testa. - Gattini viaggiatori. Sono cos carini, nessuno sa resistergli. E
risolvono anche il problema dei topi.
- Noi non abbiamo nessun problema di topi - ribatt Maia. - Abbiamo un problema di
megalomania. Sebastian  deciso a seminare zizzania tra i Nascosti e gli Shadowhunters. Rapire i
rappresentanti, attaccare il Praetor: non si limiter a questo. Ben presto tutto il Mondo Invisibile sapr
che cosa sta accadendo. La questione : da che parte si schierer?
- Noi staremo valorosamente dalla vostra parte! - annunci Malcolm. Catarina gli lanci
un'occhiata truce, e lui si fece piccolo piccolo. - Be', vi staremo valorosamente vicini. Insomma,
almeno a portata di voce.
Maia lo guard male. - Dunque niente garanzie, in sostanza?
Malcolm fece spallucce. - Gli stregoni sono indipendenti. E difficili da controllare. Come i
gatti, ma con meno code. Be', qualcuno ce l'ha. Io no
- Malcolm - fece Catarina.
- Il fatto  che o vinceranno gli Shadowhunters, o vincer Sebastian - disse Maia - e in
questo caso ci attaccher, attaccher tutti i Nascosti. Non vuole altro che trasformare il mondo in un
deserto di cenere e ossa. Nessuno di noi sopravviver.
Lo stregone sembr leggermente allarmato, ma molto meno di quanto avrebbe dovuto, pens
Maia. La sua espressione dominante era quella di un'allegria innocente, infantile; non aveva nulla della
saggia malizia di Magnus. Si chiese quanti anni avesse.
- Non credo che possiamo entrare a Idris per combattere al loro fianco, come abbiamo fatto in
passato - continu Maia - ma possiamo provare a diffondere la notizia. Raggiungere gli altri
Nascosti prima che lo faccia Sebastian. Lui cercher di reclutarli, quindi dobbiamo far capire agli altri
cosa significa unirsi a lui.
- La distruzione di questo mondo - concluse Bat.
- Ci sono Sommi Stregoni in varie citt, e loro probabilmente prenderanno in considerazione il
problema, ma noi siamo dei solitari, come ha detto Malcolm - replic Catarina. -  poco probabile
che il Popolo Fatato parli a uno di noi; non lo fanno mai
- E a chi importa cosa fanno i vampiri? - disse brusca Leila. - Comunque, pensano solo a se
stessi.
- No - fece Maia dopo un istante. - No, possono essere alleati leali. Dobbiamo incontrarli.
 tempo che il capobranco newyorchese e il signore del clan vampiro stringano un'alleanza.
Un mormorio stupito percorse la sala. Lupi mannari e vampiri non parlamentavano mai, a meno
che non vi fossero costretti da una forza esterna pi grande, come il Conclave.
Maia allung la mano verso Bat. - Carta e penna - disse, e lui gliele porse. Maia
scarabocchi in fretta qualcosa, strapp un foglio e lo porse a uno dei lupacchiotti pi giovani. -
Portalo a Lily, al Dumort. Dille che voglio incontrare Maureen Brown. Pu scegliere un luogo neutro;
daremo conferma prima dell'incontro. Dille che dovrebbe avvenire il prima possibile:  in ballo la vita
dei nostri due rappresentanti.
- Dovrei proprio essere arrabbiata con te - disse Clary. Stavano avanzando nella galleria
serpeggiante; Jace teneva la stregaluce di lei per illuminare il cammino. Clary si ricord la prima volta
che aveva stretto nella mano una di quelle lisce pietre intagliate. Ogni Shadowhunter dovrebbe avere
la propria pietra runica di stregaluce.
- Ah s? - fece Jace lanciandole un'occhiata circospetta. Il terreno sotto i loro piedi era
levigato, le pareti del corridoio si curvavano dolcemente verso l'interno. - E perch?
- Per avere rischiato la vita - rispose lei. - Ma in realt non l'hai fatto. Te ne stavi l e il
demone ti ha agguantato. No, non ti limitavi a startene l, stavi facendo l'odioso con Simon.
- Se un demone mi avesse agguantato ogni volta che ho fatto l'odioso con Simon, sarei morto
il giorno stesso che mi hai conosciuto.
-  solo che - Clary scosse la testa. Aveva la vista offuscata per la stanchezza e un dolore
in mezzo al petto, tanto era il desiderio di vedere la madre e Luke. Di tornare a casa. - Non so come
sono finita qui.
- Probabilmente saprei ritrovare la via del ritorno - disse Jace. - Dritti per il corridoio delle
fate, al villaggio decimato girare a sinistra, poi a destra nella pianura desolata dei dannati, e una volta
raggiunta la massa del demone morto fare inversione
- Sai cosa intendo. Non so come sono arrivata a questo punto. La mia era una vita normale. Io
ero normale
- Non sei mai stata normale - ribatt Jace con voce calmissima. Clary si chiese se avrebbe
mai smesso di essere spiazzata dai suoi improvvisi passaggi dall'ironia alla seriet e viceversa.
- Volevo esserlo. Volevo avere una vita normale. - Abbass lo sguardo sugli stivali
impolverati, sulla tenuta macchiata e sulle armi che le scintillavano alla cintura. - Volevo andare alla
scuola d'arte.
- E sposare Simon? Avere sei figli? - Ora nella voce di Jace c'era una punta di nervosismo.
Il corridoio faceva una brusca svolta a destra, e lui vi scomparve. Clary affrett il passo per stargli
dietro
E rest senza fiato. Erano sbucati fuori dalla galleria, in un'enorme caverna riempita per met
da un lago sotterraneo. La grotta si allungava nell'ombra ed era bellissima, la prima cosa bella che
Clary avesse visto da quando erano entrati nel regno demoniaco. Il soffitto era di pietra ondulata per il
modellamento dell'acqua che vi era gocciolata nel corso degli anni, e riluceva intensamente di blu per
il muschio bioluminescente. L'acqua era altrettanto blu come un cupo crepuscolo scintillante, e qua e l
ne sporgevano colonne di quarzo simili a pali di cristallo.
Il sentiero si allargava in una bassa spiaggia di sabbia fine molto farinosa, soffice quasi quanto
cenere, che portava al lago. Jace attravers la spiaggia e si accovacci davanti all'acqua, immergendovi
le mani. Clary gli si avvicin alle spalle, gli stivali che sollevavano sbuffi di sabbia, e gli si inginocchi
accanto per guardarlo spruzzarsi l'acqua sul viso e sul collo, strofinando via le chiazze di icore nero.
- Stai attento - disse all'improvviso afferrandogli il braccio. - L'acqua potrebbe essere
velenosa.
Jace scosse la testa. - Non lo . Guarda sotto la superficie.
Il lago era limpido, trasparente. Il fondale era di pietra liscia, ricoperto di rune che emettevano
un debole luccichio. Erano rune che parlavano di purezza, guarigione e protezione.
- Scusa - disse Jace strappandola alle sue fantasticherie. Aveva i capelli bagnati, incollati alle
curve nette degli zigomi e delle tempie. - Non avrei dovuto dire quella cosa su Simon.
Clary immerse le mani nell'acqua. Piccole increspature si allargarono dalle sue dita in
movimento. - Devi sapere che non vorrei una vita diversa. Questa vita mi ha portato te. - Mise le
mani a coppa e si port l'acqua alla bocca. Era fredda e dolce, e le restitu un po' d'energia.
Questa volta Jace le rivolse uno dei suoi sorrisi veri, senza limitarsi a curvare il labbro all'ins.
- Speriamo non solo me.
Clary cerc le parole. - Questa vita  reale. L'altra era una menzogna. Un sogno. Per
- Non hai pi disegnato - osserv lui. - Non da quando hai cominciato ad allenarti. Non sul
serio.
- No - disse lei pacatamente, perch era vero.
- A volte mi chiedo - disse Jace. - Mio padre, anzi, Valentine, amava la musica. Mi
insegn a suonare. Bach, Chopin, Ravel. E ricordo che una volta gli chiesi perch i compositori fossero
tutti mondani. Non c'era nessuno Shadowhunter che avesse scritto musica. E lui disse che nelle loro
anime i mondani hanno una scintilla creativa, mentre nelle nostre ce n' una guerriera, e che queste
scintille non possono esistere contemporaneamente nello stesso posto, non pi di quanto una fiamma
possa dividersi.
- Cos pensi che la Shadowhunter in me stia scacciando l'artista? Per mia madre
dipingeva voglio dire, dipinge. - Soffoc il dolore di avere pensato a Jocelyn al passato, anche se
per poco.
- Valentine diceva che era questo il Paradiso dato ai mondani: l'arte e il dono della creazione.
Che era questo a renderli degni di protezione. Non so se ci fosse del vero in tutto ci - aggiunse - ma
se le persone hanno in s una scintilla, allora la tua brucia nel modo pi vivido che io conosca. Tu sei
capace di combattere e disegnare. E lo farai.
Impulsivamente Clary si sporse in avanti per baciarlo. Le labbra di lui erano fredde, sapevano di
acqua e di Jace, e Clary stava per sporgersi di pi per rendere il bacio pi appassionato, quando tra loro
pass una scarica improvvisa, come di elettricit statica; Clary si allontan, le labbra intorpidite.
- Ahi - fece con aria mesta. Jace sembrava mortificato. Gli tocc i capelli umidi. - Prima, al
cancello, ho visto le tue mani scintillare. Il fuoco celeste
- Qui non lo controllo come facevo a casa - ammise Jace. - C' qualcosa in questo mondo,
sembra quasi che spinga il fuoco pi vicino alla superficie. - Si guard le mani, che stavano perdendo
il loro luccichio. - Credo che dobbiamo stare attenti. Questo posto avr maggior effetto su di noi che
sugli altri per via della concentrazione pi alta del nostro sangue angelico.
- E allora staremo attenti. Puoi controllarlo. Ricorda gli esercizi che ti faceva fare Jordan
- Jordan  morto - disse Jace con voce tesa, sollevandosi e spazzolandosi via la sabbia dai
vestiti. Allung una mano per aiutarla ad alzarsi da terra. - Avanti, torniamo da Alec prima che
immagini Isabelle e Simon fare sesso nelle caverne e cominci a dare fuori di matto.
- Lo sai che tutti ci immaginano intenti a fare sesso - disse Simon. - Probabilmente
staranno dando fuori di matto.
- Bah - fece Isabelle. Il bagliore della sua stregaluce rimbalz sulle pareti rocciose ricoperte
di rune. - Come se potessimo fare sesso in una caverna, circondati da orde di demoni. Questa  la
realt, Simon, non la tua immaginazione eccitata.
- Per tua norma e regola, c' stato un tempo nella mia vita in cui l'idea che un giorno avrei
potuto fare sesso mi sembrava pi probabile che non essere circondato da orde di demoni - disse
aggirando faticosamente un cumulo di rocce cadute. Quel posto gli ricordava una gita alle Luray
Caverns in Virginia che aveva fatto con sua madre e Rebecca ai tempi delle medie. Ora la sua vista da
vampiro gli consentiva di vedere lo scintillio della mica tra le rocce; non aveva bisogno di essere
guidato dalla stregaluce di Isabelle, ma immaginava che lei ne avesse bisogno, perci non le diceva
nulla.
Isabelle borbott qualcosa; Simon non era sicuro di cosa, ma ebbe la sensazione che non si
trattasse di un complimento.
- Izzy, c' un motivo per cui sei cos furiosa con me?
La risposta venne fuori in un profluvio di sibili che suonavano pi o meno come
navresdovutesserqui. Neppure con il suo udito amplificato Simon riusc a capirci qualcosa. - Eh?
Isabelle gir su se stessa e lo affront. - Non avresti dovuto essere qui! - esclam, la voce
che riecheggiava sulle pareti della galleria. - Quando ti abbiamo lasciato a New York, era perch
stessi al sicuro
- Non voglio stare al sicuro - le disse. - Voglio stare con te.
- Tu vuoi stare con Clary.
Simon si ferm. Erano uno di fronte all'altra nella galleria, entrambi immobili ora, Isabelle con
le mani chiuse a pugno. -  di questo che si tratta? Di Clary?
Lei rimase in silenzio.
- Io non voglio bene a Clary in quel modo.  stata il mio primo amore, la mia prima cotta. Ma
quello che provo per te  completamente diverso. - Vedendola scrollare la testa, sollev una mano. -
Ascoltami bene, Isabelle. Se mi stai chiedendo di scegliere tra te e la mia migliore amica, allora s, non
sceglier. Perch nessuno che mi ami mi costringerebbe a fare una scelta cos assurda; sarebbe come se
io ti chiedessi di scegliere tra me e Alec. A me d forse fastidio vedere Jace e Clary insieme? No, per
niente. Appartengono l'uno all'altra. Io non appartengo a Clary, non a quel modo. Appartengo a te.
- Lo dici sul serio? - Isabelle aveva le guance coperte di rossore.
Simon annu.
- Vieni qui - disse Isabelle, e lui lasci che lo attirasse a s finch non le fu addosso e la
parete della caverna alla quale era appoggiata non la costrinse a curvare il proprio corpo contro quello
di lui. Simon sent sulla schiena la sua mano scivolare verso l'alto sotto la maglietta, le sue dita calde
urtare delicatamente contro le protuberanze della spina dorsale. Il respiro di Izzy gli agit i capelli, e
anche il suo corpo si agit, per il solo fatto di starle cos vicino.
- Isabelle, ti amo
Lei gli diede uno schiaffo sul braccio, ma non era uno schiaffo arrabbiato. - Non ora.
Simon le strofin il naso contro il collo, contro il profumo dolce della sua pelle e del suo
sangue. - Allora quando?
Improvvisamente Isabelle si ritrasse, lasciandolo con la sgradevole sensazione che gli avessero
strappato via un cerotto senza tante cerimonie. - Hai sentito?
Simon stava per scuotere la testa, quando lo sent davvero: sembravano dei fruscii e delle grida
provenienti dalla parte della galleria che non avevano ancora esplorato. Isabelle schizz a correre
facendo rimbalzare furiosamente la stregaluce sulle pareti e Simon la segu, anche se maledicendo il
fatto che gli Shadowhunters fossero pi di qualsiasi altra cosa Shadowhunters.
La galleria faceva solo un'altra curva prima di terminare davanti ai resti di un cancello di
metallo a pezzi, oltre i quali si scorgeva un altopiano sassoso che digradava verso un paesaggio
desolato. L'altopiano era irregolare, cosparso di rocce e mucchi di pietre erose dagli agenti atmosferici.
Nel punto in cui incontrava la sabbia sottostante ricominciava il deserto, disseminato qua e l di alberi
neri contorti. Le nuvole si erano in parte diradate e Isabelle, alzando gli occhi, rimase senza fiato. -
Guarda la luna.
Simon guard. E trasal. In realt si trattava di pi lune, come se la luna stessa si fosse spezzata
in tre parti. Fluttuavano in aria, i bordi frastagliati come denti di squalo sparsi nel cielo. Ognuna
emanava un fievole bagliore, e in quella luce frammentata la vista vampiresca di Simon scorse i
movimenti circolari di numerose creature. Alcune ricordavano il mostro volante che aveva ghermito
Jace, altre erano pi simili a insetti. Ma erano tutte orribili.
- Che cosa vedi? - chiese Isabelle, sapendo che neppure una runa di Lunga Vista le avrebbe
consentito di vedere meglio di lui, soprattutto qui, dove le rune svanivano tanto in fretta.
- L fuori ci sono dei demoni. Un sacco. Per lo pi volanti.
Il tono di Isabelle era tetro. - Dunque possono uscire durante il giorno, ma sono pi attivi di
notte.
- Gi. - Simon aguzz la vista. - E c' dell'altro. L'altopiano sassoso si stende per una certa
distanza, poi si abbassa e lascia intravedere qualcosa, qualcosa che scintilla.
- Un lago, forse?
- Forse. O forse
- Cosa?
- Una citt - rispose lui riluttante. - Una citt demoniaca.
- Oh. - La vide colpita da ci che questo significava, e per un istante la Shadowhunter
qual'era impallid; poi, trattandosi di Izzy, si raddrizz e annu, allontanandosi dalle rovine devastate e
sconvolte di un mondo. - Sar meglio tornare e raccontarlo agli altri.
Stelle di granito pendevano dal soffitto appese a catene d'argento. Jocelyn era stesa sul giaciglio
di pietra che le fungeva da letto e le fissava.
Aveva gi gridato fino a diventare rauca, graffiato la porta (di quercia robusta, con cardini e
chiavistelli di acciaio) fino a farsi sanguinare le mani, frugato tra le sue cose in cerca di uno stilo e
picchiato il pugno contro il muro cos forte da ricoprirsi l'avambraccio di lividi.
Non era successo niente. Be', non che si fosse aspettata il contrario. Se Sebastian assomigliava
anche solo un po' al padre ? e Jocelyn si aspettava che gli assomigliasse molto  doveva essere
meticoloso.
Meticoloso e pieno di fantasia. In un angolo Jocelyn aveva trovato il mucchietto con i pezzi del
suo stilo, frantumato e inutilizzabile. Portava ancora gli abiti che aveva indossato alla parodia di cena
data da Meliorn, ma le scarpe erano scomparse. I capelli le erano stati tagliati appena sotto le spalle,
probabilmente con un rasoio spuntato, viste le estremit sfilacciate.
Piccole, bizzarre crudelt che rivelavano una natura spaventosamente paziente. Come
Valentine, Sebastian era capace di aspettare per ottenere ci che voleva, ma avrebbe reso l'attesa
dolorosa.
La porta sferragli e si apr. Jocelyn balz in piedi, ma Sebastian era gi nella stanza, la porta
ben chiusa dietro di lui, la serratura scattata. Le sorrise. - Finalmente sveglia, madre?
- Sono sempre stata sveglia - disse lei. Mise con cautela un piede dietro l'altro, in modo da
essere in equilibrio e pronta a scattare.
Sebastian sbuff. - Stai tranquilla, non intendo attaccarti.
Jocelyn non replic, limitandosi a guardarlo mentre le si avvicinava. La luce che penetrava dalle
strette finestre era abbastanza forte da riflettersi sui suoi capelli bianchi e da illuminare le superfici del
suo viso. Jocelyn vi scorgeva ben poco di s. Era tutto Valentine. I tratti di Valentine, i suoi occhi neri,
i gesti di un danzatore o di un assassino. Solo la corporatura, alta e slanciata, era la sua.
- Il tuo lupo mannaro sta bene - disse Sebastian. - Per ora.
Jocelyn ignor risolutamente i balzi irregolari del suo cuore. Non lasciar trapelare nulla dal
viso. L'emozione  una debolezza, quella era stata la lezione di Valentine.
- Quanto a Clary - prosegu Sebastian. - Anche Clary  salva. Sempre che te ne importi,
si capisce. - Le gir intorno, lentamente, studiandola. - Non ne sono mai stato sicuro al cento per
cento. Dopotutto, una madre talmente senza cuore da abbandonare uno dei suoi figli
- Tu non eri mio figlio - sbott lei, e chiuse bruscamente la bocca. Non accettare le sue
provocazioni, pens. Non mostrarti debole. Non dargli ci che vuole.
- Eppure hai tenuto lo scrigno - disse Sebastian. - Sai di cosa parlo. Te l'ho lasciato nella
cucina di Amatis; un piccolo dono, qualcosa che ti ricordasse me. Cos'hai provato quando l'hai
trovato? - Sorrise, e neanche il suo sorriso aveva nulla di Valentine. Valentine era stato umano;
mostruoso, ma umano. Sebastian era qualcosa di ancora diverso. - So che ogni anno lo tiravi fuori e ci
piangevi sopra. Perch lo facevi?
Sua madre rimase in silenzio, e lui si port la mano alla spalla per dare dei colpetti all'elsa della
spada dei Morgenstern, fissata alla schiena con una cinghia. - Ti suggerisco di rispondermi. Non avrei
alcun senso di colpa se dovessi tagliarti le dita, un dito dopo l'altro, e usarle come frangia per un
minuscolo tappeto.
Jocelyn inghiott. - Piangevo sullo scrigno perch mi avevano portato via il mio bambino.
- Un bambino di cui non ti  mai importato nulla.
- Non  vero. Prima che nascessi ti amavo, amavo l'idea di te. Ti amavo quando sentivo il tuo
cuore battere dentro di me. Poi sei nato, ed eri
- Un mostro?
- La tua anima era morta. Lo vedevo nei tuoi occhi quando ti guardavo. - Jocelyn incroci le
braccia sul petto, reprimendo l'impulso a rabbrividire. - Perch sono qui?
Gli occhi di Sebastian scintillarono. - Dimmelo tu, visto che mi conosci cos bene, madre.
- Meliorn ci ha drogati - disse lei. - Dalle sue azioni dovrei arguire che il Popolo Fatato 
tuo alleato, anzi, che lo sia gi da un po'. Loro pensano che vincerai la guerra contro gli Shadowhunters
e vogliono stare dalla parte del vincitore; inoltre, sono ostili ai Nephilim da pi tempo e con pi forza
di tutti gli altri Nascosti. Ti hanno aiutato ad attaccare gli Istituti; hanno ingrossato i tuoi ranghi quando
hai reclutato nuovi Shadowhunters con la Coppa Infernale. Per alla fine, quando sarai diventato
abbastanza potente, li tradirai e li distruggerai, perch li disprezzi con tutto il cuore. - Ci fu una lunga
pausa, durante la quale Jocelyn lo guard dritto negli occhi. - Dico bene?
Gli vide pulsare violentemente la vena del collo mentre espirava, e cap di avere ragione.
- Quand' che hai indovinato tutto? - le chiese attraverso i denti.
- Non l'ho indovinato. Ti conosco. Conoscevo tuo padre, e tu sei come lui, per formazione se
non per natura.
Continuava a fissarla, gli occhi impenetrabili. - Se non mi avessi creduto morto, se avessi
saputo che ero vivo, mi avresti cercato? Mi avresti tenuto?
- S - rispose lei. - Avrei provato a crescerti, a insegnarti le cose giuste, a cambiarti. Do a
me stessa la colpa di ci che sei. L'ho sempre fatto.
- Mi avresti allevato? - Sebastian sbatt gli occhi con aria quasi imbambolata. - Mi avresti
allevato, pur odiandomi come mi odi?
Jocelyn annu.
- Credi che in quel caso sarei stato diverso? Pi simile a lei?
Le ci volle un istante per capire. - Clary. Intendi Clary. - Il nome di sua figlia era doloroso
da pronunciare; le mancava insopportabilmente e al tempo stesso era terrorizzata per lei. Sebastian
l'amava, pens; se c'era qualcuno che amava, era sua sorella, e se c'era qualcuno che sapeva quanto
fosse micidiale essere amati da una persona come Sebastian, era Jocelyn. - Non lo sapremo mai -
disse infine. - Valentine ce l'ha impedito.
- Avresti dovuto amarmi - disse lui, e ora il suo tono era stizzito. - Sono tuo figlio.
Dovresti amarmi anche adesso, a prescindere da come sono, che sia o meno come lei
- Davvero? - Jocelyn lo interruppe a met frase. - E tu, tu mi ami? Solo perch sono tua
madre?
- Tu non sei mia madre - disse Sebastian. - Vieni. Guarda. Lascia che ti mostri di cosa mi
ha reso capace la mia vera madre.
Sfil uno stilo dalla cintura e Jocelyn prov una scossa lungo il corpo: a volte dimenticava che
era uno Shadowhunter e quindi poteva usare i loro strumenti. Sebastian pass lo stilo sulla parete di
pietra della stanza. Rune, un disegno che Jocelyn riconobbe. Qualcosa che tutti gli Shadowhunters
sapevano fare. La pietra cominci a diventare trasparente, e lei si prepar a vedere che cosa c'era
dall'altra parte.
Invece vide la stanza del Console all'interno della Guardia, ad Alicante. Jia sedeva alla sua
enorme scrivania, tra pile di dossier. Sembrava esausta, i capelli neri generosamente spruzzati di fili
bianchi. Davanti a s aveva un fascicolo aperto. Jocelyn vide alcune foto sgranate di una spiaggia:
sabbia, un cielo azzurro-grigio.
- Jia Penhallow - disse Sebastian.
La testa di Jia si sollev di scatto. Si alz in piedi, lasciando scivolare il fascicolo a terra in una
baraonda di fogli. - Chi ? Chi c'?
- Non mi riconosci? - fece Sebastian, un ghigno compiaciuto nella voce.
Jia gett uno sguardo disperato davanti a s. Era ovvio che, qualunque cosa stesse guardando,
l'immagine non era chiara. - Sebastian - sussurr. - Ma i due giorni non sono ancora passati.
Jocelyn lo spinse via. - Jia Jia, non dargli ascolto, qualunque cosa dica.  un bugiardo
-  troppo presto - continu il Console come se Jocelyn non avesse parlato, e questa si rese
conto, con suo grande orrore, che l'altra non poteva vederla n sentirla. Era come se non ci fosse. -
Potrei anche non avere una risposta per te, Sebastian.
- Oh, io credo di s - disse lui. - Non  vero?
Jia raddrizz le spalle. - Se insisti - rispose in tono gelido. - Il Conclave ha discusso la tua
richiesta. Non ti consegneremo n Jace Lightwood n Clarissa Fairchild.
- Clarissa Morgenstern - ribatt Sebastian con una contrazione della guancia. -  mia
sorella.
- La chiamo con il nome che preferisce, come faccio con te - disse Jia. - Non useremo il
nostro sangue come merce di scambio. Non perch lo riteniamo pi prezioso di quello dei Nascosti o
perch non vogliamo indietro i nostri prigionieri, ma perch non possiamo tollerare i tuoi metodi
intimidatori.
- Come se io cercassi la vostra approvazione - replic Sebastian con un ghigno beffardo. -
Capisci che cosa significa? Potrei mandarvi la testa di Luke Garroway infilzata su un bastone.
Jocelyn ebbe la sensazione di avere ricevuto un pugno allo stomaco. - Potresti - ammise Jia.
- Ma se fai del male a uno qualsiasi dei prigionieri sar guerra fino alla morte. E noi crediamo che tu
tema una guerra con noi quanto noi temiamo una guerra con te.
- Credete male. E io penso che, a ben guardare, scoprirai quanto poco importante sia che
abbiate deciso di non consegnarmi Jace e Clary incartati per benino come un regalo di Natale
anticipato.
- Che vuoi dire? - La voce di Jia si fece pi acuta.
- Oh, vi sarebbe convenuto decidere di consegnarli. Meno problemi per me. Meno problemi
per tutti noi. Ma ormai  troppo tardi, sai? Sono scappati.
Rote lo stilo, e la finestra che aveva aperto sul mondo di Alicante si richiuse davanti al viso
sbalordito di Jia. La parete era di nuovo una vuota tela di pietra liscia.
- Bene - disse infilandosi lo stilo nella cintura delle armi. -  stato divertente, non trovi?
Jocelyn inghiott a fatica per la gola secca. - Se Jace e Clary non sono ad Alicante, dove sono?
Dove sono, Sebastian?
Lui la fiss per un momento, poi rise: una risata pura e fredda come acqua gelida. Continu a
ridere mentre si avviava alla porta e ne usciva, facendosi scattare la serratura alle spalle.
capitolo 16
IL TERRORE DELLA TERRA
La notte era scesa su Alicante, e le stelle brillavano come sentinelle luminose facendo scintillare
le torri antidemoni e l'acqua nei canali, ormai semighiacciata. Emma sedeva sul davanzale della
finestra nella stanza dei gemelli e guardava la citt.
Aveva sempre pensato che sarebbe venuta per la prima volta ad Alicante con i suoi genitori, che
sua madre le avrebbe mostrato i luoghi della sua giovinezza, l'Accademia dov'era andata a scuola, ora
chiusa, la casa dei nonni. Che suo padre le avrebbe fatto vedere il monumento alla famiglia Carstairs di
cui parlava sempre con orgoglio. Non avrebbe mai immaginato che avrebbe gettato il primo sguardo
alle torri antidemoni di Alicante con il cuore talmente gonfio di dolore che a volte aveva l'impressione
di esserne soffocata.
La luce della luna si riversava dentro dalle finestre della mansarda, illuminando i gemelli.
Tiberius aveva trascorso la giornata facendo capricci, prendendo a calci le sbarre del lettino quando gli
era stato detto che non poteva uscire di casa, gridando che voleva Mark quando Julian aveva provato a
calmarlo, e infine fracassando con un pugno un portagioielli di cristallo. Era troppo giovane per le rune
di Guarigione, perci Livvy lo aveva tenuto fermo mentre Julian gli estraeva i vetri dalla mano
insanguinata con delle pinzette, e poi gliela fasciava con cura.
Infine Ty era crollato a letto, ma non si era addormentato finch Livvy, calma come sempre,
non gli si era stesa accanto e non aveva messo la mano sulla sua, bendata. Ora lui dormiva, la testa sul
cuscino, girato verso la sorella. Solo quando riposava si vedeva che bambino straordinariamente bello
fosse Ty, con la sua testa di riccioli scuri alla Botticelli e i tratti delicati, la rabbia e la disperazione
cancellate dalla stanchezza.
Disperazione, pens Emma. Era la parola giusta per descrivere la solitudine nelle grida di
Tavvy, il vuoto dentro la rabbia di Ty e la strana calma di Livvy. Nessun bambino di dieci anni
dovrebbe provare una simile disperazione, ma Emma supponeva che non ci fosse altro modo per
descrivere le parole che le pulsavano nel sangue quando pensava ai suoi genitori, ogni battito una
lugubre litania: scomparsi, scomparsi, scomparsi.
- Ehi. - Sentendo una voce sommessa alla porta, Emma alz lo sguardo e vide Julian in piedi
sulla soglia. I suoi riccioli scuri, con sfumature pi chiare del nero di Ty, erano arruffati, il viso pallido
e stanco alla luce della luna. Sembrava pelle e ossa, i polsi che sporgevano dalle maniche del maglione.
Aveva in mano qualcosa di peloso. - Sono
Emma annu. - Addormentati. S.
Julian guard il letto dei gemelli. Cos da vicino Emma poteva vedere le macchie del sangue di
Ty sulla camicia di Jules, che non aveva avuto il tempo di cambiarsi. Stringeva una grossa ape di
peluche che Helen aveva recuperato all'Istituto quando il Conclave era tornato a ispezionarlo.
Apparteneva a Tiberius da quando Emma aveva memoria. Prima di addormentarsi, lui aveva urlato per
averla. Julian attravers la stanza, si chin per infilarla contro il petto del fratellino e si ritrasse, dopo
aver indugiato un attimo a districargli un ricciolo.
Mentre la rialzava Emma gli prese la mano, e lui la lasci fare. La sua pelle era fredda come se
si fosse affacciato alla finestra nell'aria notturna. Emma gli gir la mano e gli disegn qualcosa con un
dito sull'avambraccio. Era una cosa che facevano da quando erano piccoli per non farsi sorprendere a
parlare durante le lezioni. Nel corso degli anni erano diventati tanto bravi da sapersi tracciare a vicenda
messaggi dettagliati sulle mani, sulle braccia e perfino sulle spalle, attraverso le magliette.
H-A-I-M-A-N-G-I-A-T-O? scrisse Emma.
Julian scosse la testa, continuando a fissare Livvy e Ty. Aveva i riccioli sollevati come se si
fosse passato le mani tra i capelli. Emma sent le sue dita leggere sulla parte interna del braccio.
N-O-N-H-O-F-A-M-E.
- Male. - La ragazzina scivol gi dal davanzale. - Vieni.
Lo spinse fuori dalla stanza, sul pianerottolo. Era uno spazio angusto, dal quale una ripida scala
scendeva nella parte principale della casa. I Penhallow avevano chiarito che i bambini erano liberi di
mangiare ogniqualvolta volessero, ma che non c'era un orario fisso per i pasti, e men che meno pasti
con la famiglia riunita. Loro mangiavano alla svelta sui tavoli della mansarda, con Tavvy e perfino Dru
che si ricoprivano di cibo da capo a piedi, e il solo Jules a sobbarcarsi l'incombenza di ripulirli, lavare i
loro vestiti e perfino assicurarsi che mangiassero davvero.
Non appena la porta si chiuse alle loro spalle, Julian si accasci contro il muro e rovesci la
testa all'indietro, gli occhi chiusi. Il suo petto esile si alzava e si abbassava veloce sotto la maglietta.
Emma esit, incerta sul da farsi.
- Jules?
La guard. Nella luce fioca i suoi occhi erano scuri, orlati di folte ciglia. Emma vedeva che si
sforzava di non piangere.
Julian era parte dei suoi primissimi ricordi. Quando erano molto piccoli i loro genitori li
avevano messi nella stessa culla, per lei ne era sgusciata fuori ed era caduta a terra, spaccandosi il
labbro con i dentini. Non aveva pianto, ma vedendola sanguinare Julian aveva gridato finch i genitori
non erano accorsi. Loro due avevano mosso i primi passi insieme: Emma per prima, come sempre,
Julian dopo, aggrappandosi con determinazione alla sua mano. Avevano cominciato ad allenarsi
contemporaneamente e ricevuto le prime rune insieme: quella della Vista sulla mano destra di lui e
sulla sinistra di lei. Julian non voleva mai mentire, ma se Emma era nei guai lo faceva per lei.
Ora avevano perso i genitori insieme. Certo, la madre di Julian era morta due anni prima, e
vedere i Blackthorn subire quella perdita era stato terribile, ma questa era un'esperienza completamente
diversa. Era sconvolgente, ed Emma sentiva la frattura, sentiva che erano andati in pezzi ed erano stati
rincollati in una maniera nuova, differente. Stavano diventando qualcos'altro, lei e Julian, qualcosa in
pi di due amici del cuore, ma non una famiglia.
- Jules - ripet, e gli riprese la mano. Per un istante rimase immobile e fredda in quella di lei;
poi il ragazzino le afferr il polso e lo strinse forte.
- Non so che fare. Non so prendermi cura di loro. Tavvy  solo un bimbetto, Ty mi odia
-  tuo fratello. E ha solo dieci anni. Non ti odia.
Julian fece un respiro tremolante. - Forse.
- Troveranno una soluzione. Vostro zio  sopravvissuto all'attacco di Londra, perci quando
sar tutto finito vi trasferirete da lui, e sar lui a occuparsi di te e degli altri. La responsabilit non sar
pi tua.
Julian scroll le spalle. - Ricordo a malapena lo zio Arthur. Ci manda libri in latino, e a volte
viene da Londra per Natale. L'unico di noi capace di leggere in latino  Ty, e l'ha imparato apposta per
dare fastidio a tutti.
- Dunque fa brutti regali, per si  ricordato di voi a Natale. Gli importa abbastanza perch
voglia prendersi cura di voi. Non dovranno semplicemente mandarvi in un Istituto a caso o a Idris.
Julian si gir in modo da starle di fronte. - Non penserai che  quanto succeder a te, vero?
Perch non andr cos. Tu rimarrai con noi.
- Non necessariamente - disse Emma. Le sembrava di sentirsi schiacciare il cuore. Il
pensiero di lasciare Jules, Livvy, Dru, Tavvy ? perfino Ty ? la faceva star male, la faceva sentire
perduta, come se la stessero gettando in mare da sola. - Dipende da tuo zio, no? Se mi vorr o meno
nell'Istituto, se sar disposto ad accogliermi.
La voce di Julian era rabbiosa. Il ragazzino si alterava raramente, ma in quei casi gli occhi gli
diventavano quasi neri e tremava tutto, come se stesse gelando. - Non sta a lui deciderlo. Tu rimarrai
con noi.
- Jules - cominci Emma, ma si blocc nel sentire delle voci salire dal piano di sotto. Jia e
Patrick Penhallow stavano percorrendo il corridoio sottostante. Emma non sapeva bene perch fosse
nervosa; potevano muoversi liberamente nella casa, si capisce, ma l'idea di essere sorpresa dal Console
a gironzolare a un'ora cos tarda la metteva a disagio.
- E quel piccolo bastardo arrogante aveva ragione, naturalmente - stava dicendo Jia.
Sembrava spaventata. - Non sono scappati solo Jace e Clary, ma anche Isabelle e Alec. I Lightwood
sono fuori di s.
Risuon la voce profonda di Patrick: - Be', Alec  adulto a tutti gli effetti. Speriamo che badi
agli altri.
Per tutta risposta Jia emise un verso soffocato, impaziente. Emma si sporse in avanti per
sentirla. - Potevano almeno lasciare un biglietto - stava dicendo il Console. - Devono essere
fuggiti in fretta e furia.
- Probabilmente pensavano che li avremmo consegnati a Sebastian.
Sua moglie sospir. - Una vera ironia della sorte, considerato quanto ci siamo opposti a
questo. Presumiamo che Clary abbia creato un Portale per condurli via di qui, ma non abbiamo idea di
come ci impediscano di localizzarli. Sulla mappa non ce n' traccia.  come se fossero scomparsi dalla
faccia della Terra.
- Proprio come ha fatto Sebastian - disse Patrick. - Non  logico supporre che si trovino
dove si trova lui? Che sia il luogo stesso a nasconderli, e non delle rune o qualche altra specie di
magia?
Emma si spinse ancora pi avanti, ma il resto delle loro parole svan in lontananza. Le sembr
di sentir citare il Labirinto a Spirale, ma non ne era sicura. Quando si raddrizz, vide che Julian la stava
osservando.
- Tu sai dove sono - le disse, - non  vero?
Emma si port un dito alle labbra e scosse la testa. Non chiedermelo.
Julian represse una risata. - Solo tu potevi trovarti in una simile situazione. Ma come hai
fatto No, non dirmelo, non voglio neppure saperlo. - La guard con aria indagatrice, come faceva a
volte quando cercava di capire se stesse mentendo o meno. - Lo sai, c' un modo per impedire che ti
mandino via dal nostro Istituto. Per costringerli a farti rimanere.
Emma sollev un sopracciglio. - Sentiamo, genio.
- Potremmo - cominci lui, poi s'interruppe, inghiott e ricominci. - Potremmo
diventare parabatai.
Lo disse timidamente, girando un po' il viso, sicch la sua espressione fu in parte nascosta
dall'ombra.
- Allora non potrebbero separarci - aggiunse. - Mai.
Emma si sent il cuore in subbuglio. - Jules, essere parabatai non  uno scherzo. ȅ  per
sempre.
Lui la guard, il viso aperto e franco. Non c'era nessuna finzione in Jules, nessuna zona oscura.
- Perch, noi non siamo gi per sempre?
Emma riflett. Non riusciva a immaginare la sua vita senza Julian. Le appariva come una sorta
di buco nero di atroce solitudine: senza nessuno a capirla come faceva lui, o ad afferrare al volo i suoi
scherzi come faceva lui, o a proteggerla come faceva lui ? proteggerla non fisicamente, ma nei
sentimenti, nel cuore. Senza nessuno con cui essere felice o arrabbiata o di cui smontare le idee
ridicole. Senza nessuno a finire le sue frasi, o a toglierle i cetrioli dall'insalata perch li odiava, o a
mangiare le croste dei suoi toast, o a trovarle le chiavi quando le perdeva.
- Io - cominci, e a un tratto dalla camera dei bambini arriv un gran botto. I due si
scambiarono uno sguardo pieno di panico, quindi si precipitarono di nuovo dai gemelli e trovarono
Livia seduta sul letto con aria insonnolita e confusa, e Ty alla finestra con un attizzatoio in mano. La
finestra era rotta, e frammenti di vetro scintillavano sul pavimento.
- Ty! - esclam Julian, chiaramente terrorizzato dai vetri sparsi intorno ai piedi nudi del
fratello. - Non muoverti. Vado a prendere una scopa.
Il bambino li fulmin con lo sguardo da sotto i capelli arruffati. Teneva qualcosa nella mano
destra. Emma socchiuse gli occhi nel chiarore lunare era una ghianda?
-  un messaggio - annunci Ty lasciando cadere l'attizzatoio. - Le fate scelgono spesso
oggetti del mondo naturale per comunicare, come ghiande, foglie, fiori.
- Vuoi dire che  un messaggio delle fate? - chiese Julian in tono dubbioso.
- Non essere stupido - ribatt il fratello. - Certo che non  un messaggio delle fate.  un
messaggio di Mark. Ed  indirizzato al Console.
Dev'essere giorno, pens Luke, perch Raphael era raggomitolato in un angolo della stanza di
pietra, il corpo rigido perfino nel sonno, i riccioli scuri sparsi sul braccio. Ma era difficile a dirsi, dato
che dalla finestra si vedeva ben poco oltre alla solita, fitta cortina di nebbia.
- Deve nutrirsi - disse Magnus osservando Raphael con un'espressione dolce e preoccupata
che sorprese Luke. Non pensava che ci fosse molto affetto tra lo stregone e il vampiro. Da quando li
conosceva si erano girati intorno, sempre corretti, occupando le loro differenti sfere di potere
all'interno del Mondo Invisibile newyorchese.
- Voi due vi conoscete - disse Luke rendendosene conto. Era tuttora appoggiato alla stretta
finestra di pietra, come se la vista l fuori ? nuvole e veleno giallastro ? potesse dirgli qualcosa.
Magnus sollev un sopracciglio come faceva sempre quando qualcuno gli rivolgeva una
domanda chiaramente stupida.
- Voglio dire - precis Luke, - vi conoscevate gi. Prima.
- Prima di cosa? Prima che tu nascessi? Lascia che ti spieghi una cosa, lupo mannaro; quasi
tutto nella mia vita  successo prima che tu nascessi. - Gli occhi dello stregone indugiarono su
Raphael addormentato; nonostante il tono brusco, aveva un'espressione quasi affettuosa. -
Cinquant'anni fa, a New York, una donna venne da me e mi chiese di salvare suo figlio da un vampiro.
- E quel vampiro era Raphael?
- No, Raphael era suo figlio. Non riuscii a salvarlo. Era troppo tardi, era gi stato trasformato.
- Sospir, e a un tratto Luke gli vide negli occhi la sua grande, immensa vecchiaia, la saggezza e il
dolore di secoli. - Il vampiro aveva ucciso tutti i suoi amici. Non so perch invece avesse trasformato
lui. Dovette scorgervi qualcosa. Volont, forza, bellezza. Non lo so. Era un bambino quando lo trovai,
un angelo del Caravaggio dipinto col sangue.
- Sembra ancora un bambino - osserv Luke. Raphael gli aveva sempre ricordato un piccolo
corista finito male, con il viso dolce e giovane e gli occhi neri pi antichi della luna.
- Non a me - disse lo stregone con un sospiro. - Spero che sopravviva. I vampiri di New
York hanno bisogno di qualcuno dotato di buonsenso che guidi il loro clan, e Maureen non lo  di
certo.
- Speri che sopravviva? - chiese Luke. - Di' un po', quanti morti ha sulla coscienza?
Magnus gli rivolse due occhi gelidi. - Chi di noi non ha le mani sporche di sangue? Tu che
cosa hai fatto, Lucian Graymark, per meritarti un branco, anzi, due branchi, di lupi mannari?
- Era una cosa diversa. Era necessario.
- E che cosa hai fatto quando eri nel Circolo?
A queste parole, Luke rimase in silenzio. Quelli erano giorni ai quali odiava pensare. Giorni di
sangue e d'argento. Giorni in cui Valentine era al suo fianco e gli assicurava che andava tutto bene,
tacitando la sua coscienza. - Ora sono preoccupato per la mia famiglia. Sono preoccupato per Clary,
per Jocelyn e Amatis. Non posso preoccuparmi anche per Raphael. E tu pensavo che saresti stato
preoccupato per Alec.
Magnus butt fuori l'aria attraverso i denti serrati. - Non voglio parlare di Alec.
- D'accordo. - Luke non disse altro, si appoggi alla pietra fredda della parete e guard lo
stregone che si gingillava con le catene. Un istante dopo, Magnus prese di nuovo la parola.
- Shadowhunters. Ti entrano nel sangue, sotto la pelle. Io sono stato con vampiri, lupi
mannari, fate, stregoni come me e umani, tanti fragili umani. Ma mi ero sempre ripromesso di non
dare il mio cuore a uno Shadowhunter. Li ho quasi amati, sono stato affascinato da loro, a volte da loro
intere generazioni: Edmund, Will, James e Lucie Quelli che ho salvato e quelli che non ho potuto
salvare. - La sua voce si spense per un attimo e Luke, fissandolo sbalordito, si rese conto di non avere
mai visto Magnus esternare a tal punto le sue vere, reali emozioni. - E Clary ho amato anche lei,
perch l'ho vista crescere. Ma non sono mai stato innamorato di uno Shadowhunter, mai prima di Alec.
Perch hanno in s il sangue degli angeli, e l'amore degli angeli  qualcosa di nobile e santo.
- Ed  una cosa tanto brutta?
Lo stregone fece spallucce. - A volte occorre fare una scelta. Tra salvare una persona e salvare
il mondo intero. L'ho visto succedere, e sono abbastanza egoista da voler essere scelto dalla persona
che mi ama, invece i Nephilim sceglieranno sempre il mondo. Guardo Alec e mi sento come Lucifero
nel Paradiso perduto. Si smarr il Demonio, e quanto sia tremenda la bont sent. Lui lo intendeva in
senso classico. "Tremenda" in quanto "fa tremare", di paura o soggezione. E la soggezione va
benissimo, ma  veleno per l'amore. L'amore deve essere tra uguali.
-  solo un ragazzo - disse Luke. - Alec non  perfetto. E tu non sei caduto.
- Siamo tutti caduti - replic lo stregone, quindi si avvolse nelle sue catene e sprofond nel
silenzio.
- Mi stai prendendo in giro - disse Maia. - Qui? Sul serio?
Bat si pass le dita sulla nuca, arruffandosi i capelli corti. - Quella non  una ruota
panoramica?
Maia si gir, descrivendo un lento cerchio. Si trovavano all'interno dell'imponente Toys "R"
Us sulla 42nd Street, ora immerso nel buio. Fuori dalle vetrine il bagliore al neon di Times Square
accendeva la notte di blu, rosso e verde. Il negozio s'innalzava verso l'alto, piani su piani di giocattoli
? vivaci supereroi di plastica, orsi di peluche, Barbie rosa e ricoperte di lustrini. La ruota panoramica
torreggiava su di loro, ogni raggio di metallo con il suo carrello di plastica dondolante decorato da
decalcomanie. Maia aveva un vago ricordo di sua madre che portava lei e il fratello a fare un giro sulla
ruota quando avevano dieci anni. Daniel aveva provato a spingerla oltre il bordo, facendola piangere.
- ȅ folle - sussurr.
- Maia. - A parlare era stato uno dei lupi pi giovani, magro e nervoso, con le treccine. Maia
aveva cercato di togliere a tutti loro l'abitudine di chiamarla "signora" o "padrona", o in qualsiasi altro
modo che non fosse il suo nome, anche se era il capobranco temporaneo. - Abbiamo setacciato il
posto. Se c'erano dei vigilanti, sono gi stati neutralizzati.
- Fantastico. Grazie. - Maia guard Bat, che scroll le spalle. Li accompagnava un'altra
quindicina di lupi del loro branco, decisamente fuori posto tra le principesse Disney e le renne di
peluche. - Potresti
La ruota panoramica si avvi all'improvviso con un gemito e uno scricchiolio. Maia balz
indietro, andando quasi a sbattere contro Bat, che la afferr per le spalle. Rimasero tutti e due a
guardare, mentre la ruota si metteva in moto e la musica risuonava: It's a Small World, Maia ne era
quasi certa, sebbene non ci fossero le parole ma solo una base metallica.
- Lupi! Oooh! Luuupiii! - cantilen una voce, e Maureen, che pareva una principessa Disney
con un lungo abito rosa e un diadema arcobaleno, saltell scalza da dietro uno scaffale pieno di
bastoncini di zucchero. Era seguita da una ventina di vampiri, pallidi come bambole o manichini nella
penombra. Alle sue spalle c'era Lily, i capelli neri ordinatamente legati indietro, i tacchi che
ticchettavano sul pavimento. Squadr Maia come se non l'avesse mai vista prima. - Salve, salve! -
squitt. - Sono cos contenta di conoscerti.
- Anch'io sono contenta di conoscerti - disse Maia in tono gelido. Allung una mano perch
l'altra la stringesse, ma quella si limit a ridacchiare e a prendere una bacchetta magica luccicante da
una scatola l vicino. La agit in aria.
- Mi  dispiaciuto sentire che Sebastian ha ucciso tutti i tuoi amichetti lupi.  un cattivello.
Maia indietreggi, rivedendosi davanti agli occhi il viso di Jordan e risentendo il peso inerte del
suo corpo tra le braccia.
Si fece coraggio. -  proprio di questo che volevo parlarti, di Sebastian. Sta provando a
minacciare i Nascosti - S'interruppe quando Maureen, canticchiando, cominci ad arrampicarsi in
cima a un mucchio di scatole di Barbie, ognuna in minigonna bianca e rossa da Babbo Natale. - Sta
cercando di metterci contro gli Shadowhunters - prosegu Maia leggermente sconcertata. Ma le stava
prestando attenzione? - Se ci alleassimo
- Oh, s - disse la vampira appollaiandosi sulla confezione pi alta. - Dovremmo allearci
contro gli Shadowhunters. Assolutamente.
- No, io ho detto
- L'ho sentito cos'hai detto. - Gli occhi di Maureen lampeggiarono. - Era una sciocchezza.
Voi lupi mannari siete sempre pieni di idee sciocche. Sebastian non  molto simpatico, ma gli
Shadowhunters sono peggio. Inventano stupide regole e ci costringono a seguirle. Ci derubano.
- Ci derubano? - Maia rovesci la testa all'indietro per vederla meglio.
- A me hanno rubato Simon. Era mio, e ora  scomparso. Io so chi l'ha preso. Gli
Shadowhunters.
Maia incroci lo sguardo di Bat e vide che aveva gli occhi strabuzzati. Si rese conto di non
avergli riferito della sua cotta per Simon. Lo avrebbe messo al corrente poi sempre che ci fosse stato
un poi. I vampiri dietro Maureen sembravano pi che leggermente affamati.
- Ti ho chiesto di incontrarmi perch potessimo creare un'alleanza - spieg Maia con lo
stesso tono gentile che si usa per non spaventare un animale.
- Io amo le alleanze - disse l'altra, e salt gi dalla cima delle scatole. Da qualche parte
aveva trovato un enorme lecca lecca, di quelli a spirale multicolori. Cominci a scartarlo. - Se
creiamo un'alleanza, possiamo partecipare all'invasione.
- L'invasione? - le fece eco Maia sollevando le sopracciglia.
- Sebastian intende invadere Idris - disse Maureen gettando a terra l'involucro di cellophan.
- Combatter e vincer, dopodich ci spartiremo il mondo, tutti noi, e lui ci consegner tutta la gente
che vorremo mangiare - Diede un morso al lecca lecca e fece una smorfia. - Bleah, che cattivo. -
Lo sput, ma le aveva gi dipinto le labbra di rosso e blu.
- Capisco - fece Maia. - In questo caso dobbiamo assolutamente allearci contro gli
Shadowhunters.
Sent Bat irrigidirsi al suo fianco. - Maia.
Lo ignor e fece un passo avanti. Allung il polso. - Il sangue sancisce un'alleanza. Cos
dicono le antiche leggi. Bevi il mio sangue per suggellare il nostro patto.
- Maia, no - fece Bat, ma lei lo mise a tacere con un'occhiataccia, quindi disse: -  cos che
si fa.
La vampira sorrideva. Gett via il lecca lecca, che fin in mille pezzi sul pavimento. - Oh, che
divertente! Come due sorelle di sangue.
- Proprio cos - ribad Maia, tenendosi forte mentre la ragazzina le afferrava il braccio. Le
piccole dita di Maureen si intrecciarono con le sue. Erano fredde e appiccicose di zucchero. I canini
della vampira scattarono fuori con un rumore secco. - Proprio come
Affond i denti nel polso della lupa mannara. Non si sforzava di essere delicata: il dolore
schizz su per il braccio di Maia, che rimase senza fiato. I lupi dietro di lei si agitavano inquieti. Maia
sentiva Bat ansimare, sforzandosi di non scagliarsi su Maureen per tirarla via.
La vampira inghiott sorridendo, i denti saldamente conficcati nella carne. Maia sent le vene
del braccio pulsare per il dolore; incontr gli occhi di Lily sopra la testa di Maureen. Lily fece un
sorriso gelido.
A un tratto Maureen ebbe un conato e si ritrasse, portandosi una mano alla bocca; le si stavano
gonfiando le labbra come per la reazione allergica a una puntura d'ape. - Fa male - disse, e poi delle
crepe cominciarono a irradiarsi dalla sua bocca, ricoprendole il viso. Il suo corpo fu scosso da spasmi.
- Mamma - sussurr sottovoce, e cominci a sgretolarsi; i capelli si ridussero in cenere, e poi anche
la pelle, che si stacc rivelando le ossa sottostanti. Maia fece un passo indietro, il polso dolorante,
mentre il vestito di Maureen si appiattiva a terra, rosa, luccicante e vuoto.
- Santo che  successo? - chiese Bat, e afferr Maia che barcollava. Il polso lacerato stava
gi cominciando a rimarginarsi, ma le girava un po' la testa. Il branco di lupi mormorava intorno a lei.
Cosa ben pi inquietante, i vampiri si erano radunati sussurrando, i pallidi visi astiosi.
- Cos'hai fatto? - chiese uno di loro, un ragazzo biondo dalla voce acuta. - Cos'hai fatto al
nostro capo?
Maia fiss Lily, che aveva un'espressione vacua, e per la prima volta sent un filo di panico
diffondersi sotto la gabbia toracica. Lily
- Acqua santa - disse questa. - Se l' iniettata nelle vene con una siringa, prima, in modo da
avvelenare Maureen.
Il vampiro biondo digrign i denti, mentre i canini scattavano fuori. - Il tradimento ha delle
conseguenze. I lupi mannari
- Basta - lo interruppe Lily. - L'ha fatto perch gliel'ho chiesto io.
Maia butt fuori l'aria, quasi sorpresa dal sollievo che la pervase. Lily stava girando lo sguardo
sugli altri vampiri, che la fissavano confusi.
- Sebastian Morgenstern  nostro nemico, come  nemico di tutti i Nascosti. Se annienta gli
Shadowhunters, la mossa successiva sar rivolgere la sua attenzione su di noi. Il suo esercito di
Ottenebrati assassiner Raphael e poi annienter anche i Figli della Notte. Maureen non l'avrebbe mai
capito, ci avrebbe portati tutti alla distruzione.
Maia scosse il polso e si rivolse al branco. - Io e Lily eravamo d'accordo. Era l'unico modo.
Quanto all'alleanza tra noi, era sincera. Questa  la nostra occasione, visto che le forze di Sebastian
sono ancora esigue e gli Shadowhunters potenti;  il momento in cui possiamo fare la differenza.  il
momento in cui possiamo vendicare i nostri morti al Praetor.
- Ma chi ci guider? - piagnucol il vampiro biondo. -  chi uccide il vecchio capo ad
assumersi la responsabilit del comando, ma non possiamo essere guidati da un lupo mannaro. -
Lanci uno sguardo a Maia. - Senza offesa.
- Non c' problema - borbott lei.
- Sono io che ho ucciso Maureen - disse Lily. - Maia  stata l'arma che ho usato, ma il
piano era mio, c'era la mia mano dietro, quindi prender io il comando. A meno che non ci siano
obiezioni.
I vampiri si guardarono disorientati. Bat, con sorpresa e divertimento di Maia, fece scrocchiare
rumorosamente le nocche nel silenzio.
Le labbra rosse di Lily si curvarono. - Be', pare di no. - Fece un passo verso Maia evitando
accuratamente l'abito di tulle e il mucchietto di ceneri che era tutto quanto rimaneva di Maureen. - E
ora che ne dici di discutere l'alleanza?
- Non ho preparato una torta - annunci Alec quando Jace e Clary ritornarono nella grande
caverna centrale. Era sdraiato su una coperta spiegata, la testa su una giacca appallottolata. Un fuoco
fumava nel cerchio di pietre e le fiamme proiettavano ombre lunghe contro le pareti.
Aveva sparpagliato le provviste: pane e cioccolata, noci e barrette di cereali, acqua e mele
ammaccate. Clary si sent serrare lo stomaco rendendosi conto solo allora di quanto fosse affamata.
Accanto al cibo c'erano tre bottiglie: due di plastica con l'acqua e una pi scura con il vino.
- Non ho preparato la torta - ripet Alec gesticolando in maniera eloquente con la mano -
per tre ragioni. Primo, perch non ho gli ingredienti per una torta. Secondo, perch in effetti non so
come si fa una torta.
Rimase in silenzio, chiaramente in attesa.
Togliendosi la spada e appoggiandola alla parete della caverna, Jace domand con cautela: - E
terzo?
- Perch non sono la tua serva - rispose Alec, palesemente soddisfatto di s.
Clary non pot fare a meno di sorridere. Slacci la cintura delle armi e la depose con cura
accanto alla parete; Jace alz gli occhi al cielo mentre sfibbiava la sua.
- Sai bene che il vino dovrebbe servire a fini antisettici - disse poi, stendendosi con un
movimento aggraziato vicino al suo parabatai. Clary gli si sedette accanto. Ogni muscolo del suo
corpo protestava: tutti i mesi di allenamento non l'avevano preparata all'estenuante percorso di quel
giorno attraverso la sabbia infuocata.
- Nel vino non c' abbastanza alcol per poterlo usare a fini antisettici - ribatt Alec. - E poi,
non sono ubriaco. Solo meditativo.
- Okay. - Jace prese una mela, la tagli in due e ne offr una met a Clary, che addent il
frutto in preda ai ricordi: il loro primo bacio sapeva di mela. - E su cosa stai meditando?
- Su cosa star succedendo a casa ora che avranno probabilmente scoperto che siamo spariti e
tutto - rispose Alec. - Mi sento in colpa verso Aline e Helen. Avrei voluto avvertirle.
- E verso i tuoi genitori non ti senti in colpa?
- No - fece lui dopo una lunga pausa. - Hanno avuto la loro occasione per fare la cosa
giusta. - Si gir su un fianco e li guard. Alla luce del fuoco i suoi occhi erano di un blu intenso. -
Ho sempre pensato che essere uno Shadowhunter significasse dover accettare le decisioni del
Conclave. Pensavo che in caso contrario sarei stato sleale. L'ho giustificato. L'ho sempre fatto. Eppure
sento che ogni volta che dobbiamo combattere, combattiamo una guerra su due fronti. Contro il nemico
e anche contro il Conclave. Io non non so proprio pi cosa sento.
Jace gli sorrise con affetto. - Che testa calda.
Alec fece una smorfia e si puntell sui gomiti. - Non prendermi in giro - replic brusco, con
tanta foga che l'amico rimase stupito. Le espressioni di Jace erano indecifrabili ai pi, ma Clary lo
conosceva abbastanza bene da cogliere il rapido guizzo offeso sul suo viso, e l'ansia mentre si sporgeva
in avanti per rispondere al suo parabatai proprio mentre Isabelle e Simon facevano irruzione nella
camera sotterranea. Isabelle aveva le guance arrossate, ma pi alla maniera di chi ha corso che non di
chi si  abbandonato alla passione. Povero Simon, pens Clary divertita ma il suo divertimento
scomparve quasi all'istante nel vedere le espressioni sui loro visi.
- Il corridoio est termina in una porta - disse Isabelle senza preamboli. - C' un cancello
come quello da cui siamo entrati, ma  rotto. E ci sono demoni, di quelli volanti. Non stanno venendo
qui, per potete vederli. Credo sia il caso di fare la guardia, giusto per sicurezza.
- La faccio io - disse Alec alzandosi. - Tanto non riuscirei comunque a dormire.
- Neanch'io. - Jace balz in piedi. - E poi, qualcuno dovrebbe farti compagnia. Guard
Clary, che gli rivolse un sorriso incoraggiante. Sapeva che Jace non sopportava che l'amico fosse
arrabbiato con lui. Non era sicura se percepisse la discordia attraverso il legame di parabatai o se si
trattasse semplicemente di normale empatia, o un po' tutte e due le cose.
- Ci sono tre lune - annunci Isabelle, quindi si sedette davanti al cibo e allung una mano
verso una barretta ai cereali. - E Simon pensava di aver visto una citt. Una citt demoniaca.
- Non ne sono certo - aggiunse svelto lui.
- Nei libri, Edom ha una capitale chiamata Idumea - disse Alec. - Potrebbe esserci
qualcosa. Terremo gli occhi aperti. - Si chin per recuperare l'arco e si avvi lungo il corridoio est.
Jace prese una spada angelica, baci svelto Clary e lo segu; lei si stese su un fianco, osservando il
fuoco e lasciando che il mormorio sommesso della conversazione tra Isabelle e Simon la cullasse nel
sonno.
Jace sent i tendini della schiena e del collo crocchiare per la stanchezza quando si abbass tra
le rocce e poi scivol all'indietro, appoggiando la schiena contro una di quelle pi grandi. Cercava di
non respirare troppo a fondo l'aria acre. Ud Alec sistemarsi al suo fianco, il materiale ruvido della
tenuta che raspava contro il terreno. La luce lunare si riflett sull'arco mentre lo metteva sulle
ginocchia e posava lo sguardo sul paesaggio.
Le tre lune erano sospese basse nel cielo; tutti i frammenti erano gonfi ed enormi, colore del
vino, e tingevano il luogo di una luce sanguigna.
- Ti va di parlare? - chiese Jace. - O  uno di quei momenti in cui ce l'hai con me e perci
non apri bocca?
- Non ce l'ho con te - mugugn l'amico. Pass la mano protetta dal guanto di pelle sull'arco
e tamburell distrattamente sul legno.
- Forse dovresti - disse Jace. - Se avessi acconsentito subito a cercare un riparo, non sarei
stato attaccato. Ho messo tutti noi in pericolo.
Alec fece un profondo respiro e butt lentamente fuori l'aria. Le lune erano scivolate poco pi
in alto nel cielo e gettavano il loro cupo bagliore sul suo viso. Sembrava cos giovane, con i capelli
sporchi e arruffati, la camicia strappata. - Sapevamo i rischi che correvamo venendo con voi.
Abbiamo accettato la possibilit di morire. Voglio dire,  chiaro che preferirei sopravvivere, per noi
tutti abbiamo fatto la nostra scelta.
- Scommetto che la prima volta che mi hai visto - disse Jace, lo sguardo abbassato sulle mani
allacciate intorno alle ginocchia - non hai pensato: Finir per farmi ammazzare.
- La prima volta che ti ho visto ho desiderato che te ne tornassi a Idris. - All'occhiata
incredula dell'altro, Alec fece spallucce. - Lo sai che non amo i cambiamenti.
- Poi per ho cominciato a piacerti, e mi sono attaccato a te - afferm Jace in tono sicuro di
s.
- Gi. Come il muschio, o come una malattia della pelle.
- Tu mi vuoi bene. - Jace appoggi la testa alla roccia, osservando il paesaggio desolato con
occhi stanchi. - Pensi che avremmo dovuto lasciare un biglietto a Maryse e Robert?
L'amico fece una risata secca. - Credo che capiranno dove siamo andati. Alla fine. O forse
non m'importa se mio padre lo capir mai. - Rovesci la testa all'indietro e sospir. Quando
ricominci a parlare, il suo tono era disperato. - Oh, Dio, sono un vero clich! Ma perch me ne
importa? Se mio padre decide di odiarmi perch non sono etero dovrei fregarmene, no?
- Non guardare me - disse Jace. - Il mio padre adottivo era un serial killer, eppure mi
preoccupavo ancora di ci che pensava.  quello che siamo programmati a fare. Tuo padre in confronto
mi  sempre sembrato splendido.
- Certo, perch gli vai a genio. Sei eterosessuale e hai basse aspettative rispetto alle figure
paterne.
- Credo che probabilmente lo scriveranno sulla mia lapide. ERA ETEROSESSUALE E
AVEVA BASSE ASPETTATIVE.
Alec sorrise un accenno di sorriso breve, tirato. L'altro lo osserv attentamente. - Sei sicuro
di non essere pazzo? Un po' svitato lo sembri.
Il suo parabatai alz lo sguardo al cielo sopra di loro. Attraverso la cortina di nubi non si
vedevano stelle, solo una chiazza di nero giallastro. - Non ruota tutto intorno a te.
- Se hai qualche problema dovresti dirmelo - disse Jace. - Siamo tutti sotto pressione, ma
dobbiamo rimanere insieme fino a che
Alec si gir verso di lui. C'era incredulit nei suoi occhi. - Se ho qualche problema? E tu non
l'avresti? Come ti sentiresti se Sebastian avesse preso Clary? Se fosse lei che stiamo andando a salvare,
senza sapere se  viva o morta? Come ti sentiresti tu?
Jace ebbe l'impressione di ricevere uno schiaffo. E di esserselo anche meritato. Gli ci vollero
parecchi tentativi prima di riuscire a riaprire bocca: - Io io sarei a pezzi.
Alec si alz. Si stagliava contro il cielo livido, con il bagliore delle lune spezzate che si
rifletteva sul terreno; l'altro scorgeva ogni dettaglio della sua espressione, tutto ci che si era tenuto
dentro. Pens a come aveva ucciso il cavaliere delle fate alla Corte Seelie; freddo, rapido e spietato. In
un modo che non era da lui. Eppure non si era soffermato a pensarci su, a riflettere su cosa avesse
suscitato quella freddezza: la ferita, la rabbia, la paura.
- Questo - disse Alec indicando se stesso. - Questo sono io a pezzi.
- Alec
- Io non sono come te - prosegu l'altro. - Io io non sono capace di mostrare sempre una
facciata perfetta. Posso dire battute, posso provarci, ma ci sono dei limiti. Io non posso
Jace si alz barcollando. - Ma tu non devi mostrare nessuna facciata - disse confuso. - Non
devi fingere. Tu puoi
- Posso crollare? Sappiamo tutti e due che non  vero. Noi dobbiamo resistere, e in tutti questi
anni io ti ho osservato, ti ho osservato resistere, ti ho osservato quando pensavi che tuo padre fosse
morto, ti ho osservato quando pensavi che Clary fosse tua sorella, ti ho osservato, ed  cos che sei
sopravvissuto, perci, se devo sopravvivere, far lo stesso.
- Ma tu non sei come me - disse Jace. Gli sembrava che il terreno solido sotto di lui si stesse
spaccando in due. Quando aveva dieci anni, aveva costruito la sua vita sul modello dei Lightwood,
soprattutto di Alec. Non aveva mai dubitato che come parabatai sarebbero sempre stati presenti l'uno
per l'altro, che lui sarebbe stato presente per il cuore infranto di Alec cos come Alec era stato presente
per il suo, ma ora si rese conto, e con orrore, di avere pensato poco all'amico dall'istante del rapimento,
anzi, di non avere pensato a come dovesse essere per lui ogni ora, ogni minuto, non sapendo se Magnus
fosse vivo o morto. - Tu sei migliore.
Alec lo fiss, il petto che si alzava e si abbassava velocemente. - Che cos'hai visto? - chiese
brusco. - Cos'hai visto al nostro arrivo in questo mondo? Ho notato la tua espressione quando ti
abbiamo trovato. Non  vero che non hai visto "niente". Se non avessi visto "niente" non avresti avuto
quell'espressione.
Jace scosse la testa. - E tu che cosa hai visto?
- Ho visto la Sala degli Accordi. C'era un enorme banchetto di vittoria, e non mancava
nessuno. C'era Max. E c'eravate tu, e Magnus, e tutti, e mio padre stava facendo un discorso
celebrandomi come il miglior guerriero che avesse conosciuto - La sua voce si spense. - Non che
abbia mai pensato di essere il miglior guerriero. Mi sono sempre ritenuto soddisfatto di essere la stella
oscura associata alla tua supernova. Voglio dire, tu hai il dono dell'Angelo. Io potrei allenarmi
all'infinito, e comunque non sarei mai te.
- E non dovresti - disse Jace. - Non saresti tu.
Ora il respiro di Alec era pi lento. - Lo so. Non sono invidioso. Ho sempre saputo, fin
dall'inizio, che tutti ti reputavano migliore di me. Mio padre, il Conclave, Izzy e Max ti guardavano
come il grande guerriero che aspiravano a diventare. Ma il giorno in cui mi hai chiesto di essere il tuo
parabatai, ho capito che intendevi dire che ti fidavi abbastanza di me da chiedermi aiuto. Che non eri il
guerriero solitario capace di fare tutto da solo. Avevi bisogno di me. Cos mi sono reso conto che c'era
una persona che non ti reputava migliore di me. Tu.
- Ci sono infiniti modi di essere migliore - disse Jace. - Lo sapevo anche allora. Sar pi
forte fisicamente, ma tu hai il cuore pi puro di chiunque abbia mai conosciuto, e la fede pi forte nel
prossimo, e in questo senso sarai sempre migliore di quanto io possa mai sperare di essere.
Alec lo guard con occhi stupiti.
- La cosa migliore che Valentine abbia mai fatto per me  stato mandarmi da voi - aggiunse
Jace. - Dai tuoi genitori, certo, ma soprattutto da te. Da te, da Izzy e da Max. Non fosse stato per te,
sarei stato come Sebastian. Avrei voluto questo. - Indic la landa desertica davanti a loro. - Avrei
voluto essere il re di una terra desolata di teschi e cadaveri. - S'interruppe, guardando in lontananza
con gli occhi socchiusi. - Lo vedi?
Alec scroll la testa. - Non vedo nulla.
- La luce si riflette su qualcosa. - Jace scrut tra le ombre del deserto e poi estrasse una
spada angelica dalla cintura. Al chiarore lunare, anche senza essere attivato, l'adamas trasparente
emanava un bagliore color rubino. - Aspetta qui. Fa' la guardia all'entrata. Vado a vedere.
- Jace - cominci Alec, ma quello gi correva gi dal pendio saltando da una roccia
all'altra.
Via via che si avvicinava ai piedi dell'altura le rocce assumevano un colore pi opaco, iniziando
a sbriciolarsi sotto i suoi piedi quando vi atterrava. Alla fine cedettero il passo a una sabbia farinosa
disseminata di grossi massi. Qua e l nel paesaggio sporgevano sagome inquietanti; alberi che
sembravano essersi pietrificati sul posto in seguito a un'esplosione violenta, come un'eruzione solare.
Dietro di lui c'erano Alec e l'ingresso delle gallerie. Davanti, la desolazione. Jace cominci a
farsi strada con cautela tra i sassi sgretolati e gli alberi morti. Mentre avanzava la vide di nuovo, una
scintilla che guizzava, qualcosa di vivo in quel paesaggio di morte. Si avvi in quella direzione
mettendo con cautela un piede davanti all'altro.
- Chi  l? - grid, quindi aggrott la fronte. - Naturalmente - aggiunse poi, rivolgendosi
all'oscurit circostante - perfino io che sono uno Shadowhunter ho visto abbastanza film da sapere
che chiunque gridi: Chi  l viene fatto subito secco.
Un rumore echeggi nell'aria, un ansito, un respiro spezzato. Jace s'irrigid e avanz svelto.
Eccola: un'ombra che emergeva dalle tenebre assumendo una forma umana. Una donna accovacciata in
ginocchio con indosso una veste chiara macchiata di terra e di sangue. Sembrava che piangesse.
Jace serr la presa sull'elsa. In vita sua aveva affrontato abbastanza demoni che si fingevano
inermi o che avevano camuffato altrimenti la loro vera natura da provare pi sospetto che compassione.
- Dumah - sussurr, e la lama divamp. Ora vedeva pi distintamente la donna. Aveva lunghi
capelli che ricadevano al suolo e si mescolavano alla terra bruciacchiata, e un cerchio di ferro intorno
alla testa. Nell'ombra i capelli apparivano rossastri, colore del sangue secco, e per un istante, prima che
si alzasse per rivolgergli la parola, a Jace venne in mente la Regina della Corte Seelie.
Ma non era lei. Era una Shadowhunter. Anzi, era qualcosa di pi. Indossava la veste bianca a
vita alta delle Sorelle di Ferro e aveva gli occhi color arancione spento di una fiamma quasi estinta.
Scure rune le deturpavano le guance e la fronte. Teneva le mani intrecciate sul petto. Poi le sciolse e le
lasci ricadere lungo i fianchi, e Jace si sent gelare l'aria nei polmoni nel vedere la ferita che le
squarciava il petto, il sangue che si allargava sulla stoffa bianca del vestito.
- Tu mi conosci, non  vero, Shadowhunter? Sono Sorella Magdalena, che tu hai assassinato.
Jace inghiott a fatica, la gola secca. - No, non sei lei. Sei un demone.
La donna scosse la testa. - Ero stata maledetta per aver tradito il Conclave. Quando mi hai
uccisa, sono venuta qui. Questo  il mio Inferno, e io lo percorro senza posa. Senza guarire mai dalla
ferita, continuando a sanguinare. - Indic qualcosa alle proprie spalle, e dietro di lei Jace vide i passi
che arrivavano fin l, le impronte insanguinate dei suoi piedi nudi. - Questo  ci che mi hai fatto.
- Non sono stato io - disse Jace con voce roca.
Magdalena inclin la testa di lato. - Ah, no? Non ricordi?
E lui ricord benissimo: il piccolo studio d'artista a Parigi, la Coppa di adamas, Magdalena che
non si aspettava di essere attaccata quando lui aveva estratto il pugnale e l'aveva trafitta, l'espressione
del suo viso mentre cadeva sul tavolo da lavoro e moriva
Sangue sul suo pugnale, sulle sue dita, sui suoi vestiti. Non sangue o icore demoniaco. Non
sangue di un nemico. Il sangue di una Shadowhunter.
- S, ricordi - disse Magdalena inclinando la testa di lato con un sorrisetto. - Come farebbe
un demone a sapere le cose che so, Jace Herondale?
- No il mio nome - sussurr Jace.
Si sentiva il sangue ardere nelle vene, serrargli la gola, soffocargli le parole. Pens allo scrigno
d'argento con incisi gli uccelli, aironi leggiadri nell'aria, pens alla storia di una delle grandi famiglie
Shadowhunter spiegata in lettere e cimeli di famiglia, e a come avesse avuto l'impressione di non
essere degno di toccarne il contenuto.
Il viso di lei si contrasse come se non avesse capito bene cosa aveva detto, ma continu lo
stesso, avanzando verso di lui sul terreno crepato. - Allora cosa sei? Non hai alcun vero diritto a
portare il nome dei Lightwood. Sei un Morgenstern? Come Jonathan?
Jace fece un respiro che gli bruci la gola come fuoco. Il suo corpo era viscido di sudore, le
mani tremanti. Tutto in lui gli urlava di scagliarsi in avanti, trafiggere quella creatura, Magdalena, con
la spada angelica, ma continuava a rivederla cadere e morire, a Parigi, e lui stesso starle sopra,
realizzando cos'aveva fatto, che era diventato un assassino, e come si potesse assassinare due volte la
stessa persona
- Ti piaceva, non  vero? - sussurr lei. - Ti piaceva essere legato a Jonathan, essere una
cosa sola con lui? Ti rendeva libero. Ora puoi dire a te stesso che qualunque cosa tu abbia fatto, ti 
stata imposta da lui, che non eri tu ad agire, che non sei stato tu a conficcarmi dentro la lama, ma
sappiamo entrambi la verit. Il vincolo di Lilith era solo una scusa per poter fare cose che desideravi
comunque.
Clary, pens con nostalgia. Se fosse stata l, Jace avrebbe avuto la sua inspiegabile certezza a
cui aggrapparsi, la sua convinzione che lui fosse intimamente buono, la fortezza che nessun dubbio
poteva scalfire. Ma non era l, e lui era solo in una terra bruciata e morta, la stessa terra morta
- L'hai vista, non  vero? - sibil Magdalena, e adesso gli era quasi sopra, gli occhi che
guizzavano e divampavano arancioni e rossi. - Questa terra bruciata, tutta distruzione, e tu a
governarla? Era questa la tua visione? Il desiderio del tuo cuore? - Lo afferr per il polso e la sua
voce sal, esultante, ormai quasi non pi umana. - Pensi che il tuo segreto oscuro sia il desiderio di
essere come Jonathan, ma ti sveler il vero segreto, il segreto pi oscuro. Lo sei gi.
- No! - grid Jace, e sollev la spada, un arco di fuoco nel cielo. La donna indietreggi di
scatto, e per un istante lui pens che il fuoco della lama le avesse incendiato l'orlo della veste, perch la
fiamma gli esplose davanti agli occhi. Si sent bruciare e contorcere le vene e i muscoli del braccio,
sent il grido di Magdalena farsi gutturale e inumano. Arretr barcollando
E si rese conto che il fuoco si riversava fuori di lui, che era divampato dalle sue mani e dalla
punta delle sue dita in onde che fluivano al di sopra del deserto, facendo esplodere tutto ci che aveva
davanti.
Vide Magdalena scuotersi e dimenarsi, mentre si trasformava in qualcosa di orribile e repellente
munito di tentacoli, prima di dissolversi in cenere con un ultimo urlo.
Vide il terreno annerirsi e scintillare mentre lui si inginocchiava, la spada angelica che si
fondeva e si scioglieva in fiamme che si levarono in cerchio intorno a lui.
Morir bruciato qui, pens mentre l'incendio muggiva nella pianura, cancellando il cielo.
Ma non aveva paura.
capitolo 17
OLOC AUSTI
Clary sogn il fuoco, una colonna di fuoco che avanzava in un paesaggio desertico bruciando
qualsiasi cosa incontrasse sulla sua strada: alberi, arbusti, gente urlante i cui corpi si annerivano e si
sgretolavano per la potenza delle fiamme. Sopra era sospesa una runa che si librava in aria come un
angelo e raffigurava due ali ai lati di una barra
Un urlo lacer il fumo e l'ombra, strappando Clary ai suoi incubi. Spalanc di colpo gli occhi,
vide il fuoco davanti a s, vivido e rovente, e balz su, la mano che correva a Eosforos.
Una volta impugnata la spada, il battito del suo cuore si and lentamente calmando. Non si
trattava di un fuoco dirompente o fuori controllo. Era contenuto, con il fumo che fluttuava in alto verso
l'enorme soffitto della caverna, e illuminava lo spazio circostante. Tra i bagliori Clary scorse Simon e
Isabelle, che si stava sollevando dalle ginocchia di lui e si guardava intorno battendo gli occhi, confusa.
- Cosa
- Ho sentito gridare - disse Clary. - Voi due rimanete qui, vado a vedere cos' successo.
- No no. - Isabelle scatt in piedi proprio mentre Alec faceva irruzione ansimando nella
grotta.
- Jace.  successo qualcosa Clary, prendi il tuo stilo e vieni con me. - Quindi si gir e si
precipit di nuovo nella galleria.
Clary si infil Eosforos nella cintura e gli corse dietro. Sfrecci lungo il corridoio sfiorando le
rocce irregolari con gli stivali e sbuc nella notte, lo stilo in pugno.
La notte ardeva. Il grigio altopiano di rocce digradava verso il deserto, e nel punto in cui la
pietra incontrava la sabbia divampava il fuoco, un fuoco che si levava in alto colorando il cielo d'oro e
bruciando il terreno. Clary fiss Alec.
- Dov' Jace? - grid per sovrastare il crepitio delle fiamme.
Lui distolse lo sguardo da lei e lo diresse verso il nucleo dell'incendio. - L, nel fuoco. L'ho
visto scaturire da lui e poi inghiottirlo.
Clary si sent fermare il cuore nel petto; si allontan barcollando da Alec come se l'avesse
colpita, ma il ragazzo protese subito le braccia verso di lei, dicendo: - Clary. Non  morto. In quel
caso lo saprei. Lo saprei
Isabelle e Simon sbucarono di corsa dall'entrata della caverna alle loro spalle. Clary not la loro
reazione alla vista del fuoco celeste: Isabelle sgran gli occhi e Simon balz indietro spaventato. Fuoco
e vampiri non andavano d'accordo, anche se lui era un Diurno. Isabelle lo afferr per un braccio con
fare protettivo; Clary udiva le sue grida, ma le parole si perdevano nel ruggito delle fiamme. Si sent
bruciare dolorosamente il braccio. Abbass lo sguardo e si rese conto che aveva cominciato a tracciarsi
dei disegni sulla pelle evidentemente i riflessi avevano avuto il sopravvento sulla mente cosciente.
Vide apparire sul polso una runa Pirica, di resistenza al fuoco, marcata e nera contro la pelle. Era una
runa potente: sentiva irradiarne la forza.
Abbass lo sguardo sul pendio e si gir, sentendo Alec alle sue spalle. - Sta' indietro - gli
grid, e sollev il polso per mostrargli la runa. - Non so se funzioner. Stai qui, proteggi Simon e
Izzy Il fuoco celeste dovrebbe tenere indietro i demoni, ma non si sa mai. - Quindi si allontan
correndo leggera tra le rocce per accorciare la distanza tra s e le fiamme, mentre Alec rimaneva sul
sentiero dietro di lei, le mani serrate a pugno sui fianchi.
Da vicino il fuoco appariva come una parete dorata mobile e cangiante, con un nucleo di colori
tremolanti: rosso vivo, lingue arancioni e verdi. Clary non vedeva altro che fiamme; il calore che se ne
sprigionava le faceva pizzicare la pelle e lacrimare gli occhi. Prese un respiro che le bruci la gola ed
entr nel fuoco.
Questo la avvolse nel suo abbraccio. Il mondo si tinse di rosso, oro, arancione, e ondeggi
davanti ai suoi occhi. I capelli le si sollevarono e agitarono nel vento ardente, e Clary non avrebbe
saputo distinguere tra le sue ciocche e le lingue di fuoco. Avanz con cautela, vacillando come se
camminasse contro un vento impetuoso  a ogni passo sentiva la runa Pirica pulsarle sul polso  mentre
le fiamme turbinavano alte intorno e sopra di lei.
Fece un altro respiro ardente e si spinse ancora avanti, le spalle piegate come per reggere un
grosso peso. Intorno a lei non c'era altro che fuoco. Morir tra le fiamme, pens, bruciando come una
piuma, senza lasciare neppure un'orma sul suolo di questo mondo estraneo a ricordarvi il suo
passaggio.
Jace, pens poi, e fece un ultimo passo. Vide le fiamme dividersi davanti a s come un sipario e
rimase senza fiato, cadendo in avanti e colpendo forte il terreno con le ginocchia. La runa Pirica sul
braccio era sempre pi sbiadita, quasi bianca, mentre il suo potere svaniva insieme alla forza di Clary.
Lei alz la testa e guard.
Il fuoco le si levava intorno in un cerchio, alzandosi verso il riarso cielo demoniaco. Al centro
del cerchio era inginocchiato Jace, completamente illeso, la testa dorata rovesciata all'indietro, gli
occhi semichiusi. Teneva le mani aperte sul terreno, e dai palmi gli si riversava un fiume di quello che
sembrava oro fuso. Si era insinuato nella terra come tanti rivoletti di lava, illuminandola. No, pens
Clary, non la sta solo illuminando. La stava cristallizzando, trasformandola in un materiale duro e
dorato che risplendeva come
Come adamas. Strisci verso Jace mentre il suolo sotto di lei si trasformava da terra accidentata
in una sostanza scivolosa e trasparente, uguale all'adamas, ma dorata anzich bianca. Jace non si
muoveva: come l'Angelo Raziel che sorgeva dal Lago Lyn grondante di acqua, rimaneva immobile
mentre il fuoco prorompeva da lui e tutt'intorno il terreno si induriva e diventava d'oro.
Adamas. Il suo potere squassava Clary facendole vibrare le ossa. Immagini le sbocciarono nella
mente: rune che si stagliavano per poi sparire come fuochi d'artificio, e Clary ne piangeva la perdita
perch di tutte quelle rune non avrebbe mai conosciuto il significato, o l'uso, ma in fondo era a pochi
centimetri da Jace, e la prima runa che aveva mai immaginato, quella che le era apparsa in sogno nel
corso degli ultimi giorni, le sorse nella mente. Ali ai lati di una barra no, non ali l'elsa di una
spada  sempre stata l'elsa di una spada
- Jace! - grid, e gli occhi di lui si spalancarono di colpo. Erano perfino pi dorati del fuoco.
La guard con aria assolutamente sbalordita, e Clary si rese subito conto che pensava pensava di
stare l in ginocchio ad aspettare la morte, ad aspettare di essere consumato dal fuoco come un santo
medievale.
Le venne voglia di schiaffeggiarlo.
- Clary, come
Allung la mano per afferrargli il polso, ma lui fu pi svelto e non si fece prendere. - No! Non
toccarmi.  pericoloso
- Jace, basta. - Clary sollev il braccio con sopra la runa Pirica, argento brillante nel bagliore
soprannaturale. - Ho attraversato il fuoco per venire da te. Siamo qui. Ora siamo tutti e due qui,
capisci?
Gli occhi di Jace erano folli, disperati. - Clary, vattene
- No! - Lo afferr per le spalle, e questa volta lui non si ritrasse. Gli affond le dita nella
giacca della tenuta. - So come risolvere il problema! - grid, e si sporse in avanti per premere le
proprie labbra sulle sue.
La bocca di Jace era calda e asciutta, la pelle ardente mentre Clary faceva scivolare le mani fino
al suo collo e gli prendeva il viso a coppa. Sulla sua bocca sent un sapore di fuoco, di bruciato e di
sangue, e si chiese se anche lui sentisse lo stesso sapore su di lei. - Fidati di me - sussurr contro le
sue labbra, e sebbene le parole venissero inghiottite dal caos intorno a loro, lo sent rilassarsi
leggermente e annuire, curvandosi su di lei, lasciando che il fuoco passasse tra loro mentre il respiro si
confondeva e ognuno sentiva il sapore delle scintille sulle labbra dell'altro.
- Fidati di me - sussurr di nuovo, e allung la mano verso la spada.
Isabelle cingeva Simon con le braccia, trattenendolo. Sapeva che, se lo avesse lasciato andare, si
sarebbe precipitato gi per il pendio verso il fuoco, dov'era scomparsa Clary, e vi si sarebbe gettato.
E sarebbe bruciato come un'esca, come un'esca imbevuta di benzina. Perch era un vampiro.
Perci Isabelle lo teneva, le mani serrate sul petto, e le sembrava di sentire il vuoto sotto le sue costole,
il punto in cui il cuore non palpitava. Il suo invece batteva all'impazzata, e i capelli le si alzavano e
volavano all'indietro nel vento rovente sollevato dall'immenso incendio che divampava ai piedi
dell'altopiano. Alec era a met del sentiero, esitante: una scura sagoma contro le fiamme.
E le fiamme si scagliavano verso il cielo coprendo la luna spezzata, mobili e cangianti, una
parete d'oro di micidiale bellezza. Nel fremito del rogo Isabelle vide muoversi delle ombre  l'ombra
di qualcuno in ginocchio, e un'altra pi piccola, piegata, che strisciava. Clary, pens, che striscia verso
Jace nel bel mezzo dell'incendio. Isabelle sapeva che lei si era tracciata una runa Pirica sul braccio, ma
non aveva mai sentito parlare di un Marchio in grado di contrastare un incendio come quello.
- Iz - sussurr Simon. - Io non
- Sssh. - Lo strinse pi forte, lo tenne come se tenerlo impedisse anche a lei di andare in
pezzi. Jace era l dentro, in mezzo al fuoco, e lei non poteva perdere un altro fratello, non poteva -
Stanno bene. Se Jace fosse ferito, Alec lo saprebbe. E se lui sta bene, anche Clary sta bene.
- Moriranno bruciati - disse Simon con aria smarrita.
Isabelle grid nel vedere le fiamme levarsi improvvisamente pi alte. Alec fece un passo
incerto, quindi cadde in ginocchio e affond le mani nella terra. La curva della sua schiena era un arco
di dolore. Il cielo era tutto turbini ardenti che roteavano, vertiginosi.
Izzy lasci andare Simon e si precipit lungo il sentiero verso il fratello. Si chin su di lui e gli
afferr il retro della giacca, cercando di raddrizzarlo. - Alec, Alec
Alec si alz barcollando, il viso di un pallore mortale fra le macchie di fuliggine, quindi si gir,
dando la schiena alla sorella e cercando di abbassarsi la giacca sulle spalle. - La mia runa parabatai la
vedi?
Isabelle sent un nodo allo stomaco; per un istante credette di svenire. Prese il colletto di Alec,
lo abbass ed emise un penoso sospiro di sollievo. - C' ancora.
Suo fratello si tir di nuovo su la giacca. - Ho percepito un mutamento; come se qualcosa in
me si contorcesse - Poi disse a voce pi alta: - Vado laggi.
- No! - Izzy lo afferr per un braccio, e allora sent Simon dire in tono secco al suo fianco:
- Guarda.
Indicava il fuoco. Isabelle lo fiss per un istante senza capire, quindi si rese conto di cosa le
stava mostrando. Le fiamme avevano cominciato a placarsi. Isabelle scroll la testa come per schiarirsi
le idee, la mano ancora stretta sul braccio del fratello, ma non era un'illusione. Il fuoco si stava
estinguendo. Le torreggianti colonne arancioni rimpicciolirono, sbiadendo nel giallo e curvandosi verso
l'interno come dita. Lei lasci andare Alec e rimasero tutti e tre in fila, spalla a spalla, mentre il fuoco
scemava, rivelando un cerchio di terra leggermente annerita nel punto in cui erano divampate le
fiamme, e al suo interno due figure. Clary e Jace.
Era difficile scorgerli attraverso il fumo e il bagliore rosso delle braci, ma era chiaro che erano
sani e salvi. Clary era in piedi, Jace in ginocchio davanti a lei, le mani nelle sue, quasi stesse ricevendo
l'investitura a cavaliere. C'era qualcosa di rituale nella sua posizione, qualcosa che parlava di una
strana, antica magia. Quando il fumo si fu dissipato, Isabelle vide scintillare i capelli di Jace mentre lui
si alzava in piedi e si avviava con Clary lungo il sentiero.
I tre ruppero la formazione e si precipitarono verso di loro. Isabelle si gett su Jace, che la prese
e la abbracci forte, allungando nel frattempo la mano per stringere quella di Alec. La sua pelle era
fresca contro quella di lei, quasi fredda. La sua tenuta non riportava neppure un segno di bruciatura o
strinatura, proprio come la terra deserta dietro di loro non mostrava traccia del potente rogo che vi si
era scatenato fino a pochi attimi prima.
Isabelle gir la testa contro il petto di Jace e vide Simon che abbracciava Clary. La teneva
stretta scuotendo la testa, e nel vedere il sorriso radioso di lei Isabelle si rese conto di non provare la
minima fitta di gelosia. Nel modo in cui Simon abbracciava Clary non c'era niente di diverso dal modo
in cui lei abbracciava Jace. C'era amore, senza dubbio, ma era un amore fraterno.
Si sciolse dalla stretta e fece balenare un sorriso verso Clary, che glielo restitu timidamente.
Alec and ad abbracciare quest'ultima, e Simon e Jace si scambiarono un'occhiata circospetta. A un
tratto Simon sorrise  quel sorriso improvviso, inaspettato, che compariva perfino nelle circostanze
peggiori e che Isabelle adorava  e tese le braccia verso l'altro.
Jace scroll la testa. - Non m'importa se mi sono appena dato fuoco. Non ti abbraccio.
Simon sospir e lasci ricadere le braccia. - Peggio per te. Se fossi venuto te l'avrei permesso,
ma onestamente sarebbe stato un abbraccio compassionevole.
Jace si gir verso Clary, che si era staccata da Alec e stava a guardare divertita, la mano
sull'elsa di Eosforos. Questa sembrava scintillare, quasi avesse catturato un po' di luce del fuoco. -
Hai sentito? Un abbraccio compassionevole?
Alec alz una mano, facendo incredibilmente zittire il suo parabatai.
- Riconosco che trabocchiamo tutti di gioia inebriante per essere sopravvissuti, il che spiega il
vostro sciocco comportamento attuale. Ma primo - disse Alec alzando un dito - credo che noi tre
abbiamo diritto a una spiegazione. Che cos' successo? Come hai perso il controllo del fuoco? Sei stato
attaccato?
-  stato un demone - rispose Jace dopo un breve silenzio. - Ha preso la forma di una
donna che io di qualcuno a cui avevo fatto del male quando ero soggiogato da Sebastian. Mi ha
provocato finch non ho perso il dominio sul fuoco celeste. Clary mi ha aiutato a riacquistarne il
controllo.
- Tutto qui? E voi due state bene? - chiese Isabelle, quasi incredula. - Ho pensato quando
ho visto che cosa stava accadendo ho pensato che fosse Sebastian. Che in qualche modo ci avesse
attaccati. Che avessi cercato di bruciarlo e avessi preso fuoco
- Non succeder. - Jace le sfior delicatamente il viso. - Ormai ho il fuoco sotto controllo.
So come usarlo e come non usarlo. Come dirigerlo.
- E come? - chiese Alec, stupito.
L'altro esit. I suoi occhi guizzarono verso Clary e sembrarono oscurarsi come se vi fosse
calata sopra una cortina. - Dovrete solo avere fiducia in me.
- E basta? - fece Simon incredulo. - Solo avere fiducia in te?
- Non l'avete? - chiese Jace.
- Io - Simon guard Isabelle, che lanci un'occhiata al fratello.
Dopo un istante Alec annu. - Abbiamo avuto abbastanza fiducia in te da venire qui. L'avremo
fino alla fine.
- Per sarebbe davvero fantastico se, che so, ci svelassi il piano un po' prima - disse Isabelle.
- Prima della fine, voglio dire.
Alec la guard sollevando un sopracciglio. Lei fece spallucce con aria innocente.
- Giusto un po' prima - ripet. - Mi piace essere un minimo preparata.
Il fratello incroci i suoi occhi e poi, in maniera un po' roca  come se avesse quasi dimenticato
come si faceva  si mise a ridere.
Al Console
Il Popolo Fatato non  vostro alleato.  vostro nemico. Odia i Nephilim e progetta di tradirli e
rovesciarli. Ha collaborato con Sebastian Morgenstern nell'attacco e nella distruzione degli Istituti.
Non fidatevi di Meliorn n di nessun altro consigliere di una qualsiasi delle Corti. La Regina della
Corte Seelie  vostra nemica. Non provate a rispondere a questo messaggio. Ora cavalco con la
Caccia Selvaggia, e se pensassero che vi abbia detto qualcosa mi ucciderebbero.
Mark Blackthorn
Il Console alz lo sguardo sopra gli occhiali da lettura e guard Emma e Julian, sulle spine
davanti alla scrivania della biblioteca in casa Penhallow. Alle spalle di Jia si apriva una grande finestra
panoramica, ed Emma vedeva spiegarsi davanti a s la vista di Alicante: case sparse sui pendii delle
alture, canali che scorrevano verso la Sala degli Accordi, la collina della Guardia che si stagliava contro
il cielo.
Jia gett un'altra occhiata al foglio che le avevano portato. Era stato ripiegato con furbizia quasi
demoniaca all'interno di una ghianda, e c'era voluta un'eternit, nonch le abili dita di Ty, per tirarla
fuori. - Tuo fratello ha scritto altro oltre a questo? Un messaggio personale a te?
- No - rispose Julian, e nella dolorosa tensione della sua voce doveva esserci qualcosa che lo
fece ritenere sincero a Jia, perch lei non insistette.
- Capite cosa significa - disse invece. - Il Consiglio non vorr crederci. Diranno che  un
imbroglio.
-  la scrittura di Mark - ribatt il ragazzo. - E il modo in cui ha firmato - Indic il
simbolo in fondo alla pagina: un disegno di spine impresso con quello che sembrava inchiostro
rosso-bruno. - Ha fatto rotolare l'anello di famiglia nel sangue e l'ha usato per fare questo -
aggiunse, il viso paonazzo. - Una volta mi ha mostrato come si fa. Nessun altro potrebbe avere
l'anello di famiglia dei Blackthorn, n potrebbe sapere come maneggiarlo.
Jia spost lo sguardo dai pugni serrati di Julian al viso risoluto di Emma, e annu. - State
bene? - chiese in tono pi gentile. - Sapete che cos' la Caccia Selvaggia?
Ty li aveva ragguagliati piuttosto diffusamente al riguardo, ma ora, sotto lo sguardo tristemente
compassionevole del Console, Emma scopr di non riuscire a trovare le parole. Fu il suo amico a
parlare. - Fate che sono cacciatori. Cavalcano in cielo. La gente pensa che a seguirli possano condurti
nella terra dei morti, o nel Regno delle Fate.
- Li guida Gwyn ap Nudd - disse Jia. - Non  alleato con nessuno; fa parte di una magia
pi sfrenata.  chiamato il Raccoglitore dei Morti. Pur essendo fate, lui e i suoi cacciatori non hanno
firmato gli Accordi. Non hanno alcuna intesa con gli Shadowhunters, non riconoscono la nostra
giurisdizione, e non osservano leggi, nessuna legge. Capite?
La guardarono con espressione vacua. Jia sospir. - Se Gwyn ha preso tuo fratello per farne
uno dei suoi Cacciatori, potrebbe essere impossibile
- Stai dicendo che non sarete in grado di recuperarlo - tagli corto Emma, e vide qualcosa
andare in pezzi negli occhi di Julian. Quella vista le fece venire voglia di saltare sulla scrivania e
colpire il Console con il suo mucchio di fascicoli ordinatamente etichettati, ciascuno contrassegnato da
un nome differente.
Uno le salt agli occhi come un'insegna al neon. CARSTAIRS: DECEDUTI. Cerc di non dare
a vedere che aveva riconosciuto il nome della propria famiglia.
- Sto dicendo che non lo so. - Jia appoggi i palmi aperti sul piano della scrivania. - Ci
sono tante di quelle cose che non sappiamo adesso - aggiunse, e la sua voce risuon sommessa, quasi
rotta. - Perdere il Popolo Fatato come alleato  un duro colpo. Di tutti i Nascosti, sono i nemici pi
astuti e pi pericolosi. - Si alz in piedi. - Aspettate un attimo qui.
Lasci la stanza attraverso una porta ricavata nel rivestimento di legno della parete, e dopo
alcuni momenti di silenzio Emma sent un rumore di passi e il mormorio della voce di Patrick. Afferr
alcune parole isolate: "prova", "mortale" e "tradimento".
Accanto a s percepiva Julian, teso come una balestra carica. Allung la mano e gliela pass
leggermente sulla schiena, scrivendogli con il dito tra le scapole: S-T-A-I-B-E-N-E?
Lui scosse la testa senza guardarla. Emma lanci un'occhiata al mucchio di fascicoli sulla
scrivania, poi alla porta e infine a Julian, silenzioso e privo di espressione, e decise. Si gett verso il
tavolo, affond le mani nella pila di dossier e tir fuori quello con l'etichetta CARSTAIRS.
Era un fascicolo rilegato, abbastanza leggero, e la ragazzina allung un braccio per sollevare la
camicia di Julian. Zitt il suo grido di sorpresa mettendogli una mano sulla bocca e con l'altra mano gli
infil il fascicolo nel didietro dei jeans. Riabbass la camicia proprio mentre la porta si apriva e Jia
rientrava nella stanza.
- Sareste disposti a testimoniare un'ultima volta davanti al Consiglio? - chiese spostando lo
sguardo da Emma, che immagin di dover essere arrossita, a Julian, che sembrava scioccato.
Lo sguardo di lui si indur, con grande stupore della sua amica. Di solito era cos gentile da farle
dimenticare che quegli occhi color del mare potevano diventare freddi come le onde al largo in inverno.
- Niente Spada Mortale - assicur il Console. - Voglio solo che riferiate a tutti cosa sapete.
- Se prometti che proverete a recuperare Mark - disse Julian. - E non vi limiterete a dirlo,
ma lo farete davvero.
Jia lo guard con aria grave. - Prometto che i Nephilim non abbandoneranno Mark Blackthorn
finch sar in vita.
Le spalle del ragazzo si rilassarono lievemente. - Allora okay.
Sbocci come un fiore contro il cielo nero di nuvole: un'improvvisa, silenziosa esplosione
infuocata. Luke, che stava alla finestra, indietreggi stupito, quindi si premette contro la stretta
apertura, cercando di identificare la fonte del bagliore.
- Che cos'? - Raphael, inginocchiato accanto a Magnus, alz lo sguardo. Lo stregone
sembrava addormentato, gli occhi due scure mezzelune d'ombra contro la pelle. Si era raggomitolato
scomodamente intorno alle catene che lo imprigionavano e sembrava sofferente, o quanto meno
esausto.
- Di preciso non saprei - rispose Luke, e si irrigid mentre il giovane vampiro lo raggiungeva
alla finestra. Non si era mai sentito del tutto a suo agio con Raphael. Gli sembrava come Loki o
qualche altro dio birichino, che a volte agiva a favore del bene e a volte del male, ma sempre per i
propri interessi.
Raphael borbott qualcosa in spagnolo e si mise davanti al lupo mannaro. Le fiamme si
riflettevano nelle sue pupille rosso-dorate.
- Pensi che sia opera di Sebastian? - chiese Luke.
- No. - Lo sguardo del vampiro era assente, e a Luke venne in mente che il ragazzo che
aveva davanti, pur sembrando un eterno quattordicenne dall'aria angelica, era in realt pi vecchio di
lui, pi vecchio di quanto sarebbero stati i suoi genitori se fossero vissuti o, nel caso di sua madre, se
fosse rimasta mortale. - C' qualcosa di santo in questo fuoco.  come quando Dio apparve al popolo
che errava nel deserto. Il Signore marciava davanti a loro, di giorno come una colonna di nube per
indicare loro la via, di notte come una colonna di fuoco per illuminarli, cos che potessero viaggiare di
giorno e di notte.
Luke lo guard sollevando un sopracciglio.
Raphael fece spallucce. - Sono stato tirato su da bravo cattolico. - Inclin la testa di lato. -
Credo che al nostro vecchio amico Sebastian quel fuoco non andr molto a genio, qualsiasi cosa sia.
- Riesci a vedere altro? - chiese Luke.
- Qualcosa: rovine, forse, come una citt morta - e Raphael scosse la testa frustrato. -
Guarda, laggi il fuoco si sta spegnendo. Sta morendo.
Risuon un mormorio sommesso dal pavimento, e Luke abbass lo sguardo. Magnus si era
girato sulla schiena. Le catene erano lunghe, e gli consentivano almeno la libert di movimento
sufficiente per premersi le mani sullo stomaco, come se gli dolesse. Aveva gli occhi aperti. - A
proposito di morire
Il vampiro riprese il suo posto accanto a lui. - Stregone, devi dirci se c' qualcosa che
possiamo fare per te. Non ti ho mai visto cos malandato.
- Raphael - Magnus si pass una mano tra i capelli sudati. La catena tintinn. -  mio
padre - disse inaspettatamente. - Questo  il suo regno. Be', uno dei tanti.
- Tuo padre?
-  un demone - spieg brevemente l'altro. - Il che non dovrebbe costituire una gran
rivelazione. Ma non aspettarti altre informazioni da me.
- D'accordo, ma perch trovarti nel regno di tuo padre dovrebbe farti stare cos male?
- Sta cercando di indurmi a invocarlo - disse Magnus puntellandosi sui gomiti. - Qui pu
raggiungermi facilmente. In questo regno non posso operare magie, perci non posso proteggermi. Lui
pu farmi stare male o bene. Mi fa stare male perch pensa che se sar abbastanza disperato lo
invocher per avere aiuto.
- E lo farai? - chiese Luke.
Magnus scosse la testa. - No. Non ne varrebbe il prezzo. E c' sempre un prezzo da pagare,
con mio padre.
Il lupo mannaro si sent invadere dalla tensione. Loro due non erano intimi, ma lo stregone gli
era sempre piaciuto, lo rispettava. Rispettava lui e gli stregoni come Catarina Loss, Ragnor Fell e gli
altri, quelli che avevano collaborato con gli Shadowhunters per generazioni. Ora non gli piaceva il tono
disperato nella voce di Magnus, e neppure l'analoga espressione nei suoi occhi. - Non lo pagheresti
nemmeno se fosse in gioco la tua vita?
Lo stregone lo guard stancamente e si afflosci di nuovo sul pavimento di pietra. - Potrei non
essere io a doverlo pagare - disse, e chiuse gli occhi.
- Io - cominci Luke, ma Raphael scroll la testa con un cenno di rimprovero. Si era
accovacciato accanto alla spalla di Magnus, le mani intrecciate intorno alle ginocchia. Nere vene da
fame erano visibili alle tempie e alla gola. Luke poteva immaginare lo strano spettacolo che davano: il
vampiro affamato, lo stregone morente e il lupo mannaro di guardia alla finestra.
- Tu non sai nulla di suo padre - disse Raphael a bassa voce. Magnus era immobile,
chiaramente ripiombato nel sonno, il respiro affannoso.
- Invece tu s, suppongo.
- Un tempo ho sborsato una fortuna per scoprirlo.
- Perch? Che vantaggio ricavavi dal saperlo?
- Mi piace sapere le cose. Pu rivelarsi utile. Lui conosceva mia madre; mi sembrava
semplicemente giusto sapere chi fosse suo padre. Una volta Magnus mi ha salvato la vita - aggiunse
con voce priva di emozione. - Appena sono diventato un vampiro volevo morire. Mi ritenevo una
creatura dannata, ma lui mi ha impedito di espormi alla luce del sole. Mi ha mostrato come camminare
sulla terra consacrata, come pronunciare il nome di Dio, come indossare una croce. Non  magia quella
che mi ha fornito, solo pazienza, per mi ha comunque salvato la vita.
- Dunque gli sei debitore - disse Luke.
Il vampiro si tolse la giacca e, con un unico movimento rapido, la spinse sotto la testa di
Magnus, che si mosse ma non si svegli. - Pensa quello che vuoi. Non riveler i suoi segreti.
- Rispondi solo a una domanda - disse Luke, la fredda parete di pietra contro la schiena. -
Suo padre  qualcuno che potrebbe aiutarci?
Raphael rise: un ringhio breve, secco, senza alcuna traccia di divertimento. - Sei davvero
spassoso, lupo mannaro. Torna di guardia alla finestra, e se sei di quelli che pregano, forse allora farai
meglio a chiedere che il padre di Magnus non decida di volerci aiutare. Se anche non ti fidi di me su
nient'altro, fallo almeno su questo.
- Hai appena mangiato tre pizze? - Lily fissava Bat con un misto di disgusto e stupore.
- Quattro - rispose il lupo mannaro mettendo un cartone di Joe's Pizza vuoto in cima a una
pila di altri e sorridendo serafico. Maia sent un impeto di affetto nei suoi confronti. Sebbene non
l'avesse messo al corrente del suo piano per l'incontro con Maureen, lui non si era lamentato neppure
una volta, limitandosi a farle i complimenti per la faccia impassibile. Aveva acconsentito a unirsi a lei e
a Lily per discutere l'alleanza, anche se Maia sapeva che non andava pazzo per i vampiri.
Inoltre, le aveva tenuto da parte la pizza bianca al formaggio perch sapeva che non amava i
condimenti. Adesso lei era alla sua quarta fetta. Lily, appollaiata con grazia sull'orlo del bancone
nell'atrio della stazione di polizia, fumava una lunga sigaretta (Maia immagin che il tumore ai
polmoni non fosse una grossa preoccupazione per uno gi morto) e lanciava occhiate sospettose alla
pizza. A Maia non importava quanto mangiasse Bat  qualcosa doveva pur alimentare tutti quei
muscoli  finch sembrava felice di tenerle compagnia durante l'incontro. Sebbene avesse rispettato il
loro accordo su Maureen, la vampira le dava ancora i brividi.
- Sapete - disse Lily dondolando il piede calzato in uno stivale, - devo confessare che mi
aspettavo qualcosa di un po' pi eccitante. Meno bancone da reception.
Maia sospir e si guard intorno. La stazione di polizia brulicava di lupi mannari e vampiri,
probabilmente per la prima volta da quando era stata costruita. C'erano pile di fogli con l'elenco dei
contatti di Nascosti importanti che erano riusciti a farsi consegnare, ad avere in prestito, a rubare o a
scovare  era venuto fuori che i vampiri si ricordavano alla perfezione chi comandasse dove  ed erano
tutti al cellulare o al computer, occupati a chiamare e a scrivere SMS o e-mail ai capi dei clan e dei
branchi e a ogni stregone che potevano rintracciare.
- Grazie al cielo, le fate hanno un'organizzazione centralizzata - disse Bat. - Una Corte
Seelie, una Corte Unseelie.
Lily fece un sorrisetto. - La terra sotto la collina si stende in lungo e in largo. Le Corti sono
tutto ci che possiamo raggiungere in questo mondo, nient'altro.
- Be',  proprio questo mondo che ci interessa, al momento - comment Maia
stiracchiandosi e massaggiandosi la nuca. Aveva passato anche lei tutto il giorno a telefonare e a
scrivere e-mail e SMS, ed era esausta. I vampiri avevano raggiunto i lupi mannari solo al tramonto e li
avrebbero sostituiti fino al mattino, permettendo loro di dormire.
- Vi rendete conto di che cosa ci far Sebastian Morgenstern se i suoi vinceranno? - chiese la
vampira girando lo sguardo pensosa sulla sala affollata. - Dubito che abbia molta indulgenza per chi
gli si schiera contro.
- Forse come prima cosa ci uccider - disse Maia. - Ma ci ucciderebbe comunque. So che a
voi vampiri piace l'idea della ragione, della logica e delle alleanze astute e prudenti, ma non  cos che
agisce Sebastian. Lui vuole ridurre il mondo in cenere. Punto e a capo.
Lily butt fuori il fumo. - Be', sarebbe davvero inopportuno, visto come la pensiamo noi
vampiri sul fuoco.
- Non hai ripensamenti, vero? - chiese Maia, sforzandosi di non lasciar trapelare la
preoccupazione nella voce. - Nelle nostre conversazioni precedenti sembravi sicurissima che
dovessimo opporci a Sebastian.
- Camminiamo sul filo del rasoio, tutto qui - disse Lily. - Hai mai sentito l'espressione
Quando il gatto non c' i topi ballano?
- Certo - rispose l'altra lanciando un'occhiata a Bat, che stava borbottando qualcosa in
spagnolo con aria tetra.
- Per centinaia di anni i Nephilim si sono attenuti alle loro regole, e si sono assicurati che lo
facessimo anche noi - disse Lily. - Per questo adesso sono cos risentiti. Ora sono andati a
nascondersi a Idris, e noi non possiamo far finta che i Nascosti non godranno di certi vantaggi
durante la loro assenza.
- Tipo mangiare la gente? - domand Bat piegando a met una fetta di pizza.
- Non sto parlando solo dei vampiri - ribatt Lily in tono gelido. - Alle fate piace stuzzicare
e tormentare gli umani; solo gli Shadowhunters glielo impediscono. Adesso loro ricominceranno a
rapire i bambini umani. Gli stregoni venderanno la loro magia al maggior offerente, come
- Prostitute magiche? - Alzarono tutti lo sguardo sorpresi; Malcolm Fade era apparso sulla
soglia, scuotendosi via bianchi fiocchi di neve dai capelli gi candidi. -  quello che stavi per dire,
no?
- No - rispose la vampira, chiaramente presa alla sprovvista.
- Oh, di' pure quello che vuoi. Non m'importa - comment lo stregone in tono vivace. -
Non ho nulla contro la prostituzione. Fa andare avanti la civilt. - Si scosse la neve
dall'impermeabile. Indossava un semplice vestito nero e un trench liso; non aveva nulla dell'eclettismo
tutto glitter di Magnus. - Ma voi come fate a sopportare la neve, gente?
- "Gente"? - ripet Bat rizzando il pelo. - Intendi i lupi mannari?
- Voglio dire chi vive sull'East Coast - rispose Malcolm. - Chi pu volere il cattivo tempo,
se pu evitarlo? Neve, grandine, pioggia. Io me ne tornerei a Los Angeles in un nanosecondo. A
proposito, lo sapevate che il nanosecondo  davvero una misura di tempo?  un miliardesimo di
secondo. In realt, non si pu fare nulla in un nanosecondo.
- Ehi, Catarina aveva detto che sei innocuo - disse Maia.
Lo stregone sembr compiaciuto. - Ah, Catarina parla di me?
- Possiamo venire al sodo? - tagli corto lei. - Lily, se sei preoccupata che gli
Shadowhunters si infurieranno con tutti i Nascosti se alcuni di noi si ribelleranno mentre loro sono a
Idris, be'  per questo che stiamo facendo quello che stiamo facendo. Assicurando ai Nascosti che gli
Accordi resteranno in vigore, che gli Shadowhunters cercheranno di recuperare i nostri rappresentanti,
che il vero nemico  Sebastian, ridurremo al minimo le possibilit del caos fuori da Idris, influendo su
ci che accadr in caso di battaglia, o quando sar tutto finito
- Catarina! - esclam di punto in bianco Malcolm, come ricordando qualcosa di piacevole.
- Avevo quasi dimenticato il vero motivo per cui sono venuto. Catarina mi ha chiesto di contattarvi. 
nell'obitorio dell'ospedale Beth Israel, e vuole che la raggiungiate al pi presto. Oh, e ha detto di
portare una gabbia.
Uno dei mattoni nella parete accanto alla finestra era allentato. Jocelyn aveva ammazzato il
tempo usando il gancetto metallico del suo fermacapelli per cercare di liberarlo. Non era cos sciocca
da pensare di poter aprire una breccia attraverso cui fuggire, ma sperava che sfilando il mattone si
sarebbe procurata un'arma. Qualcosa da pestare in testa a Sebastian.
Se fosse riuscita a farlo. Se non avesse esitato.
Aveva esitato quando era un bambino piccolo. Lo aveva tenuto tra le braccia e aveva capito che
in lui c'era qualcosa che non andava, qualcosa di irreparabilmente danneggiato, ma non era stata
capace di agire di conseguenza. In un angolino del suo cuore aveva creduto che fosse ancora possibile
salvarlo.
La porta sferragli e lei si gir, infilandosi di nuovo il fermacapelli tra i riccioli. Era di Clary,
l'aveva preso dalla sua scrivania quando aveva dovuto tenere i capelli lontani dai colori. Non lo aveva
rimesso al suo posto perch le ricordava la figlia, ma qui, di fronte all'altro suo figlio, sembrava
sbagliato perfino solo pensare a lei, bench le mancasse, le mancasse cos tanto da far male.
Sebastian entr nella stanza.
Indossava una polo bianca, e a Jocelyn torn di nuovo in mente suo padre. Anche a Valentine
piaceva vestire di bianco. Sottolineava il pallore del viso e il candore dei capelli, rendendolo giusto un
po' pi disumano, e con Sebastian era lo stesso. I suoi occhi sembravano pittura nera lasciata colare su
una tela bianca. Le sorrise.
- Madre.
Lei incroci le braccia sul petto. - Che ci fai qui, Jonathan?
Il giovane scroll la testa, sempre con lo stesso sorriso sul viso, e sfil un pugnale dalla cintura.
- Se mi chiami di nuovo cos, lo user per cavarti gli occhi.
Jocelyn inghiott. Oh, piccolo mio. Si ricord di quando lo teneva in braccio, freddo e immobile,
completamente diverso da un normale bambino. Non aveva mai pianto. Nemmeno una volta. - 
questo che sei venuto a dirmi?
Sebastian fece spallucce. - Sono venuto a farti una domanda. - Gir lo sguardo nella stanza,
l'espressione annoiata. - E a mostrarti qualcosa. Avanti. Vieni con me.
Jocelyn lo segu fuori dalla stanza con un misto di riluttanza e sollievo. Odiava quella cella, e
sarebbe stato sicuramente utile vedere qualcosa di pi del posto in cui era tenuta prigioniera, no? Le sue
dimensioni, le vie di fuga.
Il corridoio l fuori era di pietra, grossi blocchi di calcare tenuti insieme dal calcestruzzo. Il
pavimento era liscio, consumato dai passi. Eppure, nel luogo regnava un'atmosfera polverosa, come se
nessuno ci fosse passato per decenni, o perfino per secoli.
Nelle pareti si aprivano porte a intervalli irregolari. Jocelyn sent il cuore cominciare a
martellarle. Luke poteva essere dietro una qualsiasi di quelle porte e lei avrebbe voluto precipitarsi a
spalancarle tutte per cercarlo, ma il pugnale era sempre nella mano di Sebastian, la sua attenzione
concentrata su di lei.
Il corridoio cominci a descrivere una curva, e Sebastian parl: - Come reagiresti se ti dicessi
che ti volevo bene?
Jocelyn allacci mollemente le mani davanti a s, prima di rispondere con cautela. - Suppongo
ti direi che non potevi amarmi pi di quanto io potessi amare te.
Avevano raggiunto una porta doppia e ci si fermarono davanti. - Non dovresti almeno fingere?
- E tu? Parte di te  me, sai. Il sangue di demone ti ha cambiato, ma pensavi davvero che tutto
il resto che c' in te provenisse da Valentine?
Senza rispondere, Sebastian apr la porta con la spalla ed entr. Dopo un istante Jocelyn lo
segu e si ferm di colpo.
Era una grande sala semicircolare. Un pavimento di marmo si allargava fino a una piattaforma
di pietra e legno sistemata contro la parete ovest. Al centro della piattaforma erano collocati due troni.
Non c'era altra parola per definire quelle massicce sedie d'avorio rivestite d'oro dallo schienale
rotondo, dalle quali scendevano sei gradini. Un'enorme finestra, che mostrava solo nere tenebre, si
apriva dietro ogni trono. La sala aveva qualcosa di familiare, per Jocelyn non avrebbe saputo dire
esattamente cosa.
Sebastian balz sulla piattaforma e le fece cenno di seguirlo. Lei sal lentamente i gradini per
raggiungere il figlio, che stava davanti ai due troni con un'espressione di maligno trionfo sul viso.
Jocelyn aveva visto la stessa espressione sul viso del padre, quando questo aveva abbassato lo sguardo
sulla Coppa Mortale. - Sar grande - inton Sebastian - e sar chiamato Figlio dell'Altissimo;
il Demonio gli dar il trono di suo padre. E regner sull'Inferno per sempre, e il suo regno non avr
fine.
- Non capisco - disse Jocelyn, e la voce risuon debole e spenta alle sue stesse orecchie. -
Vuoi governare questo mondo? Un mondo morto di demoni e distruzione? Vuoi impartire ordini ai
cadaveri?
Sebastian rise, la stessa risata stridula e musicale di Valentine. - Oh, no! Mi hai
completamente frainteso. - Fece un rapido gesto con le dita, qualcosa che Jocelyn aveva visto fare a
suo marito quando studiava magia, e a un tratto le due grandi finestre dietro i troni non furono pi
vuote.
Una mostrava un paesaggio devastato: alberi vizzi e terra bruciata, abiette creature alate che
roteavano davanti a una luna spezzata. Un arido altopiano di rocce si stendeva al di l del vetro. Era
popolato da cupe figure disposte a distanza ravvicinata, e Jocelyn si rese conto che erano gli
Ottenebrati di guardia.
L'altra finestra mostrava Alicante pacificamente addormentata nel chiarore lunare. Una falce di
luna, un cielo pieno di stelle, il luccichio dell'acqua nei canali. Era uno spettacolo che Jocelyn aveva
gi visto, e si rese conto trasalendo del perch la sala in cui si trovava le fosse sembrata familiare.
Era la Sala del Consiglio all'interno della Guardia, sebbene trasformata da anfiteatro a sala del
trono, ma con lo stesso soffitto a cupola, le stesse dimensioni, la stessa vista sulla Citt di Vetro da
quelle che erano state due grandi finestre. Solo che ora una delle due dava sul mondo che lei
conosceva, la Idris da cui era venuta. E l'altra sul mondo in cui si trovava.
- La mia fortezza ha accesso a entrambi i mondi - spieg Sebastian in tono compiaciuto. -
Questo  completamente inaridito, s. Il cadavere esangue del luogo che era. Oh, ma il tuo mondo 
maturo per essere dominato. Lo sogno sia di giorno che di notte. Sono incerto se farlo bruciare
lentamente, con pesti e carestie, o se la carneficina dovr essere rapida e indolore e tutta quella vita
estinta in fretta immagina come brucerebbe! - Aveva gli occhi spiritati. - Immagina a quali
altezze potrei innalzarmi, librandomi sulle grida di miliardi di persone, sollevato dal fumo di milioni di
cuori in fiamme! - Si gir verso di lei. - E ora, dimmi che ho preso da te. Dimmi che una parte di
questo proviene da te.
A Jocelyn ronzava la testa. - Ci sono due troni.
Una piccola grinza comparve tra le sopracciglia di Sebastian. - Come?
- Due troni - ripet lei. - Non sono una sciocca; so chi vuoi far sedere accanto a te. Lei ti
serve l; la vuoi l. Il tuo trionfo non significa nulla se lei non sar qui a guardarlo. E questo, questo
bisogno di qualcuno che ti ami, questo proviene da me.
La fiss, mordendosi il labbro cos forte che Jocelyn si aspettava di vederlo sanguinare. -
Debolezza - comment lui tra s e s. -  una debolezza.
-  umano. Ma credi davvero che Clary potrebbe mai sedere qui accanto a te, felice o
consenziente?
Per un momento pens di vedere una scintilla nei suoi occhi, ma un momento dopo erano di
nuovo ghiaccio nero. - Preferirei averla qui felice e consenziente, ma la porter semplicemente qui.
Non m'importa molto che sia consenziente.
Qualcosa esplose nel cervello di Jocelyn. La donna si allung in avanti cercando di strappare il
pugnale al figlio; questo indietreggi, evitandola, e piroett su se stesso con un rapido movimento
aggraziato, assestandole un colpo alle gambe e facendogliele piegare. Jocelyn atterr sul pavimento,
rotol e si accucci. Prima di fare in tempo a rialzarsi sent una mano agguantarle la giacca e tirarla su.
- Stupida puttana - ringhi Sebastian a pochi centimetri dal suo viso, le dita della mano
sinistra affondate nella pelle sotto la clavicola. - Pensi di potermi fare del male? L'incantesimo della
mia vera madre mi protegge.
Jocelyn balz indietro. - Lasciami andare!
La finestra a sinistra esplose di luce. Sebastian indietreggi vacillando, la sorpresa che gli
affiorava sul viso via via che guardava. Il paesaggio desolato del mondo senza vita si era
improvvisamente acceso di fuoco, una vivida colonna di fiamme dorate che s'innalzava verso il cielo
squarciato. Gli Ottenebrati correvano qua e l sul terreno come formiche. Le stelle balenavano,
riflettendo il fuoco, rosse e dorate e blu e arancione. Era splendido e terribile come un angelo.
Jocelyn sent un sorriso appena accennato affiorarle sulle labbra. Il suo cuore si sollevava nel
primo impeto di speranza che provava da quando si era risvegliata in quel mondo.
- Il fuoco celeste - sussurr.
- Proprio cos. - Un sorriso aleggiava anche sulla bocca di Sebastian. Jocelyn lo guard
sgomenta. Si era aspettata di vederlo inorridire, invece sembrava esaltato. - Come dice la Bibbia:
Questa  la legge dell'olocausto. L'olocausto arder sul braciere sopra l'altare tutta la notte fino al
mattino, e il fuoco dell'altare sar tenuto acceso - declam, e sollev le mani come se volesse
abbracciare le fiamme che bruciavano cos alte e vivide al di l della finestra. - Spreca il tuo fuoco
nell'aria del deserto, fratello mio! Lascia che si riversi sulla sabbia come sangue o acqua, e che possa
non cessare di avvicinarti non cessare di avvicinarti finch saremo faccia a faccia.
...
FINE Parte 2.